18 Novembre 2022

Daily Archives

consigliato per te

  • in

    L’urlo degli studenti in corteo: “No al governo del merito”

    Sono vivi e scalcianti. E occupano di prima mattina ottanta città italiane, dalla capitale a Melfi. All’avversario storico – la scuola delle nozioni – aggiungono ora un nemico nuovo, e pure eletto: il governo del merito e della reazione. “Sì, Giuseppe Valditara è il miglior reazionario che un esecutivo di estrema destra potesse mettere alla guida del ministero dell’Istruzione”, dice Luca Ianniello, responsabile nazionale della Rete degli studenti medi, in pratica l’organizzatore del ritorno dei discenti italiani in piazza nel primo autunno senza mascherina.

    Centomila studenti nelle piazze d’Italia: “Contro il governo e la scuola delle nozioni”

    di Corrado Zunino

    18 Novembre 2022

    L’universitario Ianniello, che da tre stagioni studia Storia alla Sapienza di Roma, dice che il ministro in carica si è fatto le ossa costruendo la Legge Tremonti-Gelmini, un atto che nel 2008 tolse otto miliardi alla povera scuola, e che è venuto a finire il lavoro in prima persona: “Sì, questo governo ci spaventa, sull’istruzione non starà con le mani in mano”. Costruirà gli istituti di serie A e serie B, assicura, “e rivelerà che le belle parole sul merito, la linea di partenza uguale, le pari opportunità, in realtà sono servite solo a costruire un’istruzione per chi pensa, i ragazzi dei licei, e un’altra per chi dovrà lavorare, i ragazzi dei tecnici e dei professionali.

    Sono un po’ meno di centomila in marcia e qui a Roma sono partiti dal quartiere dei milionari, l’Aventino. Qualcuno con il colbacco dell’Armata rossa. Poi, sempre a Roma, si sono divisi: in testa è andato il gruppo che ha organizzato “il corteo del diciotto”, dietro, e con un largo vuoto a separare i due spezzoni, i collettivi di quindici istituti duri e militanti: “Non siamo servi del Pd”. Alla fine del corteo più lento del mondo, con chi era davanti a cercare di ricompattarlo e chi era dietro a sfarinarlo consapevolmente, il gesto di sfida davanti al ministero dell’Istruzione: Valditara non riceve la delegazione degli studenti e la delegazione non sale a incontrare il solito vice capo di gabinetto. “È sempre positivo che gli studenti esprimano idee e avanzino proposte, è uno degli elementi fondamentali delle società libere”, dirà Valditara, “sarò lieto di approfondire il dialogo con i rappresentanti democraticamente eletti degli studenti”. La Rete della conoscenza replicherà: “Noi pretendiamo di parlare con il ministro in persona. È inaccettabile che ci venga proposta una figura tecnica quando noi scendiamo in piazza con una proposta politica chiara”.

    “Scuola, ora decidiamo noi”, inizia l’autunno caldo degli studenti: domani manifestazione nazionale in 36 piazze

    di Viola Giannoli

    17 Novembre 2022

    A Napoli il corteo degli studenti si è fermato sotto l’Università Federico II denunciando il dipendente dell’ateneo accusato di violenza sessuale nei confronti di sei studentesse, quindi ha srotolato uno striscione contro il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e le sue politiche sull’immigrazione. A Bologna gli studenti si sono imbavagliati: “Ci hanno tolto la parola”. A Torino hanno tirato uova sui poliziotti.

