in

Scuola, il disastro della Dad a metà. E i genitori s'inventano maestri

ROMAGiovanna Balestrieri è un’insegnante di Cremona. E spiega: “Nella mia scuola ci sono cento studenti in Didattica a distanza. Inviamo il link su Meet e speriamo riescano a seguire mentre facciamo lezione in classe. Il funzionamento della connessione alla lavagna Lim è altalenante, un giorno sì, uno no. E’ problematico fare le verifiche, tanto più in prossimità degli scrutini. Sulla Dad individuale non ci sono linee chiare”. Il contorno, attorno alla sua scuola, si riassume con -3 gradi fuori. “Teniamo la porta aperta e spalanchiamo le finestre a ogni cambio d’ora”. Non ci sono impianti di ventilazione forzata, il Covid si combatte spalancando.   

Anna Fiorillo, docente di Lettere di scuola secondaria, entra nel dettaglio: “Ieri stavo facendo ripasso con la classe in presenza e un alunno ripeteva alcuni argomenti studiati, altri potevano intervenire alzando la mano e integrando contenuti. Lo studente costretto in Dad non capiva nulla perché i compagni parlavano senza microfono e quando mi sono spostata per interagire con la classe, allontanandomi dalla cattedra e dal computer, il ragazzo a casa non vedeva più neanche me. Mi chiedo qual è l’efficacia di questo tipo di didattica”.

Scuola, classi svuotate, molte assenze tra i docenti: “Ripartire è stato un errore”

di

Corrado Zunino

10 Gennaio 2022

La lezione frontale e la Dad in contemporanea, spiega chi la fa, sono difficilmente conciliabili “perché le due modalità didattiche hanno metriche completamente diverse”. Il collegamento a distanza deve essere attivato dopo che il docente ha fatto l’appello, registrato le giustifiche per assenze, scritto sul registro il nome di ogni studente che chiede di andare in bagno, orario di uscita e rientro in classe, quindi controllato che i ragazzi indossino le mascherine. Venti minuti (su cinquantacinque per ogni lezione) impiegati in preamboli. Le scelte del governo di mantenere la scuola in presenza, contestando chi, come la Campania, aveva fatto scelta opposta dall’infanzia alle scuole medie, non ha tenuto conto, tra le molte questioni, del fatto che “la Dad ibrida, metà classe in aula e metà da remoto, non è fattibile”. Lo spiega Sciltian Gastaldi, romano, insegnante liceale di Storia e Filosofia e scrittore, autore per Mondadori, tra l’altro, di un manuale per l’utilizzo della Didattica da remoto: “Lo so fare, guida all’apprendimento misto e all’insegnamento (anche) a distanza”. Spiega Gastaldi: “La Dad ibrida sarebbe possibile se la classe fosse uno studio tv, con radiomicrofoni per ogni studente presente in aula e un cameraman che segue il prof. Fantascienza”.

Il prof Cesare Moreno contro la Dad: “La scuola ha la missione di far capire le cose, con la pandemia non ci ha nemmeno provato”

di

Ilaria Venturi

12 Gennaio 2022

“Connessione pessima, aule sature di Co2”

Il quadro di Michela Di Giore, insegnante di Atena Lucana che sulla sua esperienza in ospedale causa Covid, nella primavera del 2020, ha costruito un reportage quotidiano destinato ai social, è questo: “Siamo ripartiti con le classi dimezzate o più che dimezzate, gli alunni sono positivi, le famiglie inviano in segreteria richieste di Dad o si fanno certificare i figli come fragili per richiedere la lezione da casa. La connessione è pessima, le aule sono sature di Co2, i docenti assenti sempre per contagio, i dirigenti scolastici provano a nominare supplenti che non ci sono. L’incertezza è totale e in queste condizioni la didattica, che sia vicina o lontana, è pari a zero”.

