9 Novembre 2022

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    Erion Energy: “La capacità di riciclo di pile e accumulatori deve aumentare di 25 volte”

    Con una domanda globale di batterie destinata a crescere annualmente di circa il 25% fino al 2030, la capacità di riciclaggio dei Rpa (Rifiuti di pile e accumulatori) dovrebbe aumentare di almeno 25 volte per soddisfare il fabbisogno di materie prime, soprattutto quelle critiche, necessarie alla loro produzione. L’Ue dovrebbe occupare una quota crescente del mercato globale, passando dal 17% al 26% entro il 2030.

    È la fotografia che ci restituisce la ricerca “Il regolamento Europeo sulle batterie e le sfide per la catena del valore”, realizzata per Erion Energy, il Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei Rpa, da Federico Magalini, director sustainability services UK & Italy della società di consulenza dss+. Lo studio, presentato in occasione di Ecomondo 2022, prende in esame il contesto in cui viene introdotto il nuovo regolamento, analizzando le disposizioni a cui dovranno attenersi i vari attori della filiera delle batterie.

    Il trasporto su strada sarà, insieme allo sviluppo di sistemi di stoccaggio di energia da fonti rinnovabili, il principale settore di incremento della domanda di batterie: si stima, infatti, che i veicoli elettrici ibridi plug-in (Phev) e i veicoli elettrici a batteria (Bev) supereranno le vendite delle auto con motore a combustione interna, con una crescita annuale stimata del 23% in entrambe le categorie fino al 2030. Per questo motivo, l’Unione europea si è fissata l’obiettivo di rendersi autosufficiente nella produzione di batterie per veicoli elettrici entro il 2025.

    Per far fronte alla crescita esponenziale delle richieste, la vera sfida da vincere però è quella sulle materie prime: l’Ue, al momento, produce solo l’1% di quelle necessarie per la fabbricazione di batterie, da qui l’urgenza di creare un mercato interno che riduca il rischio della dipendenza da Paesi esteri (sono stati identificati 30 materiali critici a causa della combinazione di alti livelli di domanda e rischi di approvvigionamento associati alla loro provenienza e quindi soggetti ai vincoli di disponibilità e al rapido aumento dei costi).

    Per questo, la proposta della bozza del nuovo regolamento, adottata dal Parlamento europeo il 10 marzo 2022, introduce delle norme che regolano l’intero ciclo di vita delle batterie e punta ad incentivare il passaggio dall’attuale modello lineare ad un sistema circolare. Infatti, con 2.500.000 tonnellate immesse sul mercato ogni anno e con una quantità analoga di rifiuti prodotti, l’Italia e l’Europa non hanno ancora raggiunto una piena circolarità, registrando un tasso di ritorno inferiore al 45% (l’Italia, nel 2021, si è assestata al 30% per raccolta di pile portatili esauste, e al 40% per quella di rifiuti di batterie per autoveicoli e batterie industriali).

    Tra gli obiettivi del nuovo regolamento c’è anche quello di limitare gli impatti negativi sociali e ambientali del ciclo di vita delle batterie, fissando livelli minimi di contenuto riciclato obbligatorio per la produzione di nuove batterie. Il riciclaggio delle batterie al piombo, ad esempio, può ridurre gli impatti del 49% rispetto all’approvvigionamento primario; l’alluminio riciclato ha un’impronta di CO2 inferiore del 96% rispetto a quella del primario, mentre per litio, nichel e cobalto la riduzione è del 38%. Gli studi sul ciclo di vita delle batterie hanno dimostrato che il trattamento a fine vita rappresenta solo una piccola parte (minore del 5%) degli impatti totali della produzione e che può limitare sostanzialmente le conseguenze ambientali rispetto alla produzione primaria.

    “Le tante sfide che ci troveremo ad affrontare non ci spaventano, anzi ci incentivano a sostenere sempre di più i nostri produttori, ad aiutarli ad adottare i numerosi requisiti introdotti dal regolamento e nel facilitare la loro comunicazione con gli altri attori del sistema (ad esempio, gli impianti di trattamento). In particolare, come Consorzio saremo chiamati a raggiungere nuovi e più ambiziosi obiettivi di raccolta entro il 2030: 70% per le pile portatili e 54% per le batterie per mezzi di trasporto leggeri (Lmt)”, ha dichiarato Laura Castelli, dg di Erion Energy. “Il nuovo Regolamento promuove un approccio molto più strategico e sostenibile nella gestione delle batterie e dei relativi flussi di risorse discipliandone, con un unico strumento giuridico, l’intero ciclo di vita e garantendo omogeneità nel mercato interno all’Europa”, ha concluso Castelli. LEGGI TUTTO

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    Green Economy 2022, le imprese italiane e la corsa alla neutralità climatica

