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Maturità, il testo di Liliana Segre e Gherado Colombo: “La colpa di essere nati”

Testo tratto da: Gherardo Colombo, Liliana Segre, La sola colpa di essere nati, Garzanti, Milano, 2021, pp. 25-27.

“Quando, per effetto delle leggi razziali, fui espulsa dalla scuola statale di via Ruffini, i miei pensarono di iscrivermi a una scuola ebraica non sapendo piu? da che parte voltarsi. Alla fine decisero di mandarmi a una scuola cattolica, quella delle Marcelline di piazza Tommaseo, dove mi sono trovata molto bene, perche? le suore erano premurose e accudenti. Una volta sfollati a Inverigo, invece, studiavo con una signora che veniva a darmi lezioni a casa.

L’espulsione la trovai innanzitutto una cosa assurda, oltre che di una gravita? enorme! Immaginate un bambino che non ha fatto niente, uno studente qualunque, mediocre come me, nel senso che non ero ne? brava ne? incapace; ero semplicemente una bambina che andava a scuola molto volentieri perche? mi piaceva stare in compagnia, proprio come mi piace adesso. E da un giorno all’altro ti dicono: “Sei stata espulsa!”. E? qualcosa che ti resta dentro per sempre. “Perche??” domandavo, e nessuno mi sapeva dare una risposta. Ai miei “Perche??” la famiglia scoppiava a piangere, chi si soffiava il naso, chi faceva finta di dover uscire dalla stanza. Insomma, non si affrontava l’argomento, lo si evitava. E io mi caricavo di sensi di colpa e di domande: “Ma cosa avro? fatto di male per non poter piu? andare a scuola? Qual e? la mia colpa?”. Non me ne capacitavo, non riuscivo a trovare una spiegazione, per quanto illogica, all’esclusione. Sta di fatto che a un tratto mi sono ritrovata in un mondo in cui non potevo andare a scuola, e in cui contemporaneamente succedeva che i poliziotti cominciassero a presentarsi e a entrare in casa mia con un atteggiamento per nulla gentile. E anche per questo non riuscivo a trovare una ragione.

Insieme all’espulsione da scuola, ricordo l’improvviso silenzio del telefono. Anche quello e? da considerare molto grave. Io avevo una passione per il telefono, passione che non ho mai perduto. Non appena squillava correvo nel lungo corridoio dalla mia camera di allora per andare a rispondere. A un tratto ha smesso di suonare. E quando lo faceva, se non erano le rare voci di parenti o amici con cui conservavamo una certa intimita?, ho addirittura incominciato a sentire che dall’altro capo del filo mi venivano indirizzate minacce: “Muori!”, “Perche? non muori?”, “Vattene!” mi dicevano. Erano telefonate anonime, naturalmente. Dopo tre o quattro volte, ho riferito la cosa a mio papa?: “Al telefono qualcuno mi ha detto “Muori!””. Da allora mi venne proibito di rispondere. Quelli che ci rimasero vicini furono davvero pochissimi. Da allora riservo sempre grande considerazione agli amici veri, a quelli che in disgrazia non ti abbandonano. Perche? i veri amici sono quelli che ti restano accanto nelle difficolta?, non gli altri che magari ti hanno riempito di regali e di lodi, ma che in effetti hanno approfittato della tua ospitalita?. C’erano quelli che prima delle leggi razziali mi dicevano: “Piu? bella di te non c’e? nessuno!”. Poi, dopo la guerra, li rincontravo e mi dicevano: “Ma dove sei finita? Che fine hai fatto? Perche? non ti sei fatta piu? sentire?”. Se uno e? sulla cresta dell’onda, di amici ne ha quanti ne vuole. Quando invece le cose vanno male le persone non ti guardano piu?. Perche? certo, fa male alzare la cornetta del telefono e sentirsi dire “Muori!” da un anonimo. Ma quanto e? doloroso scoprire a mano a mano tutti quelli che, anche senza nascondersi, non ti vedono piu?. E? proprio come in quel terribile gioco tra bambini, in cui si decide, senza dirglielo, che uno di loro e? invisibile. L’ho sempre trovato uno dei giochi piu? crudeli. Di solito lo si fa con il bambino piu? piccolo: il gruppo decide che non lo vede piu?, e lui inizia a piangere gridando: “Ma io sono qui!”. Ecco, e? quello che e? successo a noi, ciascuno di noi era il bambino invisibile.”

Allo studente si chiede: puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte a tutte le domande proposte. Riassumi il contenuto del brano senza ricorrere al discorso diretto. Perche? Liliana Segre considera assurda e grave la sua espulsione dalla scuola? Liliana Segre paragona l’esperienza determinata dalle leggi razziali con il gioco infantile del “bambino invisibile”: per quale motivo utilizza tale similitudine? Nell’evocare i propri ricordi la senatrice allude anche ai sensi di colpa da lei provati rispetto alla situazione che stava vivendo: a tuo parere, qual era la loro origine?


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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