19 Novembre 2022

Daily Archives

consigliato per te

  • in

    A Cop 27 accordo sugli aiuti ai Paesi vulnerabili

    Sharm el Sheik – Accordo sulla questione più spinosa a Cop27: il fondo per Loss and damage, i soldi a cui attingere per rimediare ai danni e alle perdite causate dal clima nei Paesi in via di sviluppo. Come anticipato venerdì da Green&Blue era ormai scontato il via libera al fondo. L’alternativa sarebbe stato il […] LEGGI TUTTO

  • in

    Scuola, sempre più ragazzi scelgono i licei. Ma le imprese cercano diplomati in tecnici e professionali

    Al via la grande kermesse dell’orientamento scolastico. La circolare sulle iscrizioni per l’anno 2023/2024 verrà ufficializzata a breve dal ministero dell’Istruzione e del merito, che aprirà la piattaforma in cui i genitori opereranno la scelta, rigorosamente online, a partire dai primi di gennaio.

    E mentre gli istituti superiori, in questi giorni, tirano a lucido i loro gioielli per mostrarsi al meglio ai ragazzini delle terze medie che parteciperanno agli open day, a Genova si è appena concluso la 27esima edizione del Salone Orientamenti. Una manifestazione con 350 eventi e 800 testimonial in cui si è affrontata anche la questione dell’imminente scelta da parte di quasi 540mila famiglie italiane del migliore percorso di scuola superiore per i propri figli: liceo, istituto tecnico o professionale?

    La licealizzazione della scuola superiore a partire dalla riforma Gelmini sta creando non pochi problemi alle aziende che non riescono a trovare un numero considerevole di lavoratori provenienti dai tecnici e dai professionali. E tutti sperano in una inversione di tendenza. Anche perché i licei stanno letteralmente scoppiando.

    La scelta dei genitori

    Entro il mese di dicembre, le scuole medie consegnano alle famiglie dei ragazzini che frequentano l’ultimo anno una scheda con il cosiddetto “consiglio orientativo” per la prosecuzione degli studi. Le famiglie e la stessa studentessa o studente possono ovviamente seguire un’altra strada rispetto a quanto ipotizzato dai prof della scuola secondaria di primo grado. Ma non bisogna dimenticare che in tre anni gli insegnanti si sono fatti un’idea abbastanza precisa delle conoscenze e competenze acquisite dai propri alunni e dalle vocazioni manifestate durante il triennio.

    Secondo i dati resi noti dal ministero dell’Istruzione, finora quasi 4 studenti su dieci delle scuole superiori hanno scelto l’indirizzo scolastico in cui si sono iscritti disattendendo il “consiglio orientativo” della scuola di provenienza. Una scelta senza conseguenze? Non esattamente, se (i dati si riferiscono al periodo precedente alla prima della pandemia) quasi tutti gli studenti del primo anno delle superiori che hanno seguito il consiglio orientativo sono stati promossi al secondo anno, il 94,7%, mentre tra coloro che hanno fatto una scelta diversa i promossi si sono fermati a poco più dell’80%. 

    Il liceo mangiatutto

    Prima della riforma Gelmini, i licei assorbivano il 41% degli iscritti al primo anno delle superiori. Eravamo nell’anno scolastico 2009/2010. Tecnici e professionali vedevano iscritti al primo anno il 59% di tutti gli studenti delle superiori. Dieci anni dopo, la quota di coloro che hanno scelto uno dei sei licei riformati dalla ministra di Leno ammontava al 50%. E nel 2022/2023 si sale ancora: 52%. Nel frattempo, mentre la popolazione scolastica del secondo grado si assottiglia di 29mila unità, i professionali perdono ben 65mila studenti, riducendo la loro presenza di dieci punti percentuali: dal 25% al 15%. Mentre i tecnici limitano i danni a un meno 2%, che equivalgono a 20 studentesse e studenti in meno. I licei, in altri termini, a fronte di un calo di 29mila studenti, ingrossano la propria popolazione di 50mila ragazze e ragazzi.

