7 Novembre 2022

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consigliato per te

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    Greta Thunberg: “Pronta a passare il megafono ad altri”

    Quattro anni dopo aver lanciato il suo “Sciopero scolastico per il clima”, l’attivista svedese Greta Thunberg è pronta a passare il testimone a coloro che sono in prima linea nel cambiamento climatico, ha affermato oggi in un’intervista. “Dovremmo anche ascoltare i resoconti e le esperienze delle persone più colpite dalla crisi climatica. È ora di […] LEGGI TUTTO

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    Cop27, al via il summit sul clima. Von der Leyen: “Dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere la soglia di 1,5 gradi”

     Entra nel vivo oggi il 27esimo vertice Onu sui Cambiamenti Climatici, la Cop27, ospitato fino al 18 novembre nella località turistica di Sharm El-Sheikh, in Egitto. Nel giorno in cui si riuniscono i capi di Stato e governo la linea è quella di far ‘pagare’ il costo del cambiamento climatico ai paesi ricchi ‘non europei’. Quella del presidente francese Emmanuel Macron è stato un appello rivolto principalmente agli Stati Uniti e alla Cina, affinchè paghino la loro “quota” per aiutare i Paesi poveri di fronte al cambiamento climatico.”Dobbiamo fare in modo che gli Stati Uniti e la Cina ci siano davvero”, perché gli europei sono “gli unici a pagare”, ha detto il capo dell’Eliseo durante uno scambio con i giovani a Sharm el-Sheikh. Si deve quindi “fare pressione sui Paesi ricchi extraeuropei, dire loro ‘dovete pagare la vostra parte'”.
    We face many challenges, but climate change is the biggest.This #COP27 will be a implementation summit to keep track of promises.We need to do everything we can to keep 1.5 degrees in reach Europe stays the course. pic.twitter.com/C2Mkl269pA— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) November 7, 2022

    “Dobbiamo affrontare molte sfide, ma quella del cambiamento climatico è la più grande – ha detto il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen -. Questa Cop27 sarà un vertice di attuazione per tenere traccia delle promesse. Dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere 1,5 gradi a portata di mano. L’Europa mantiene la rotta”.

    La conferenza delle Nazioni Unite

    Clima, si riparte da Sharm el-Sheikh ma alla Cop27 l’accordo è in salita

    di Luca Fraioli

    03 Novembre 2022

    In quella che è una corsa contro il tempo per salvare il pianeta dagli effetti sempre più tangibili e devastanti del riscaldamento globale, il contesto dei negoziati è all’insegna di tensioni alimentate da un lato dalle polemiche sui diritti umani nel Paese ospitante, dall’altro dai timori per la recessione globale, il caro energia, la crisi alimentare e il rilancio delle energie fossili quali conseguenze dirette del conflitto tra Russia e Ucraina.Inoltre, ad oscurare il cruciale appuntamento climatico annuo ci sono le elezioni di midterm negli Usa, l’8 novembre, sulle quali si concentra l’attenzione mediatica, oltre alla rivalità alle stelle tra le due potenze maggiormente inquinanti, Stati Uniti e Cina. Queste le aspettative e la posta in gioco, a un anno dalla Cop26 di Glasgow, che era sicuramente più carica di aspettative dopo lo stop per la pandemia di Covid-19.

    In agenda “loss and damage”

    Il vertice sul clima Cop27 ha concordato, nella sua sessione di apertura, un primo accordo molto importante: ovvero di discutere nel corso dei lavori i finanziamenti specifici per aiutare le nazioni vulnerabili a far fronte ai danni inevitabili causati dal riscaldamento globale.Il tema (del cosiddetto ‘loss and damage’) era uno dei punti sui quali i Paesi più poveri e vulnerabili, poco responsabili del riscaldamento globale ma molto esposti alle sue devastanti conseguenze, insistevano da mesi ma non era stato ufficialmente inserito nell’agenda del vertice.I Paesi poveri chiedono la creazione di un sistema di finanziamento specifico per far fronte ai disastri climatici che si stanno moltiplicando in tutto il mondo, con danni che ammontano già a decine di miliardi di dollari.