LEGGI LA NEWSLETTER DIETRO LA LAVAGNA

Antonio Siragusa, insegnante e blogger di Caserta, ribadisce che diversi studenti sono assenti per precauzione e per volontà delle famiglie, impaurite: “Oggi siamo immersi in un sistema molto più complicato e inefficace della Didattica a distanza. Le strumentazioni per la lezione in contemporanea non sono adeguate, le connessioni sono scadenti, così i computer, microfoni e cuffie sono di fortuna”. Il professor Siragusa nega che la forzatura di governo per la presenza a tutti i costi possa migliorare la socialità tra i ragazzi: “In classe ormai prevale la.paura, la diffidenza e la distanza. Lo stare insieme è ridotto ai minimi termini”. La Dad, almeno, “equipara tutti ed è più efficace sotto alcuni punti di vista. Con la condivisione dello schermo, per esempio, è più immediato condividere materiali su Classroom”. Verusca Costenaro, docente di scuola media a Firenze, anche lei scrittrice, racconta: “Per via degli studenti positivi che seguono da casa, molte classi sono già in Ddi”, la Didattica digitale integrata, erede linguistica della Dad. “Abbiamo dai due agli otto positivi per classe e il dato è in crescita”. La professoressa Costenaro rivela un sentimento diffuso tra gli studenti: “Anche chi segue da scuola, sogna di starsene a casa e seguire a distanza”.

La paura dei genitori per il contagio, sì, riduce le presenza. Si moltiplicano le richieste di attivare la Dad a prescindere, ma i presidi, perlopiù, le respingono: la Didattica digitale integrata può essere concessa solo a chi è a casa in quarantena perché positivo al Covid o in attesa di tampone. “In un solo giorno sono arrivate quindici mail di madri e padri che mi chiedevano le lezioni online e me ne aspetto altrettante nelle prossime settimane”, racconta Tiziana Buono, preside dell’Istituto comprensivo Pieraccini di Firenze. “Ho detto “no” e il risultato è stato che molti hanno preferito non far tornare i bimbi in aula”. 

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, vuole procedere nella crescita della vaccinazione portando gli hub direttamente nelle scuole, come già ha fatto la Puglia a settembre.

Bimbi a casa, homeschooling per due settimane

In una quarta elementare della scuola Carducci di Firenze una maestra si è ritrovata a fare lezione a otto alunni su ventitré: “Non volevo crederci”, racconta Daria Serrecchia, mamma di uno dei pochi bambini presenti in aula. “Sapevo che nella classe di mio figlio c’erano cinque positivi, ma tutti gli altri non sono venuti perché le famiglie temono il virus. Che normalità avranno questi scolari? Andare avanti con il programma non si può, né tanto meno così si favorisce il confronto con i compagni”.

Daniele Bianconi, papà di un alunno e un’alunna che frequentano la seconda e la quinta elementare a Chiusi, in provincia di Siena, ha scelto l’homeschooling (istruzione domiciliare) temporaneo. Ogni giorno, insieme alla moglie, fa direttamente lui lezione ai figli, approfittando dei compiti o dei materiali che gli vengono forniti dagli altri genitori. “Abbiamo provato a chiedere la Didattica a distanza, ma le maestre hanno detto che non era possibile”, spiega. “Siamo dispiaciuti e ovviamente qualcosa i nostri bimbi perderanno, ma far saltare loro la scuola per altre due settimane, in attesa che la curva dei contagi si abbassi, ci è sembrato il male minore. Lo facciamo per la loro salute e per quella dei nonni. A Chiusi ci sono ottomila abitanti e siamo arrivati a quota 250 positivi”.

“Ma che 4,5%, uno su cinque segue da remoto”

A proposito dei numeri sulle assenze diffusi dal ministro Bianchi, ovvero il 4,5 per cento di studenti assenti il 10 gennaio scorso, la docente Giulia Bianco dice: “Insegno alle superiori e ho più del 20 per cento dei miei iscritti in Dad, tutti rigorosamente positivi o in quarantena. Sicuramente i ragazzi hanno risentito dei lunghi mesi di Didattica a distanza, ma la situazione oggi è estremamente caotica. Vedo studenti che entrano in ritardo perché prima sono andati a fare un tampone o escono in anticipo perché scoprono che devono andarlo a fare. A tutte le ore del giorno e della notte arrivano mail in cui ci viene comunicato di ragazzi che vanno in remoto oppure tornano in classe. La rete internet da noi è buona, le Lim no. Per riuscire a condividere la lavagna con i ragazzi in Dad, in tre classi su cinque devo perdere il contatto visivo con loro. Questo non avviene quando uso da casa i miei dispositivi, che peraltro funzionano a dovere”.

