19 Gennaio 2023

Daily Archives

consigliato per te

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    Verso un regolamento per gli aerotaxi green

    L’aerotaxi si avvia a diventare il mezzo di trasporto aereo sostenibile per eccellenza. Ne è convinta la Federal Aviation Administration (Faa), che negli Stati Uniti ha appena proposto di adottare un regolamento apposito per l’utilizzo degli aerei elettrici passeggeri a decollo e atterraggio verticale (eVTol).  Obiettivo per metà 2023 Il regolamento, che dovrebbe entrare in […] LEGGI TUTTO

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    Quanto fa bene passare del tempo nella natura: uno studio

    La soluzione ad alcuni dei nostri problemi, in parte,  potrebbe essere là fuori. Dove? In mezzo a quella Natura troppo spesso abusata dall’uomo. Una ricerca finlandese, pubblicata su Occupational & Environmental Medicine, sostiene che visitare tre o quattro volte a settimana aree verdi e zone naturali riduce di un terzo la possibilità di dover ricorrere a farmaci per problemi di salute mentale o di ipertensione e di quasi un quarto per le crisi di asma.Il team di ricercatori, sotto la guida del Department of Health Security del Finnish Institute for Health and Welfare di Kuopio, indica oltretutto che questi effetti positivi sarebbero più accentuati fra coloro che hanno un reddito familiare basso. Attraverso una serie di indicatori gli scienziati hanno scoperto che visitare parchi, oppure spazi verdi urbani, orti comunitari o in generale aree naturali prive di edifici e costruzioni, può ridurre sensibilmente l’uso di farmaci per l’ansia, l’insonnia, la depressione o l’asma in coloro che solitamente vivono in città.La ricerca si basa su una serie di risposte – legate a salute e benessere – fornite da 16 mila residenti selezionati a caso nel periodo 2015-2016 fra Helsinki, Espoo e Vantaa, tre aree urbane della Finlandia. Secondo quanto individuato emerge che più mancano gli accessi a spazi verdi o blu più si riscontrano una serie di problemi di salute. Inoltre l’accesso a queste aree è disuguale, con le comunità più povere che indicano di avere meno opportunità di passare del tempo a stretto contatto con la natura (spesso per questioni lavorative).

    Ambiente

    Un “bagno di foresta” per aiutare la salute (e il territorio)

    di Alessandra Viola

    13 Maggio 2022

    Per sviluppare il loro sondaggio gli esperti hanno raccolto informazioni su abitanti, di almeno 25 anni, delle diverse aree urbane chiedendo loro una sorta di rendiconto del tempo passato in spazi verdi o blu, lontano dai complessi residenziali. Le aree verdi potevano includere foreste, giardini, parchi, ma anche brughiere e zone umide, mentre per blu si intendono laghi, mare o fiumi. Contemporaneamente nella ricerca sono state inserite anche le percentuali riguardanti l’uso di farmaci. Dai dati analizzati è emersa una forte correlazione tra visite a spazi naturali e minori probabilità di uso di medicinali. Visitare tre o quattro volte alla settimana un luogo naturale corrisponde, secondo gli scienziati finlandesi, ad una probabilità inferiore del 33% di uso di farmaci per la salute mentale, oppure il 36% in meno di uso di prodotti per la pressione sanguigna o ancora del 26% in meno per l’uso di farmaci collegati all’asma.Tuttavia in alcuni casi le percentuali diminuiscono: per esempio per coloro che sono abituati a passare del tempo cinque volte a settimana in spazi verdi c’è solo il 22% di probabilità in meno di usare farmaci per la salute mentale, una statistica che deve essere ulteriormente indagata. In generale però l’aumento della frequenza di giorni passati in natura porta a “minori farmaci” soprattutto  “per la pressione sanguigna”.

    L’intervista

    “Ho lasciato la tv per il mio orto e vi spiego perché si vive meglio”

    di Gaia Scorza Barcellona

    22 Gennaio 2021

    “L’aumento delle prove scientifiche a sostegno dei benefici per la salute dell’esposizione alla Natura è probabile che aumenti l’offerta di spazi verdi di alta qualità negli ambienti urbani e ne promuova l’uso attivo” scrivono i ricercatori. “Questo potrebbe essere un modo per migliorare la salute e il benessere nelle città”. Allo stesso tempo gli scienziati specificano però che seppur “questa scoperta è in linea con altre prove che sottolineano l’importanza dell’uso effettivo dello spazio verde in relazione alla salute mentale”, i dati raccolti non sono sufficienti a mostrare un forte rapporto di causa-effetto, anche se dimostrano che c’è un potenziale collegamento che vale davvero la pena di essere ulteriormente esplorato. LEGGI TUTTO

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    Nasce il sindacato delle CER: “Vogliamo tutelare una democrazia energetica dal basso”

    La comunità energetica di Magliano Alpi, la prima in Italia, promuove una nuova iniziativa per diffondere la sua filosofia di transizione ecologica e far sì che le CER non perdano il loro carattere originario di “modelli di business che creano valore e lo lasciano sul territorio”. Oggi a Roma, in occasione del convegno Comunità Energetiche e Cittadini: stato dell’arte, opportunità e sostenibilità, organizzato da Consumers’ Forum in collaborazione con Ensiel ed Ecpe (che si può seguire in streaming a questo link), Marco Bailo, sindaco del comune cuneese, annuncerà la nascita di ASSOCER Network, il primo sindacato delle CER.

