16 Novembre 2022

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    Il ritorno di Lula, acclamato a Cop27: “La sicurezza climatica dipende dall'Amazzonia”

    SHARM EL-SHEIKH. “Il mondo aveva saudade, nostalgia, del Brasile. Beh, il Brasile è tornato”. In una Cop rimasta orfana di Greta Thunberg e di stelle dello showbusiness come Leonardo DiCaprio, l’unica vera star è un uomo di 77anni accolto da cori da stadio: olee, olee, olee, Lula, Lula… 

    Luiz Inácio Lula da Silva ha visitato la Conferenza Onu sul clima da “osservatore”, dovendo attendere il prossimo gennaio per entrare ufficialmente in carica come nuovo presidente del Brasile, dopo la vittoria al ballottaggio contro Jair Bolsonaro dello scorso 30 ottobre. Ma in qualunque padiglione si sia fermato ha trovato ad attenderlo selve di telecamere e folle di curiosi-ammiratori. “È l’unico leader politico a cui sia stata mai riservata una accoglienza del genere in una Cop”, confessa un funzionario che di Conferenze sul clima ne ha viste parecchie.

    Le polemiche

    Dall’acqua ai jet privati: la Cop27 delle contraddizioni tra diritti negati e prezzi alle stelle

    di Giacomo Talignani

    09 Novembre 2022

    E Lula in effetti non ha deluso le attese degli attivisti, che gli hanno perdonato perfino la gaffe di essere arrivato in Egitto a bordo del jet privato del suo amico imprenditore José Seripieri Junior. Nel tardo pomeriggio, in una sala affollatissima e con centinaia di persone rimaste fuori, ha preso la parola per esporre la visione climatica del “suo” Brasile: “Fermeremo la deforestazione dell’Amazzonia, che negli anni di Bolsonaro è cresciuta del 73%. E puniremo severamente tutte le attività illegali, da quelle agricole a quelle minerarie, che mettono a rischio la foresta pluviale”.
    Non solo: ha candidato ufficialmente il Brasile a ospitare la Cop30, quella che si terrà nel 2025. Data più che simbolica: dieci anni dagli Accordi di Parigi. “Proporrò all’Onu di farla proprio in Amazzonia, così che tutti i partecipanti possano rendersi conto di quanto sia importante questa parte di mondo”. Ha annunciato la nascita di un ministero dei Popoli indigeni, “perché possano essere protagonisti della loro stessa salvezza”. Non ha risparmiato fendenti al predecessore (ancora in carica) Bolsonaro e al suo negazionismo climatico: “Un governo disastroso che ha devastato l’ambiente”. Ma ha criticato anche i Paesi ricchi che non mantengono le promesse sul clima. “Nel 2024 il Brasile avrà la presidenza del G20”, ricorda. “Sarà l’occasione per ribadire ai Grandi che non si possono prendere impegni e poi disattenderli, come stanno facendo con i 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020 al 2025 che avrebbero dovuto dare ai Paesi in via di sviluppo”. 

    Nelle ore precedenti, a dispetto del suo ruolo di “osservatore”, Lula era stato ricevuto dai protagonisti principali della Cop27, a cominciare dall’Inviato speciale americano per il clima John Kerry e dal plenipotenziario di Pechino Xie Zhenhua. Kerry si è detto sicuro che Lula produrrà una svolta nell’approccio del Brasile all’ambiente. E dunque anche nei negoziati in corso a Sharm El-Sheikh. Che oltre al “ritorno” del Brasile, nelle ultime ore hanno registrato altri due eventi positivi: la ripresa del dialogo sul clima tra Pechino e Washington e una incoraggiante dichiarazione finale dal G20 di Bali.