    Le difficoltà delle imprese

    L’ultimo bollettino di Unioncamere è eloquente. Nel trimestre novembre 2022/gennnaio 2023, le imprese italiane dovranno coprire oltre 210mila posti con persone in possesso di titolo istruzione superiore tecnico e altri 120mila posti con soggetti provenienti da istituti professionali o dalla formazione professionale regionale. Oltre 102mila nuovi lavoratori dovranno possedere un diploma nel settore dell’amministrazione, finanza e marketing: l’ex diploma da ragioniere. E quasi 42mila dovranno provenire dagli istituti tecnici industriali nei settori della meccanica, meccatronica ed energia. Tra i diplomati o qualificati degli istituti professionali, le aziende cercano 43mila addetti nel settore meccanico e altri 42mila nel settore della ristorazione. Ma la scuola diploma soprattutto liceali: nel 2022, i candidati iscritti alla maturità che avevano seguito un corso regolare di studi (interni) sono stati 92.828 negli istituti professionali, 167.718 nei tecnici e 262.327 nei licei. Che per una buona percentuale proseguono gli studi all’università.

    Il salone di Genova

    Nella tre giorni in cui è stato affrontato il tema degli orientamenti, sono stati snocciolati i dati delle iscrizioni alla scuola superiore. “Il Lazio – spiegano gli organizzatori dell’evento – detiene il primato italiano di studenti iscritti nei licei (63,4%) soprattutto scientifico. Mentre gli studenti di Veneto (42,8%) e Emilia-Romagna (44,2%) occupano gli ultimi due posti per la scelta dei licei a fronte di una media nazionale del 51%. Di contro i ragazzi veneti si iscrivono più che altrove negli istituti tecnici (specie quelli ad indirizzo tecnologico): 38,6%, quasi 7 punti percentuali oltre la media italiana (31,7%). E sul fronte dei professionali la leadership spetta all’Emilia-Romagna con il 20,3% degli iscritti”.

    Una maggiore conoscenza delle opportunità di lavoro offerte dai tecnici e dai professionali potrebbe contribuire a invertire la tendenza. E si è parlato anche degli Its, gli Istituti tecnici superiori post-diploma, che attraverso una partnership con le stesse aziende e le università, forma studenti pronti per essere assunti. L’obiettivo del governo è quello di raddoppiare in pochi anni il numero dei corsi per arrivare avere 44mila iscritti entro il 2026. Perché dai monitoraggi effettuati da Indire, a dodici mesi dal conseguimento del titolo, l’80% degli studenti ha trovato un lavoro. Percentuale che sale all’86% nel settore della mobilità sostenibile e all’85% in quello della meccanica. Ma si sono affrontati anche temi come quello della legalità e della lotta alle mafie, con le parole di Maria Falcone ai ragazzi a 30 anni dalle stragi del ’92 e la testimonianza di Pietro Grasso per l’inaugurazione della mostra “l’Eredità di Falcone e Borsellino” installata all’ingresso del Salone”. LEGGI TUTTO

  • in

    Marlene Kuntz e il karma del clima. Live al MAXXI di Roma

    Poche settimane fa i Marlene Kuntz hanno pubblicato un nuovo album, il loro undicesimo in oltre 30 anni di avventure nel mondo della musica. E trent’anni non sono bastati a Cristiano Godano, Riccardo Tesio, Luca Saporiti, Davide Arneodo e dall’acquisto più recente, Sergio Carnevale, per accontentarsi, per placare il fuoco che arde e che anima la loro creatività, per raccogliere dopo aver lungamente seminato. No, i Marlene Kuntz seminano ancora, musica, arte, bellezza, impegno, sapendo che qualcosa, sempre, germinerà, anzi proprio perché qualcosa fiorisca.