    Il vertice dei leader

    Quello di oggi e domani, il vertice dei leader, sarà il primo momento ‘clou’ del controverso appuntamento in Egitto: in tutto 125 partecipanti tra capi di Stato e di governo, oltre ai diplomatici di ben 200 Paesi e al numero record di 40 mila presenze tra esponenti di Ong, società civile, studiosi, settore privato, difensori dei diritti.Molto atteso il ‘ritorno’ al summit Onu del Brasile, dopo 4 anni di scetticismo da parte del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro nei confronti del cambiamento climatico: il vincitore delle elezioni Luiz Inacio Lula da Silva è stato invitato, anche se entrerà in carica nel gennaio 2023. Il futuro presidente di sinistra ha già assicurato di voler tornare in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici, tutelando l’Amazzonia, uno dei principali polmoni verdi del pianeta. Proprio trent’anni fa, nel 1992, si era tenuto il Summit della Terra di Rio, una data passata alla storia per la difesa degli ecosistemi.Tra i nomi di spicco del vertice, il presidente Usa Joe Biden, il neo premier britannico Rishi Sunak e per l’Italia sarà presente la Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni. Tra le assenze eccellenti quella del presidente della Cina – Paese più inquinante al mondo – Xi Jinping e del suo omologo russo Vladimir Putin.

    I partecipanti sono suddivisi in due grandi gruppi, impegnati in serrati negoziati per raggiungere un accordo finale. Da un lato quello dei Paesi ricchi e più sviluppati, responsabili della maggior percentuale di inquinamento globale, capitanati dal G7, a presidenza tedesca. Dall’altro il gruppo G77+Cina – ovvero 134 Paesi emergenti e poveri – attualmente presieduto da Munir Akram, ambasciatore del Pakistan all’Onu, che rinnoverà le sue pressioni per ottenere i fondi precedentemente promessi a titolo di risarcimento e di sostegno alla transizione energetica.Intanto il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni è arrivata al summit. Nel pomeriggio è previsto il suo intervento nella sessione plenaria.

    Come ad ogni Cop, il vertice sarà suddiviso in una zona blu, quella ufficiale delle sessioni plenarie in cui si svolgono i dibattiti ad alto livello, gli incontri intergovernativi e delle organizzazioni internazionali e dove vengono presentati gli accordi raggiunti al termine dei lavori. La zona verde è invece aperta al pubblico, punto di incontro e confronto tra ambientalisti, scienziati, attivisti, rappresentanti della società civile e delle aziende del settore energia e ambiente. La regione del Mediterraneo avrà un suo apposito padiglione con 600 scienziati da 35 Paesi – collocato nella zona blu della Cop27 – a riprova della gravità della crisi climatica in quest’area del mondo in cui le temperature aumentano del 20% in più rispetto alla media globale.

    La Cop africana

    La presidenza egiziana ha presentato il vertice come “la Cop africana”, con l’obiettivo dichiarato di voler dare voce alla richiesta di giustizia climatica e di finanziamento per la transizione da parte dei 54 Stati del continente, responsabili di meno del 4% delle emissioni globali, ma regione tra le più flagellate da fenomeni meteorologici estremi.Secondo il Carbon Brief, da inizio 2022 le manifestazioni climatiche devastanti in Africa hanno ucciso almeno 4 mila persone e costretto circa 19 milioni a lasciare la propria abitazione, sfollati interni o profughi in Paesi confinanti. Nel solo Corno d’Africa la siccità colpisce 19 milioni di residenti mentre in Nigeria oltre 1,4 milione di cittadini è sfollato a causa delle recenti alluvioni. Al di là della maggiore vulnerabilità del continente al riscaldamento globale, ripercussioni altrettanto drammatiche di fenomeni di siccità estrema e di alluvioni – la più grave degli ultimi 40 anni in Kenya – sono la mortalità e il calo dei rendimenti agricoli che espongono un numero sempre maggiore di persone alla carestia.A Sharm El-Sheikh capi di Stato africani, rappresentanti governativi e di Ong rinnoveranno ai Paesi ricchi la loro richiesta urgente di incrementare i finanziamenti diretti al continente per accelerare la loro transizione energetica. Finora i principali inquinatori mondiali non hanno onorato la promessa di portare a 100 milioni di dollari all’anno gli aiuti ai Paesi più poveri, africani ma non solo, per lottare contro i cambiamenti climatici oltre che a titolo di risarcimento.Secondo dati Ocse, il tetto massimo dei finanziamenti del Nord del mondo è stato di 83,3 miliardi nel 2020, mentre l’impegno quota 100 miliardi potrebbe essere raggiunto nel 2023. Per molti esperti, ancora una volta l’Africa e i Paesi del Sud del mondo rischiano di rimanere delusi dall’esito del vertice, nonostante moniti e appelli lanciati nelle scorse settimane dal Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha definito la Cop27 “un test decisivo per ristabilire la fiducia tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo”, parlando di “imperativo morale” e di “necessità di agire”.