    Il fisco verde

    Comunità energetiche: incentivi e bonus per l’autoconsumo collettivo

    di Antonella Donati

    18 Gennaio 2023

    L’Associazione nazionale comunità energetiche rinnovabili, nata appunto su iniziativa delle comunità di energia rinnovabile di Magliano Alpi e Carrù è “un ente senza scopo di lucro, aperto e inclusivo per tutelare gli interessi di tutte le CER esistenti e di quelle che saranno costituite ai sensi del Dlgs 199/2021 non appena saranno emanati i decreti attuativi” spiega Sergio Olivero, presidente del Comitato Scientifico della CER “Energy City Hall” di Magliano Alpi, al quale abbiamo chiesto quali saranno le iniziative del neonato sindacato e qual è lo stato dell’arte delle CER in Italia. 

    Professor Olivero, perché c’è l’esigenza di un sindacato delle CER?”Le CER sono il catalizzatore dei processi di transizione energetica a livello territoriale e sono in grado di creare valore da distribuire a livello locale, per promuovere lo sviluppo e combattere la povertà energetica: non mi riferisco solo agli incentivi sull’autoconsumo, ma a tutte le potenzialità legate ai nuovi meccanismi di governance energetica, quali il trading, i servizi ancillari, le sinergie con la mobilità elettrica, le economie di scala nell’acquisto degli impianti di produzione rinnovabile, il matching sistemico fra aggregati di domanda e offerta di energia, i vantaggi fiscali. Insomma, le CER abiliteranno processi di redistribuzione della ricchezza generata dalla transizione energetica e diventeranno una fonte di liquidità per i territori. Oggi una molteplicità di soggetti privati (utilities, investitori, fondi, aziende) offrono i propri servizi per costituire e gestire le CER, ma è ora di puntare alla creazione di una capacità di autogestione per le CER, favorendo la loro funzionalità in maniera coordinata, per aumentare la quota di valore aggiunto che resta sul territorio e abilitare una capacità di interlocuzione ‘alla parì con chi si propone di fornire supporto”.

    L’intervista

    “Comunità energetiche, i decreti non possono più aspettare”

    di Cristina Nadotti

    05 Dicembre 2022

    Quali allora gli obiettivi principali di ASSOCER Network?”Prima di tutto vorremmo rappresentare e tutelare le CER, in modo da abilitare una vera democrazia energetica dal basso, favorendo modelli di business che creino valore e lo lascino sul territorio. Per fare questo, puntiamo a sostenere gli interessi delle CER rappresentandone le istanze presso le Autorità pubbliche, supportarle nell’interlocuzione con gli enti normatori e regolatori, anche elaborando istanze, interpellanze e richieste di chiarimento. Infine, ma non meno importante, vogliamo perseguire il riconoscimento a livello legislativo di politiche per il sostegno e lo sviluppo della ricerca nel settore delle fonti rinnovabili di energia, finalizzate alla massimizzazione dell’autoconsumo e alla circolarità”. 

    Ci sono già adesioni?”Puntiamo a coinvolgere tutte le CER costituite e costituende a livello nazionale. Insieme a Magliano Alpi e Carrù c’è già la rete di Comuni “Magliano&Friends”  – promossa dal Comune di Magliano Alpi e premiata a novembre 2022 da ANCI per il contenuto di innovazione – che rappresenta un insieme di contesti territoriali che supporteranno la promozione di ASSOCER Network. Potranno aderire tutte le CER che vorranno condividere questo cammino per costruire una capacità di rappresentanza nazionale, che dia ai cittadini la reale opportunità di essere al centro della transizione energetica”.

    L’intervista

    Come è nato il manifesto delle comunità energetiche italiane

    di Cristina Nadotti

    14 Novembre 2022

    A questo proposito, qual è lo stato dell’arte, dopo la consultazione pubblica sul decreto di erogazione incentivi?”La consultazione pubblica del Ministero ha stimolato il dibattito sulle CER e tutte le categorie di attori pubblici e privati hanno espresso commenti, suggerimenti, riserve e raccomandazioni. Vedremo quale sarà l’effetto sui decreti attuativi del Dlgs 199/2021. Speriamo siano pubblicati presto, la recente pubblicazione del TIAD, Testo integrato autoconsumo diffuso, da parte di Arera fa ben sperare. Ma c’è un altro tema da monitorare con attenzione: i 2,2 miliardi di euro della Misura M2-M2C2-I 1.2 nel Pnrr a beneficio delle CER localizzate nei Comuni con meno di 5.000 abitanti. Sembra che saranno finanziamenti a fondo perduto, cosa potenzialmente positiva, ma anche possibile fonte di utilizzi impropri e di una proliferazione di interventi scoordinati ed inefficaci. ASSOCER Nerwork potrà contribuire a dare voce alle CER per individuare problematiche procedurali e supportare la vigilanza “etica” sull’utilizzo di questa tipologia di fondi Pnrr”.Quali saranno le prime iniziative?”Organizzeremo alcuni momenti di promozione e comunicazione sui media, e puntiamo ad organizzare in tarda primavera una prima conferenza nazionale delle CER che avranno aderito”. LEGGI TUTTO

