23 Gennaio 2023

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    Italia, Spagna, Portogallo: chi sarà l'hub europeo del gas

    Proprio nelle stesse ore in cui la premier Meloni era in Algeria per rivendicare in ruolo dell’Italia come “hub europeo del gas”, a Parigi i leader di Francia e Germania si autocelebravano come “locomotive” del Vecchio Continente. Tra le intese annunciate da Macron e Scholz nel corso del vertice anche quella relativa al gasdotto H2Med che collegherà Portogallo, Spagna, Francia e Germania rifornendole di idrogeno verde entro questo decennio (con una capacità di trasporto di due milioni di tonnellate a regime). Intanto la Germania lavora da mesi per essere lei l’hub del gas naturale: nei suoi porti sul Mare del Nord ha già installato tre rigassificatori e altri 11 sono in via di allestimento. Viene allora da chiedersi se le politiche energetiche europee (quelle a breve termine, che necessariamente puntano ancora pesantemente sui combustibili fossili, e quelle di lungo respiro che dovrebbero portare a una completa decarbonizzazione dell’economia) siano in qualche modo concordate, o se invece si stia procedendo in ordine sparso.

    Fact checking

    Quanto gas c’è davvero in Italia e nei suoi mari

    di Laura Loguercio (Pagella Politica)

    09 Novembre 2022

    “Purtroppo non c’è alcun coordinamento”, spiega Luca Bergamaschi, cofondatore del think thank climatico Ecco. “E’ il risultato è quello a cui stiamo assistendo in queste ore: iniziative che sono il frutto di logiche nazionali in cui ognuno cerca di ritagliarsi un ruolo in uno scenario di competizione commerciale”. Secondo Bergamaschi, il peccato originale va ricercato dell’incapacità della Commissione Ue di dire una parola chiara sul gas naturale quando fu varata la tassonomia green: una ambiguità interpretata come un ‘liberi tutti’, aggravato dalla crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. Da lì è partita una caccia al gas per sostituire quello di Mosca.

    Ma il problema, più che dal gas, è rappresentato dalle infrastrutture, soprattutto in un’ottica di politiche climatiche. Se si brucia gas algerino o gas liquefatto americano, al posto di una pari quantità di gas russo la CO2 emessa non cambia. Ma se per farlo occorre costruire nuovi gasdotti o nuovi rigassificatori, l’impatto ambientale cresce a dismisura. “Da questo punto di vista, la candidatura italiana ad hub europeo del gas mostra diversi vantaggi”, dice Bergamaschi. “Il nostro Paese può già vantare una rete di gasdotti che risalgono la penisola e che la connettono al resto d’Europa. Anche se va verificata la fattibilità del reverse flow”. Già, perché le condotte che arrivano in Italia da Francia, Svizzera e Austria al momento portano il gas “in” Italia. E non è detto che si possa invertire il flusso senza importanti modifiche degli impianti. “Inoltre”, aggiunge il cofondatore di Ecco, “c’è chi immagina di approfittare della fame europea di gas per costruire in Italia la dorsale adriatica o nuovi rigassificatori, o ancora per cercare e sfruttare nuovi giacimenti nell’area del Mediterraneo. Se diventare l’hub europeo del gas significa questo, allora non ci siamo. Anche perché le proiezioni dell’Unione europea ci dicono che il consumo di gas naturale crollerà del 40% nei prossimi 7 anni: il rischio è costruire in Italia (ma anche in Germania) una serie di infrastrutture che diverranno presto obsolete”.

    Lo studio

    Un inverno senza gas russo? Secondo le stime di Ecco si può fare

    di Luca Fraioli

    08 Settembre 2022

    Ma riuscirà l’Italia ha ritagliarsi il ruolo di esportatore di gas naturale verso l’Europa centrale e dell’Est come auspica la presidente del Consiglio? “Solo se il governo saprà formulare una proposta politica forte che sia anche la più competitiva: ‘mettiamo a disposizione le nostre infrastrutture già esistenti per portare il gas algerino anche a voi'”, risponde Bergamaschi. Resta un altro interrogativo: il gas algerino basterà a sostituire in tutta Europa quello russo? “In una prima fase, fino al 2024-2025, lo dovremo usare in Italia. Successivamente lo potremo ‘esportare’. Ma avremo dovuto nel frattempo ridurre i nostri consumi e aver aiutato l’Algeria a diventare più efficiente, in modo che non debba estrarre più gas di quanto ne prelevi oggi dai suoi giacimenti. Magari sostenendo la sua transizione verso le fonti rinnovabili, con un doppio vantaggio: il Paese nordafricano si preparerebbe al futuro e potrebbe rinunciare al suo fabbisogno di gas per venderlo agli europei”.