    The last 8 years are on track to be the warmest on record.Sea levels are rising at twice the speed of the 1990s.We must answer the planet’s distress signal with ambitious, credible #ClimateAction.#COP27 must be the place – and now must be the time. https://t.co/CQbXh8jTfD— António Guterres (@antonioguterres) November 6, 2022

    A rischio l’Accordo di Parigi

    Il recente rapporto del Programma Onu per l’Ambiente (UNEP) e le raccomandazioni del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico hanno avvertito che “la finestra di opportunità si sta chiudendo” per arginare l’aumento ineluttabile delle temperature che ipoteca il rispetto dell’Accordo di Parigi, siglato nel 2015 in sostituzione del precedente Protocollo di Kyoto, nel contesto della Cop21.

    Numeri alla mano, il mondo si sta allontanando dall’impegno di contenere entro 2 gradi – meglio se 1,5 grado – il riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali. Allarmanti le previsioni dell’UNEP: entro fine secolo il riscaldamento del pianeta rischia di raggiungere quota 2,6 gradi, un livello “catastrofico” che rende urgente “un’azione climatica su tutti i fronti, ora”.In base agli impegni attuali della maggior parte dei Paesi – una diminuzione delle emissioni del 5% entro il 2030 e ad alcune condizioni del 10% – c’è il 66% di rischi che il riscaldamento sia di 2,6 gradi entro fine secolo e nella migliore delle ipotesi raggiungerebbe comunque 2,4 gradi. Se invece i Paesi riuscissero a rispettare la neutralità carbone – ovvero zero emissioni – l’aumento delle temperature si fermerebbe a 1,8 grado, ma per gli esperti clima dell’Onu “questo scenario al momento non è credibile” per le “differenze” tra le promesse già fatte e i risultati ottenuti.

    Crisi climatica

    Negli ultimi 30 anni in Europa le temperature sono aumentate di oltre il doppio

    di Giacomo Talignani

    02 Novembre 2022

    Per mantenere 1,5 °C, le emissioni dovrebbero essere ridotte del 45% rispetto ai livelli attuali e del 30% per stare entro 2 °C. Con queste premesse, è chiaro che sono scarse le aspettative da questo vertice. Non sono in discussione nuovi tagli alle emissioni o impegni concreti, ma solo questioni procedurali, tecniche, burocratiche e di regolamentazione di alcuni aspetti formali dell’accordo di Parigi.

    La Cop delle polemiche

    Da mesi fa discutere la scelta dell’Egitto come sede del grande evento, con Ong e attivisti per i diritti umani che denunciano di essere stati esclusi. Chiari e forti gli appelli giunti dai quattro angoli del pianeta per ottenere la scarcerazione di centinaia di detenuti politici, ma non solo: tra di essi, l’attivista Alaa Abdelfatah, che osserva uno sciopero della fame da aprile e che domenica smetterà anche di bere. Il governo di Abdel Fattah al-Sisi teme dimostrazioni antigovernative e su alcuni social si vocifera di una grande manifestazione di protesta durante le giornate del vertice.Tra gli assenze più rilevanti quella di re Carlo III, che è stato scoraggiato dal governo (che vorrebbe approfittare della prima uscita pubblica del nuovo monarca per scopi più politici), ma ha intenzione di convocare un evento con oltre 200 ospiti a Buckingham Palace, invitando oltre 200 politici, scienziati, manager di imprese green, attivisti ambientali e ONG.