    RIMINI. Le aziende italiane sono sulla buona strada per la transizione ecologica, ma con alcune criticità. È il bilancio, in sintesi, degli Stati Generali della Green Economy 2022 che si sono appena conclusi a Rimini, all’interno di Ecomondo-Key Energy. Ad aprire la seconda giornata del convegno il saluto di Silvia Zamboni, vice presidente dell’Emilia Romagna. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha ribadito che l’Italia non sta facendo abbastanza per il taglio delle emissioni, ed è in ritardo sulla decarbonizzazione: “ci sono flessioni nei consumi di energia – ha detto Ronchi – ma non siamo sulla traiettoria per la decarbonizzazione.””Non c’è decarbonizzazione senza risparmio ed efficentamento dell’uso di energia. Va definito lo scenario e farlo con una legge sul clima che fissi target vincolanti, non sono obiettivi facili, ma sono indispensabili”. Ronchi ha anche rilanciato l’idea di dichiarare “uno stato di emergenza climatica, che consenta di accelerare i tempi di realizzazione delle opere necessarie”.Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura, ha chiesto un “aggiornamento del Pniec e la possibilità di relizzare 85 giga di impianti, di cui il 75% fotovoltaici, il 30% eolico e il restante idroelettrico e biomasse, per le quali devono essere indicate le aree idonee”.Tra le aziende che hanno investito in innovazione, il presidente di Erg, Edoardo Garrone, ha portato l’esperienza nata nel 2005, che ha portato Erg ad abbandonare totalmente il settore del fossile e passare soltanto a solare ed eolico.Paolo Di Cesare co-founder di Nativa e Chiara Montanini, project manager di Fondazione per lo sviluppo sostenibile hanno presentato il progetto Co2alizione, l’iniziativa a cui hanno aderito oltre sessanta aziende italiane per aumentare il livello di impegno verso la neutralità climatica attraverso l’adozione di una pratica di governance innovativa che vede lo statuto societario come strumento della formalizzazione dell’impegno. Le aziende aderenti si impegnano a evolvere progressivamente il proprio modello di business e il modello operativo verso un’economia a zero emissioni di gas climalteranti, obiettivo che viene integrato all’interno dello statuto societario in modo che diventi una vera e propria finalità dell’impresa  – oltre a quella di generare utili  –  protetta nel tempo –  anche in caso di aumenti di capitale e cambi di management, di passaggi qxqgenerazionali o di quotazione in borsa. Chiara Montanini, a proposito di Co2alizione, ha ribadito che l’iniziativa si inserisce nelle attività di Fondazione per lo sviluppo nel sostegno alle aziende per accompagnarle nella transizione ecologica.

    Nella seconda parte dell’incontro, dopo l’intervento introduttivo di Andrea Barbabella (Coordinatore di Italy for Climate), cinque aziende hanno raccontato il loro percorso per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni:• Il coraggio di cambiare: la rivoluzione del farmaco secondo Chiesi, con Maria Paola Chiesi, Direttore Shared Value & Sustainability di Chiesi Farmaceutici• Non esistono settori impossibili: Arvedi leader dell’acciaio circolare e decarbonizzato, con Alessandra Barocci, Responsabile sostenibilità di Arvedi• Chiudere il cerchio: Caviro integra produzione alimentare, economia circolare e rinnovabili, con Fabio Baldazzi, Direttore generale di Caviro Extra• Autonomia solare: il piano di FS per l’impresa più energivora del Paese, con Lorenzo Radice, Responsabile Sostenibilità del Gruppo Ferrovie dello Stato• Innovare, innovare, innovare: la scommessa delle batterie a CO2 della startup italiana con Claudio Spadacini, CEO & Founder di Energy Dome LEGGI TUTTO

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    Un'italiana premiata per le pale eoliche ultraleggere

    Abita in Scozia da più di vent’anni, ma è originaria di Pomigliano d’Arco, ai margini di Napoli. La storia di Sabrina Malpede, laureata in ingegneria aerospaziale alla Federico II nel 1997, somiglia di fondo a quella di tanti altri che hanno cercato fortuna fuori dall’Italia. La sua però ha una particolarità: Malpede è stata appena premiata agli European Institute of Innovation and Technology (Eit) Awards del 2022 come una delle migliori fra gli imprenditori e le imprenditrici europee. Merito delle sue pale eoliche, fabbricate dalla Act Blade, che arrivano ad essere anche un terzo più leggere di quelle tradizionali. La startup ha già prodotto alcuni prototipi in Gran Bretagna, ce ne sono cinque in funzione a Glasgow, ma comincerà a giocare sul serio il prossimo anno. Lo farà per altro dall’Italia, spostando le operazioni a Brindisi.

