15 Novembre 2022

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    Il tour della sostenibilità fa tappa a Brescia

    Lo stato dell’arte della transizione ecologica e l’evoluzione dell’economia circolare sono stati al centro della tappa bresciana del Roadshow della Sostenibilità, organizzato da McDonald’s. La catena della ristorazione ha in corso un accordo con Comieco e Seda International Packaging Group che ha l’obiettivo di delineare un percorso comune verso la sostenibilità, a partire dalla riduzione dell’impatto dovuto all’utilizzo di imballaggi monouso nel settore della ristorazione veloce, da un lato privilegiando materie prime rinnovabili, certificate, riciclabili e riciclate come la carta, dall’altro assicurando la corretta raccolta differenziata e gestione dei rifiuti. Una sfida raggiungibile anche grazie al contributo di Assoambiente, Utilitalia e Aprica, che opera nelle città di Brescia, Bergamo, Como e in oltre 70 comuni delle province di Brescia, Bergamo, Como, Monza-Brianza e Mantova.

    Innovazione nel packaging

    McDonald’s ha da tempo innovato il packaging che oggi è interamente in carta certificata e riciclabile, a coronamento di un impegno verso la progressiva eliminazione della plastica monouso negli imballaggi che ha già portato a un risparmio di mille tonnellate di plastica all’anno.

    I ristoranti della catena americana, attrezzati per raggiungere il 100% di riciclo del packaging, sono concepiti anche come un luogo di educazione e sensibilizzazione al corretto comportamento di differenziazione dei rifiuti per milioni di consumatori al giorno.

    A questo si affianca l’implementazione di nuove aree di valorizzazione dei rifiuti in sala e nei dehors per facilitare la corretta raccolta differenziata attraverso piccoli gesti quotidiani. Queste nuove aree destinate alla differenziazione dei rifiuti saranno supportate da una campagna di comunicazione sui punti vendita rivolta ai consumatori.

    Le chiavi di lettura

    “McDonald’s, come luogo di incontro di milioni di Italiani, può giocare un ruolo chiave nella transizione ecologica e contribuire a educare, sensibilizzare e velocizzare questo processo, a partire dalla corretta gestione dei rifiuti da parte dei consumatori. In quest’ottica va anche l’intesa con Aprica del gruppo A2a, con cui i nostri ristoranti collaborano in modo virtuoso e sinergico”, rivendica Dario Baroni, amministratore delegato McDonald’s Italia.

    “Comieco garantisce il riciclo della raccolta di carta e cartone effettuata dai Comuni italiani e, in termini di buone pratiche, Brescia rappresenta una realtà tra le più virtuose d’Italia: nel 2021 ogni cittadino ha differenziato oltre 88 kg di materiali cellulosici, un dato di gran lunga superiore alla media nazionale di 60,8 kg/ab”, ricorda Roberto Di Molfetta, vicedirettore generale di Comieco.

    Luca Mariotto, direttore del settore Ambiente di Utilitalia, ricorda che “l’economia circolare richiede un diverso approccio nella progettazione dei prodotti e delle merci, perché durino di più, siano riutilizzabili e siano facilmente riciclabili. In questa prospettiva privilegiare il packaging realizzato con materie prime riciclabili e riciclate è una scelta lungimirante e opportuna per poter garantire una migliore gestione dei rifiuti”. Mariotto ricorda che l’Unione europea ha stabilito per i rifiuti urbani dei target da raggiungere entro il 2035: riciclo effettivo del 65% e utilizzo della discarica inferiore al 10%. LEGGI TUTTO

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    Cop27, l'incontro Pichetto Fratin-Kerry e una prima bozza di documento finale