    Gli ambientalisti

    Diritti negati e sfiducia nei big alla Cop27: perché Greta Thunberg e altri attivisti non andranno in Egitto

    di Giacomo Talignani

    03 Novembre 2022

    Non ci sarà neanche Greta Thunberg, l’iconica attivista svedese: “Non andrò alla Cop27 per molte ragioni, ma lo spazio per la società civile quest’anno è molto limitato” ha argomentato; senza peli sulla lingua ha sentenziato che le persone al potere usano le conferenze sul clima per interessi personali e come greenwashing. Goccia che ha fatto traboccare il vaso delle polemiche: secondo Greenpeace, uno dei principali sponsor della conferenza egiziana è Coca-Cola, una delle azienda più inquinanti al mondo, da sola responsabile del 10% delle bottiglie di plastica disperse, pari a tre milioni di tonnellate. LEGGI TUTTO

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    Sostenibilità, come aumentare la produzione riducendo l’impatto ambientale

    Riscaldamento globale e sfruttamento delle risorse naturali superiore alla loro capacità di rigenerarsi sono alla base dei cambiamenti climatici e della progressiva riduzione della biodiversità che stanno minacciando la sopravvivenza del pianeta. Se all’elevato tasso di emissioni di anidride carbonica, principale causa dell’innalzamento delle temperature mondiali e di fenomeni meteorologici estremi, aggiungiamo il consumo eccessivo di acqua e di altre materie prime, ecco spiegato il configurarsi di un quadro particolarmente complesso.  LEGGI TUTTO

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    Quanto costa la sostenibilità al supermercato?

    Si fa presto a parlare di sostenibilità, della necessità di mettere nella nostra lista della spesa anche l’ambiente, valutandolo come elemento da cui non si può più prescindere se vogliamo limitare il nostro impatto sull’ecosistema. Da consumatori, abbiamo tanti punti di riferimento, etichette da riconoscere, marchi, bollini e negozi specializzati. Guardiamo le etichette, la provenienza dei prodotti alimentari e non, scegliamo ciò che è stagionale, a chilometro zero, e anche gli articoli che tengono in considerazione il benessere degli attori coinvolti nella catena produttiva. Ma siamo sicuri di pagare il giusto per la sostenibilità che mettiamo nella borsa della spesa e nel carrello? Abbiamo provato a capire qual è il prezzo della sostenibilità nella grande distribuzione.

    Partiamo intanto dal concetto stesso di sostenibilità. La sostenibilità è un impegno, un’attenzione, che può essere mantenuta nel tempo, non solo verso i prodotti e l’ambiente, ma anche verso le persone. Pensiamo alla  produzione dei nostri beni di consumo, alla tracciabilità dei prodotti o all’origine. Già nella scelta dei fornitori un distributore può decidere di essere sostenibile stringendo solide collaborazioni con produttori locali, abbattendo così le emissioni causate da lunghi trasporti e generando al contempo valore per una comunità. LEGGI TUTTO

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    Nei campi veneti le aziende agricole condividono l'energia a chilometro zero

    L’aumento delle bollette dell’elettricità non è solo una questione personale, ma un problema collettivo. Lo hanno capito da tempo gli agricoltori del Veneto e della Puglia che da diversi anni con la Coldiretti hanno creato le prime comunità agro energetiche chiamate “Energia agricola a Chilometro Zero”. Energia autoprodotta, consumata e condivisa tra imprenditori agricoli e proviente al 100% da fonti rinnovabili. Impianti fotovoltaici soprattutto.