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    “Dall’esterno sono identiche a quelle che conosciamo tutti”, racconta lei da Edimburgo. “Ma a parità di lunghezza sono fino al 32 per cento meno pesanti. Significa che si possono impiegare pale più lunghe che producono più energia. E’ infatti il diametro spazzato dal rotore che fa la differenza in questo campo”.

    I prototipi Act Blade di Glasgow  LEGGI TUTTO

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    Valditara scrive agli studenti sui danni del comunismo. Anpi e Pd: “Ministero della propaganda”

    Il primo messaggio a studenti e studentesse del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è una lettera sul comunismo, “una grande utopia che si converte in un incubo altrettanto grande”. La lettera è arrivata alle scuole stamattina, nell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, “Giornata della libertà”, per ricordare “l’esito drammaticamente fallimentare” di quella ideologia.  

    La polemica delle opposizioni

    Nessun cenno, invece, sottolinea il presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo, “al fatto che il 9 novembre è anche la giornata mondiale contro il fascismo e l’antisemitismo proclamata dalle Nazioni Unite”. La ricorrenza è rimossa, resta solo la caduta del Muro. Che “se pure non segna la fine del comunismo – al quale continua a richiamarsi ancora oggi, fra gli altri paesi, la Repubblica Popolare Cinese – ne dimostra tuttavia l’esito drammaticamente fallimentare e ne determina l’espulsione dal Vecchio Continente”, scrive Valditara. Attacca anche il Pd: “Alla denominazione ‘merito’, da oggi bisogna aggiungere “e della propaganda”. Come altro definire il ministero dell’Istruzione dopo la lettera fuori luogo inviata da Valditara alle scuole con una lettura strumentale della caduta del Muro di Berlino? Ma perché il ministro non si occupa di scuola?”, scrive Simona Malpezzi su Twitter. Per Francesco Sinopoli della Flc Cgil “la lettera di Valditara è da Minculpop” e le “lezioni di storia spettano ai docenti, non certo al ministro”.

    La replica del ministro

    A Repubblica arriva la replica di Valditara: “Assolutamente nessuna contrapposizione”, spiega. “Ci sono tante giornate e in ciascuna si celebra un evento di particolare rilievo: il 27 gennaio la liberazione del campo concentramento di Auschwitz dal mostro dell’antisemitismo, il 25 aprile la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e il 9 novembre la liberazione dell’Europa dal comunismo – dichiara Valditara – Non vedo il problema, sono figlio di partigiano della Brigata Garibaldi, non accetto lezioni da chi non ha mai rischiato la vita per combattere il nazismo. C’è chi è amico di Israele e chi è amico di Hamas. Io sono amico di Israele”.

    Il testo della lettera

    Ma cosa dice la lettera? “Il comunismo – prosegue – è stato uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo, nei diversi tempi e luoghi ha assunto forme anche profondamente differenti, e minimizzarne o banalizzarne l’immenso impatto storico sarebbe un grave errore intellettuale”, si legge nella lettera.

    La circolare prosegue spiegando che il comunismo “nasce come una grande utopia, sogno di una rivoluzione radicale che sradichi l’umanità dai suoi limiti storici e la proietti verso un futuro di uguaglianza, libertà, felicità assolute e perfette. Che la proietti, insomma, verso il paradiso in terra”. Tuttavia, continua Valditara, “si converte inevitabilmente in un incubo altrettanto grande: la sua realizzazione concreta comporta ovunque annientamento delle libertà individuali, persecuzioni, povertà, morte”.

    Per il ministro “perché l’utopia si realizzi occorre che un potere assoluto sia esercitato senza alcuna pietà, e che tutto – umanità, giustizia, libertà, verità – sia subordinato all’obiettivo rivoluzionario”. E pertanto, si legge sempre nella circolare, “prendono così forma regimi tirannici spietati, capaci di raggiungere vette di violenza e brutalità fra le più alte che il genere umano sia riuscito a toccare”.

    Per questo “il 9 novembre resterà una ricorrenza di primaria importanza per l’Europa: il momento in cui finisce un tragico equivoco nel cui nome, per decenni, il continente è stato diviso e la sua metà orientale soffocata dal dispotismo” e che “questa consapevolezza è ancora più attuale oggi, di fronte al risorgere di aggressive nostalgie dell’impero sovietico e alle nuove minacce per la pace in Europa”.

