11 Novembre 2022

Daily Archives

consigliato per te

  • in

    Verso un Mediterraneo e un Medio Oriente “rinnovabili”: L’appello di Israele per l’innovazione climatica a COP27

    Gentile Direttore,

    Il cambiamento climatico è un dato di fatto. Ovunque nel mondo, gli effetti della crisi climatica che stiamo vivendo sono sempre più visibili. Il 2022 è stato l’anno delle catastrofi ambientali e la regione mediterranea non ha fatto eccezione. Lo sapete bene in Italia. Il 2022 si è rivelato l’anno più caldo degli ultimi due secoli di storia del vostro Paese. Un’estate particolarmente torrida ha ceduto il posto a un autunno altrettanto eccezionalmente caldo. La siccità ha colpito l’Italia settentrionale e centrale; i cittadini hanno sperimentato carenze idriche; gli agricoltori si confrontano con raccolti di mais e di riso – nonché di uva, nel nord-ovest del Paese – notevolmente ridotti; nella penisola sono scoppiati incendi; invasioni di locuste e meduse hanno interessato le vostre terre e i vostri mari. In questa cornice, si è inserita la terribile tragedia della Marmolada. Israele ha pianto quelle vittime innocenti con voi, e colgo l’occasione per rinnovare la solidarietà del mio Paese ai familiari.  

    A destare ancor più preoccupazione, la previsione degli scienziati secondo cui, mantenendo invariate le attuali emissioni di gas serra, la probabilità di eventi estremi continuerà ad aumentare. La 27esima Conferenza delle Parti (COP27) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico si è riunita in questi giorni a Sharm el Sheik per discutere di modalità di contenimento e adattamento al cambiamento climatico. È di fondamentale importanza che si facciano progressi sulle questioni in agenda, in particolar modo sul rafforzamento della cooperazione internazionale nello scambio di saperi e competenze.

    Israele, una striscia di territorio grande quanto l’Emilia-Romagna, costituita per due terzi da territorio arido o semiarido e situata in una regione caratterizzata da una geografia complessa – scarse risorse idriche naturali, ridotte precipitazioni, temperature elevate, rapida crescita demografica – si è trovato a dover lavorare d’ingegno. Nel corso dei suoi quasi settantacinque anni di storia, il Paese ha sviluppato soluzioni creative alle sfide climatiche, tecnologie che desidera condividere con il resto del mondo. Determinato a intensificare il proprio contributo all’azione climatica, Israele partecipa quest’anno alla Conferenza non solo con un’ampia delegazione, ma anche – per la prima volta – con un padiglione espositivo. Composta da sei ministri nonché esponenti dei livelli di governo centrale e locale, rappresentanti della società civile, imprenditori, scienziati e ricercatori, la delegazione israeliana ambisce a promuovere la cooperazione internazionale in materia di innovazione climatica, fattore chiave di sviluppo sostenibile poiché in grado di favorire preservazione ambientale e creazione di opportunità di lavoro al contempo.

    Società civile e settore privato israeliani svolgono a tal proposito un ruolo di primaria importanza. Secondo i dati forniti dall’organizzazione israeliana PLANETech, nel 2022 in Israele si registrano 694 startup attive nel settore climate-tech – un incremento di 57 unità rispetto all’anno precedente -. Una ogni sette startup fondate nel 2021, in breve, sviluppa soluzioni con impatto climatico positivo. Tra il 2018 e il 2021, 5.2 miliardi di dollari sono stati investiti nel settore, registrando una crescita del 340%, tasso 2.6 volte superiore a quello degli investimenti VC totali. Tra i comparti maggiormente attrattivi per l’afflusso di capitale figurano mobilità sostenibile, proteine alternative, agricoltura climatica intelligente e sistemi energetici sostenibili. Sette startup climate-tech sono divenute unicorni. Dieci startup climate-tech di particolare rilievo – H2Pro, GenCell, Remilk, Aleph Farms, Groundwork BioSg, Tomorrow.io, Beewise, UBQ Materials, HomeBiogas e Williots – fanno parte della delegazione israeliana in Egitto. Le più innovative soluzioni nei settori di leadership israeliana – efficientamento idrico  e creazione di nuove risorse idriche, agricoltura desertica e di precisione, sviluppo di proteine alternative e di colture sostenibili, efficientamento e stoccaggio energetico, riforestazione e preservazione delle aree boschive, economia circolare e produzione di materiali eco-friendly, mobilità sostenibile- sono esposte nel padiglione israeliano a Sharm el Sheik.