    A Cop27 si entra nel vivo delle trattative. A tre giorni dalla conclusione ufficiale della Conferenza sul clima (ma le Cop ci hanno abituato ai tempi supplementari) i capi delle diverse delegazioni fanno le loro mosse per arrivare a un accordo.Ad aprire le danze è stato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans, che, prima nella plenaria e poi in conferenza stampa, ha dato due notizie. La prima: l’Unione europea può arrivare a tagliare le sue emissioni del 57% entro il 2030, due punti in più rispetto al target che Bruxelles si era dato. “Non stiamo prendendo nuovi impegni”, ha precisato Timmermans. “Abbiamo però verificato che se tutti i Paesi europei terranno fede alle promesse fatte, il taglio della CO2 emessa sarà del 57%”. Una buona notizia, anche se resta da vedere quanto i Paesi europei saranno ligi nell’applicare il piano Fit for 55. Non solo: “L’aumento di 2 punti dal 55% al 57% dell’impegno a ridurre le emissioni è assai lontano da quel 65% che è la giusta quota su cui l’Ue dovrebbe impegnarsi per limitare globalmente la temperatura a 1,5°C”, dice Chiara Martinelli di Climate Action Now Europe.L’altra notizia data da Timmermans è che secondo la delegazione Ue al momento non ci sono le condizioni perché si trovi un accordo sul Loss and damage a Cop27.Il risarcimento, da parte dei Paesi ricchi, delle “perdite” e dei “danni” che il clima infligge a quelli in via di Sviluppo, è il tema cruciale di questa Cop. La presidenza egiziana ha fortemente voluto che accanto ai tradizionali pilastri della finanza climatica (la mitigazione e l’adattamento) qui a Sharm El-Sheikh si parlasse formalmente anche di loss and damage. Risultato ottenuto. E tuttavia, a pochi giorni dalla conclusione, le trattative sembrano in alto mare, soprattutto dopo le parole di Timmermans. Il vicepresidente della Commissione ha negato i Paesi europei siano divisi sul loss and damage e che questo sia alla base del suo scetticismo su un possibile accordo. Ma è noto che la Svezia, per esempio, è contraria a qualsiasi forma di fondo o facilty per il risarcimento dei danni climatici ai Paesi in via di Sviluppo. C’è poi chi, tra gli osservatori, non interpreta la posizione Ue come una forma di ostruzionismo all’accordo, ma solo come la volontà di prendere tempo e vedere cosa faranno i Paesi anglosassoni.In effetti il ruolo degli Stati Uniti sembra essersi rafforzato dopo l’incontro di ieri tra Joe Biden e il presidente cinese Xi Jinping, a Bali per il G20. La ripresa del dialogo, anche sul clima, tra le due superpotenze, ha rimesso in pista l’Inviato speciale Usa John Kerry: i suoi uffici a Cop27 nelle ultime ore sono stati meta di un via vai di delegazioni, compresa quella italiana guidata dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Il ministro è uscito soddisfatto dall’incontro durato 40 minuti: “È andato molto bene”. Ma non è sceso nei dettagli tecnici discussi tra le due delegazioni. Di sicuro però, lo ammette Pichetto Fratin, Kerry, “ha chiesto a che punto siamo con la crescita delle rinnovabili per ridurre il gas”. Il ministro ha in qualche modo giustificato i ritardi italiani: “Con Kerry ho rappresentato la bellezza dell’Italia, con i suoi borghi antichissimi, e quindi la difficoltà di trovare l’equilibrio tra le bellezze culturali e le nuove energie”. Tuttavia, “una volta trovato il punto di equilibrio con i corpi intermedi che rappresentano i territori, il nostro Paese può essere pronto”. A tal proposito, Pichetto Fratin ha ricordato di aver raddoppiato membri della commissione Via/Vas, che deve dare il via libera a impianti eolici e fotovoltaici. “Spero di riuscire ad accelerare i tempi autorizzativi e di arrivare presto ai 20 gigawatt l’anno auspicati da Elettricità Futura (l’associazione di Confindustria che raccoglie le imprese energetiche, ndr)”.Con Kerry si è parlato anche di gas, visto che gli Stati Uniti, pur spingendo verso la decarbonizzazione, sono uno dei possibili fornitori di gnl per l’Italia. “Sì, abbiamo accennato anche al gas e ai rigassificatori, ma soprattutto alla necessità di implementare in modo forte le rinnovabili”, ha ribadito Pichetto Fratin. Il ministro dell’Ambiente non si è sbilanciato sulle trattative in corso a Cop27 e in particolare sul loss and damage: “La nostra posizione, che ho visto apprezzata da Kerry, è quella che ho espresso ieri con in 27 ministri Ue: un percorso fatto da una somma di interventi, da condividere”.Dunque, se da una parte l’Europa sta alla finestra e aspetta di vedere che succede, dall’altra gli Usa riprendono la leadership delle trattative sul clima e probabilmente cercheranno di sbloccare l’empasse sul loss and damage. Le prossime 48 ore saranno decisive. La notte scorsa la presidenza egiziana di Cop27 ha fatto circolare una prima bozza di documento finale, più un elenco di temi che di soluzioni: obiettivo di riscaldamento a 1,5°C, impegno per le energie rinnovabili, enfasi sul raddoppio del denaro per l’adattamento a 40 miliardi di dollari, solo per fare alcuni esempi. Lo scopo è darlo in pasto alle delegazioni perché lo digeriscano e affilino le armi per la trattativa finale. È stata fissata una scadenza per i punti all’ordine del giorno, che dovranno raggiungere lo stadio di testo finale entro mercoledì per poi essere esaminati dai ministri.C’è infine la questione dell’uscita dai combustibili fossili. Quasi provocatoriamente l’India, protagonista alla Cop26 di Glasgow di un braccio di ferro sul wording nel paragrafo relativo al carbone (ottenne di usare phasing down, riduzione graduale, al posto di phasing out, uscita graduale) ha chiesto che nel documento finale si metta nero su bianco la riduzione graduale di tutti i combustibili fossili, quindi anche gas e petrolio. “Sono perfettamente d’accordo”, ha risposto Timmermans, interpellato sull’argomento. “Purché l’estensione a tutti i fossili non rimetta in discussione i risultati raggiunti a Glasgow l’anno scorso”. LEGGI TUTTO

