12 Novembre 2022

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    Scuola, il rinnovo del contratto non sana le disparità salariali tra i docenti. Ecco perché

    Valentina, 30 anni, è laureata in Scienze della formazione primaria a Napoli e abilitata all’insegnamento nella scuola dell’infanzia. Entra in classe alle 8:00 ed esce alle 13:00 e guadagna 1.489 euro al mese. Nel suo orario, alcuni giorni a settimana è previsto il pomeriggio: entra alle 11:00 e esce alle 16:00. Sempre cinque ore al giorno. Eliana, 40 anni, è laureata in Architettura e insegna Storia dell’arte in un liceo di Palermo. Il suo stipendio è di 1.591 euro al mese. Lavora per 18 ore settimanali e il suo orario varia in base al giorno della settimana. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, chiude il rinnovo del contratto del personale scolastico nel giro di pochissimi giorni. Tra un mese, questo è l’impegno del nuovo inquilino di viale Trastevere, i docenti troveranno nella busta paga 60/70 euro medi di aumento netti. Più gli arretrati: altri 2mila euro lordi. Ma questi aumenti non saneranno le disparità di trattamento tra i docenti: carichi di lavoro diversi, stipendi differenziati e quasi nessuna differenza per andare in pensione.

    Stipendi diversi

    Perché i docenti della scuola dell’infanzia e della primaria, ormai entrambi laureati in Scienze dalla formazione primaria, oggi guadagnano meno dei docenti della scuola media e superiore, anche questi laureati? È la domanda che si pongono migliaia di insegnanti italiani anche in occasione dell’ultimo rinnovo del contratto. Un tempo, per insegnare alla materna e all’elementare bastava il diploma di scuola o di istituto magistrale. Più, ovviamente, l’abilitazione che si otteneva risultando idonei a un concorso. Adesso le docenti di scuola dell’infanzia e primaria devono presentare la laurea magistrale in Scienze della formazione primaria, come i colleghi della secondaria. Ma, gli stipendi differiscono. E non di poco. Una docente di scuola dell’infanzia a inizio carriera percepisce una retribuzione tabellare lorda annua di 20.141,20 euro, una collega della scuola media o del superiore parte da 21.850,52, oltre mille e 800 euro di differenza, corrispondenti a un centinaio di euro al mese. Divario che a fine carriera arriva a quasi 4mila e 800 euro, pari a quasi 300 euro netti di differenza mensili: 29.420,92 per la prima e 34.209,47 per la seconda. E che con questo rinnovo del contratto la differenza si incrementerà ulteriormente.

    Impegno orario

    Sugli orari di lavoro dei docenti si è sempre discusso molto. Soprattutto sulla quantità di ore sommerse, dedicate alla preparazione delle lezioni, alla correzione dei compiti e alla partecipazione alle riunioni, ai ricevimenti dei genitori e alle attività pomeridiane. L’unico impegno certo e quantificato è quello orario di cattedra, quello riferito alle lezioni in classe, stabilito dal contratto di lavoro. Anche sul versante delle cosiddette ore frontali il contratto marca una differenza non indifferente tra docenti della scuola dell’infanzia e primaria da un lato e colleghi della scuola media e superiore, dall’altro. Le maestre della materna lavorano 25 ore settimanali per 35 settimane all’anno, quelle della scuola primaria 22 ore settimanali (più di ore di programmazione) per 33 settimane. E infine i colleghi di media e superiore stanno con i propri studenti per 18 ore a settimana, sempre per 33 settimane all’anno. Nel corso di una carriera scolastica lunga 40 anni, i docenti della scuola dell’infanzia accumulano 35mila ore di lezione in classe, i colleghi della primaria ne svolgono poco più di 29mila, seimila in meno. Mentre i professori della media e del superiore non arrivano neppure a 24mila: 23.760 ore in tutta la carriera. Tra le prime e gli ultimi ci sono oltre 11mila ore di lezione in più. Ma lo stipendio delle maestre dell’infanzia, anche se laureate, resta inferiore.

