24 Novembre 2022

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    Dall'umiliazione dei lavori utili alla revoca del Reddito: tutte le uscite del ministro Valditara

    Dai lavori socialmente utili ai cellulari in classe, dal reddito di cittadinanza al comunismo, dal classimo all’immigrazione. Ogni volta che Giuseppe Valditara, ministro all’Istruzione e al Merito del governo Meloni, parla o scrive agli studenti ruba la scena e solleva un polverone. Sarà che la scuola è un tema cosiddetto sensibile o che il leghista è in vena di annunci. Un sondaggio Demopolis pubblicato il 27 ottobre scorso lo dava tra i dieci ministri noti a meno di un quinto dei cittadini. Da allora si è fatto conoscere eccome.

    Il valore dell’umiliazione

    L’ultima uscita è un inno all’umiliazione e riprende un cavallo di battaglia lanciato già qualche giorno fa: i lavori socialmente utili per i bulli, i violenti, gli occupanti delle scuole. All’incontro Italia-Direzione Nord a Milano, il ministro ha detto: “Soltanto lavorando per la collettività, umiliandosi anche – evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita della personalità – di fronte ai suoi compagni, ci si prende la responsabilità dei propri atti. Da lì nasce il riscatto”. Ennesima, sdegnata reazione della deputata dem Ilenia Malavasi: “Il Prof. Valditara continua a scambiare la scuola per un riformatorio. Oggi parla espressamente di “umiliazione”, cose che non si sentivano da almeno 100 anni. Uno così non può fare il Ministro dell’Istruzione”.

    I lavori socialmente utili

    Quando Valditara aveva proposto per la prima volta i lavori socialmente utili come “soluzione per contrastare gli episodi di violenza in classe per gli studenti sospesi un anno”, i presidi lo avevano bacchettato: “La sospensione di un anno non esiste”. Molti docenti, favorevoli, gli avevano però ricordato che “scopriva l’acqua calda” perché in alcuni istituti si affidano già piccole riparazioni o servizi mensa a chi compie atti di bullismo. “Colossali stupidaggini” per Anna Ascani (Pd): “La scuola non è un tribunale e non deve comminare agli studenti ‘pene alternative'”. Valditara bollò la polemica come “retrò”: “Non ci vedo nulla di male o di autoritario”. E infatti la proposta è sempre lì, anzi sta andando avanti. 

    I cellulari in classe

    Come non nuova è l’idea di eliminare i cellulari dalle classi durante le lezioni quando i ragazzi invece di seguire navigano, chattano, stanno sui social, rispondono addiruttura alle chiamate. Un istituto su quattro è già iPhone free. Ma anche su questo la scuola si è divisa tra i pasdaran del divieto che lo hanno esteso anche ai prof, convinti che i telefoni distraggano dalle materie e alienino dalle relazioni scolastiche, e chi pensa che invece il proibizionismo non paghi e sia meglio educare a un uso corretto.

    Niente scuola niente Reddito

    Ad alzare lo scontro con le opposizioni e i sindacati ci ha pensato invece la proposta di togliere il Reddito di cittadinanza a chi ha tra 18 e 29 anni ma “ha interrotto illegalmente gli studi prima dei 16 anni o ha un diploma ma non lavora e non è in formazione”. O si colma il gap o via il sussidio, insomma per i 360mila circa che non sono mai stati in una classe, si sono fermati alla licenza elementare o media o sono Neet. Una “fatwa” contro chi non ha studiato, perché “la miseria o l’indigenza non sono scelte di vita ma condizioni delle società senza giustizia sociale”, secondo il senatore dem Francesco Boccia.

    M come Merito

    Ma in principio ci fu il Merito. Il 21 ottobre si scoprì che il governo di centrodestra aveva cambiato di nuovo nome al ministero dell’Istruzione aggiungendo una “M” di Merito. “Un’ossessione della destra”, secondo l’Usb, “il contrario di una scuola pubblica e democratica che deve accogliere e includere, non selezionare” per la Rete degli studenti e l’Unione degli studenti, “uno schiaffo a chi parte in svantaggio”, secondo il segretario Cgil Maurizio Landini. Dal dicastero non arrivarono chiarimenti, dopo giorni il ministro spiegò che a essere classista non era il merito ma la scuola, a causa della dispersione e del divario tra territori. “Il nostro concetto di merito – disse – vuol dire dare un’opportunità a chiunque come dice l’articolo 34 della Costituzione. Se questo preoccupa allora ad essere preoccupato sono io”.