    Questo è anche lo scopo, dichiarato, del nuovo album, “Karma Clima”, un progetto musicale, culturale esociale, nato e cresciuto per portare l’attenzione di chi ascolta sul tema del cambiamento climatico e al tempo stesso realizzando un esperimento sociale e artistico originale. L’album, infatti, è stato registrato nel corso di tre residenze (Viso a Viso Cooperativa di Comunità di Ostana, Birrificio Agricolo Baladin Piozzo e Borgata Paraloup) durante le quali la band ha lavorato a stretto contatto con le comunità locali, aprendo alla gente gli spazi in cui ha lavorato.Un esperimento, dunque, il cui risultato è un album bellissimo e intenso, che parla alla mente e al cuore, in cui Cristiano Godano rende pubblici ancora una volta i propri sentimenti. E se tanti altri artisti dopo così tanto tempo in giro si sarebbero accontentati semplicemente di ‘fare un altro album’, i Marlene Kuntz, invece, sono andati ancora una volta oltre i loro limiti, lavorando attorno alla complessità. “Forse il segreto per cui una band come la nostra esiste ancora e fa musica è che quello di andare oltre ci viene naturale”, dice Godano, che suonerà con la band al MAXXI la sera del 23 novembre, “Il progetto in se aveva una sua complessità pratica non solo artistica e questo era stimolante. Ci siamo spesso infilati in cose che hanno una loro complessità ma che ci permettono di trovare soluzioni nuove, diverse, alternative. E ci piace muoverci in situazioni musicali che non abbiano necessariamente un DNA italiano.

     “Karma Clima” ha un suono internazionale, raffinato, non necessariamente esterofilo, ma è un suono che non si trova in giro in Italia”.

    Non si trova neanche un album che tocchi i temi della crisi climatica con altrettanta intensità poetica…”Noi usiamo un linguaggio suggestivo, mi impongo di essere non banale, non dogmatico, non retorico, di evitare moralismi e generiche accuse al genere umano. Ho cercato di raccontare la natura attraverso stati d’animo, usando un linguaggio poetico che può entrare in profondità”.Profondità vuol dire anche franchezza?”Non ho paura a nominare la paura, io sono impaurito e inorridito da questa strana indifferenza della mia generazione, che non vuole veramente prendere coscienza del fatto che la situazione è realmente grave, che siamo andati ben oltre il punto di non ritorno. Ci muove lo sdegno, ci muove il desiderio discoperchiare le carte, smuovere dal torpore più gente possibile. Poi io scrivo i testi, e qualcuno tra noi cinque ha una visione meno pessimista della mia. Ma io credo di essere pragmatico e realista”.In realtà non c’è solo pessimismo nelle canzoni dell’album.”Partendo dal fatto che dico cose non consolatorie e nette, è vero che qualcosa si può fare. Una cosa bella è l’attenzione alle micro azioni di premura per la natura, per evitare lo scempio che si sta perpetuando della natura, dei mari, degli animali.Nella dimensione micro che poi è legata alle comunità possiamo salvaguardare quello che si può ancora salvare, niente che possa impedire una deriva, ma qualcosa di premuroso per la natura e gli animali”. LEGGI TUTTO

  • in

    Non spazziamo via le foglie: riusiamole per un giardinaggio a rifiuti-zero

    Tempo di grandi pulizie? Mettete da parte scopa e rastrello insieme con l’italica passione per le aiuole perfettamente ordinate e leggete questo articolo. Una ricerca della Facoltà di Scienze dell’Università di Copenaghen pubblicata da Science Daily rivela che lasciando in giardino foglie e “rametti” senza portarli in discarica daremmo un grande contributo alla lotta al riscaldamento globale. Quelli che consideriamo rifiuti verdi, infatti, sono regali di natura che immagazzinano anidride carbonica, aiutano la biodiversità e ci fanno risparmiare. Vediamo come e perché valorizzare questi materiali, alla vigilia della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, dal 19 al 27 novembre. 

