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Scuola, il fallimento del docente esperto: soldi per pochi insegnantii e tra nove anni

ROMA – La contestata figura del docente esperto non ci sarà, restano i soldi per un pugno di docenti: trentaduemila in quattro anni, ottomila ogni stagione. Sono coloro, professori e maestri, che prenderanno un assegno sostanzioso, inedito per la scuola (5.650 euro lordi), dopo aver superato tre cicli di formazione consecutivi lunghi in totale nove anni. L’emendamento elettorale approvato ieri in commissione Finanze al Senato, atto che ha coagulato un gruppo di forze attorno al Pd e che cancella il raro superinsegnante in un mare (850.000) di docenti malpagati, è riuscito a creare ancora più confusione su tre elementi che sono il centro della crisi della professione docente in Italia: lo stipendio, che, come ogni tabella comparativa con l’Europa mostra, è strutturalmente basso, quindi la formazione, elemento necessario per alzare il livello di preparazione degli insegnanti italiani, e il prestigio che questo lavoro fondamentale ancora ha e riesce a trasmettere all’esterno.

Scuola, scompare il “docente esperto” ma restano i soldi

13 Settembre 2022

La scelta del ministro Patrizio Bianchi sul tema specifico ha gli stessi limiti che ha mostrato il Governo Draghi nella sua impostazione sulla scuola nei diciassette mesi di un governo con un portafoglio speciale. Non hanno affrontato alla radice, la scelta singola e l’intero impianto di governo, i problemi di tutto il corpo docente e si è proceduto a strappi che non hanno sanato i ritardi: pagare meglio, e solo per una volta, lo 0,9 per cento dei docenti italiani, quelli più formati, non può cambiare davvero la scuola italiana in senso qualitativo e, se il percorso sarà confermato, creerà nuove frustrazioni nell’ampia platea rimasta fuori. Già la “Buona scuola”, nel 2015, aveva mostrato l’anima dei docenti di questo Paese: tutti in piazza, nonstante 89.000 nuove assunzioni, contro un provvedimento che dava un forte potere ai dirigenti scolastici. Draghi, su quel versante, probabilmente poco sapeva del fallimento del Governo Renzi e ha creato una nuova distanza, questa volta interna al corpus dei docenti.

Il ministro Bianchi ha affrontato la questione, imprescindibile, della formazione di chi insegna tutti i giorni offrendo – nella stagione dei molti soldi del Pnrr – un provvedimento risicato che, tra l’altro, si finanziava con tagli paralleli alla stessa istruzione e rimandava la consegna del “quantum” a partire dal 2032, con un numero consistente di docenti in cattedra che, in quella stagione, saranno già in pensione. La richiesta dell’Europa, evocata più volte da Bianchi, si riferisce proprio al fatto che alla base di Next Generation Eu, da cui discende il Piano nazionale di resilienza e ripresa, c’è la volontà di qualificare gli insegnanti del continente. Di più, di avviare una preparazione continua. A inizio maggio, quindi nei tempi richiesti, il ministro ha sfornato il provvedimento sulla formazione e a inizio agosto è stato presentato il futuro docente esperto (o senior). La classifica degli ottomila prescelti, si è specificato, sarebbe stata realizzata sulla media dei punteggi ottenuti durante i nove anni di formazione.

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I sindacati hanno sempre sostenuto che “la scuola non può andare avanti con 8.000 docenti esperti mentre funziona quotidianamente con centinaia di migliaia di docenti sottopagati”. E oggi la segretaria Cisl Ivana Barbacci dice: “L’intervento fatto con l’emendamento al Senato è solo nomimale, passiamo dal docente esperto al docente incentivato. L’impianto di quella norma resta: l’assegno ad personam. E l’aumento per pochi si ottiene tagliando sul personale. Non va bene. La formazione va rivolta a tutto il personale, l’investimento deve essere strutturale e va discusso dentro il contratto. Quella del docente esperto è un’operazione cannibalica nei confronti della scuola”. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, spiega: “Avremmo preferito uno stralcio totale della norma, ma troviamo comunque positivo che il Parlamento abbia deciso di cancellare la qualifica di docente esperto, una dizione che aveva assunto un sapore grottesco, dato che nessuno si era preoccupato di specificare in quali materie sarebbero dovuti essere esperti questi insegnanti. Ci auguriamo che le risorse stanziate per l’incentivo economico rimasto nel testo vengano utilizzate per integrare l’atto di indirizzo e consentire la chiusura del contratto in tempi e condizioni decenti”.

Nell’emendamento approvato in commissione Finanze c’è un secondo elemento che apre alle richieste sindacali. E’ questo: “I maestri e i professori potranno essere stabilmente incentivati nell’ambito di un sistema di progressione di carriera che a regime sarà precisato in sede di contrattazione collettiva”. Dopo un ciclo di tre anni potranno avere un aumento “tra il 10 e il 20 per cento” della base stipendiale.

Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, considera un errore aver eliminato la qualifica del docente esperto, “anche se il decreto aveva tempistiche troppo lunghe”. La capogruppo del Pd al Senato, Simona Malpezzi, rivendica il ruolo del Partito democratico nella rivisitazione dell’articolo e dice: “Va ancora estesa la platea dei beneficiari, oggi troppo bassa”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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