    L’impero romano e gli immigrati

    Nel frattempo dagli archivi usciva fuori un volumetto firmato Valditara e distribuito nel 2016 con Il Giornale dal titolo: “L’impero romano distrutto dagli immigrati”. Sottotitolo “Così i flussi migratori hanno fatto collassare lo stato più imponente dell’antichità”. Anticipato da: “L’immigrazione nell’antica Roma: una questione attuale”. E seguito da: “Sovranismo: una speranza per la democrazia”. “La storia piegata a fini propagandistici” insorsero social, insegnanti, scrittori. Il ministro provò a chiuderla così: “È l’editore che sceglie il titolo per rendere il lavoro più accattivante”.

    Lo spettro del comunismo

    Tutta sua invece la lettera contro il comunismo arrivata a studenti e studentesse il 9 novembre, anniversario della cadura del Muro di Berlino. “Il ministro ha rimosso il fatto che il 9 novembre è la giornata mondiale contro il fascismo e l’antisemitismo proclamata dalle Nazioni Unite”, ricordò l’Anpi. “È il ministero della propaganda”, attaccò il Pd. “Da Minculpop”, rincarò la Flc Cgil. Dopo poche ore arrivò il contrattacco allusivo di Valditara: “C’è chi è amico di Israele e chi di Hamas, io di Israele” e “non accetto lezioni sull’antifascismo, mio padre era nella Brigata Garibaldi”. Poco più che ragazzo, le schede di riconoscimento dei partigiani attestano la presenza di Luigi Valditara dal 25 aprile al 7 giugno del ’45. LEGGI TUTTO

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    L'Italia conferma il primato europeo: il tasso di riciclo è dell'83%

    L’Italia si conferma leader in Europa per tasso di riciclo e secondo per tasso di circolarità. Esportiamo ancora troppi rifiuti, anche per mancanza di un adeguato sistema impiantistico, soprattutto nel Centro-Sud del Paese. Per cogliere le sfide poste dal PNRR e dagli obiettivi fissati a livello europeo serve puntare su strumenti (ad esempio “acquisti verdi delle PA” e incentivi fiscali su prodotti riciclati) in grado di far compiere il definitivo salto di qualità all’industria nazionale del riciclo”. Sono queste i punti pricnipali emersi dalla presentazione dello studio annuale “L’Italia che Ricicla”, il Rapporto presentato oggi a Roma da Assoambiente,  l’Associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero, economia circolare e smaltimento di rifiuti, nonché bonifiche.

    L’Italia si colloca al primo posto a livello europeo per tasso di avvio al riciclo dei rifiuti (sia urbani che speciali), rispetto al totale gestito. Il dato italiano, pari all’83,2% (riferito al 2020, ultimi dati disponibili), è decisamente superiore non soltanto alla media UE (39,2%), ma anche rispetto ai maggiori Paesi dell’Unione: Spagna (60,5%), Francia (54,4%) e Germania (44%). 

    Guardando al tasso di circolarità dei materiali, che misura la quota di materiale riciclato e reimmesso nell’economia nell’uso complessivo dei materiali, l’Italia, con il 21,6%, si colloca poco sotto il primato della Francia (22,2%) e comunque sopra la Germania (13,4%) e la Spagna (11,2%) e, più in generale al di sopra della media UE (12,8%). Un trend in decisa crescita, se si tiene conto che tale indicatore si attestava al 12,6% solo 9 anni fa.

    Economia circolare

    Con il riciclo degli imballaggi in plastica 800mila tonnellate di CO2 in meno

    di Fiammetta Cupellaro

    22 Settembre 2022

    Un primato che si conferma anche con riferimento al tasso di utilizzo di metalli provenienti dal riciclo, che denota il contributo offerto dai metalli riciclati al soddisfacimento della domanda complessiva: qui l’Italia costituisce addirittura il benchmark di riferimento tra i principali Stati europei con un 47,2%, con Francia (39,3%), Germania (27,3%) e Spagna (18,5%) decisamente più indietro.