    Una crescita tanto vigorosa del settore privato non sarebbe possibile senza un ecosistema di supporto. Alla COP26 dello scorso anno, Israele ha dichiarato per la prima volta il suo impegno al raggiungimento dell’obiettivo zero emissioni nette. Nella stessa occasione, ha manifestato la volontà di farsi da “Startup Nation” a “Climate Innovation Nation”. Il governo israeliano va rafforzando sempre più la sua azione climatica: di recente, è stato approvato uno stanziamento di 3 miliardi di shekel per la realizzazione, da qui al 2026, di un ambizioso programma per lo sviluppo del settore climate-tech. Tra le numerose misure previste figurano il finanziamento della ricerca applicata nelle scienze climatiche, l’uso di satelliti di monitoraggio del rischio climatico per orientare la ricerca applicata, il supporto all’attività diplomatica per la promozione di partnership nella ricerca sul clima, il raddoppio del numero di nuove startup climate-tech fondate ogni anno, l’istituzione di un incubatore tecnologico per le venture climate-tech, l’istituzione di dieci fondi VC specializzati nelle tecnologie climatiche, il raddoppiamento del numero di fondi VC stranieri attivi in Israele.

    Fermamente convinto che la cooperazione internazionale e regionale svolga un ruolo cruciale nella risposta alle sfide climatiche, Israele vede nella Conferenza un’occasione per istituire e rafforzare partenariati con i Paesi del Medio Oriente e del Mediterraneo. La regione si confronta con grandi sfide e il presidente israeliano, Isaac Herzog, ha presentato alla Conferenza la sua visione di un “Medio Oriente Rinnovabile”. La cooperazione tra Israele e gli Stati dell’area su soluzioni climatiche è già intensa e con gli Accordi di Abramo si sono schiuse nuove straordinarie possibilità in materia. Le opportunità di collaborazione regionale nel settore climatico sono state al centro degli incontri che il presidente Herzog ha tenuto con il re di Giordania, Abdullah II, il presidente degli Emirati Arabi Uniti (EAU), Mohammed bin Zayed Al Nahyan, il principe del Marocco, Moulay Rachid, il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, e numerosi altri leader. Vogliamo tradurre tutto il potenziale degli Accordi di Abramo e, attraverso il Forum del Negev, istituito quest’anno insieme a Stati Uniti, EAU, Bahrein, Marocco ed Egitto determinare un cambiamento reale in materia di sicurezza alimentare, risorse idriche, energia, salute, istruzione e tolleranza, e sicurezza regionale. 

    Il presidente Herzog ha ribadito l’impegno di Israele a raggiungere zero emissioni nette di carbonio entro il 2050 e ha sottolineato che il Paese è pronto a guidare l’azione mediorientale per la creazione di un ecosistema di pace sostenibile. Europa, Asia e Africa, secondo la nostra visione, potranno beneficiare dell’energia solare prodotta nei deserti del Medio Oriente. L’accordo “Prosperity Green and Prosperity Blue” concluso tra Israele e Giordania a margine della COP27 con il coinvolgimento diretto di Stati Uniti ed EAU – in base al quale Israele fornirà acqua dissalata alla Giordania e quest’ultima elettricità verde a Israele – è un esempio di collaborazione vantaggiosa per tutti, in grado di contribuire alla stabilità dell’intera regione. 