    Rinnovabili

    L’Italia sta aspettando una mappa per far crescere le comunità energetiche

    di Luca Fraioli

    06 Ottobre 2022

    A gestire l’equilibrio della capacità produttiva tra i soci titolari degli impianti e il fabbisogno energetico di tutti i consumatori (anche di chi non ha un impianto di rinnovabili) è invece una società benefit (ovvero una società che ha nel suo oggetto sociale lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera) di Verona, la ForGreen Spa, che stabilisce non solo le eccedenze di energia e le distribuisce ai soci, ma rendiconta anche gli “sconti” e i “premi” che vengono a loro volta reinvestiti in servizi.Un processo virtuoso che secondo alcune stime taglia in media il 20% dei costi dell’energia di chi fa parte della comunità energetica. E non è l’unico beneficio, visto che tutto questo contribuisce a creare una serie di servizi green, valori di sostenibilità che creano l’immagine di ogni azienda verso i consumatori.

    La storia

    In Sicilia la comunità energetica fra aziende agricole

    di Gioacchino Amato

    18 Ottobre 2022

    Ideatore della Comunità agro energetica della Coldiretti è Luca D’Apote, responsabile energia dell’ente e direttore associazione delle Fattorie del Sole, ossia di quelle aziende agricole che consumano energia autoprodotta da fonti rinnovabili e poi distribuita fra le aziende affiliate. Spiega D’Apote: “Il progetto è partito nel 2019, grazie alla normativa europea che dava la possibilità di estendere il modello di comunità energetica su un’area geografica piuttosto ampia. L’Unione europea indicava confini geografici regionali entro i quali potersi scambiare energia autoprodotta. Così, sia in Veneto che in Puglia abbiamo sviluppato in pieno quel modello”.Per le aziende che aderiscono alla comunità energetica della Coldiretti non si parla di allacciamenti alla stessa cabina primaria, ma lo scambio di energia è totalmente virtuale, senza però la possibilità di ottenere i meccanismi di incentivazione che spettano alle normali comunità energetiche. “Certo questo modello non ci fa accedere agli incentivi, previsti invece dalla nuova normativa sulle comunità energetiche rinnovabili – precisa D’Apote – ma i vantaggi per i soci sono lo stesso molti. E poi stanno sorgendo nuove piccole comunità energetiche che sfruttano invece la vicinanza territoriale e la condivisione della cabina primaria”.

    Rinnovabili

    L’Italia sta aspettando una mappa per far crescere le comunità energetiche

    di Luca Fraioli

    06 Ottobre 2022

    Il progetto di Energia agricola a chilometro Zero (che sembra quasi ricalcare quelle delle cooperative) funziona. Tanto per fare un esempio, con l’energia autoprodotta dalle migliaia di piccole e grandi aziende agricole e di agriturismi sparse per il Veneto e la Puglia, si sostengono i consumi di energia elettrica oltre che dei soci anche delle sedi della Coldiretti e di Campagna amica. Ma sono tante le storie che si possono leggere sul sito della prima comunità agro energetica in Italia e si capisce che non si parla solo di sconti e incentivi, ma anche e soprattutto di valori condivisi a cominciare dalla tutela dell’ambiente. Con orgoglio, infatti, la comunità energetica elenca i 39.160 megawatt di energia scambiata, il taglio di 10.596 tonnellate di CO2 e i 23.043 barili di petrolio risparmiati ogni anno. E il conteggio viene continuamente aggiornato.

    Il reportage

    I pionieri di Magliano Alpi, la prima comunità energetica italiana

    dalla nostra inviata Cristina Nadotti

    06 Ottobre 2022

    Così racconta la Società Agricola Agrifloor di Tezze sul Brenta in provincia di Vicenza, che si è fatta i suoi conti, di barili ne hanno risparmiati 61. Oppure, la Società viticola Aldrighetti sulle colline delle Valpolicella, anche loro membri della comunità Energia Agricola Km 0 che è riuscita ad evitare l’emissione di più di 3 tonnellate di CO2 in atmosfera.”Uno degli obiettivi che volevamo raggiungere con la comunità agro energetica era proprio questo: creare storie di sostenibilità – racconta ancora Luca D’Apote – Perché il vettore energetico non trasporta tra i soci, solo kilowatt di energia, ma trasporta anche valori, ci si scambia energia parlando un linguaggio comune. Quello della tutela ambientale. Ogni innovazione, come quella di creare una comunità energetica rinnovabile, richiede uno slancio e una forza che possono essere generati solo dai valori condivisi in cui credono le persone che ne fanno parte. Non sarebbe stato possibile mettere insieme migliaia di agricoltori e di imprese senza avere in comune l’idea che tutto questo ci aiuta a rispettare l’ambiente in cui viviamo”.