    Secondo Assoambiente, tuttavia, al di là delle note positive “molto resta da fare su diversi fronti per far divenire l’industria del riciclo il fulcro di una nuova strategia di sviluppo del Paese, basata sull’economa circolare”. L’associazione parte dall’impiantisca: “se la Germania con ben 10.497 impianti attivi è leader a livello europeo, l’Italia si colloca al secondo posto, con 6.456 impianti di recupero di materia, seguita dalla Spagna con 4.007 impianti. Un dato all’apparenza positivo, ma caratterizzato da un elevato numero di impianti di medio-piccola dimensione e per lo più collocati nel Centro-Nord del Paese, nello specifico nelle regioni in cui il comparto manifatturiero risulta particolarmente attivo e in cui i materiali recuperati possono facilmente essere reintegrati: nella sola Lombardia è presente il 22% dell’impiantistica nazionale dedicata al recupero di materia”, sottolinea il rapporto. Proprio la Lombardia è la Regione che ricicla di più, con un totale di 31.018.381 tonnellate avviate al recupero, seguita da Veneto con 12.377.245 tonnellate ed Emilia-Romagna con 10.010.270 tonnellate.

    In diretta

    Il rapporto GreenItaly 2022: a che punto è la transizione ecologica delle aziende italiane

    25 Ottobre 2022

    Nel 2020 dall’Italia sono state esportate oltre 3,6 milioni di tonnellate di rifiuti industriali e poco più di 581mila tonnellate di rifiuti urbani, per un totale di 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti, inviati oltre confine dove per lo più vengono avviati recuperati. “Un paradosso che, nel medio-lungo termine, andrà colmato, – dice Assoambiente – attivando le opportune leve incentivanti e di investimento impiantistico, affinché maggiori volumi di rifiuti riciclabili vengano recuperati nel nostro Paese, contribuendo ad accrescere la capacità del sistema produttivo di ovviare alla cronica mancanza di materie prime, così come a creare sbocchi occupazionali verso la transizione ecologica. Le carenze impiantistiche che affliggono il nostro Paese non riguardano solo il riciclo, ma anche la gestione degli scarti non riciclabili”.

    Giornata mondiale dell’alimentazione

    Sprechiamo ancora troppo cibo, crescono i rifiuti alimentari

    di Giuditta Mosca

    15 Ottobre 2022

    Oltre alla carenza di impianti, il Rapporto segnala come, accanto ai nodi strutturali che da tempo bloccano la crescita economica del Paese, come la lunghezza delle procedure autorizzative, la complessità del panorama normativo-regolatorio e la farraginosità del sistema dei controlli, si aggiunge in questi mesi la grave minaccia derivante dall’incremento dei costi energetici che le aziende del riciclo si trovano a fronteggiare. “Il riciclo dei rifiuti, oltre alla valenza centrale che riveste per la transizione ecologica”, ha commentato Paolo Barberi – vice Presidente di Assoambiente, “risulta oggi ancor più strategico per accrescere la resilienza economica del nostro Paese, tradizionalmente povero di materie prime, particolarmente in questa fase di emergenza economica-energetica maturata nel post pandemia. Il salto di qualità per il settore, anche per il buon esito della parte di PNRR relativa alla gestione rifiuti, potrà arrivare solo con la piena implementazione delle riforme. In tal senso, è fondamentale che venga adottata compiutamente e celermente la strumentazione economica prevista dalla Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, a partire dall’introduzione dei Certificati del Riciclo, oltre a strumenti efficaci come gli incentivi fiscali (ad esempio con IVA agevolata) per rendere competitivi i materiali riciclati rispetto alle materie prime vergini. Altro intervento di fondamentale importanza è l’adozione in tempi brevi delle norme tecniche che dovrebbero regolamentare il settore favorendo la creazione di un mercato stabile e trasparente, siano esse relative all’End of Waste, ai sottoprodotti, o ai Criteri Ambientali Minimi per le gare pubbliche. Infine, va rafforzata e resa effettiva la domanda pubblica di prodotti riciclati”. LEGGI TUTTO

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    Una nuova fotosintesi artificiale per ottenere combustibili alternativi

    Probabilmente non ci si pensa spesso, ma quando facciamo il pieno alla macchina non stiamo facendo altro che sfruttare il più potente sistema biologico per la produzione di energia: la fotosintesi. Petrolio, carbone e gas naturali, d’altronde, non sono altro che prodotti dell’attività incessante con cui le piante convertono la luce del sole e la CO2 in sostanze organiche; condensata e distillata, in questo caso, da milioni di anni trascorsi sotto terra. È possibile sfruttare lo stesso processo per ottenere combustibili artificiali, rinnovabili e magari meno dannosi per l’ambiente? Ad oggi purtroppo la risposta è negativa, ma la scienza è al lavoro, e inizia a dare i primi risultati. A dimostrarlo, uno studio dell’Università di Chicago presentato sulle pagine di Nature Catalysis, che descrive un nuovo metodo per la fotosintesi artificiale, almeno 10 volte più efficiente di quelli sviluppati in precedenza.