    La cooperazione tra Israele e Italia nel settore è intensa e si manifesta in tutti campi: pubblico, privato e accademico. Lo scorso maggio, ad esempio, tre ministri italiani hanno partecipato alla Conferenza Italia-Israele di Napoli sull’agri-tech. Numerose aziende italiane ricorrono a soluzioni israeliane avanzate soprattutto nei settori dell’irrigazione di precisione, dell’agricoltura intelligente, dell’agrovoltaico, della mobilità verde, della produzione di energia pulita, dello stoccaggio energetico. Numerose amministrazioni locali si sono affidate all’esperienza d’Israele in materia di efficientamento idrico, lotta alla desertificazione, riforestazione, lotta alle cavallette.  A Sharm el Sheik, il presidente Herzog ha incontrato per la prima volta il Presidente del Consiglio Meloni. Con i nuovi governi in Italia e in Israele si presenta un’occasione importante per il rafforzamento della cooperazione bilaterale. Israele conosce bene le sfide della desertificazione che l’Italia sta affrontando e può offrire soluzioni utili a combattere carenza idrica e insicurezza alimentare. Vogliamo condividere tutti i nostri strumenti pratici e saperi con l’Italia: è questo il significato di un Mediterraneo e di un Medio Oriente Rinnovabili.

    Israele ritiene inoltre che le comunità religiose possano offrire un contributo significativo all’azione climatica, ed è con questa convinzione che il governo israeliano, in sinergia con il Centro Interreligioso per lo Sviluppo Sostenibile di Gerusalemme, ha promosso l’adozione della Dichiarazione di Gerusalemme sul Clima del 3 novembre, sottoscritta da rappresentanti delle fedi cattolica, bahá’í, druza, greco-ortodossa, copta ed ebraica. Perché la crisi ambientale sia arginata, l’umanità necessita di soluzioni di resilienza climatica e di riduzione delle emissioni inquinanti da implementare su scala locale e globale per contribuire agli obiettivi globali di mitigazione e adattamento nonché al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Ogni Paese può e deve rivestire un ruolo centrale nel contrasto alla crisi climatica. Israele non si tirerà indietro e farà la sua parte, con l’auspicio che la COP27 centri i suoi obiettivi.

    *L’autore è Consigliere Politico e Portavoce Ambasciata d’Israele in Italia LEGGI TUTTO

  • in

    Pichetto Fratin a Ecomondo spiega le linee guida del governo sull'ambiente

    Trivelle in Adriatico per il gas, il nucleare, comunità energetiche, fondo per il clima. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha parlato ad Ecomondo a Rimini illustrando le linee guida del governo sui temi ambientali ed energetici partendo da un assunto: “Siamo in guerra economica e dobbiamo usare tutti gli strumenti possibili”. Trivelle in […] LEGGI TUTTO

  • in

    Una rete di smartphone per prevedere l'evoluzione dei cicloni

    “Per prepararsi ai disastri è fondamentale sapere con quale probabilità possono verificarsi oggi e in futuro”. Tra i tanti possibili disastri innescati dal riscaldamento globale, il professor Ralf Toumi, condirettore del Grantham Institute for Climate Change, all’Imperial College di Londra, è specializzato in cicloni tropicali. Ed ha appena avviato un progetto per prevederne l’evoluzione futura: quanto aumenteranno in frequenza e intensità, a causa dell’innalzamento delle temperature, e dove colpiranno. “Le popolazioni e i governi hanno bisogno di sapere quanto investire in misure di sicurezza che proteggano persone e infrastrutture”, spiega Toumi. “Per farlo servono molti soldi e ci vogliono argomenti solidi che dimostrino come il rischio sia reale. Si deve sapere se un evento estremo è probabile che si verifichi ogni dieci anni, o ogni venti”. Per questo, in collaborazione con la Fondazione Vodafone, l’Imperial College ha avviato un progetto di citizen science: chi vorrà potrà, scaricando l’app DreamLab, mettere a disposizione il suo smartphone di notte, mentre si ricarica, perché, insieme a migliaia di altri dispositivi, vada a costruire un supercomputer virtuale, capace di eseguire le simulazioni ideate dagli scienziati.

    Clima

    La scienza conferma: il record di uragani è dovuto al riscaldamento globale

    di Simone Valesini

    12 Aprile 2022

    Professore Toumi, perché è così difficile predire la futura evoluzione dei cicloni tropicali?”Perché non abbiamo abbastanza dati relativi al passato. Oggi sappiamo che ogni anno a livello globale ci sono circa sei cicloni davvero devastanti. E supponiamo che tale numero sia raddoppiato rispetto a 40 anni fa. Ma la verità è che prima degli anni Ottanta non avevamo i satelliti e che prima degli anni Cinquanta in molte aree del mondo non si raccoglievano dati meteorologici. Insomma non conosciamo il punto di partenza, quella che noi chiamiamo baseline”.