    Il dettaglio è esplicitato proprio in una analisi pubblicata da Ecco in queste ore. “Il gasdotto che collega l’Algeria all’Italia, via Tunisia, ha una capacità non utilizzata che permetterebbe di assorbire 7 milioni di metri cubi (mmc) addizionali degli accordi del governo Draghi (previsti 9 in totale al 2024, di cui 2 consegnati nel corso del 2022). Inoltre, l’Algeria ha un enorme potenziale di recupero del gas di scarto (“flaring” – equivalente al 23% di approvvigionamento addizionale di gas non-russo), che altrimenti finirebbe in atmosfera, per oltre 13 mmc. Se poi si aumentasse in un anno la quota di rinnovabili nel sistema elettrico algerino, raggiungendo una penetrazione di rinnovabili del 15% attraverso 14 GW di impianti solari ed eolici, si libererebbero ulteriori 3 mmc di gas per l’export. Queste azioni permetterebbero all’Algeria di aumentare l’export di gas senza espansione del settore fossile”. LEGGI TUTTO

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    Trasporto aereo, l'accordo tra Consiglio e Parlamento Ue per abbattere le emissioni

    Un ulteriore traguardo nel processo di abbattimento delle emissioni inquinanti prodotte dal trasporto aereo è stato raggiunto con il nuovo accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo, che prevede una revisione delle norme relative al sistema di scambio di quote di emissioni (Eu Ets, emission trading system) applicate al settore dell’aviazione. Il testo accelera l’implementazione del principio secondo cui ‘chi inquina, paga’, eliminando le quote di emissioni a titolo gratuito entro il 2026: in altre parole, dopo quella data tutte le quote saranno vendute all’asta.

    Secondo l’accordo, dal 2022 al 2027 il sistema Eu Ets verrà impiegato per i voli intra europei – compresi quelli in partenza verso Regno Unito e Svizzera – mentre il sistema Corsia (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation) si applicherà ai viaggi extraeuropei da e verso i Paesi terzi che vi partecipano. Nel caso in cui le emissioni dei voli da e verso Paesi al di fuori dello Spazio economico europeo superino l’85% del livello del 2019, dovranno essere compensate con corrispondenti crediti di carbonio, investiti nella riduzione delle emissioni negli Stati aderenti al sistema Corsia.

    Inoltre, nel 2026 la Commissione europea effettuerà una valutazione del Corsia per verificare che la sua attuazione sia sufficiente al raggiungimento degli obiettivi definiti dall’Accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale. In base ai risultati, la Commissione potrà formulare una proposta legislativa tesa a estendere il campo di applicazione dello schema Eu Ets a tutti i voli in partenza dallo spazio economico europeo.

    L’eliminazione delle quote di emissioni a titolo gratuito avverrà a tappe: il 25% nel 2024, il 50% nel 2025 e il 100% nel 2026. Al contempo, l’accordo prova anche a favorire l’utilizzo dei carburanti sostenibili per l’aviazione (Saf, sustainable aviation fuels) grazie al contributo finanziario derivante dal sistema Eu Ets, le cui entrate ammontano a circa 1,6 miliardi di euro. Il Consiglio e il Parlamento hanno deciso di mettere da parte 20 milioni di quote a titolo gratuito per incentivare l’impiego di questi carburanti che possono contribuire nel breve termine a decarbonizzare il settore.

    Le emissioni del trasporto aereo

    L’accordo è un altro passo lungo il percorso di decarbonizzazione intrapreso dall’Europa nell’ambito del piano ‘Fit for 55’, che si pone l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030, per poter poi raggiungere la neutralità climatica nel continente nel 2050.