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    Le miniere abbandonate possono diventare batterie ricaricabili

    Dai diamanti non nasce niente, dalle miniere nasce l’energia. Un gruppo internazionale di ricercatori dello International Institute for Applied System Analysis (IIASA) ha appena messo a punto una nuova tecnica per trasformare le centinaia di migliaia di miniere sotterranee abbandonate sparse su tutto il pianeta in enormi “batterie” in cui immagazzinare energia da usare alla bisogna, per esempio quando i prezzi dell’elettricità superano una certa soglia, supportando così – dicono gli autori del lavoro – “la transizione verso l’energia sostenibile”. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Energies.La tecnica si chiama Underground Gravity Energy Storage (Uges) e, come suggerisce il nome, si basa sulla forza di gravità. L’idea alla base è quella di sfruttare il principio di conservazione dell’energia, e in particolare la possibilità di convertire l’energia potenziale gravitazionale (quella relativa all’azione della forza peso, dipendente dall’altezza a cui si trova una certa massa: più un corpo si trova in alto, maggiore è la quantità di energia potenziale gravitazionale che possiede) in energia elettrica tramite la cosiddetta “frenata rigenerativa”, lo stesso processo con cui nelle auto elettriche, per esempio, si recupera l’energia del rallentamento del veicolo, che altrimenti andrebbe perduta.Sostanzialmente, quindi, l’idea è di lasciar cadere un corpo (nel caso dello studio appena pubblicato, una grande quantità di sabbia) da una certa altezza e trasformare in elettricità l’energia della caduta; poi aspettare che si abbassi il prezzo dell’energia elettrica e usare dei motori (sempre elettrici) per riportare in alto il peso e ricominciare così il ciclo.

    Tecnologia

    In Finlandia la prima batteria di sabbia che immagazzina energia

    di Alessandro Petrone

    18 Luglio 2022

    Il concetto di sfruttare la forza gravitazionale per accumulare energia elettrica non è nuovo – effettivamente tutte le centrali idroelettriche, quelle che sfruttano la forza peso dell’acqua che fluisce da monte a valle, funzionano esattamente con lo stesso principio. La novità, in questo caso, sta nell’utilizzo di masse solide. Ci sta lavorando da qualche anno, per esempio, anche la startup scozzese Gravitricity, che nell’aprile scorso ha testato con successo il primo prototipo di batteria a gravità calando un oggetto di metallo dal peso di 50 tonnellate da una torre alta 15 metri, e producendo così circa 250 kW di potenza.Ma si può fare di meglio: i ricercatori di Gravitricity, così come quelli di IIASA, si sono resi conto che piuttosto che costruire torri ad hoc si può sfruttare la morfologia naturale del terreno, o le differenze di altezza di strutture artificiali come grattacieli o miniere, per l’appunto. Chiaramente, più è ampia e profonda la miniera (o più è alto il grattacielo), maggiore sarà la massa che si può “precipitare”, e dunque maggiore la quantità di energia di accumulo dell’impianto.”Quando una miniera chiude, migliaia di lavoratori vengono rimandati a casa – ha spiegato Julian Hunt, ricercatore del programma Energia, Clima e Ambiente di Iaasa e primo autore dello studio – questo devasta le comunità la cui economia dipende solo dalla miniera. La nostra tecnica creerebbe nuovi posti di lavoro, perché la miniera continuerebbe a essere operativa, anche se con altri scopi – in questo caso lo stoccaggio di energia. L’aspetto interessante  è che le miniere dispongono già dell’infrastruttura di base e sono già collegate alla rete elettrica, il che riduce significativamente i costi e facilita l’implementazione degli impianti di tipo Uges”.

    La ricerca

    La batteria al sale per accumulare l’energia rinnovabile

    di Alessandro Petrone

    27 Dicembre 2022

    Non solo: mentre le batterie “tradizionali” sono soggette al fenomeno di auto-scarica (cioè nel lungo termine tendono a perdere energia anche se non vengono utilizzate) e alla diminuzione dell’efficienza, quelle gravitazionali ne soffrono molto meno. Tenuto conto di tutti questi fattori, gli scienziati hanno stimato che il potenziale globale di questa tecnologia avrebbe un ordine di grandezza di decine di terawattora, la maggior parte delle quali potrebbero essere prodotte e accumulate in Cina, India, Russia e Stati Uniti.”Per decarbonizzare l’economia, dobbiamo ripensare al nostro sistema energetico e fare affidamento su soluzioni innovative che facciano uso delle risorse già esistenti”, conclude Benham Zakeri, un altro degli autori dello studio. “La trasformazione delle miniere abbandonate in depositi di energia è un esempio di soluzioni di questo tipo”. LEGGI TUTTO