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Scuola, calano gli studenti con cittadinanza non italiana: 11mila in meno tra i banchi. Non succedeva dal 1983

Le loro mani alzate all’appello nelle classi sono state lo scorso anno 11mila in meno: calano gli studenti con cittadinanza non italiana a scuola. Non succedeva dal 1983/1984, primo anno scolastico nel quale sono stati raccolti dati statistici attendibili. Anche se la loro presenza rimane stabile in termini percentuali perché nel frattempo diminuiscono, a causa del calo demografico, gli alunni italiani. La fotografia scattata dal Report pubblicato dal ministero all’Istruzione racconta i bambini e i ragazzi che arrivano da altri mondi o che hanno genitori stranieri. Ben 200 nazionalità che si incontrano tra i banchi: molti di loro ancora senza il diritto alla cittadinanza italiana visto che lo Ius Scholae arrivato in Parlamento è naufragato con la caduta del governo.

Nel 2020/2021 si registra dunque una flessione: sono 865.388, l’1,3% in meno rispetto all’anno precedente. Nonostante il calo, resta però inalterata la percentuale di alunni con cittadinanza non italiana sul totale degli studenti in Italia (sono il 10,3%) poiché è diminuito, al contempo, di quasi 121 mila unità (-1,4%) anche il totale generale degli alunni.

La flessione è nella scuola dell’infanzia  (-12.742 bambine e bambini) e nel primo ciclo (meno 8mila alunni alla primaria e meno 3.550 alle medie), mentre si registra un aumento alle superiori di oltre 13 mila ragazzi. Dunque il calo complessivo degli studenti con cittadinanza non italiana si riduce a un totale di 11.400. “Occorre fare attenzione nell’interpretare la flessione esclusivamente come un’inversione di tendenza” avverte il Rapporto. “Alcune caratteristiche di questa flessione, infatti, lasciano pensare che essa possa essere transitoria e che la pandemia, e gli effetti da essa innescati, possano aver svolto un ruolo nel calo della presenza degli studenti con cittadinanza non italiana, in particolare nella scuola dell’infanzia il calo può essere stato assecondato dal carattere non obbligatorio della frequenza scolastica nella fascia di età infantile”.

Comunque un segnale dopo anni di crescita (il picco nel 2011, +6,4%). I tassi di scolarità sono analoghi a quelli degli studenti italiani sia nella fascia di età 6-13 anni (quasi il 100%), sia in quella 14-16 anni (94,1%), mentre nei 17-18 anni il tasso di scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana scende al 77,4%.

La Lombardia ne ospita il numero maggiore

Se a livello nazionale gli alunni con cittadinanza non italiana rappresentano il 10,3% del totale della popolazione scolastica, la distribuzione territoriale è tutt’altro che omogenea. Il 65,3% degli studenti con cittadinanza non italiana risulta concentrato al Nord, seguono il Centro, con il 22,2%, e il Sud con il 12,5%. La Regione con la presenza maggiore è la Lombardia, che nello scorso anno scolastico ha ospitato 220.771 studenti con cittadinanza non italiana, oltre un quarto del totale presente nel nostro Paese (25,5%).

L’analisi a livello di province vede prima in graduatoria Milano con 79.039 studenti, seppur con un calo di 803 unità rispetto al 2019/2020. Seguono Roma e Torino con rispettivamente 63.782 e 39.465 presenze. Le altre province con maggior numero di studenti con background migratorio sono nell’ordine: Brescia (32.747 studenti), Bergamo (25.709), Bologna (22.204), Firenze (21.921), Verona (21.078), Modena (19.075) e Padova (18.075). In rapporto alla popolazione scolastica locale, la graduatoria cambia completamente: in testa sale Prato dove gli alunni di origine migratoria rappresentano il 28,0% del totale; Piacenza (23,8%), Parma (19,7%), Cremona (19,3%), Mantova (19,1%), Asti (18,8%) e Brescia, Milano e Modena (tutte e tre con il 18,2%)

Le seconde generazioni 

La percentuale dei nati in Italia sul totale degli studenti di origine migratoria, nel 2020/2021, è arrivata al 66,7%, oltre un punto in più rispetto al 65,4% del 2019/2020. Cresce dunque chi è nato nel nostro Paese e non ha la cittadinanza italiana. Rilevano gli estensori del Rapporto ministeriale: “Vista la complessiva diminuzione degli studenti con cittadinanza non italiana registrata quest’anno, ancor più si evidenzia che le seconde generazioni rappresentano ormai l’unica componente in crescita della popolazione scolastica”. Ovviamente la maggior parte degli alunni è concentrata alla materna (82,7%, +0,8% rispetto all’anno prima). In Veneto gli studenti di origine migratoria nati in Italia sono il 72,3%.