    L’analisi

    Gli effetti del G20 di Bali sul clima

    di Luca Fraioli

    16 Novembre 2022

    Di sicuro Lula ha dato la linea sul loss and damage, tema cruciale a Sharm: i Paesi vulnerabili agli eventi meteo estremi chiedono che i Paesi ricchi creino un fondo per rimediare a eventuali “perdite e danni” provocati dai cambiamenti climatici. “Un accordo sul loss and damage serve e con urgenza”, ha detto il presidente eletto. Infine, un attacco all’attuale struttura dell’Onu. “Le Nazioni unite riflettono il mondo com’era alla fine della Seconda guerra mondiale, con i vincitori che siedono nel Consiglio di sicurezza e decidono. Da allora il mondo è cambiato e occorre una nuova governance: se c’è una emergenza che sta lì a dimostrarlo è proprio quella climatica”. LEGGI TUTTO

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    A Sinergy Flow, la startup delle batterie, nuovo round da 1,8 milioni di euro

    Sinergy Flow, la compagnia nata in seno a PoliHub che sviluppa batterie di nuova generazione, ha concluso un altro round di investimenti stavolta da 1,8 milioni di euro guidato dal gestore di venture capital italo-francese 360 Capital. Al round, oltre al Politecnico di Milano, ha partecipato anche Tech4Planet, il Polo Nazionale di Trasferimento Tecnologico per […] LEGGI TUTTO

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    Hera e McDonald’s rilanciano sulla sostenibilità

    Migliorare la raccolta differenziata di carta e organico, sensibilizzare i clienti e promuovere la pratica del riciclo in tutti i ristoranti McDonald’s. Sono le basi dell’accordo tra la catena della ristorazione e Hera, una delle maggiori multiutility italiane con oltre 9mila dipendenti al servizio di circa 5 milioni di cittadini localizzati prevalentemente in Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Toscana e Abruzzo. Si tratta del primo operatore a livello nazionale nella filiera ambiente, con un parco impiantistico all’avanguardia di un centinaio di strutture in grado di trattare ogni tipologia di rifiuto. Ne abbiamo parlato con l’amministratore delegato Orazio Iacono.

    Le priorità sono riciclare di più e consumare meno. Quali sono gli spazi per agire su questi due filoni?

    “Comincerei col dire che il cambio di paradigma nella direzione di un’economia circolare impone la definizione di nuovi modelli di produzione e consumo, la ricerca di soluzioni per il massimo recupero possibile di materia ed energia, per cambiare significato alla parola rifiuto. Le sfide che abbiamo davanti a noi richiedono, infatti, una sempre maggiore valorizzazione di quelli che fino a ieri chiamavamo rifiuti e che invece, oggi, devono essere sempre più visti come risorse: opportunità per consumare meno materie prime e per creare e sostenere un’industria del recupero efficiente che contribuisca al benessere e alla prosperità delle nostre comunità”.

    Nel vostro caso questo ragionamento cosa comporta?

    “Per Hera, l’economia circolare è uno dei tre driver per la creazione di valore condiviso che fa parte dello scopo sociale dell’impresa, così come indicato nel nostro statuto. Chiudere il cerchio è una logica che applichiamo in modo trasversale a tutti i nostri business, un fronte sul quale operiamo anche per rigenerare le risorse naturali e promuovere un loro più efficace utilizzo”.

    Avete recentemente pubblicato la tredicesima edizione del report “Sulle tracce dei rifiuti” per raccontare i tanti volti della raccolta differenziata. Di cosa si tratta?

    “È un report tematico che rendiconta il viaggio con cui i rifiuti differenziati dai cittadini tornano a nuova vita sotto forma di materia riciclata o energia. Tracciando il percorso dei rifiuti urbani desideriamo, quindi, valorizzare l’impegno quotidiano dei cittadini per l’economia circolare. Nel 2021, in particolare, la raccolta differenziata del territorio servito da Hera si è attestata al 65,3%, corrispondente a 316 kg di rifiuti per abitante. Più in dettaglio, rispetto al 91% della differenziata avviata a recupero, l’84% è stato riciclato mentre il 7% è stato convertito in energia. Il riciclo complessivo dei rifiuti (calcolato dunque tenendo conto di rifiuti differenziati e indifferenziati) è arrivato al 57%, anticipando e superando l’obiettivo europeo al 2025, fissato al 55%. Per noi il coinvolgimento dei cittadini è da sempre un impegno fondamentale, perché è solo muovendoci in squadra che possiamo migliorare ulteriormente gli ottimi risultati già raggiunti. La strada è quella giusta, e gli obiettivi europei superati con largo anticipo lo dimostrano chiaramente”.