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    Dall'oceano il cibo del futuro: arriva la pancetta a base di alghe

    Nelle ultime ore la Terra ha raggiunto la cifra record di 8 miliardi di abitanti: questo significa che per soddisfare la crescente domanda di cibo sarà necessario dover lavorare sempre di più alla ricerca di cibi nutrienti e sostenibili in grado di sostenerci senza impattare sulla natura del Pianeta. Gli oceani forniscono  in media solo il 2% dell’apporto calorico pro capite giornaliero ma contengono una risorsa importante, che finora molti Paesi hanno sottovalutato: le alghe.

    Alimentazione

    “La carne vegetale può aiutare il Pianeta, ma non basta che sia buona”

    di Jaime D’Alessandro

    14 Ottobre 2022

    Gli organismi vegetali, che contengono un alto numero di nutrienti come vitamine, proteine e minerali utili all’umanità, potrebbero essere un prezioso alleato nella ricerca di cibi sostenibili, ma serve una spinta maggiore nonostante la loro crescita sul mercato: ad esempio, racconta un recente studio a guida portoghese, anche in Europa c’è grande potenziale. Circa 150 specie di alghe sono già consumate con regolarità ma solo il 20% di queste ha avuto il via libera ufficiale nella direttiva Novel Foods. Il consumo e l’utilizzo di alghe è in crescita, con un valore globale di circa 14 miliardi di dollari, ma in alcune zone del mondo, come l’Europa o anche gli States, resta ancora un problema culturale: non siamo abituati a consumarle e siamo diffidenti, forse anche solo per l’aspetto di questi cibi. Ecco perché sempre più aziende tentano di trasformare questo “super food” in un qualcosa che all’occhio e al gusto possa essere già noto ai consumatori. Paradossalmente, persino di trasformare le alghe in pancetta. Una startup statunitense si sta concentrando proprio su questo: trasformare alghe kelp in una sorta di bacon.