    “Il crollo del Muro di Berlino – conclude Valditara – segna il fallimento definitivo dell’utopia rivoluzionaria. E non può che essere, allora, una festa della nostra liberaldemocrazia. Un ordine politico e sociale imperfetto, pieno com’è di contraddizioni, bisognoso ogni giorno di essere reinventato e ricostruito. E tuttavia, l’unico ordine politico e sociale che possa dare ragionevoli garanzie che umanità, giustizia, libertà, verità non siano mai subordinate ad alcun altro scopo, sia esso nobile o ignobile”. LEGGI TUTTO

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    Prove di disgelo fra Cina e Usa nel nome del clima: Kerry annuncia un nuovo piano per coinvolgere i privati

    SHARM EL-SHEIKH. Per salvare la Terra gli Stati Uniti rilanciano l’idea di coinvolgere il settore privato nello sviluppo delle energie pulite ispirandosi al sistema dei crediti di carbonio e, contemporaneamente, dalla Cina arrivano segnali di possibile ripresa del confronto proprio con gli States. Nelle ultime ore i negoziati in corso alla Cop27 in Egitto si stanno facendo più serrati. Oggi è una giornata che mette al centro la Finanza climatica e sarà fondamentale capire se e come le due più grandi economie del mondo (e anche fra i più importanti responsabili delle emissioni climalteranti), Stati Uniti e Cina, collaboreranno e cosa proporranno sia in termini sia di finanziamenti che di risarcimenti destinati ai paesi più vulnerabili per le loro “perdite e danni”. Era la speranza di Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, a inizio summit: “Che Cina e Usa si parlino per costruire un patto per il clima”. Cosa che, seppur informalmente, è avvenuta. Le indicazioni che arrivano da Xie Zhenhua, inviato cinese per il clima, sono infatti quelle di un potenziale disgelo nelle relazioni con gli States, nonostante la fragilità dei rapporti fra i due Paesi a causa della situazione di Taiwan. 

    Those that have contributed least to the climate crisis are being hit first & hit hardest.At #COP27, I’m calling on all world leaders to prioritize support to the most vulnerable through bold long-term commitments and action. pic.twitter.com/V0xVsfBseY— António Guterres (@antonioguterres) November 8, 2022

    Il delegato ha affermato di aver informalmente incontrato John Kerry, inviato speciale per il clima degli Stati Uniti, nonostante la sospensione dei negoziati bilaterali a inizio anno. Non si tratta di un meeting ufficiale, ma entrambi i paesi concordano che serva uno sforzo congiunto se si vorranno centrare gli obiettivi della Cop27.Nel frattempo, tra i singoli sforzi delle due potenze, la Cina si è detta “disposta” a contribuire a un fondo “loss and damage” (senza però dettagli), mentre John Kerry nello spazio dell’US Center alla Cop27 ha annunciato l’intenzione “di accelerare la transizione delle rinnovabili”. 

    I protagonisti

    Chi è Mia Mottley, la premier di Barbados che chiede giustizia climatica per il Sud del mondo

    di Giacomo Talignani

    08 Novembre 2022

    Kerry ha spiegato che a livello di finanziamenti necessari per combattere il riscaldamento globale “i governi dovrebbero sborsare non miliardi, ma trilioni e trilioni, che non ci sono” e per poterlo fare è dunque necessario “coinvolgere sempre di più il settore privato”. Per riuscire a “ritirare il carbone e contemporaneamente accelerare sulle rinnovabili” secondo Kerry le aziende dovranno dunque avere la possibilità di acquistare crediti di carbonio per sostenere i paesi che abbandonano l’energia a carbone e quelli più vulnerabili.In sostanza, si pensa a un piano per espandere la vendita di crediti di carbonio con lo scopo di promuovere progetti rinnovabili nei paesi in via di sviluppo, un sistema che si ispira a quello della compensazione, criticato però da molti. 

    Ambiente

    Cop27, le linee guida dell’Onu contro il greenwashing

    di Valentina Guglielmo

    08 Novembre 2022

    Una proposta, quella dell’inviato per il clima statunitense, che trova l’appoggio di importanti multinazionali tra cui Microsoft Corp, PepsiCo e altre. Il programma proposto da Kerry si chiamerà “Energy Transition Accelerator” di cui verranno definiti i dettagli successivamente, un’iniziativa da cui ribadisce con fermezza sono  però “escluse dalla partecipazione le compagnie petrolifere e del fossile”. Si tratta di un primo passo, compreso l’incontro con la Cina, di complesse giornate di negoziato da cui si spera esca, il 18 novembre, una soluzione concreta (ed economica) per sostenere il futuro climatico del mondo. LEGGI TUTTO

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    La mappa degli inquinatori che indica le emissioni azienda per azienda

    La triste classifica è guidata dall’acciaieria dello Shagang Group in funzione presso la città cinese di Zhangjiagang. Sforna decine di milioni di tonnellate di acciaio all’anno, ma è anche l’industria di questo tipo che emette più CO2 in assoluto al mondo. Le informazioni non arrivano dai proprietari dell’impianto, ma da un gruppo di ricercatori che hanno analizzato dati raccolti dai satelliti per conto di ClimateTrace, no profit che riunisce gruppi ambientalisti, compagnie hi-tech e università. Tra i convinti sostenitori di Climate Trace, anche l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore. LEGGI TUTTO