    Le emissioni dell’aviazione sono aumentate in media del 5% anno su anno tra il 2013 e il 2019. Anche se sono diminuite molto durante la pandemia, a causa di lockdown, restrizioni e limitazioni di viaggi e spostamenti, si stima che queste potrebbero crescere ulteriormente. Per realizzare la svolta green, l’Europa ha bisogno di ridurre le emissioni dei trasporti, incluso quello aereo, del 90% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. Lungo questa traiettoria, la svolta tecnologica ha dato una mano, rendendo più efficienti i consumi energetici: ad esempio, l’ammontare di carburante per passeggero è calato del 24% tra il 2005 e il 2017. Intanto però è cresciuto anche il volume del traffico aereo.

    Per abbattere le emissioni di CO2 era stato introdotto dal 2012 nel settore dell’aviazione lo schema Eu Ets: viene stabilito un tetto massimo di emissioni consentite a cui corrisponde un numero di quote; se le emissioni non hanno superato il tetto, l’impresa avrà disponibilità di quote che potrà tenere per le sue future necessità o vendere ad altre realtà. Questo sistema ha permesso di abbattere l’impronta ecologica del comparto dell’aviazione di oltre 17 milioni di tonnellate all’anno. In seguito, nel 2016, l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (Icao, International Civil Aviation Organization) ha approvato una risoluzione per uno schema globale contro le emissioni, il Corsia, per spingere le compagnie aeree a monitarle e a compensarle. LEGGI TUTTO

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    Le nuove startup green presentate a Zero

    Dalla gestione delle risorse idriche e del ciclo dei rifiuti in ottica di risparmio ed economia circolare, alla produzione di energia da fonti rinnovabili, fino alla riduzione delle emissioni e ottimizzazione dei processi. Questi i settori coperti dalle nove startup che si occupano di sostenibilità e che sono state protagoniste della seconda edizione di Zero, il programma di accelerazione della Rete Nazionale Acceleratori di Cdp, lanciato da Cdp Venture Capital, da Eni attraverso la scuola d’impresa Joule, Lventure ed Elis e supportato da Acea, Maire Tecnimont, Microsoft e Vodafone. Presentate nel corso di un demo day, le startup hanno ricevuto un investimento pre-seed e svolto un programma di 5 mesi. Ecco chi sono e che fanno. 

    Beaware e il monitoraggio dei rifiuti

    Beaware è una startup fondata a luglio 2021 e basata a Roma che si occupa di rifiuti. Guidata dal founder Giorgia Leonardi, lavora ad una soluzione che intende abilitare la tariffa puntuale mediante un software che elabora il calcolo della tariffa.

    Sfruttando una rete di sensori IoT nei mastelli dei rifiuti, la compagnia ha l’obiettivo di contribuire ad una raccolta più efficiente grazie al monitoraggio in tempo reale della produzione dei rifiuti. Lo stesso monitoraggio offre anche un servizio di analisi dei dati per l’ottimizzazione della logistica per la gestione dei rifiuti urbani. “Ci occupiamo – ha spiegato il chief financial officer Caterina Maggi – del tracciamento dei rifiuti. Al momento abbiamo accordi con due comuni e siamo in trattative con altri dieci”. 

    Ecosostenibile.eu, la misura della sostenibilità

    Ecosostenibile.eu è una startup basata a Roma e fondata nel 2022 che “misura la sostenibilità” ha spiegato Christian Sansoni, co-founder (insieme a Daniele Roscino Avetrani) dell’azienda.

    La società si rivolge alle aziende e intende supportarle nel raggiungere i loro obiettivi environmental, social and governance (Esg), automatizzando la raccolta delle informazioni e supportandole nel percorso verso la sostenibilità. “Dal 2024 – ha sottolineato – le aziende saranno obbligate a stilare dei report di sostenibilità, pena multe salate”. 

    Tecnologia

    Le vincitrici di Encubator: 7 startup che vogliono combattere la crisi climatica

    di Jaime D’Alessandro

    13 Gennaio 2023

    Microx, il mini laboratorio per le acque

    Microx è una PMI innovativa basata a Trento (Progetto Manifattura), fondata nel 2018, che sviluppa tecnologie di misurazione di parametri ambientali nel settore delle risorse idriche. “Abbiamo realizzato un laboratorio in miniatura – ha spiegato Luca Pravato, ceo e founder – per l’analisi delle acque”. Il dispositivo, “delle dimensioni di un portachiavi”, è in grado di rilevare “con una sola goccia d’acqua circa 90 metalli pesanti”. In sviluppo anche il monitoraggio di “pesticidi e nitrati” e “virus e batteri”. 