    “Questo governo ha esordito con un decreto anti-rave che è, in realtà, un decreto contro la socialità di sinistra”, dice adesso Valeria, appena uscita dal Liceo Albertelli. “Ero a Scienze politiche quando ci sono state le cariche della polizia e vedo gesti sempre conseguenti. Nella scuola saranno classisti, lo vuole la gente che lo ha votato”. Dice Valeria che i cinque anni dell’Albertelli non l’hanno formata come cittadina, che partecipa ai Fridays dalla prima marcia ambientalista e che di professori illuminati ce ne sono pochi: “Ne ho avuto uno, in terza, di Storia, ma oggi la scuola è fatta di nozioni, che in gran parte si scordano, e valutazione”. Pietro, quinto e ultimo anno al Liceo Morgagni: “Dobbiamo uscire dalla lezione frontale ma non approdare a una scuola che serve solo a prepararti al lavoro”. E Giulio, già rappresentante del Liceo Machiavelli: “Questa scuola sta fallendo, siamo vicini al punto di rottura. Sono venuto in piazza non per saltare un venerdì di lezioni, ma per non saltarne mai più”. LEGGI TUTTO

  • in

    Cop27 verso la chiusura ma resta il nodo degli aiuti finanziari ai Paesi vulnerabili al rischio climatico

    SHARM EL-SHEIKH. Accelerazione improvvisa a Cop27, proprio mentre iniziano i tempi supplementari di una Conferenza sul clima che sarebbe dovuta terminare oggi: il controverso fondo per il Loss and damage si farà. Questa almeno è la valutazione di alcuni degli analisti che stanno seguendo le trattative qui a Sharm El Sheikh e che sono in continuo contatto con le delegazioni. 

    “Le tre proposte rimaste sul tavolo”, fa notare Jacopo Bencini, di Italian climate network, “prevedono tutte l’istituzione di un fondo per le perdite e i danni. Non c’è ancora accordo, ma pare si stia convergendo su una delle tre”. Se così fosse, sarebbe una clamorosa vittoria per la presidenza egiziana della Cop27 che aveva “imposto” il tema del Loss and damage nell’agenda di questa 27esima Conferenza Onu sul clima. Sarebbe, più in generale una vittoria per l’Africa e per i Paesi vulnerabili che da tempo chiedono ai Paesi “responsabili” dell’emergenza climatica di rimediare economicamente alle perdite e ai danni causati dagli eventi meteo estremi.
    The EU has presented a proposal that could see #COP27 agree to a #lossanddamage fund – targeted to the most vulnerable, reflecting the financial realities of 2022. It must go hand-in-hand with higher ambition on emissions reductions. Here’s what I told the press this morning ?? pic.twitter.com/PanBfwg8zh— Frans Timmermans (@TimmermansEU) November 18, 2022

    La prima delle tre proposte è quella con la quale il capo della delegazione europea Frans Timmermans aveva tentato di sparigliare le carte e rompere la situazione di stallo nella notte tra giovedì e venerdì: sì al fondo, a patto che sia dedicato solo ai “più vulnerabili”. Insomma, ok aiutare con questo strumento le piccole isole del Pacifico, ma non per esempio il Pakistan (dove le alluvioni estive hanno causato danni stimati in 30 miliardi di dollari). La preoccupazione dell’Europa, infatti, è che il Loss and damage, in assenza di criteri precisi sui possibili beneficiari, possa trasformarsi in un pozzo senza fondo. La proposta Ue inoltre prevede che nel testo finale di Cop27 si registri che, come suggerito dagli scienziati dell’Ipcc, il picco delle emissioni di gas serra vada raggiunto nel 2025. Irricevibile per la Cina.

    Il report Germanwatch

    Clima, nessun Paese sta rispettando i target per 1,5 gradi e l’Italia sta messa peggio degli altri

    di Luca Fraioli

    14 Novembre 2022

    La proposta di Pechino, insieme al G77 (gruppo di 134 Paesi in via di sviluppo), è invece quella di un fondo per il Loss and damage con finanziamenti a fondo perduto da parte dei Paesi industrializzati. Irricevibile da Ue e Usa per i motivi di cui sopra. 

    Ecco perché ad essere in pole position in queste ore sembra essere la proposta avanzata dalla Germania come presidente di turno del G7: un mix di strumenti finanziari per il Loss and damage, tra cui il fondo ma anche il Global shield against climate risks, una sorta di copertura assicurativa contro gli eventi meteo estremi, in cui Berlino ha già messo molti milioni di euro.