    “Circular gardening”: l’economia circolare entra in giardino

    Non buttare nel cestino foglie e rametti abbassa di parecchio il nostro impatto ambientale. Lo studio citato snocciola i dati della Danimarca, Paese che sta agendo seriamente per contenere le emissioni di gas serra, prevedendo il 70 per cento di riduzione entro il 2030. Qui, ogni anno cittadini e giardinieri conferiscono mille tonnellate di scarti verdi ai sistemi di smaltimento. “Le foglie sono piccole riserve di carbonio, costituite in gran parte dal gas CO2 che assorbono dall’aria. I minerali assorbiti dal suolo rappresentano meno del 5% di una foglia”, ha spiegato Per Gundersen, professore di ecologia forestale presso il Dipartimento di Geoscienze e Gestione delle Risorse Naturali dell’Università di Copenaghen. “Quando rami e foglie vengono bruciati per produrre energia o compostati, l’anidride carbonica in essi contenuta viene restituita all’atmosfera molto rapidamente. Mantenendoli in giardino, viceversa, il processo di decomposizione è notevolmente più lento. Ciò significa accumulare carbonio sotto forma di ramoscelli, rami secchi e foglie. Se tutti si impegnassero a gestire questi rifiuti nel proprio giardino, potremmo immagazzinare 600.000 tonnellate di CO2 l’anno”, afferma lo studioso. Una riduzione rilevante, che fa anche bene alle piante. Tenuto conto che le foglie impiegano da 3 a 6 mesi per iniziare a sbriciolarsi, i ramoscelli e i rami ci mettono da 2 a 5 anni e i tronchi da 10 a 20 anni, come utilizzarli?

    Il tutorial

    In casa o sul balcone: 10 trucchi per preparare le piante all’autunno

    di Gaetano Zoccali

    17 Settembre 2022

    Cadono tante foglie? Usiamole per fare la pacciamatura

    Il naturale destino delle foglie cadute è di venire accumulate dal vento sotto gli alberi e i cespugli, per tornare a nutrire le radici. Imitando la natura, utilizziamone uno strato spesso fino a 10 centimetri per coprire il terreno tra le piante perenni, intorno alle verdure dell’orto, vicino agli arbusti o sotto le siepi, predisponendo quella che in gergo tecnico si chiama pacciamatura naturale. Tale pratica ha diverse funzioni. La “coperta” di foglie protegge il suolo dal sole, favorendo lo sviluppo di microrganismi, funghi e batteri utili e conservando l’umidità; inoltre, impedisce la nascita delle erbe infestanti. Infine, la pacciamatura dà ospitalità a una miriade di insetti e protegge le radici dal gelo. “Le foglie dei tigli e dei frassini sono particolarmente adatte a scomparire rapidamente dai giardini. Quelle di quercia e alberi da frutto si disgregano più lentamente, il ché le rende ideali per l’isolamento del suolo intorno a bulbi o ortaggi”, esemplifica Gundersen. Sempreverdi come lecci, corbezzoli, Magnolia grandiflora, fotinia e lauri danno foglie ancor più resistenti, perfette per pacciamare le piante più sensibili al gelo, come dalie, calle, canne da fiore e gelsomini di Sicilia. Anche i resti della potatura delle siepi possono essere equiparati alle foglie. Le cimette di conifere come il cipresso leylandii o l’abete di Natale, così come gli aghi di pini e cedri, per esempio, sono perfetti sotto le azalee, i rododendri, le camelie e le ortensie, perché acidificano il terreno, andando incontro alle esigenze di questi fiori. E persino gli scarti delle verdure possono essere impiegati insieme con le foglie degli alberi per pacciamare l’orto, come suggerisce la permacultura. Con il tempo, questa pacciamatura si decompone, diventando concime (lo sfatticcio, da mescolare anche al terreno dei vasi). 