    Si rivolge a società multiservizi, al settore industriale, al settore pubblico e al petrolchimico. Il futuro? “L’anno prossimo andiamo in produzione e nella seconda metà del 2024 sul mercato”. 

    ReLearn, l’intelligenza artificiale per la differenziata

    ReLearn è una startup b2b nata a Torino nel 2021 con l’obiettivo di utilizzare l’Intelligenza artificiale per aiutare le aziende a ridurre il loro impatto ambientale, monitorando la raccolta differenziata all’interno dei loro uffici. La compagnia, spiega il co-founder Simone Cavariani (gli altri founder sono Riccardo Leonardi, Fabrizio Custorella, Giovanni Lucifora, Federico Fedi ed Egidio Canzoniere) aiuta le aziende ad essere più sostenibili, “monitoriamo i loro cestini, calcoliamo quanto bene fanno la differenziata e li aiutiamo a ridurre la quantità di rifiuti che producono”. 

    Tutto questo grazie a sensori che fotografano e riconoscono i rifiuti. Prima di Zero, la compagnia aveva già partecipato ad un percorso di accelerazione in Bocconi. Dopo il demo day, la società vuole entrare anche nel settore dei rifiuti industriali. 

    Smart Island, agricoltura di precisione e robotica

    Smart Island è un’azienda innovativa che supporta gli agricoltori nelle diverse fasi del processo produttivo. Costituita nel 2016 e basata a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, l’azienda sviluppa soluzioni IoT per il precision farming e tecnologie robotiche per l’agroalimentare.”Il nostro prodotto di punta – ha spiegato Maria Luisa Cinquerrui, founder e amministratrice della società – si chiama Daiki: un robot modulare che monitora e analizza lo stato di salute (nutrienti, grado di salinità del suolo) di una coltura tramite sensori installati nel terreno”. Le soluzioni di Smart Island, sostiene sempre Cinquerrui, garantiscono “un risparmio idrico del 45%” e un “risparmio energetico del 40%”. A oggi la compagnia conta “300 clienti”. 

    Innovazione

    Fusione nucleare: le startup dell’energia pulita nel mondo

    di Jaime D’Alessandro

    14 Dicembre 2022

    Circular Technologies, la piattaforma per l’usato e il ricondizionato

    Circular Technologies è una startup basata a Taggia (provincia di Imperia), specializzata nella gestione sostenibile dei prodotti ICT, grazie a una catena di fornitura circolare in cui le aziende e la PA scambiano ICT usate o ricondizionate con gli stessi ricondizionatori e i riciclatori.Fondata nel 2020, Circular Technologies lavora allo sviluppo di una piattaforma per le imprese (b2b) dove si possono vendere, comprare o anche noleggiare dispositivi tecnologici usati “per il ricondizionamento o per il riciclo” ha spiegato il Chief Operations Officer Andres Valongo Rodriguez, co-founder della società insieme a Javier Moreno. 

    Gevi, le pale eoliche intelligenti

    Gevi è una startup che progetta e costruisce turbine eoliche equipaggiate con tecnologie di intelligenza artificiale. Le turbine possono adattarsi a diversi siti e condizioni di vento, per massimizzare la produzione di energia pulita.

    Fondata nel 2022, la società è nata dall’idea di tre studenti dell’Università di Pisa: Emanuele Luzzati, studente di ingegneria aerospaziale e amministratore delegato, Edoardo Simonelli, studente di ingegneria robotica e dell’automazione e direttore finanziario, e Soufiane Essakhi, studente di ingegneria aerospaziale e direttore tecnico. 

    Il filtro fluidodinamico di Preinvel

    Preinvel è una startup di Grottaglie (Taranto), fondata e guidata da Angelo di Noi, che ha brevettato una tecnologia di filtraggio in grado di rimuovere le micro-polveri e gli agenti inquinanti delle emissioni industriali. Il dispositivo sviluppato è un filtro fluidodinamico capace di catturare il microparticolato (l’insieme delle sostanze sospese in aria sotto forma di aerosol atmosferico) e gli inquinanti delle emissioni industriali di ogni tipo, portata e concentrazione.

    La soluzione si applica ad acciaierie, termovalorizzatori, cementifici, raffinerie e impianti di biogas, settore navale e purificazione dell’aria urbana.