    Cop27

    Global Shield, uno scudo finanziario in aiuto ai Paesi vulnerabili al rischio climatico

    di Luca Fraioli

    14 Novembre 2022

    Se le sensazioni di queste ore fossero confermate dalle ultime trattative (c’è chi teme in realtà un prolungamento dei negoziati fino a domenica mattina) questa Cop si tradurrebbe in un grande successo diplomatico, oltre che dell’Egitto, anche della Germania, presente nelle ultime fasi dei negoziati con la sua ministra degli Esteri, la Verde Annalena Baerbock, e l’Inviata speciale per il clima Jennifer Morgan (ex direttrice di Greenpeace International). Grandi assenti gli Stati Uniti, guidati qui da John Kerry. Ma sapremo nelle prossime ore se hanno lavorato nell’ombra per raggiungere un accordo, dopo la ripresa del dialogo con i cinesi. LEGGI TUTTO

  • in

    La scelta animalista di Carlo III: “Niente foie gras sulle tavole reali”

    Basta con il foie gras sulle tavole di tutte le residenze reali britanniche. A decidere il bando alla prelibatezza che implica la crudeltà sulle oche è re Carlo III, pioniere di tante battaglie ambientaliste in patria come sulla scena internazionale. Il bando è stato decretato in risposta alla sollecitazioni di militanti anomalisti, che da tempo […] LEGGI TUTTO

  • in

    Con una Delorean nel mondo del 2050

    Nel 1985 debuttò un film che diventò rapidamente uno dei classici più amati della storia del cinema. Quel film, diretto da Robert Zemeckis, ha come protagonisti uno scienziato decisamente eccentrico, Emmett Brown, anche noto come Doc, e un suo amico molto più giovane, Marty McFly, alle prese con un tipo di viaggio molto diverso da quelli che abbiamo compiuto noi, almeno finora.Doc e McFly, infatti, viaggiano a bordo di una strana automobile, una Delorean appositamente modificata da Brown, che non serve per spostarsi nello spazio, ma per viaggiare nel tempo.