    Il sondaggio

    Comunità energetiche: c’è un’Italia che vuole l’energia verde e condivisa

    di Paola Rosa Adragna

    14 Ottobre 2022 LEGGI TUTTO

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    La sfida delle due scienziate a capo della Società italiana che studia il clima

    Due donne saranno al vertice della Società italiana per le scienze del clima nei prossimi quattro anni: dal primo gennaio 2023 Maria Cristina Facchini, 62 anni, direttrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (CNR-ISAC) diventerà presidente al posto di Riccardo Valentini, che termina il mandato, e Paola Mercogliano, responsabile della Divisione REMHI della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, sarà presidente eletta. La Sisc prevede che il presidente eletto affianchi per due anni il presidente, mentre quello uscente (in questo caso Valentini) resti nel consiglio direttivo per due anni: “Di fatto ci sono tre presidenti che lavorano insieme – osserva la neo presidente Facchini – questo sistema assicura continuità a aiuta ad affrontare le criticità”. E in piena crisi climatica il ruolo della Sisc, nata nel 2013 con l’obiettivo di contribuire al progresso scientifico e all’innovazione delle scienze climatiche in Italia, è indispensabile. 

    Presidente Facchini, sente il peso dell’incarico?”Proprio perché da due anni sono presidente eletta non vengo catapultata in una realtà che non conosco e non sono intimorita. Non voglio sembrare fredda, ma quando sono stata nominata sono stata soltanto contenta, perché mi sono resa conto che era il momento giusto. Porto nel mio incarico non soltanto le mie competenze, ma anche la conoscenza profonda dei miei colleghi. Non sono la prima donna, perché nel biennio 2015-2016 c’è stata Donatella Spano, ma è significativo che adesso saremo in due ai vertici, Paola Mercogliano e io”. 

    Ci parli delle sue competenze.”Originariamente sono una chimica, ma quasi non me ne ricordo più, poiché sono approdata agli studi climatici già nel 1987. Di clima si parlava soltanto in ambito accademico e io studiavo gli aerosol e le nubi: ero un animale strano, una categoria sconosciuta. Mi ero ritrovata a scegliere fortunosamente questo nuovo argomento studiando l’acidificazione delle precipitazioni come causa del deterioramento delle foreste in Germania. In breve, questi studi si sono rivelati fondamentali per il clima. Sono fiera delle mie competenze da chimica, che non erano usuali nella comunità climatica italiana, mentre a livello internazionale c’era già più interdisciplinarità. Quando, nel 1987, sono arrivata all’Istituto di Fisica dell’Atmosfera del Cnr ero l’unico chimico, il posto di ruolo l’ho ottenuto nel 1992, ma mi sono integrata benissimo da subito. Sono fiera dei miei risultati: sono stata una dei primi lead author di uno dei capitoli del Quinto Assessment Report dell’Intergovernmental Panel for Climate Change, e ho fatto la mia fortuna scientifica con due lavori nel campo delle particelle atmosferiche, che a distanza di pochi anni si sono rivelati fondamentali nell’ambito delle scienze del clima. Una delle grandi soddisfazioni è stata l’onorificenza del Presidente della Repubblica, che mi ha nominata commendatore per meriti scientifici. E certo, diventare direttrice al CNR-ISAC, l’istituto dove ho cominciato con una borsa di studio, è stato un bel traguardo”. 