    Il messaggio è che ciascuno di noi può scegliere ogni giorno di fare la cosa giusta.

    “Esatto. Dai rifiuti organici correttamente separati è possibile ricavare biometano, un biocarburante rinnovabile al 100% e a basso impatto ambientale. I rifiuti organici differenziati nelle case e nelle aziende che collaborano con noi tornano, infatti, al servizio della comunità sotto forma di gas rinnovabile che, immesso in rete, alimenta il trasporto cittadino pubblico e privato, aiutando quindi un settore sempre più esposto al tema delle emissioni di anidride carbonica. Dal riciclo di carta, plastica e vetro si ottengono materie prime seconde di qualità, che possono utilizzate per produrre nuovi beni senza ulteriori consumi, e così via. I piccoli gesti del quotidiano sono indispensabili per alimentare l’economia circolare”.

    Tornando a voi, che ruolo giocano le partnership con altri soggetti?

    “Partiamo dalla constatazione che, di fronte ai cambiamenti economici, ambientali e sociali in atto, diventa sempre più importante anche per le aziende unire le forze su obiettivi comuni. È quindi un gioco di squadra tra realtà anche apparentemente molto distanti nelle loro attività quotidiane che devono e possono trovare un terreno comune per portare avanti insieme questo importante cambiamento, perché ciascuno deve fare la propria parte nella salvaguardia delle risorse del Pianeta, l’azione della singola impresa non basta”.

    In coca consiste l’accordo con McDonald’s?

    “E’ stata la prima intesa riguardante un progetto pilota di sostenibilità ambientale firmato dal gruppo Hera ed è attivo dal gennaio 2020. La collaborazione mira alla riduzione della quantità di rifiuti e al miglioramento della qualità della raccolta differenziata in 30 ristoranti dell’insegna in Emilia-Romagna per una media di quasi 49 mila clienti McDonald’s al giorno. L’obiettivo è chiudere il cerchio massimizzando le quantità di rifiuti avviati a riciclo, potenziando la raccolta differenziata dei rifiuti riciclabili come carta e organico, attuando un monitoraggio che valuti la quantità ma soprattutto la qualità dei rifiuti prodotti, puntando alla riduzione dei quantitativi complessivi prodotti, in particolare della plastica”.

    Ci sono nuovi step in vista?

    “L’obiettivo è continuare a massimizzare le quantità di rifiuti avviati a riciclo, riducendo al contempo i quantitativi complessivi prodotti, in particolare di plastica, e mantenendo alta l’attenzione verso temi importanti per entrambe le realtà, come la lotta al littering. Aziende come le nostre hanno il dovere di dare l’esempio soprattutto alle generazioni future, ed è quello che facciamo. I giovani, che sono anche uno dei target principali degli store Mc Donald’s, devono capire che anche i piccoli gesti quotidiani sono indispensabili per alimentare l’economia circolare”. LEGGI TUTTO

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    Gli effetti del G20 di Bali sul clima

