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Scuola, la classifica delle mense in Italia: a Roma porzioni da fame, a Lecce, Cagliari e Rimini solo cibo locale, Alessandria e Reggio fanalini di coda

Scarsa varietà degli alimenti, eccesso di carni rosse, presenza frequente di cibo processato, come per esempio prosciutto, bastoncini, tonno, dessert industriali e formaggi spalmabili: sono le criticità più frequenti riscontrate nei menù delle mense scolastiche. Spesso, le pietanze somministrate sono omologate, imbustate, prive di gusto, a tal punto che, come segnala il 7° rating dei menù scolastici italiani redatto da FoodInsider – osservatorio sulle mense scolastiche che, ogni anno, monitora lo stato del servizio di ristorazione scolastica per identificare modelli virtuosi e best practice -, secondo il 47% degli insegnanti che hanno risposto al sondaggio, i bambini mangiano meno della metà del pasto. Ne derivano conseguenze, oltre che per la salute degli studenti, anche per la sostenibilità e l’economicità delle mense.

Il caso del Manzoni di Roma

Clamoroso, poi, è il caso recente della mensa dell’Istituto “Manzoni” a Roma, dove agli alunni sono state propinate porzioni così scarse – riscontrate anche in altre scuole della capitale – da attirare l’attenzione della commissione mensa composta dai genitori e dell’Assessorato alla Scuola di Roma Capitale.

“È evidente che il pasto a scuola è di alto profilo laddove la mensa ha una radice storica e risente di una cultura del cibo, mentre nei territori in cui non appartiene alla tradizione alimentare e scolastica – come per esempio in Calabria, una delle 5 regioni in cui la ristorazione scolastica è un servizio per pochi – è difficile trovare un menù di qualità” spiega Claudia Paltrinieri, presidente di FoodInsider, illustrando l’indagine che, oltre al dato negativo relativo al consumo dei pasti, annuncia una buona notizia: dopo un annus horribilis caratterizzato dalla semplificazione dei pasti richiesta dalle restrizioni per il Covid, è stato registrato un miglioramento del 42% dei menù delle mense scolastiche italiane.

I nuovi criteri ambientali minimi

A consentire questa ripresa è quello che viene definito “effetto CAM”, ovvero l’adozione dei Criteri Ambientali Minimi, introdotti con la legge, in vigore dall’agosto del 2020, che disciplina le nuove gare d’appalto delle mense scolastiche in chiave sostenibile.

Nelle Amministrazioni e aziende che applicano tali criteri, il cibo processato viene sostituito con alimenti sani e sostenibili che promuovono la dieta Mediterranea, le stoviglie in plastica lasciano il posto a posate lavabili, i fornitori diventano i produttori locali. Si tratta di soluzioni “green e a km zero” che rendono possibile la trasformazione della mensa scolastica in uno strumento di politica ecologica che mira a sviluppare l’economia locale e buone pratiche d’impatto sulla salute dei bambini e dell’ambiente.

Lecce, Cagliari e Rimini le più virtuose

Tra i Comuni virtuosi spiccano Lecce, Cagliari e Rimini che somministrano piatti tipici della gastronomia locale, ma anche Bolzano che serve lo yogurt bio locale in ciotole di porcellana, Sesto Fiorentino che introduce legumi e grani antichi, privilegiando la filiera corta, Napoli e Venezia, dove i genitori forniscono ai figli le stoviglie che, ogni giorno, riportano a casa per pulirle, Ancona che avvicina i bambini al consumo del pesce fresco.

Alessandria e Reggio Calabria fanalini di coda

“I menù migliorano, ma aumenta il divario tra migliori e peggiori. Alessandria e Reggio Calabria sono fanalini di coda nella nostra classifica dei menù, con più di 150 punti di scarto rispetto ai primi posti occupati da Parma che si trova nella culla della Food Valley, Fano conosciuta in tutto il mondo come la città dei bambini e Cremona, al secondo posto, dove è nata la prima mensa scolastica italiana” aggiunge Paltrinieri.

Una strada ancora lunga

È innegabile che l’applicazione dei CAM e il sistema premiante per i Comuni virtuosi favoriscono il cambiamento ricostruendo un rapporto di fiducia indebolito dall’industrializzazione della mensa scolastica, ma la strada è ancora lunga per raggiungere una “conversione ecologica e sostenibile”.

FoodInsider, infatti, segnala la necessità di calcolare e monitorare le eccedenze alimentari, sottoporre questionari di gradimento a studenti e genitori e avviare eventuali correzioni, variando le porzioni o le ricette dei menù che non dovessero risultare graditi. Provvedimenti da adottare urgentemente – magari anche con il sostegno di una strategia politica che preveda, a livello governativo, agevolazioni per chi inquina meno e si rivolge a produttori locali – per contenere le criticità e assicurare una mensa che non sazia meramente, ma nutre ed educa l’intera comunità.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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