Scuola, i presidi si sfogano in chat: “Trattati come i soldati della campagna di Russia”

di

Corrado Zunino

09 Gennaio 2022

Da un istituto superiore di Ronco Scrivia, provincia di Genova, la professoressa Antonella Canepa racconta: “Abbiamo ripreso con una media di cinque studenti a casa, quindi adottiamo una modalità mista difficile da gestire perché spesso ci dimentichiamo di chi è a distanza. Non tutte le classi hanno telecamere funzionanti, e quindi ci arrangiamo con i nostri dispositivi. I ragazzi non si lamentano, noi docenti siamo spaventati”. Riflette Elisabetta Fiore, mentre i suoi studenti seguono le lezioni con i giacconi addosso: “La presenza è diecimila volte meglio, anche così, ma un paio di settimane di Dad per far fare prime dosi e richiami e mettere in sicurezza le scuole con classi pollaio non avrebbero fatto male a nessuno. L’avevano chiamata Didattica digitale integrata affinché diventasse uno strumento flessibile che tirasse fuori qualcosa di positivo dall’incubo del 2020. Hanno investito tanti soldi in pc, corsi di aggiornamento: perché non usarla quando serve? Non per lunghi periodi, ma all’occorrenza”. Riassume Loredana Giacomo Fazio: “La Dad è una porcheria necessaria in questo momento. Ovviamente chi non sa insegnare in presenza non sa farlo nemmeno a distanza”. Lorenzo Sarno, docente di liceo in provincia di Bologna: “Abbiamo tre, quattro persone a casa per ogni classe, 230 casi su 1.500 studenti. Il dirigente scolastico sta tutto il giorno dietro la definizione dei casi. Non si può interrogare uno studente in Dad con lo stesso livello di genuinità dell’interrogazione in classe. La spiegazione e il dialogo si riescono anche a fare, se, però, si ha a che fare con famiglie povere o straniere subentrano problemi più basilari: la connessione assente, l’esistenza di un computer”.

Zaia: “Non reggeremo. Sulla scuola faccio l’ultimo appello a Draghi: ascolti la scienza”

di

Ilaria Venturi

08 Gennaio 2022

Chiude la lunga rassegna di testimonianze di cattiva ripartenza scolastica Laura Biancato, preside della provincia di Vicenza. Dice: “Gli studenti in Didattica a distanza sono molti più dell’assurdo quattro per cento comunicato dal ministro. La mia scuola è una superiore e ieri, in Dad, c’era il 12 per cento dei ragazzi, il triplo.E’ vero che diversi chiedono l’attivazione per paura, lo sapevo anche prima di riaprire perché avevo chiesto aì rappresentanti d’Istituto di organizzare un sondaggio. Io concedo la Dad anche per motivi scollegati al Covid: meglio che saltino le lezioni o meglio la Dad? La didattica mista, va detto, è la peggiore che possa esistere perché forzatamente deve conciliare due differenti stili di fare lezione. Anche le scuole con connessione ottima, come la mia, vanno in crisi se due terzi delle classi devono avviare la Didattica da remoto perché al normale carico si somma il collegamento su Meet di due terzi delle aule. I miei ragazzi sono contenti di essere venuti a scuola, certo, ma sono impauriti”.

Il docente esperto Sciltian Gastaldi, a proposito della Dad demonizzata, spiega: “Potrebbe funzionare qualora noi docenti ci formassimo proprio sulla Dad. Formarsi significa studiare, mettersi in discussione, affrontare una curva d’apprendimento. Dedicarvi del tempo. Provarci”. Non è semplice, tuttavia, progettare qualsiasi tipo di lezione in aree del Paese dove ancora esistono problemi di rete internet. A Termoli, provincia di Campobasso, con le scuole di ogni ordine e grado in modalità Dad per ordinanza del sindaco, il collegamento fra ragazzi e docenti è impossibile a causa di problemi del gestore telefonico. Sono migliaia di utenze domestiche.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


Tagcloud:

Michelle Hunziker loda la figlia Aurora: 'E' autosufficiente e non chiede mai niente'

Giorgia Palmas presto 40enne: 'Mi sembra incredibile, ma…’