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“Così la centrale idrica più grande del Veneto ha salvato Chioggia dalle autobotti”

La caldissima estate del 2003 se la ricordano tutti quelli che l’hanno vissuta. Siccità e temperature mai più raggiunte, almeno fino alle giornate torride di questo luglio senza pioggia. Quell’anno di sicuro rimane impresso nella memoria degli abitanti di Chioggia, la “Piccola Venezia” come scriveva Comisso, nell’estremo lembo meridionale della Laguna: l’acqua mancava e l’Adriatico andava contromano, risalendo i fiumi e scendendo dai rubinetti delle case.

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Chioggia conta circa 50 mila abitanti, con i turisti che ne invadono le spiagge limitrofe si arriva anche a 2 milioni durante la stagione estiva. All’epoca gli impianti di potabilizzazione della cittadina prelevavano l’acqua in un punto dell’Adige, vicino alla foce, dove il livello del fiume era sceso ai minimi storici, a meno di 4 metri, ma soprattutto dove erano risalite le acque salate del mare. Parliamo del cosiddetto fenomeno del “cuneo salino”, di cui tanto si parla in questi giorni: quando la portata del fiume dimagra, il mare entra nella foce e sale fin dove trova spazio. L’acqua di mare però bagna ma non nutre. Anzi spesso distrugge e brucia. Quell’anno a Chioggia furono costretti a distribuire l’acqua potabile con cisterne e autobotti, come nel 1940 ricorda qualcuno, soluzioni d’emergenza comunque non sufficienti ad alleviare i disagi dei turisti, ammassati nella vicina spiaggia di Sottomarina.

Oggi questo scenario è remoto, anche in piena emergenza idrica, grazie all’infrastruttura acquedottistica completata l’anno scorso dalla Regione Veneto per i territori che prelevavano l’acqua dal Po e dall’Adige che si chiama “Savec”. Si tratta di un “anello” tra Padova e Vicenza che da Carmignano di Brenta fornisce acqua potabile alle aree orientali delle province di Rovigo e Padova e sud-orientali di Venezia, come Chioggia e Cavarzere, dove più di qualcuno ricorda ancora l’arrivo dell’acqua con le autobotti cui prima bisognava ricorrere nei periodi di massima siccità.

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Questa infrastruttura l’anno scorso è stata trasferita a Acquevenete SpA, Etra SpA e Veritas SpA. i tre gestori veneti del servizio idrico integrato, a proprietà interamente pubblica: parliamo di un’opera straordinaria per dimensioni e importanza strategica, costata 170 milioni di euro e con uno sviluppo di 160 chilometri circa, oltre che di un progetto sinergico, perché realizzata grazie alla collaborazione tra Regione Veneto (Veneto Acque) e i gestori idrici. Interessa un’area molto vasta che si trova all’interno delle province di Venezia, Padova, Rovigo e Vicenza e può raggiungere complessivamente circa 600 mila abitanti.

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“Savec garantisce l’unione di due macro anelli acquedottistici, entrambi alimentati dalla centrale di Carmignano di Brenta e dagli esuberi che Padova e Venezia redistribuiscono nel territorio regionale. Il primo anello prevede il collegamento degli acquedotti di Mestre e Venezia con quello padovano e con Cavarzere e Chioggia. Il secondo si allarga a ovest con il collegamento del Padovano al territorio rodigino” spiega Andrea Razzini, Direttore Generale del Gruppo Veritas, la multiutility veneta, interamente pubblica, tra le maggiori in Italia per dimensioni e fatturato, che fornisce servizi ambientali, tra questi quello idrico integrato (circa 350 mila utenze) .”Un sistema acquedottistico sovra territoriale dotato della cosiddetta magliatura: in pratica è una rete interconnessa composta di tante maglie chiuse. Questo ha molteplici vantaggi: consente di trasportare elevati volumi idrici con perdite di carico basse, un buon livellamento di pressioni dell’acqua, ma soprattutto in caso di interruzione di una condotta o di guasti, garantisce il proseguimento del normale servizio per l’intera rete“.

Oggi circa l’80% dell’acqua disponibile è destinata soprattutto all’agricoltura poi all’industria. Il restante 20% invece per uso domestico. Gli italiani secondi in Europa per consumo di acqua potabile, due volte in più rispetto alla media. La qualità dell’acqua della nostra rete idrica è elevata, siamo settimi nella classifica europea e le tariffe sono tra le più basse in assoluto (studio di The European House-Ambrosetti).

“L’acqua, proprio come nel gioco del Monopoli, oggi rappresenta un fattore competitivo determinante. Con Savec non solo siamo riusciti a garantire un servizio senza interruzioni anche in periodi di grande siccità ma anche una qualità dell’acqua di livelli altissimi e dalle ottime caratteristiche organolettiche”.  Non tutto è risolto: rimane, un po’ come in tutta Italia, il problema legato a una rete idrica obsoleta, un vero e proprio colabrodo in alcuni casi che fa si che oltre il 45% dell’acqua prelevata venga dispersa, contro una media europea di poco superiore al 20%. 

“Qui il problema maggiore non è tanto la dispersione dell’acqua, che comunque torna al suolo, ma bensì la necessità di mantenere la pressione necessaria nonostante queste grandi perdite, con grande dispendio energetico. Ogni anno, parte degli introiti vengono utilizzati per la sistemazione delle condutture. Parliamo però di decine e decine di chilometri, è un processo lungo e costoso”.

Intanto continua a non piovere: il Veneto presenta una situazione di deficit idrico generalizzato, rispetto ai valori medi regionali. “Proprio in queste ore contraddistinte da una forte siccità, l’Adriatico risale un po’ dappertutto le foci dei fiumi. Questo, soprattutto durante la stagione turistica che fa aumentare la richiesta lungo i litorali e nei fine settimana, crea e sta creando problemi nel processo di potabilizzazione dell’acqua. Sarà quindi molto importante che le autorità preposte (Protezione Civile e Regione, Autorità di distretto) mantengano salda la gerarchia degli utilizzi idrici e garantiscano i necessari rilasci dell’acqua per gli usi civili, consentendo poi quelli industriali e agricoli.” 

Il monito è sempre quello. “Evitare gli sprechi e di farne un uso più accorto: in agricoltura, in ambito industriale e anche tra le quattro mura di casa. Per ora la situazione è sotto controllo. Certo, se le previsioni dovessero essere corrette, saremo costretti a raschiare il fondo del barile delle nostre riserve. Il punto è questo: siamo di fronte a forti cambiamenti climatici, con grandi polarizzazioni: grandi piogge e lunghi periodi di siccità. L’unica soluzione credo sia imparare a gestirle”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml


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