    No ai soffiatori, sì all’humus del terreno

    “Quando microrganismi, vermi e altri decompositori fanno la guerra alle foglie, una piccola parte di esse diventa humus, nome comune per il complicato materiale organico che impiega molto tempo a decomporsi ed è di grande importanza per la salute delle piante”, ha affermato il professor Gundersen. “Un alto contenuto di humus nel terriccio crea un terreno scuro che ha una buona struttura e trattiene bene acqua e sostanze nutritive, il che è importante se vogliamo che le nostre piante prosperino”. La vita ospitata tra le foglie in decomposizione e nei primi strati di suolo, insieme con l’humus costituiscono uno tra i maggiori serbatoi di carbonio organico. Bando, dunque, ai soffiatori, come ha auspicato la ministra dell’agricoltura tedesca Silvia Bender, già ministra dell’ambiente: “raccomando di non utilizzare questi dispositivi da parte dei privati e di impiegarli nel settore pubblico solo quando è indispensabile, perché oltre all’impatto negativo sulla biodiversità del suolo devono essere prese in considerazione le loro emissioni sonore (fino a 120 decibel, ndr) e perché oltre ai batteri del terreno, diffondono nell’aria anche i patogeni contenuti negli escrementi dei cani”. Affermazioni avallate da più studi. 

    Fare tesoro dei rami secchi con il cumulo e la “siepe morta”

    I rami più lunghi, ben ripuliti, possono diventare tutori per l’orto e per i fiori. Le ramaglie, invece, sono preziose per costruire il cumulo di rami, piccola struttura in auge nei frutteti inglesi, ora adottata anche in alcuni parchi italiani. Si tratta di costruire un mucchio di ramaglie di diverso spessore a forma di cupola, alternando fusti grossi e fini. Posizionato al piede di alberi e arbusti, il cumulo di rami serve per incrementare la biodiversità nei coltivi, nei boschi e nei giardini, perché vi trovano rifugio ricci, rospi, artropodi, bombi, lucertole, scriccioli e pettirossi, animali che peraltro tengono a bada i parassiti.

    Il tutorial

    Il birdgardening in balcone, per un giardinaggio amico degli uccelli

    di Gaetano Zoccali

    01 Ottobre 2022

    Per riutilizzare le ramaglie in maniera ancor più scenografica si può invece costruire una “dead hedge”, ovvero la “siepe morta”, barriera che al contrario del nome è un “catalizzatore di biodiversità” e funziona benissimo per tracciare i confini e come frangivento. Questa forma di recinzione risale al Medio Evo, quando doveva impedire a cervi e cinghiali di entrare nei parchi; oggi è utilizzata nei Paesi Nordici. Basta piantare in terra due file di paletti e poi riempire lo spazio tra essi di ramaglie. Qui l’esempio di come realizzare una siepe morta, a cura dei volontari del giardino condiviso San Faustino, a Milano.

    La seconda vita degli alberi

    È seccato un albero? Un tronco posto in orizzontale diventa subito una panchina in sintonia con l’ambiente. I primi a colonizzarne il legno saranno i coleotteri, scavando gallerie per deporre le uova. Le loro larve daranno cibo ai picchi e altri animali e i fori saranno colonizzati da api e vespe solitarie, ottimi impollinatori. Per accelerare il processo, facciamo dei fori orizzontali nel legno con un trapano. L’abbondanza di vita renderà il nostro verde molto più interessante ed ecologico. Sappiate, oltretutto, che la Royal Horticultural Society inglese, la più importante istituzione di ricerca in materia, ha appena raccomandato la massima attenzione alla sostenibilità ed ha istituito al suo interno la figura dell’ecologo senior che aiuterà a portare la natura nella vita delle persone trasformando i giardini in habitat. Basta mania di controllo, dunque: un verde più naturale è anche più alla moda. LEGGI TUTTO