    Età pensionabile

    In base alle attuali norme per lasciare la scuola, non ci sono differenze sostanziali tra i diversi gradi d’istruzione. Per andare in pensione a decorrere dal primo settembre 2023, bisogna avere compiuto 67 anni e avere almeno 20 anni di contributi per gli insegnanti della scuola media e superiore, 66 anni e 7 mesi per maestre e maestri dell’infanzia e della primaria, ma con 30 anni di contributi. Il diverso impegno orario settimanale e l’usura che ne consegue vale, per così dire, appena 5 mesi di differenza per lasciare la cattedra. Ma basterebbe fare un calcolo in base alle ore annuali lavorate per scoprire che gli insegnanti dell’infanzia e della primaria dovrebbero potere andare in pensione parecchi anni prima. Prendendo a base dei calcoli le ore lavorate in un anno da un professore della media e del superiore, 594 ore in 33 settimane, se per questi insegnanti la pensione è prevista al raggiungimento dei 67 anni di età, i docenti della scuola primaria, che lavorano l’equivalente di 49 anni (a 596 ore annuali), 9 in più dei colleghi della scuola superiore, dovrebbero andare in pensione 9 anni prima dei 67 anni previsti per i prof della media e del superiore: a 58 anni. E le insegnanti dell’infanzia, che lavorano per l’equivalente di 59 anni, dovrebbero andare in pensione a 48 anni. Ben 11 anni prima dei colleghi della secondaria.  LEGGI TUTTO

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    Batteri per riciclare l'inquinamento da CO2 in biocarburante

    L’obiettivo è chiaro: se vogliamo combattere il cambiamento climatico e tutelare il nostro Pianeta dobbiamo tagliare del 55% le emissioni di Co2 nel 2030 e raggiungere nel 2050 la neutralità carbonica, ossia quell’equilibrio tra le emissioni di Co2 e l’assorbimento di carbonio. Il problema è con quale tecnologia si può costruire un’economia circolare in cui il carbonio viene continuamente riutilizzato invece di essere disperso nell’aria e negli oceani? In parte già esiste. Jennifer Holmgren è la Ceo di LanzaTech una società leader mondiale della tecnologia della fermentazione del gas con sede in Illinois. In pratica, il gas viene catturato e, grazie ai batteri, diventa etanolo, chiamato Lanzanol.Un metodo con cui i ricercatori statunitensi sono riusciti a intrappolare l’inquinamento trasformandolo in qualcosa di utile, soprattutto in biocarburante che potrà essere utilizzato non solo dalle auto, ma è stato sperimentato e sembra funzioni anche come combustibile per jet. Un successo. Al punto che Holmgren è riuscita a far diventare una piccola biotech della Neo Zelanda in un colosso green negli Stati Uniti con centinaia di brevetti e decine di accordi già firmati con le più grandi aziende mondiali alle prese con la transizione ecologica.

    Finalista a The Eartshot Prize

    LanzaTech è stata selezionata dalla Royal Foundation tra i quindici finalisti di The Eartshot Prize. “Perché mentre il mondo combatte per contrastare la crisi climatica e passa all’energia pulita abbiamo bisogno di idee che mitighino i danni causati dall’inquinamento da anidride carbonica” hanno spiegato gli scienziati che fanno parte del Comitato scientifico del Premio. Soprannominato l’Eco Oscar, è il riconoscimento della Royal Foundation e il principe Williams ai cinque migliori progetti che aiutano a rigenerare il nostro pianeta nei prossimi 10 anni. Messi a disposizione 50 milioni di sterline, che andranno – un milione a testa – a cinque vincitori annuali, fino appunto al 2030. I premi saranno assegnati a cinque diverse categorie: la difesa e la rigenerazione dell’habitat naturale, il miglioramento della qualità dell’aria, il ripristino degli oceani, la promozione di una società a spreco zero e la risoluzione del problema climatico.