    SHARM EL-SHEIKH. La eco del G20 di Bali rimbalza fino a Sharm El-Sheikh e rimette in moto una trattativa sul clima che sembrava essersi arenata di fronte a una serie di veti incrociati, a tre giorni dalla chiusura della 27esima conferenza sul clima delle Nazioni Unite. La dichiarazione finale dei 20 Grandi riuniti in Indonesia ha colto di sorpresa persino i più ottimisti tra gli sherpa impegnati sui tavoli negoziali della Cop27. A cominciare dal riconoscimento che la crisi energetica dovuta ai combustibili fossili attanaglia il mondo.Come conseguenza i leader del G20 hanno dato mandato ai loro ministri presenti a Sharm El-Sheikh di “aumentare urgentemente l’ambizione di mitigazione e adattamento”, ma anche in materia di finanza climatica e loss and damage, perdite e danni. Il G20 ha poi ribadito la necessità di rimettere mano ai piani climatici per il 2030 per allinearli all’accordo di Parigi, visto che quelli attualmente adottati ci mettono sulla buona strada per 2,4°C entro il 2100, anziché gli 1,5 gradi stabiliti a Parigi.Proprio questa mattina un gruppo di giovani attivisti aveva protestato all’interno della Cop27 per difendere l’obiettivo degli 1,5 gradi, che ormai sembrava essere relegato al libro dei sogni dalla maggior parte delle delegazioni. Da Bali invece arriva una indicazione precisa: i leader del G20 hanno riaffermato il loro impegno per il limite di 1,5°C, riconoscendo che gli impatti climatici saranno tanto inferiori quanto più l’aumento della temperatura media verrà mantenuto entro tale limite. Quindi “hanno deciso di proseguire gli sforzi per” riuscirci. E questo dovrebbe chiudere definitivamente il dibattito.Da Bali de profundis, almeno a parole, anche per i combustibili fossili. I leader G20 riconoscono che l’insicurezza e la volatilità dei combustibili fossili, gas in primis, sta provocando un forte impatto su famiglie e imprese e che quindi la soluzione consiste nell’accelerare la transizione verso un’energia pulita e sicura. Dunque la strada è segnata: energie rinnovabili ed efficienza energetica.Può festeggiare anche Mia Mottley, la premier delle Barbados che a Cop27, sostenuta dalla Francia, aveva proposto la cosiddetta Agenda Bridgetown per riformare la finanza climatica, in modo da evitare l’indebitamento dei Paesi vulnerabili: il G20 ha infatti chiesto alle banche multilaterali di sviluppo di fare un passo avanti, proprio sulla scia dell’iniziativa Bridgetown, affermando che la revisione indipendente del G20 sulle loro pratiche di prestito verrà aggiornata entro la primavera del 2023.Insomma, da Bali, anche sul clima, arriva un incoraggiamento a chi crede nel multilateralismo, nel sedersi intorno a un tavolo, anche se si è in 198 (come nel caso di Cop27), per cercare una soluzione che metta d’accordo tutti. Diciannove dei Paesi del G20 hanno ribadito che questa non può essere un’era in cui i conflitti si risolvono con la guerra. E si rivolgevano chiaramente al 20esimo membro del club, la Russia di Putin.Le prossime ore ci diranno se l’accordo dei leader in Indonesia produrrà risultati in corso al centro congressi di Sharm El-Sheikh. LEGGI TUTTO

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    Più anidride carbonica significa anche più detriti spaziali e collisioni con i satelliti

    Nel film “Gravity”, con George Clooney e Sandra Bullock, una catena di eventi catastrofici genera un’ondata di detriti spaziali capace di danneggiare qualsiasi cosa, persino disintegrare lo Space Shuttle. Causa-effetto. Ebbene, vale anche per l’aumento di anidride carbonica, che secondo gli esiti della ricerca di un gruppo di scienziati del British Antarctic Survey sta influendo sull’accumulo di detriti spaziali, nonché sull’aumento di rischi di collisioni con i satelliti.

    OSSERVATORIO CLIMA – Visto dall’estero

    Così il clima alimenta i rifiuti spaziali

    di Roberto Battiston

    20 Luglio 2021

    Esattamente dal primo gennaio 2017 presso diverse basi antartiche, fra cui l’Halley VI Research Station, si sta valutando come il cambiamento climatico stia incidendo sull’alta atmosfera e tutti i conseguenti effetti collaterali negativi sulle attività spaziali.