    Gastronomia

    Le startup italiane che portano gli insetti nel piatto: “Allevare grilli conviene a tutti”

    di Pasquale Raicaldo

    12 Gennaio 2023

    Protein Italy, le proteine dalle larve

    Protein Italy è una startup fondata nel 2022 da Gabriele Baldo, Pierluigi Fiorelli e Giovanni Turchetti. Basata a Viterbo, la società trasforma gli scarti delle aziende agroalimentari e della grande distribuzione in proteine e oli estratti da larve dI insetti che vengono coltivate sugli stessi scarti. In particolare, ha spiegato la compagnia, alimentando la mosca soldato con gli scarti agro-alimentari si ottiene un fertilizzante organico “dall’alto valore agronomico”.Dalle larve della Mosca soldato si estraggono prodotti per la mangimistica e il pet food, ipoallergenici e dall’elevato valore nutrizionale e dal basso impatto ambientale”. LEGGI TUTTO

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    La startup che crea inchiostro dagli oli di scarto

    Come spesso accade, è bastata un’intuizione. Semplice ma geniale. Perché le molecole usate all’interno degli inchiostri da stampa (la cui domanda europea è di un milione di tonnellate per anno, di cui 250.000 con inchiostri formulati a base di solventi vegetali) sono assai simili ai derivati degli oli di scarto. Di qui l’idea di sostituirli. Risolvendo due problemi in contemporanea. Ovvero, convertendo prodotti potenzialmente inquinanti in materia prima. Con esiti sorprendenti: il potere solvente è risultato di gran lunga superiore e i prodotti da stampa si sono rivelati il 35-40% più sostenibili.

    Si chiama IsusChem la startup innovativa – spin-off del dipartimento di Scienze Chimiche della Federico II – nata, per l’appunto, con l’obiettivo di valorizzare a livello industriale i prodotti derivati da oli esausti. Nel 2019 ha avviato la prima, importante produzione. Pratica quella che va diffondendosi con il nome di green chemistry, un’espressione che racchiude tutti gli approcci volti a rendere i processi chimici sicuri e sostenibili dal punto di vista ambientale, in termini di una riduzione drastica dell’inquinamento.

    Natale Green

    Un piumino (e non solo) dalle reti da pesca recuperate in mare

    di Dario D’Elia

    05 Dicembre 2022

    “E siamo partiti proprio da qui, dall’idea che gli oli di frittura usati possano essere una risorsa più che un problema – conferma Vincenzo Benessere, ceo di IsusChem – e che contengano un’alta concentrazione di oli vegetali usati, le cui modificazione producono sostanze come acido azelaico e acido pelargonico. Il primo era già usato in ambito farmacologico e tessile, il secondo sembrava non servire a nulla. E invece ci siamo accorti che una sintesi di questa sostanza è utile al processo produttivo di inchiostri da stampa offset. Con un importante risparmio economico nella produzione e un impatto ambientale minore in termini di gas serra emessi”.

    Del resto, si calcola che il 35-40% della formulazione di un inchiostro per la stampa proviene da una materia prima a base vegetale che, come sottolinea Benessere, “consuma suolo e compete con la coltivazione di prodotti alimentari ed è dunque una materia prima rinnovabile ma non sostenibile eticamente e da punto di vista ambientale”. E dunque usare sostanze che derivano da oli di scarto riduce l’impatto ambientale, incrementa la sostenibilità degli inchiostri e, come sottolinea il ceo della startup, “rende più nobile un prodotto come l’olio di frittura usato che altrimenti andrebbe termodistrutto”.

    Tecnologia green

    L’anno da record di Cyrkl, la startup che rivoluziona la gestione dei rifiuti industriali

    di Gabriella Rocco

    30 Novembre 2022

    Di più: in questo modo anche il packaging su cui l’inchiostro viene usato diventa più sostenibile. Quanto basta per tracciare una nuova strada, percorsa con la realizzazione – tre anni fa – di un impianto per produrre su scala semi-industriale la nuova famiglia di solventi, in partnership – a Marcianise, nel Casertano – con Italian Printing Inks (IPINKS), un’azienda dalla lunga tradizione familiare, attiva nel settore della stampa e delle arti grafiche, premiata all’ultima edizione di Smau Napoli. LEGGI TUTTO