    E come pensate di ricostruite questo punto di partenza?”Sarà la prima fase del progetto. Il modello statistico che abbiamo messo a punto all’Imperial College sarà alimentato con tutti i dati a nostra disposizione sulle tempeste tropicali che si sono verificate negli anni scorsi. In base a quel database, l’algoritmo simulerà centinaia di cicloni virtuali, con tanto di loro caratteristiche: posizione, rotta, velocità dei venti. Per ciascun evento avremo anche la percentuale di rischio che si possa ripresentare entro un certo periodo di tempo, per esempio 50 o 100 anni”.

    Clima

    La Niña e il rischio di eventi estremi, dall’Australia all’America: ecco cosa ci si aspetta

    18 Ottobre 2021

    Una simulazione fatta senza tener conto dei cambiamenti indotti nell’atmosfera e negli oceani dal riscaldamento globale…”E infatti di questo aspetto si occuperà la seconda fase del progetto. Una volta ricostruita, grazie alle simulazioni, la situazione teorica in assenza di riscaldamento, introdurremo le variabili dovute alla crisi climatica in corso”.

    Che forma prenderà il risultato finale dello studio?”Immaginiamo di poter graficizzare per ogni area dei Pianeta il rischio e la ricorrenza dei cicloni tropicali, a seconda della temperatura media della Terra: se riusciremo a stare entro 1,5, o se invece saliremo a 2, o a 2,5 o a 3…”.

    Clima

    Onu: in 50 anni eventi meteo estremi aumentati 5 volte

    02 Settembre 2021

    Eppure oggi si sanno prevedere abbastanza bene i cicloni tropicali.”Una volta che il ciclone si è formato, in effetti si sa prevedere abbastanza bene la sua traiettoria. Ma non la sua forza. Un mese fa una tempesta di categoria 4 si è abbattuta sulla Florida, ma fino a pochi giorni prima si riteneva che non potesse andare oltre la categoria 1. L’intensità delle tempeste non ha a che fare non con la circolazione atmosferica complessiva, che determina invece la traiettoria, ma con la dinamica locale. E questo rappresenta un problema per i modelli matematici: perché le tempeste possono diventare molto violente in un tempo brevissimo”.

    E per tutto questo possono essere utili i normali smartphone che usiamo tutti noi?”Sì. Anzi, mentre i modelli usati per le previsioni del tempo non potrebbero girare su uno smartphone, questi modelli statistici possono farlo e in tal modo possiamo generare milioni di tempeste virtuali. Invece di avere una statistica di sei tempeste devastanti reali l’anno, ne avremo centinaia o migliaia virtuali. E questo ci permetterà di capire meglio quanto probabilmente si verificheranno nelle diverse aree del mondo in futuro”.

    Ma non si potrebbero fare le stesse simulazioni con un supercomputer?”Sì, ma dovremmo competere con molti altri gruppi di ricerca, perché il tempo di calcolo è molto prezioso. Se volessi usare il supercomputer dell’Imperial College dovrei mettermi in fila e aspettare il mio turno. Usare la rete di smartphone ci permette invece di accedere a una straordinaria potenza di calcolo, in modo semplice, privo di burocrazia e continuativo. Ma la cosa più appassionante, per me, è che con progetti come questo si coinvolgono le persone comuni, le si fa partecipare alla ricerca di soluzioni per la crisi climatica. Anzi, per chi ne volesse sapere di più, il 6 dicembre ci sarà un open day in cui spiegheremo il nostro progetto a tutti i citizen scientist”. LEGGI TUTTO

  • in

    Il biotopo del Muse a Trento, la “casa” delle specie rare

    Da qualche settimana, a Trento, c’è un nuovo lago. Piccolo ma in piena città. Durante l’estate non sarà un vivaio di zanzare perché è pieno di predatori come rospi e uccelli insettivori. Gli animali sono arrivati in questo specchio d’acqua di seicento metri quadrati con le proprie zampe mentre le piante sono state introdotte dai […] LEGGI TUTTO