    Anche così – avvertono gli autori dello studio – siamo ben lontani da qualcosa che possa realmente fornire una risposta alle crescenti esigenze energetiche della nostra specie. Ma quanto meno, si tratta di un passo nella giusta direzione, visto che per fare a meno dei combustibili fossili in futuro serviranno alternative altrettanto efficienti sul piano energetico. “Molte persone non si rendono conto della vera sfida: nemmeno la natura ha una soluzione per la quantità di energia che stiamo utilizzando”, spiega Wenbin Lin, chimico dell’Università di Chicago che ha partecipato alla ricerca. “In futuro dovremo fare meglio della natura, ed è spaventoso”.

    Ricerca

    La batteria ad alga ci permetterà di ricaricare lo smartphone con la fotosintesi

    di Dario D’Elia

    27 Maggio 2022

    Messi da parte i timori, una delle possibilità che vengono studiate al momento è quella di hackerare la fotosintesi. Trovare cioè il modo di sfruttare la tecnica con cui le piante producono energia utilizzando la luce solare e l’anidride carbonica, e sfruttarla per produrre i combustibili a impatto zero (o quasi) che più ci fanno comodo, come l’etanolo o il metano. Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente: la fotosintesi naturale produce glucosio, cioè un carboidrato, una molecola composta da una catena di atomi di ossigeno, carbonio e idrogeno collegati tra loro, mentre per ottenere del metano i chimici devono riuscire a trasformare la reazione in modo che produca una molecola molto differente, composta da un singolo atomo di carbonio circondato da quattro atomi di idrogeno (CH4).

    Fino ad oggi, il compito si è rivelato estremamente complesso. I ricercatori di Chicago hanno però sperimentato un nuovo metodo, che per ora si è rivelato estremamente promettente: aggiungere aminoacidi alla fotosintesi artificiale, qualcosa che fino ad oggi non era ancora mai stato tentato. La loro tecnica prevede l’utilizzo di un materiale chiamato Mof, o metal-organic framework, che viene sommerso in una soluzione contenente cobalto, e differenti tipi di aminoacidi.

    Rinnovabili

    La frontiera dell’energia solare che si produce tramite i batteri

    di Dario D’Elia

    28 Ottobre 2022

    Ottimizzando la scelta degli aminoacidi, hanno dimostrato che in questo modo è possibile migliorare tutte le fasi della reazione di fotosintesi artificiale, arrivando ad un’efficienza 10 volte superiore rispetto a quella dei tentativi svolti fino ad oggi. Ancora troppo poco, lo dicevamo, per immaginarne un utilizzo su scala industriale: “Per come stanno le cose attualmente – spiega Lin – dovremmo aumentare l’efficacia di diversi ordini di grandezza per sperare di ottenere quantità di metano sufficienti per le nostre esigenze energetiche”. Se non si tratta ancora, quindi, di una soluzione ai problemi energetici dell’umanità, è comunque un ottimo passo in avanti, che potrebbe dare una spinta decisiva a questo campo di studi.  LEGGI TUTTO

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    Scuola, Valditara: “Via i cellulari dalle aule”

    Gli smartphone distraggono e vanno tolti dalle aule. Il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara non li vuole in classe: “Via i cellulari dalle classi nelle ore di lezione” ha detto intervistato da Monica Setta nel programma il Confronto in onda su rai italia nel mondo e su rai due il sabato alle 6.30. La proposta, […] LEGGI TUTTO

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    Sostenibilità dei cieli? Bilancio magro per COP27

    In sostanza niente, o poco, di fatto. A proposito della Cop27 forse non si può parlare di fiasco completo, ma di insufficienza sì. Il documento finale approvato a Sharm el-Sheikh salva l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi (un passo avanti rispetto alla Cop26 di Glasgow dell’anno scorso). Sottolinea l’importanza della transizione verso le fonti rinnovabili e auspica l’eliminazione […] LEGGI TUTTO