    Alimentazione

    Dai funghi la carne vegetale ottenuta con gli scarti

    di Dario D’Elia

    16 Settembre 2022

    La Umaro Foods, che opera nella Bay Area, sta puntando sulle alghe e sull’acquacoltura per ottenere nuove fonti proteiche con cibi da utilizzare in futuro in tutto il mondo, a cominciare dai ristoranti di New York. La Ceo, Beth Zotter, dieci anni fa voleva puntare a sviluppare biocarburanti a base di alghe ma poi ha virato sul potenziale uso dei vegetali del mare nel campo dell’agroalimentare: vedendo gli sviluppi di imprese come Beyond Meat e Impossible Foods (che creano per esempio il noto hamburger vegano), ha fatto delle ricerche: per acro coltivato nell’oceano – spiega –  le alghe kelp possono produrre cinque volte più proteine di un campo di semi di soia. 

    Grazie ad esperti di ingegneria dell’acquacoltura presso l’Università del New Hampshire e ricercatori dell’Otherlab di San Francisco che hanno aiutato l’impresa ad allevare alghe anche fuori dall’oceano, la Umaro Foods si è concentrata sull’aspetto gelatinoso che è componente delle alghe: quello, dicono, è il segreto per restituire il famoso sapore di “grasso” della pancetta di maiale. 

    Dopo esperimenti durati mesi e lavorando con il laboratorio di innovazione alimentare dell’Oregon State University la startup ha ottenuto finalmente una formula a base di alghe per rendere croccante la finta pancetta, realizzata con una combinazione di ceci, olio di cocco e girasole, sale e altri ingredienti vegetali. Il risultato, anche grazie all'”incapsulamento del grasso” dal gel di alghe, è un prodotto finale che chi lo ha provato definisce come “molto simile al sapore della pancetta”. 

    Attualmente, i costi di produzione sono ancora alti, ma il bacon di Umaro Food è già stato lanciato in alcuni ristoranti e negozi alimentari di New York che propongono un panino a base vegetale. Nel frattempo l’azienda sta lavorando a una nuova apparecchiatura automatizzata che potrà ridurre i costi e “una volta completato dovremmo essere in grado di battere il prezzo della pancetta di maiale” spiega Zotter entusiasta. LEGGI TUTTO

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    “Per fermare la crisi climatica bisogna triplicare gli investimenti in eolico e fotovoltaico”