    Il titolo del film, lo avrete capito, è “Ritorno al futuro”.In questo momento, noi umani non siamo diretti verso il futuro. Se non conteniamo l’aumento delle temperature medie del nostro pianeta, se non arriviamo a un netto zero delle emissioni di gas serra, non ci sarà futuro per noi su questo pianeta.Dobbiamo ridurre in modo drastico le emissioni di CO2, dobbiamo decarbonizzare la nostra vita, i nostri sistemi produttivi, le nostre economie. La crisi climatica è, insomma, una straordinaria possibilità di mettere radicalmente in discussione il sistema che ci ha portati fin qui.È questa messa in discussione radicale, è lo sperimentare nuove soluzioni, dare spazio a nuove abitudini, a nuove idee, a un rinnovamento personale e collettivo che permetterà anche a noi, come a Doc e a Marty McFly, di tornare al futuro.Vi propongo allora di salire a bordo della Delorean e di venire con me a fare un giro nel 2050.Rumore di sportello che si apre, uccellini che cinguettanoIn giro ci sono poche auto, la maggior parte delle persone si sposta in bicicletta, anche i bambini! Con meno automobili in giro, infatti, le strade sono sicure, e per strada c’è molto più  spazio per giocare.La città è verde, perché riducendo il numero di auto, è stato possibile piantare più alberi nelle strade, che contribuiscono ad attutire i rumori e a tenere fresche le strade anche d’estate.Le poche auto e i mezzi pubblici che vedo in giro sono tutti elettrici.Entro in un supermercato, è bellissimo! Quasi tutto è venduto alla spina: le bottiglie di vetro vengono riciclate sul posto e le confezioni usa e getta in plastica non esistono più.La transizione energetica è ancora in corso, e lo sarà sempre: con i progressi della scienza e della tecnologia, i modi puliti di produrre energia diventano sempre più efficienti, e la produzione di energia è sempre meno centralizzata e sempre più capillare: molti condomini e molte piccole aziende sono completamente indipendenti in termini di energia. Attraverso pannelli fotovoltaici di ultima generazione e mini eolico producono l’energia di cui hanno bisogno e reimmettono l’energia in eccesso sulla rete comune a beneficio della popolazione residente intorno all’impianto.In questo modo, già da molti anni i costi dell’energia si sono abbassati, e l’energia è diventata un diritto per tutti, anche per i milioni di persone che non ci avevano mai avuto accesso.Le centrali a carbone sono state chiuse diversi anni fa, e rimpiazzate con impianti che producono energia senza l’emissione di gas serra.Nel 2022, tutto questo sembrava impossibile. Mi chiedo come siamo riusciti a compiere una trasformazione così radicale e decido di entrare in una libreria per informarmi. Come il supermercato, la libreria è bellissima e molto diversa da quello che ricordavo. Assomiglia di più a una galleria d’arte, le copertine dei libri sono esposte su grandi schermi digitali, sui quali si può vedere un trailer del libro, come fosse un film. Ci sono anche dei libri cartacei, ma la maggior parte dei libri si acquistano utilizzando un lettore digitale e inquadrando un QR code. Una libraia gentilissima mi dice che i libri sono oggetti pesanti e che spostarli da una parte all’altra generava troppe emissioni. Mi dice anche che moltissimi libri dopo essere stati stampati, se non erano venduti venivano mandati al macero, e che un pezzo importantissimo della transizione verde è stato quello di ridurre gli sprechi il più possibile.Nel libro che la libraia mi consiglia scopro che ci sono due elementi che hanno reso possibile il raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero. Il primo è l’elettrificazione: siamo riusciti a elettrificare i nostri consumi. Non usiamo più combustibili fossili per le nostre auto, o per i nostri sistemi di riscaldamento, o per le nostre cucine. Elettrificando le nostre reti siamo riusciti a usare le energie rinnovabili per coprire un pezzo enorme del nostro fabbisogno energetico. Il secondo è la decentralizzazione. In passato, l’energia veniva prodotta solo nelle centrali e distribuita nella rete. Oggi, nel 2050, la produzione di energia avviene in modo molto più distribuito e la messa in rete dei sistemi che producono energia serve per ottimizzare l’efficienza del sistema e assicurarsi che non ci siano sprechi né momenti di blackout.Per questo vedo pannelli fotovoltaici sui tetti dei condomini, e mini pale eoliche sul profilo di quel grattacielo! Tra le nuvole sta passando un aereo. È un aereo elettrico ad energia solare. Sembrava impossibile, ma l’accelerazione della ricerca sulle batterie ha reso possibile persino decarbonizzare l’aviazione. Le persone che vedo girare per le strade non stanno correndo verso l’impegno successivo. Tutti lavorano, ma lavorano meno. Da quando noi umani abbiamo capito che non si può crescere infinitamente e che spingere le persone a comprare più di quello di cui hanno bisogno ha un impatto negativo sulle loro vite e sulla natura, produrre incessantemente non è più necessario. Le persone hanno più tempo di leggere, di fare sport, di frequentare le persone care e di stare nella natura.Rumore di antifurto della macchina che si disattiva.Il mio tempo nel futuro è scaduto. Devo tornare nel 2022, c’è molto lavoro da fare per far sì che nel 2050 il mondo sia questo, e non un posto inospitale, piagato da eventi climatici estremi e da tutta la sofferenza che questi comportano nella vita di tante persone. Partenza Delorean, arrivo nel presente Che effetto mi fa la città piena di auto puzzolenti, e la frutta nelle vaschette di plastica coperte di cellophane in quel negozio all’angolo. Mentre torno a casa, per riposarmi al termine di questo viaggio penso che se c’è una cosa in cui siamo davvero bravi… beh, quella cosa è cambiare. Cambiare noi stessi, e cambiare l’ambiente che ci circonda. Noi umani, infatti, dal momento in cui siamo apparsi su questo Pianeta, siamo la specie che più di qualsiasi altra è riuscita a cambiare la vita sulla Terra.E se i cambiamenti che abbiamo messo in moto, senza troppa consapevolezza, hanno generato profondi squilibri, questo vuol dire che adesso abbiamo nelle nostre mani il potere di cambiare il corso della Storia e assicurare a noi e agli altri esseri viventi una vita lunga e felice nel posto meraviglioso in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere.Ciascuno di noi può dare un contributo importante alla decarbonizzazione.Guidare un’auto elettrica, invece che a benzina, avere una cucina o un sistema di riscaldamento elettrificato invece che a gas, installare i pannelli fotovoltaici sul tetto di casa per rendere la propria abitazione o le proprie comunità il più possibile autosufficienti dal punto di vista energetico, non solo aiuta il Pianeta, ma è anche un modo molto efficace di promuovere la pace.La scarsa disponibilità di combustibili fossili e la loro presenza solo in alcuni Paesi, infatti, negli anni ha generato una enorme quantità di conflitti e generato terribili violenze.Non tutti i settori possono essere elettrificati. E questa è una delle ragioni per cui l’idrogeno è così importante.Quella di cui abbiamo bisogno è una vera e propria rivoluzione, un cambiamento di prospettiva su cosa voglia dire per noi umani “stare al mondo”,  e la battaglia campale di questa rivoluzione si svolge in realtà in un luogo piccolissimo: la nostra testa.La sfida che stiamo affrontando è epocale, e – se non cambiamo le nostre abitudini – non abbiamo bisogno di una macchina del tempo per scoprire che il futuro che ci aspetta non è roseo, perché quel futuro è già qui.Le alluvioni, gli incendi, le guerre, l’aumento vertiginoso dei costi dell’energia… gli eventi estremi che stanno già mettendo alla prova molti dei nostri Paesi sono sotto gli occhi di tutti, e purtroppo sono già realtà per moltissimi di noi.Ridurre drasticamente le emissioni di CO2 nell’atmosfera è un obiettivo che ci accomuna tutti, e correggere gli errori di valutazione che abbiamo fatto in passato porterà beneficio a tutti noi permettendoci di prosperare in una nuova realtà: quella, pacifica e sostenibile, del 22 novembre 2050.Se, nel 1825, avessimo descritto il mondo in cui viviamo oggi all’accenditore di lampioni, ci avrebbe preso per pazzi.Se gli avessimo detto che i lampioni si sarebbero accesi da soli non solo a Parigi, ma in tutto il mondo, forse non ci avrebbe creduto.Se gli avessimo detto che avrebbe avuto il riscaldamento in casa, la televisione, se gli avessimo detto che avrebbe potuto mandare una lettera dall’altra parte del mondo e farla arrivare in meno di un secondo… avrebbe pensato che stavamo scherzando.E se gli avessimo detto che in un giorno troppo lontano due esseri umani avrebbero messo piede sulla luna?Non dobbiamo avere paura di fare cose difficili.Ne abbiamo fatte tante.Questa è la più difficile di tutte forse, ed è per questo che richiede il contributo di tutti noi.