    Ha dovuto fare rinunce nella vita privata per arrivare al vertice nel suo campo?”No, ma la mia determinazione ha avuto in mio marito, ora uno scienziato in pensione, un ottimo alleato. Mi ha sempre spinto a non rinunciare a impegni internazionali e incarichi anche quando nostra figlia era piccola, mi ha sempre detto ‘è il tuo momento, non devi metterti sensi di colpa’. E mia figlia, che oggi è felicemente affermata nel campo dei beni culturali, oggi mi conferma che non ricorda di aver sofferto per le mie assenze, anzi, mi ha detto che ricorda soltanto di essersi divertita molto quando, tutte le volte che potevo, la portavo con me”. 

    Cosa porterà nel suo incarico di presidente dal punto di vista personale?”Due punti di vista molto femminili: l’interdisciplinarietà e la capacità di proiettarsi all’esterno. Ritengo che a noi donne venga particolarmente bene non focalizzarsi soltanto su un aspetto dei problemi e affrontarli da più punti di vista e promuovere un dialogo ampio. Le relazioni con altre associazioni, l’impegno per spiegare ai decisori pubblici e ai cittadini l’emergenza climatica sono fondamentali in questo momento”.

    A proposito di interdisciplinarità, molti studi sottolineano che la comprensione dell’emergenza climatica non può prescindere da analisi sociali ed economiche.”Per la Società che presiedo è un approccio imprescindibile per dare contributi essenziali alla valutazione del rischio. La storia stessa della ricerca sull’effetto serra si basa sull’integrazione di più materie e negli ultimi anni abbiamo compreso sempre meglio che ci sono trasformazioni rapide e visibili, collegate all’emergenza climatica, che riguardano ogni aspetto della nostra vita”. 

    Ha accennato alla divulgazione. Gli scienziati si sentono inascoltati. Ritiene che debba cambiare il modo in cui comunicate le vostre ricerche?”È già cambiato. Faccio un esempio: quando ho partecipato al quinto rapporto dell’Ipcc, l’attenzione a come si sarebbero divulgati quei risultati è stata minore. Si discusse a lungo se esplicitare che su alcuni dati c’erano dei margini di incertezza, che dal punto di vista scientifico non significa che un certo fenomeno non si verificherà, ma che potrebbe accadere con alcune variazioni rispetto alla previsione. Bene, quell’incertezza si rivela un alibi potente per i politici, che la traducono in “posso non agire”. Ora si è capito che se si vuole incidere sulle politiche bisogna saper divulgare, gli scienziati sono più aperti e interessati alla comunicazione”. 

    Le capita nel suo ruolo istituzionale di sentirsi inascoltata?”Non a livello personale, ma come parte della comunità scientifica: è quasi insultante il modo in cui siamo ignorati. Lo si è visto chiaramente di fronte all’emergenza energetica, la direzione presa per sopperire al taglio di forniture del metano è stata di approvvigionarsi dello stesso combustibile fossile altrove, invece di potenziare gli investimenti sulle rinnovabili. In pratica, si rimpiazza il vecchio con il vecchio, in nome dell’emergenza, quando si avrebbe invece un’ottima occasione per invertire la rotta”.Quali saranno le sue prime iniziative come presidente?”Ci sono da organizzare le conferenze del 2023 e 2024 e vorrei si coprissero molti ambiti interdisciplinari, coinvolgendo altre società scientifiche, anche per evitare la moltiplicazione di conferenze ristrette. Un altro punto che ritengo fondamentale è un maggiore sforzo di penetrazione a livello regionale, per coinvolgere di più i decisori e la cittadinanza. Il nostro Paese, centrale nel Mediterraneo che è un hot spot per il cambiamento climatico, ha un ruolo fondamentale nelle strategie di adattamento e mitigazione”. 

    Chi si occupa di scienze del clima è percepito spesso come una cassandra, un dispensatore di pessimismo. Lei è ottimista?”Di carattere moltissimo, però quando si tratta dei miei studi la preoccupazione è tanta. Ormai i rapporti scientifici a riguardo non sono più confutabili, per raggiungere gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale i margini sono minimi. Bisognerebbe fare un salto e riformare in maniere globale l’economia. Un’impresa titanica, ma di certo non mi tiro indietro a livello personale, né istituzionale, per fare la mia parte”. LEGGI TUTTO