    Il cuore del problema

    L’incremento della dell’anidride carbonica (CO2), il principale gas serra, contribuisce al calo della densità dell’aria nella zona più alta dell’atmosfera, tra i 90 e 500 km di altezza. Con la riduzione di questo parametro si produce, secondo gli scienziati, un conseguente rallentamento del processo di rientro dei detriti. Normalmente, infatti, i frammenti deorbiterebbero nell’atmosfera bruciando e disintegrandosi per l’attrito. Invece, come scoperto già nei primi anni dello studio, adesso stazionano più a lungo. E la prospettiva futura è ancora più preoccupante, come conferma la prima proiezione realistica su cosa avverrà nei prossimi 50 anni nella zona più alta dell’atmosfera, pubblicata di recente sulla rivista Geophysical Research Letters.

    Rifiuti

    Microplastiche nell’atmosfera, ecco gli effetti sul clima

    di Anna Lisa Bonfranceschi

    20 Ottobre 2021

    Lo scenario si complica

    L’industria satellitare è in costante crescita poiché i servizi di navigazione, comunicazione e osservazione sono sempre più diffusi e riguardano ogni ambito. A marzo 2021 sono stati stimati circa 5mila satelliti – tra attivi e defunti – posizionati in orbita bassa, ma il dato più eclatante è che due anni prima erano il 50% in meno. E nel prossimo decennio aumenteranno di altre migliaia di unità. Avviene anche una sorta di avvicendamento satellitare, ma quelli dismessi dovrebbero deorbitare in massimo 25 anni, secondo Inter-Agency Space Debris Coordination Committee. Il problema è che il cambiamento di densità atmosferica “introdurrà errori nella pianificazione e nei calcoli.”, come spiegano gli esperti. In pratica gli oggetti sono destinati a rimanere più a lungo in orbita e incrementare i rischi di collisione. 

    Spazio

    Lo zoom dei satelliti sui Paesi per fare rispettare gli accordi sul clima

    di Matteo Marini

    09 Dicembre 2021

    Ingrid Cnossen, ricercatrice del Natural Environment Research Council presso il British Antarctic Survey, ha confrontato le sue proiezioni al 2070 con gli ultimi cinquant’anni di dati e scoperto che anche nello scenario più moderato le emissioni di CO2 porteranno a una riduzione della densità della termosfera di un valore doppio rispetto al passato. Una condizione critica se si considera che l’Agenzia spaziale europea ha rilevato oltre 30mila frammenti di detriti rintracciabili nell’orbita terrestre bassa di diametro superiore a 10 centimetri e un milione di detriti di diametro superiore a un centimetro.

    “È sempre più importante comprendere e prevedere in che modo il cambiamento climatico avrà un impatto su queste aree dell’atmosfera, in particolare per l’industria dei satelliti e per i referenti politici che sono coinvolti nella definizione degli standard per tale settore”, ha concluso Cnossen. “Spero che questo lavoro possa aiutare a stabilire un’azione appropriata per controllare il problema dell’inquinamento spaziale e garantire che l’alta atmosfera rimanga una risorsa utilizzabile in futuro”. LEGGI TUTTO

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    Le colline della transizione ecologica: 15 Comuni alleati per l'energia

    Colloredo di Monte Albano, tra le mura del castello dove Ippolito Nievo scrisse “Le confessioni di un italiano”, nella sede della Comunità collinare del Friuli (Ccf) gli amministratori progettano la costituzione delle Comunità energetiche rinnovabili nei 15Comuni consorziati. L’obiettivo è auto produrre energia elettrica negli edifici pubblici attraverso l’installazione di una cinquantina di impianti fotovoltaici […] LEGGI TUTTO

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    Da enti e Comuni finanziamenti per le rinnovabili in aggiunta all'ecobonus

    Il pannello sul tetto? Certo che sì, e col contributo del Comune. Aumenta la lista degli enti locali che decidono di finanziare fino al totale della spesa privati e condomini che decidono di puntare sulle energie rinnovabili. Una scelta che coinvolge enti di tutte le dimensioni. Da lunedì 14 novembre, ad esempio, è aperto il bando del Comune di Calderara di Reno (Bologna). Il bando prevede contributi aggiuntivi ai bonus fiscali per gli impianti fotovoltaici e per il solare termico, fino a coprire il 100 per cento dei costi. Annunciato a breve anche un bando da parte del Comune di Follonica che riguarderà invece il fotovoltaico da balcone.