    Francesca CavalloScrittrice, imprenditrice e attivista.  Nel 2017 ha vinto il Libro d’oro con “Storie della buonanotte per bambine ribelli”. Il suo ultimo libro si intitola “Ho un fuoco nel cassetto”. Le sue opere, tradotte in oltre 50 Paesi, hanno venduto oltre 6 milioni di copie LEGGI TUTTO

  • in

    Centomila studenti nelle piazze d'Italia: “Contro il governo e la scuola delle nozioni”

    ROMA – A Roma si parte dal quartiere dei milionari – l’Aventino – con il colbacco dell’Armata rossa. Poi ci si divide: in testa il gruppo che ha organizzato “il corteo del diciotto”, la Rete degli studenti medi, dietro, e con un largo vuoto a separare gli spezzoni, i collettivi di quindici istituti autodefiniti duri e militanti: “Non siamo servi del Pd”. Alla fine il beau geste davanti al ministero dell’Istruzione: la delegazione non sale a incontrare il solito funzionario. A Napoli ci si ferma sotto l’Università Federico II, per denunciare l’adulto dipendente dell’ateneo accusato di violenza sessuale nei confronti di sei studentesse, e si srotola uno striscione contro il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e le sue politiche sull’immigrazione. A Bologna ci si imbavaglia e benda, “ci hanno tolto la parola”. 

