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Matteo Righetto: “Ce la prendiamo sempre con il lupo”

Cacciati per decenni fino a farli scomparire dal nostro Paese, i lupi stanno ripopolando gli Appennini e le Alpi e si spingono spesso ai margini dei centri urbani. Che la campagna per proteggerli, partita negli anni ’70, sia stata un successo ha un valore immenso per la biodiversità. I lupi, così come i grandi ungulati, hanno avuto dalla loro anche un mutamento del paesaggio italiano, dove alcuni terreni prima ad uso agricolo sono stati abbandonati, dando il via a una sorta di rinaturalizzazione.

Il censimento Ispra concluso lo scorso anno, dopo un importante lavoro di monitoraggio, stima che in Italia ci sia una popolazione di circa 3300 lupi. Per alcuni sono troppi, per altri ancora troppo pochi. È vero che gli allevatori sono di nuovo posti di fronte alla necessità di proteggere i loro animali, ma è anche vero che tecnologia e politiche di risarcimento riescono con successo a limitare i danni alle attività produttive.

Di sicuro, il lupo non è pericoloso per l’uomo, anche perché secoli di caccia lo hanno reso assai diffidente. Di recente, Luigi Boitani, presidente della Large Carnivore Initiative for Europe e padre della conservazione in Italia, dove ha condotto i primi studi sulla distribuzione del lupo, di fronte all’allarmismo per la pericolosità di questi animali ha spiegato che “il rischio di un attacco non è zero ma è talmente basso che è perfino impossibile definirlo con un facile numero, certamente inferiore al rischio di morire per la puntura di una vespa, o uccisi dal proprio cane”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml


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