    The Earthshot Prize

    Così gli scienziati cinesi hanno convertito il deserto in terreni coltivabili

    di Fiammetta Cupellaro

    08 Novembre 2022

    Boston è la città che quest’anno ospiterà la cerimonia di premiazione il 2 dicembre degli Earthshot Awards 2022.”È un’opportunità per puntare i riflettori globali sui nostri sforzi per combattere il cambiamento climatico e dimostrare che, insieme, possiamo soddisfare l’urgenza che questo momento richiede con soluzioni innovative che proteggano il nostro pianeta e le generazioni future”, ha spiegato il principe William.

    L’economia circolare e le emissioni di carbonio

    Siamo in grado di raccogliere gas di scarico industriali provenienti da acciaierie, raffinerie, impianti petrolchimici, impianti di trattamento del gas e convertirlo in etanolo”, ha spiegato la dottoressa Holmiger in grado di trasformare il carbonio di scarto in combustibili sostenibili, tessuti, imballaggi, detersivi. Ma la dottoressa Holmgren è riuscita li dove altri scienziati hanno gettato la spugna: è riuscita a convincere il governo cinese ad aprire tre impianti di produzione di etanolo, nelle provincie di Caoldian e di Ningxia. Le emissioni di un’acciaieria cinese, tanto per fare un esempio, vengono trasformate tramite la fermentazione microbica, in una fibra di poliestere, mentre due impianti di ferroleghe e uno in un’acciaieria, hanno deviato oltre 190 mila tonnellate di emissioni di Co2 in prodotti di valore, come combustibili sostenibili, imballaggi, cosmetici, detersivi per la pulizia della casa e dei tessuti. Obiettivo: 20 impianti in funzione entro la fine del 2024 in tutto i mondo.

    Mentre l’industria utilizza ancora combustibili fossili, abbiamo bisogno di soluzioni che catturino le emissioni alla fonte. In LanzaTech, non facciamo solo questo, trasformiamo anche quegli inquinanti in prodotti utili per la società e, a loro volta, manteniamo le risorse fossili nel sottosuolo. È un onore essere stato premiato dall’Earthshot Prize per questo lavoro”, ha detto la dottoressa Jennifer Holmgren. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) la domanda di energia continuerà a salire, ma è chiaro che il mercato energetico sarà molto diverso da quello di oggi. Tra le risposte alla decarbonizzazione, grandi aspettative sono quelle verso i biocarburanti. La road map della produzione green sembra segnata. Nel 2030 si prevede che i biocarburanti raggiungeranno la produzione di 23 miliardi di litri pari al 5,3% del totale. Nel 2035 saliranno a 91 miliardi di litri (17%) e nel 2040 a 39% del totale con 229 miliardi di litri prodotti nel mondo. Fino ad arrivare nel 2050 quando i litri saranno 449 miliardi. Il 65 % del totale. LEGGI TUTTO

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    In Montenegro la resistenza dei pastori al campo Nato

    SINJAJEVINA. Le cinque del mattino e già la fioca luce della lampadina si accende nella stanza antica. Gara dispone i ciocchi di legna dentro l’antro della stufa e, con un gesto dall’odore di zolfo, fa nascere la fiamma che riscalderà la giornata. Sul tavolo una tazza di caffè bollente e un bicchiere di rakja; fuori l’aria pungente di un mattino di ottobre. Nella stalla il bestiame è pronto per la mungitura: le mani stringono le mammelle a ritmo alterno e il latte, ancora caldo, cade schizzando dentro il secchio di latta. Il sole intanto sorge lento dalle finestre della stalla e anche oggi Gara è pronta a combattere la sua battaglia: non se ne andrà da Sinjajevina e non lascerà che la sua terra venga cosparsa di polvere da sparo. LEGGI TUTTO