    Sono tornati a manifestare gli studenti italiani, anche a Genova, dove non credono “a quella buffonata del merito”, e a Bari, dove la questione da sempre è il servizio di trasporto. Si manifesta in ottanta città grandi-medie-piccole. A Cuneo, a Terni e L’Aquila, a Reggio Calabria, a Melfi. Dicono che in tutto erano centomila, a partire dai duemila di Roma. Erano abbastanza, per un esordio nel primo vero autunno senza Covid. E promettono di crescere: “Questo governo ha esordito con un deceto anti-rave che è, in realtà, un decreto contro la socialità di sinistra”. E’ davvero quello l’avversario, l’esecutivo Meloni, “e sarà duro perché ha il voto degli italiani e non starà con le mani in mano”.

    Palermo, studenti in corteo contro il governo Meloni: “Vuole bloccare l’opposizione sociale”

    di Claudia Brunetto

    18 Novembre 2022

    Centomila, quasi, e tra i mille di Torino c’è chi tira uova piene di vernice rossa contro il Palazzo della Regione Piemonte, in Piazza Castello, ente governato dal centrodestra. E poi contro la sede dell’Ufficio scolastico regionale, in Corso Vittorio Emanuele. Ci rimettono, in entrambi i casi, i poliziotti.

    L’alternanza scuola lavoro sono mani rosso sangue, ancora a Napoli, mentre il tema a Perugia è la grave crisi abitativa che fa trovare alloggi agli universitari solo a prezzi strangolanti. “Non è arrivata alcuna risposta concreta dalla Regione”, dice Margherita Esposito della Sinistra universitaria-Udu di Perugia.

    Luca Ianniello, coordinatore Rete studenti medi e dell’Udu, spiega perché gli studenti hanno paura del Governo Meloni: “Hanno messo al ministero dell’Istruzione il migliore e più preparato reazionario che avevano a disposizione, Giuseppe Valditara. Questi dirigenti attaccheranno la scuola mentre lasceranno stare l’università”.

    Studenti a Napoli inscenano la morte per carovita davanti a una banca (ansa) LEGGI TUTTO

  • in

    I primi dieci mesi del 2022 già da record per i fenomeni meteo estremi: +27%

    Nei primi dieci mesi del 2022 sono stati 254 i fenomeni meteorologici estremi in Italia, il 27% in più di quelli dell’intero 2021. Negli ultimi 13 anni, sono stati 1.503, con 780 comuni colpiti e 279 vittime. Tra le regioni più colpite: Sicilia (175 eventi), Lombardia (166), Lazio (136), Puglia (112), Emilia-Romagna (111), Toscana (107) […] LEGGI TUTTO

  • in

    Mediterraneo sempre più caldo, a luglio 2 gradi in più in media nel Mar Ligure

    I sensori posizionati quest’estate da Greenpeace Italia a Portofino e sul versante settentrionale dell’Isola d’Elba hanno registrato un’anomalia termica, positiva di circa 2 gradi centigradi, con temperature superficiali che hanno raggiunto, e in alcuni casi superato, i 27 gradi in entrambe le stazioni e quindi, verosimilmente, in tutto il Mar Ligure. È quanto emerge dai dati preliminari raccolti dall’organizzazione ambientalista nell’ambito del progetto Mare Caldo, una rete di monitoraggio attiva in dieci Aree Marine Protette italiane e all’Isola d’Elba, in collaborazione con il DiSTAV dell’Università di Genova e ElbaTech.

