15 Maggio 2023

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consigliato per te

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    Facciamo in modo che l’Overshoot Day l’anno prossimo non cada ancora prima

    Lunedì 15 maggio, data da segnare sul calendario. Per noi italiani è l’Overshoot day, il giorno in cui abbiamo raggiunto il limite. In questi primi 135 giorni dell’anno, abbiamo esaurito virtualmente le risorse naturali a nostra disposizione, e d’ora in poi andiamo a debito. Significa che sfruttiamo la natura più in fretta di quanto essa […] LEGGI TUTTO

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    In Italia è l’Overshoot Day: se nel mondo consumassero tutti come noi, ci vorrebbero tre Terre

    Meno di un mese fa in tutto il mondo è stata celebrata la Giornata della Terra: tra feste e celebrazioni, tutti i popoli hanno ricordato l’importanza di salvaguardare il nostro Pianeta. Eppure, se osserviamo come ogni Paese impatta sulle risorse che il globo ci fornisce, non siamo affatto tutti uguali, con distinzioni gigantesche rispetto ai nostri stili di vita e consumi.Per questo, per ricordarci a che velocità stiamo consumando le risorse a nostra disposizione, esiste l’Overshoot Day: di fatto è la giornata che indica il sovrasfruttamento della Terra, quello in cui andiamo oltre e l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal Pianeta nell’intero anno. Se non facendo una sorta di media (nel 2022 è stato il 28 luglio) non è facile però osservarlo dal punto di vista globale perché ogni paese consuma in maniera differente: in Italia per esempio cade prima di metà anno, il 15 maggio (stessa data anche nel 2022). LEGGI TUTTO

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    C’era una volta il faggio (in pianura)

    Le piante non hanno le gambe ma sanno come muoversi. Durante le ultime glaciazioni ci sono state grandi migrazioni vegetali che dall’Europa centrale hanno portato in Sicilia, tra gli altri, la betulla e l’abete bianco. Anche il faggio rientra tra questi migranti vegetali ma è in una categoria a parte, quella degli scalatori.Negli ultimi quattromila anni questa pianta in Italia è scomparsa da pianure e colline per rifugiarsi in montagna. Un salto verticale dovuto sia alla pressione dell’uomo che ai cambiamenti climatici. Oggi il faggio è molto raro sotto gli 800 metri di altitudine ma non è sempre stato così. Lo dimostrerebbe un confronto di dati di archeobotanica, immagini spaziali e alcune presenze sporadiche della specie (Fagus sylvatica) che è tornata a colonizzare le quote più basse con l’abbandono dell’agricoltura di necessità.In Italia le faggete coprono una superficie di circa un milione di ettari: questo albero, una delle specie forestali più diffuse a livello nazionale, è presente in tutte le regioni tranne la Sardegna. Predilige gli ambienti umidi tra gli 800 e i duemila metri sopra il livello del mare. Eppure una ricerca coordinata dalle università di Napoli Federico II e Siena, pubblicata di recente sulla rivista Science of The Total Enviroment, ha rivelato che nell’Italia a clima mediterraneo le aree potenziali dove questa pianta sarebbe potuta crescere si sono ridotte di circa il 48%, spostandosi verso l’alto di 200 metri.

    Per ricostruire la distribuzione Fagus sylvatica, gli autori dello studio hanno confrontando reperti storici di faggio (nella forma di legname, carboni, foglie e frutti) con applicazioni GIS e di modellistica ecologica.

    “Il clima sembra aver influenzato lo spostamento del faggio dai 300 metri di altitudine in avanti mentre più in basso si è aggiunto anche l’impatto dell’uomo. – spiega Luciano Bosso, ecologo dell’ateneo partenopeo che ha condotto lo studio con l’archeobotanico Mauro Buonincontri. – Nonostante il clima mediterraneo degli ultimi 4000 anni, il ritrovamento sistematico di reperti di faggio nei siti archeologici a quote inferiori rispetto alla sua distribuzione attuale indica che questo albero fosse presente nelle foreste Italiane mediterranee, dalla collina fino alla costa. Con il tempo l’interferenza delle attività umane sugli ecosistemi forestali diventa più marcata e favorisce la progressiva degradazione dell’ambiente, ormai incapace di garantire la sopravvivenza di specie come il faggio”.

    In Italia esistono ancora esempi di faggete a bassa quota che vengono definite depresse. Sono relitti vegetali di un’epoca climatica e storica che non esiste più. Ce ne sono alcune in Toscana, molte nel Lazio, come sul Monte Venere o sul Monte Raschio, e vale la pena ricordare anche la faggeta del Parco nazionale del Gargano. Tutte aree naturali diventate di recente patrimonio Unesco. Nell’antichità anche il colle Esquilino a Roma ospitava un bosco sacro di questo albero.La ricerca, che ha coinvolto archeologia botanica e analisi spaziale, può essere uno strumento prezioso per sviluppare nuove strategie di restauro forestale. Il faggio, grazie all’abbandono delle terre alte, negli ultimi anni ha iniziato a colonizzare in forma spontanea gli spazi disponibili a quote inferiori. Questo ritorno negli ambienti collinari è dovuto alla presenza di singoli individui, anche isolati, che giunti a maturazione disperdono i semi senza incontrare ostacoli. “Ricostruendo la distribuzione storica di questa pianta nella penisola italiana, – concludono gli autori – si potrebbero identificare le zone al di sotto dei 600 metri di altitudine che sono più adatte ad ospitare questa pianta per aiutarla a tornare nel suo ambiente originario”. LEGGI TUTTO