Se si guarda alla nazionalità, l’86% degli studenti di origine cinese è nato nel nostro paese. In termini di valore assoluto, l’elenco delle prime dieci cittadinanze degli studenti nati in Italia ripropone quello già noto del numero totale degli studenti con cittadinanza non italiana. Il gruppo più numeroso è quello degli studenti rumeni (106.657 oltre 4 mila in più rispetto all’anno precedente) seguito dagli studenti albanesi (83.645 diminuiti invece di oltre 3 mila unità), marocchini (79.501) e cinesi (42.441 diminuiti di 4.500 unità circa). Tuttavia, il rapporto tra gli studenti di una data cittadinanza nati in Italia e il corrispondente totale con la stessa cittadinanza, prospetta una diversa graduatoria, contonua il Rapporto: spicca il dato della comunità cinese (42.441 su 49.354), seguono le seconde generazioni di cittadinanza marocchina e albanese pari rispettivamente al 75,7% e al 74,9% del totale degli studenti di stessa nazionalità. Quarti in graduatoria, gli studenti filippini nati in Italia che rappresentano il 72,6% del totale dei connazionali.

Variazione degli alunni tra gli AA.SS. 2019/2020 e 2020/2021 per cittadinanza e Stato di nascita 

Gli studenti di origine albanese incidono in misura maggiore in alcuni comuni (Pistoia, Savona, Asti, Foligno e Faenza) con una percentuale che va dal 52,9 al 34,3. A Sassuolo, Cento, Vercelli e Imola è forte la presenza di studenti provenienti dal Marocco che varia tra il 39,8 e il 24,2 % del totale. Gli alunni provenienti dalla Cina confermano la loro massiccia presenza in Toscana nei comuni di Prato (60,1%), Campi Bisenzio (55,9%) ed Empoli (34,3%) e a Montebelluna (Veneto) 28,0%. Gli studenti di origine indiana incidono nei comuni lombardi di Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo e Vigevano rispettivamente con il 33,7, il 30,9 e il 26,5 % del totale. Parma presenta la maggior concentrazione di studenti provenienti dalla Moldavia (14,2%), sebbene questi ultimi siano largamente presenti anche a Padova dove costituiscono la presenza più numerosa dopo quella dei rumeni. Infine, i comuni di Anzio (22,0%) e Aprilia (19,5%) si caratterizzano per una maggiore incidenza di studenti originari dell’Egitto, mentre la maggior presenza di studenti provenienti dalle Filippine si verifica nelle scuole di Milano.

Le classi con oltre il 30% di alunni stranieri

I dati segnalano un costante leggero aumento delle classi con oltre il 30% di alunni con cittadinanza non italiana (tetto imposto per legge, ma derogabile): 6,6% nel 2020/2021 rispetto al 6,1% nel 2019/2020, al 5,9% nel 2018/2019, al 5,6% nel 2017/2018 e al 5,3% nel 2016/2017. Ci sono classi dove gli studenti di origine migratoria rappresentano la maggioranza. Dal 2018/2019 al 2020/2021 le scuole “over 50%” sono passate da 805 a 859, di cui oltre la metà (503 unità) sono scuole dell’infanzia. Seguono 275 primarie e 44 superiori. A livello regionale, le scuole che superano la soglia del 30% di alunni con cittadinanza non italiana si trovano al Nord: in valore assoluto, 1.058 in Lombardia (pari al 13,5% delle scuole in regione), 559 in Emilia-Romagna (16,3%) e 463 in Veneto (10,7%); in Liguria la percentuale delle scuole oltre il 30% arriva all’11,4%.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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