    I dati raccolti nel Mar Ligure evidenziano un significativo assorbimento di calore nei mesi di luglio e agosto con una notevole stratificazione della colonna d’acqua. Nei mesi successivi, il calore si è distribuito più in profondità, con temperature che tra 30 e 40 metri hanno raggiunto i 22 gradi Centigradi (Isola d’Elba) fino a ottobre. Un segnale allarmante ma evidentemente ignorato dal nostro governo, che invece di proteggere l’ambiente e le persone dai cambiamenti climatici ha deciso di incentivare le trivellazioni, anche in mare, e l’uso di gas fossile.

    Cambiamenti climatici

    La calda estate italiana: mare a 30 °C come ai Caraibi

    di Fiammetta Cupellaro

    03 Agosto 2022

    Il rapido riscaldamento della temperatura del mare ha portato a una veloce stratificazione delle masse d’acqua superficiali fino a 15 metri di profondità, che si sono mantenute ben separate dalle acque più profonde, dove sono state registrate temperature inferiori alla norma. Nei mesi successivi il calore assorbito dagli strati superficiali si è distribuito nella colonna d’acqua. In particolare, nella stazione all’Isola d’Elba per tutto il mese di ottobre sono state registrate temperature anomale di 21-22 gradi centigradi fino a 40 metri di profondità.

    «Quanto rivelano questi dati preliminari non è certo una buona notizia per il Santuario dei Cetacei del Mar Ligure. Una stratificazione eccessiva delle acque può ridurre la produttività del mare, mentre temperature anomale hanno effetti negativi sugli organismi marini dei fondali che, purtroppo, abbiamo già cominciato a vedere», dichiara Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.

    Longform

    In viaggio per salvare zifi, capodogli e delfini

    dalla nostra inviata Cristina Nadotti

    30 Luglio 2022

    I precedenti monitoraggi eseguiti nell’ambito del progetto Mare Caldo avevano già mostrato impatti evidenti causati dalle temperature elevate degli ultimi anni. Oltre alla continua espansione delle specie aliene, o comunque adatte a temperature più elevate (come, ad esempio, il pesce pappagallo del Mediterraneo, ormai è presente anche nella costa settentrionale dell’Isola d’Elba), si registrano fenomeni di necrosi e mortalità di organismi che vivono sui fondali, come le gorgonie e le spugne.

    Si osservano inoltre eventi di sbiancamento di altri organismi ospitanti alghe simbionti che vengono espulse, come succede alle scogliere coralline tropicali in condizioni di stress. Infine, nel corso degli ultimi monitoraggi è sempre più evidente la desolante situazione del grande mollusco bivalve Pinna nobilis – sterminato da agenti patogeni che probabilmente si sono diffusi a causa delle temperature elevate – ormai assente da ampi tratti dei nostri fondali.

    Biodiversità

    Con 200 nuovi pesci il Mediterraneo è il mare più colonizzato dalle specie invasive

    di Cristina Nadotti

    03 Settembre 2022

    «Le ondate di calore registrate quest’anno da molte delle stazioni aderenti al progetto sono della stessa entità di quanto avvenuto nella famosa estate calda del 2003, a cui sono seguiti eventi di mortalità di massa di moltissimi organismi marini vulnerabili allo stress termico», dichiara Monica Montefalcone, responsabile del progetto Mare Caldo per il DiSTAV dell’Università di Genova. «Ci sono già arrivate diverse segnalazioni di nuovi eventi di mortalità di massa da varie zone del Mediterraneo e questo, purtroppo, ci fa presagire che nei prossimi mesi si osserverà un impatto significativo sugli ecosistemi marini».

    Il progetto Mare caldo è iniziato a fine 2019 con una stazione pilota installata da Greenpeace Italia nel mare dell’Isola d’Elba. Al monitoraggio oggi aderiscono altre dieci Aree Marine Protette: Portofino e Cinque Terre in Liguria; Capo Carbonara, Tavolara-Punta Coda Cavallo e Isola dell’Asinara in Sardegna; Isole di Ventotene e Santo Stefano nel Lazio; Plemmirio in Sicilia; Torre Guaceto e Isole Tremiti in Puglia; Miramare in Friuli-Venezia Giulia. LEGGI TUTTO