    Il bonus non esclude l’incentivo

    Le norme fiscali in via di principio consentono la possibilità di cumulare bonus e incentivi con finanziamenti pubblici per la spesa relativa allo stesso intervento, sia nel caso del bonus casa al 50 per cento che per l’ecobonus al 65 per cento, chiaramente per la sola parte di spesa che resta a carico rispetto a quella coperta dal bonus fiscale. Spetta invece all’ente che erogherà i finanziamenti stabilire eventuali limiti alla cumulablità  per i contributi a fondo perduto che decide di erogare.

    “Energia Green Casa” a Calderara

    Il bando  del Comune prevede contributi, fino ad un massimo di 5.000 euro  per ogni beneficiario, per chi intenda installare un impianto di energia elettrica o termica alimentato da fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico o solare termico), sia su case singole che sui condomini. Per poter richiedere il contributo occorre essere residenti nel Comune da almeno un anno, essere titolari di utenze residenziali domestiche e avere un Isee entro i 35.000 euro. Sono ammessi gli immobili di categoria catastale da A/2 ad A/7 (le villette). Esclusi invece ville e immobili di lusso. Inoltre è necessario essere in condizione di chiedere o aver già richiesto i bonus fiscali. La spesa, quindi, deve essere sostenuta con i bonifici dedicati, e solo nei confronti di soggetti qualificati e abilitati alla messa a norma degli impianti. Esclusa invece la cumulabilità con il Superbonus.

    Fisco verde

    I bonus regionali per installare pannelli fotovoltaici

    di Antonella Donati

    09 Novembre 2022

    Solare e termico con il contributo

    Per chi rispetta queste condizioni sono incentivati sia i pannelli per la produzione di energia elettrica che quelli per il solare termico. In entrambi i casi il contributo è considerato cumulativo delle altre agevolazioni sino alla copertura del 100 per cento della spesa, per cui per i pannelli fotovoltaici l’importo riconosciuto sarà pari a 50 per cento, mentre scenderà al 35 per cento per gli altri. Ammessa anche l’installazione sugli immobili dichiarati di interesse culturale a seguito di apposito provvedimento, purché in questo caso sia stata ottenuta la relativa autorizzazione da parte della competente Soprintendenza ai beni Culturali.

    Le regole per le domande

    La domanda di contributo dovrà essere presentata in modalità telematica all’indirizzo di posta certificata dell’Ente comune.calderara@cert.provincia.bo.it. L’avviso è stato emesso con procedura aperta, pertanto non è stata fissata una scadenza per la presentazione delle domande, e i contributi verranno concessi sino ad esaurimento del fondo messo a disposizione dall’Amministrazione.

    Il fisco verde

    Dalla caldaia alle tapparelle: il Superbonus del 110% vale anche per immobili vincolati

    di Antonella Donati

    19 Ottobre 2022

    A Follonica bonus per il fotovoltaico da balcone

    A breve invece sarà aperto il bando del Comune di Follonica (LI). In questo caso si punta ad un intervento per l’immediato. L’ente infatti ha già stanziato risorse da destinare all’acquisto di micro sistemi da balcone per la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovababili. Saranno finanziati, dunque gli impianti che prevedono pannelli solari plug & play che, oltre ad avere dei costi ridotti possono essere installati in modo semplice sul proprio balcone. L’obbiettivo è quello di trovare una soluzione di breve termine al “caro bollette” nei limiti delle risorse economiche disponibili nel bilancio 2022-24. LEGGI TUTTO