    SHARM EL-SHEIKH – “L’atmosfera di questa Cop è nel complesso positiva, anche per quanto riguarda le fonti rinnovabili di energia. Ma la situazione è quella che è”, avverte Francesco La Camera, direttore di Irena (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili). “Nel nostro rapporto sugli impegni climatici presi dai singoli governi si vede chiaramente che i target di rinnovabili al 2030 sono la metà di quanto necessario. Bisognerebbe triplicare gli investimenti in eolico e fotovoltaico”.Altrimenti?”Il riscaldamento di 1,5 gradi potrebbe svanire presto come obiettivo e anche i 2 gradi saranno a rischio”.E allora perché definisce positiva l’atmosfera di questa Cop27?”Dai negoziati in corso emerge che si sta cominciando a definire un precorso che negli anni a venire porterà le Cop a incentrarsi meno sui negoziati e sulle parole e molto di più sulle azioni concrete, su ciò che di buono si sta facendo, sul costruire nuove partnership. Già qui a Sharm el-Sheikh, per esempio si è vista una attenzione maggiore al ruolo delle imprese”.Cosa occorre per colmare il ritardo nel settore delle rinnovabili?”La prima cosa da fare è ripensare la cooperazione internazionale. Noi come Irena siamo qui a Cop27 proprio per affermare con forza questo principio”.Cosa c’entra la cooperazione con le fonti rinnovabili?”Il principale limite che oggi abbiamo per una ancor più rapida espansione delle rinnovabili è dotare le regioni più a rischio, quindi Africa e Sudest Asiatico, delle infrastrutture necessarie per assicurare che le reti consentano di accogliere le rinnovabili di essere interconnesse, flessibili e bilanciate. Insomma dove mettere la corrente prodotta da pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Ma oltre alle infrastrutture fisiche, in quei Paesi, vanno costruite anche quelle istituzionali e normative. La cooperazione si deve focalizzare su questi temi e perché lo faccia ci vuole un chiaro indirizzo politico”.In tutto questo quale sarebbe il ruolo di Irena?”La nostra idea è che l’infrastrutturazione fisica debba essere compito delle grandi banche multilaterali. Poi a livello di cooperazione bilaterale, regionale, la nostra Agenzia può contribuire a costruire gli altri due pilastri: quello istituzionale e quello normativo”.Tra i segnali positivi di questa Cop, lei include anche una maggiore attenzione alle imprese.”Sì, l’altro motivo per cui Irena è qui è il lancio di nuove collaborazioni pubblico-privato. Abbiamo per esempio varato l’Alleanza per la decarbonizzazione industriale: hanno già aderito 28 grandi aziende internazionali, tra le quali Eni e Enel. Contiamo di portare i primi risultati alla Cop28. E abbiamo anche presentato la Global offshore wind alliance, con l’obiettivo di riunire i governi, il settore privato, le organizzazioni internazionali e altre parti interessate, per accelerare la diffusione dell’energia eolica offshore”.Tutto questo mentre in realtà molti Paesi, Italia compresa, si affrettano a comprare gas e a costruire nuove infrastrutture per la sua estrazione e il suo sfruttamento. Non è una contraddizione?”Non entro nel merito delle decisioni dei singoli governi. C’è naturalmente l’esigenza di supplire la mancanza di gas russo e lo si fa cercando fornitori alternativi. Ma nessuno sta facendo investimenti a lungo termine, perché rischiano di trasformarsi in stranded asset, ‘beni incagliati’. Nel breve periodo qualcuno riaprirà le centrali a carbone, chi ha i giacimenti estrarrà di più, ma non vediamo questa corsa a investimenti di lungo termine. Investire oggi nei combustibili fossili significherebbe ripetere gli errori già fatti. Sono impianti che per essere ammortizzati richiedono vent’anni, mentre diverranno stranded asset molto prima”.Quindi è un ritorno al fossile solo temporaneo?”Diciamo che in questo momento ci sono due forze che si contrastano: da una parte la necessità si sopperire alle mancate forniture russe, dall’altra la grande convenienza economica delle energie rinnovabili rispetto al gas. Alla lunga eolico e fotovoltaico prevarranno certamente. Ormai non c’è più nessuno che non ne sia convinto, anche perché le rinnovabili garantiscono una vera sicurezza energetica”.E cosa risponde a chi dice che invece, se oggi dipendiamo dal gas russo, domani dipenderemo dai pannelli fotovoltaici cinesi?”Che non è vero. In Africa ci sono le terre rare e si possono costruite pannelli come in Cina, anzi a costi più bassi. Ma per farlo occorrono investimenti. E così torniamo alla cooperazione che deve cambiare…”.Dunque è ottimista?”Sono sicuro che il futuro sia delle rinnovabili, i dubbi riguardano quanto ci metteremo e se riusciremo a evitare il peggio: abbiamo visto cosa è successo in Pakistan con appena 1,2 gradi in più. In passato le infrastrutture energetiche sono state costruite gradualmente. Oggi invece occorre una grande mobilitazione, perché non abbiamo più tempo a disposizione”. LEGGI TUTTO

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    Valentina Imbeni e la scuola aperta a San Francisco: “Così ho portato il modello di Reggio Children negli Usa”

    Da ricercatrice in Ingegneria dei materiali all’università di Berkeley a preside di una scuola modello Reggio Children. A San Francisco. Valentina Imbeni, 52 anni, figlia dell’indimenticato sindaco di Bologna, ha da poco ricevuto la visita del presidente Stefano Bonaccini, impegnato in un tour emiliano nella Silicon Valley. L’istituto che ha fondato si chiama “La Scuola. LEGGI TUTTO

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    Marmolada, dopo quattro mesi dal crollo riapre il ghiacciaio

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    Messaggio nella bottiglia: come cogliere la sfida dell'economia circolare

    Come costruire un futuro più sostenibile? Di questo tema si parlerà il 17 novembre alle ore 11, durante il talk trasmesso in streaming su La Repubblica, La Stampa, Huffington Post e Green&Blue. Un appuntamento intitolato “Messaggio nella bottiglia: come cogliere la sfida dell‘economia circolare“ dopo l‘inaugurazione di un innovativo stabilimento Coca-Cola HBC Italia a Gaglianico, […] LEGGI TUTTO