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Valditara, sui lavori socialmente utili la protesta dei docenti: “Il ministro scopre l'acqua calda”

“I lavori socialmente utili a scuola? Quella di Valditara è un’uscita identitaria per dire: siamo arrivati noi. Esistono già, il ministro dovrebbe saperlo”. Beppe Bagni, presidente nazionale del Cidi, scuote la testa. Ma in generale è un coro unanime quello di presidi e professori che approvano l’azione educativa quando non vengono rispettate le regole a scuola, ma si stupiscono rispetto a un’indicazione del ministro  all’Istruzione e al Merito che è già praticata da anni.

E c’è chi s’indigna. O salta sulla sedia quando Valditara, oggi ospite del convegno annuale dell’Associazione nazionale presidi (Anp), ribadisce il concetto: “Ha parlato di lavori socialmente utili per studenti sospesi un anno, ma la sospensione di un anno non esiste”, bacchettano i presidi in sala. Mentre nei palazzi della politica la Lega applaude. E critico è il Pd con la deputata Ilenia Malavasi: “Pensare a forme di volontariato per ripristinare eventuali atti di vandalismo o per far conoscere realtà sociali è un conto. Ben altro, ipotizzare di togliere uno studente dalla scuola e mandarlo forzatamente al lavoro. La scuola, prima di ogni altra cosa, deve educare e formare. Queste sono parole dette in libertà, gravi se escono dalla bocca di un ministro”. Rincara la dose la Dem Anna Ascani: “La scuola non è un tribunale e non deve comminare agli studenti ‘pene alternative’, è il luogo dell’educazione, lasci perdere certe colossali stupidaggini”.

“Ministro, non siamo all’anno zero”

“Le scuole già recuperano atteggiamenti sbagliati con sistemi educativi – continua Beppe Bagni del Centro iniziativa democratica insegnanti –  Le norme esistono già, perché il ministro deve mettere bocca in una scuola che è autonoma e che ha tutte le potenzialità per sceglire le misure educative? I lavori socialmente utili sono utili perchè rieducativi, non punitivi. E questo i docenti lo sanno e lo fanno, il ministro non sia irrispettoso verso di loro, non si sostituisca al loro ruolo indicando cosa devono fare”.

Anche Angela Mambretti Nava, presidente del Coordinamento genitori democratici, frena: “Quello di Valditara è un modo declamatorio e forte di proporre una misura dimenticando la scuola nella sua storia: non siamo all’anno zero. Sembra, dai proclami, che il ministro ignori quanto nelle scuole già si fa. Da quando si è insediato ha fatto passaggi veloci sull’autonomia delle scuole e la libertà insegnamento, saltando a piè pari l’esistenza degli organi collegiali che, saranno anche stanchi, ma esistono e vanno rispettati. E poi va ricordato che rispetto alle “punizioni” a scuola lo Statuto degli studenti e delle studentesse già prevede una serie di meccanismi collegiali per le sanzioni, si tratta di strategie educative usate dai docenti o dalla comunità scolastica. La riparazione del danno è uno strumento e una riflessione che la scuola italiana da molto tempo fa”.

“Chi conosce bene il mondo della scuola dovrebbe già sapere che violazioni gravi dei regolamenti scolastici esistono solitamente in provvedimenti di “sospensione”, che sono per dettato di legge convertiti in lavori socialmente utili all’interno delle mura scolastiche (deve essere sempre assicurata la vigilanza). Quindi il ministro scopre l’acqua calda – afferma Gaia Pierpaoli a nome del gruppo di insegnanti “Presidio per una scuola a scuola” –  Resta il fatto che gli episodi di violenza fanno clamore, ma riguardano pur sempre una esigua minoranza di studenti. Mentre i problemi strutturali della scuola sono altri, ben noti e lasciati irrisolti da anni.”

I pasti in mensa e i muri ridipinti

Si chiamano attività di rilevanza sociale e portano gli studenti a scuola al pomeriggio a ridipingere i muri dell’istituto, a riparare ciò che si è danneggiato sino ad esperienze di volontariato in Caritas, come servire pasti in una mensa, o in associazioni che si occupano di persone anziane, fragili, in difficoltà. Lamberto Montanari, coordinatore dell’Anp Emilia-Romagna, ricorda che “quando la scuola è costretta ad adottare provvedimenti così penalizzanti come le sospensioni, già da molti anni, secondo il regolamento di ogni singola scuola, si prevede di impegnare il ragazzo o la ragazza in attività utili socialmente. Se il ministro intende questo, beh le scuole già si muovono in questo senso”.

I sondaggi sui lavori socialmente utili

La proposta del ministro di prevedere lavori socialmente utili per gli studenti violenti in classe piace ai più. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio di orizzonte Scuola al popolo della scuola che in meno di 24 ore ha raggiunto quasi mille utenti: circa il 90% degli utenti si è detto favorevole alla proposta. Il dibattito è aperto.

Salvo Amato, docente in un istituto industriale Cocuzza Euclide a Caltagirone, e responsabile del portale Professione Insegnante spiega: “La sanzione dei lavori socialmente utili è formativa. Ma non solo per quelli che maltrattano gli insegnanti, ma per tutti quelli che fanno qualcosa contro la scuola. Altre sanzioni, come la sospensione, lasciano spesso il tempo che trovano”. Il docente ha fatto un sondaggio con Professione Insegnante chiedendo se si è d’accordo sui lavori socialmente utili per gli studenti che danneggiano la scuola e maltrattano gli insegnanti: hanno risposto al volo in 400 e 390 sono i sì. 

Novara: “Sono un azzardo”

Da pedagogista Daniele Novara ricorda che “la scuola, nel momento in cui punisce, segnala la sua difficoltà, se non il suo fallimento”. Rispetto ai lavori socialmente utili per studenti violenti, l’esperto di gestione dei conflitti ragiona: “Trasformare un’opzione di crescita, come i lavori socialmente utili, ovvero il darsi da fare, il prendersi cura del territorio e degli altri in una punizione è un azzardo. Il messaggio è equivoco, fatto salvo che sono sempre stato contrario alle sospensioni. Bisogna sempre puntare all’apprendimento, se i ragazzi hanno momenti di aggressività, si comportano male significa che hanno un problema, meritano maggiore attenzione”.

Cosa fare, dunque? “Bisogna creare piuttosto dei programmi di recupero nella logica di aiutarli a imparare qualcosa che a loro manca come la capacità di litigare, di manifestare se stessi senza aggrendire. E dunque va creato un percorso con colloqui di classe o specifici. Peccato che nei programmi sull’educazione civica il tema della buona educazione ai conflitti e a stare con gli altri non è neanche preso in considerazione, nonostante alcune circolari ministeriali del passato che si proponevano questo obiettivo”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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