23 Settembre 2022

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    Scuola, il rispetto delle donne? S'insegna già alla materna. La proposta del sindaco Lepore

    L’introduzione del rispetto delle donne come materia scolastica già alla scuola materna “credo faccia contenti tutti”. Lo dice l’assessore comunale all’istruzione di Bologna Daniele Ara, che al question time di Palazzo d’Accursio ha risposto di dubbi di Fratelli d’Italia sulla novità annunciata alla Festa dell’Unità dal sindaco Matteo Lepore: una nuova materia scolastica per combattere […] LEGGI TUTTO

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    I partiti si impegnano: nascerà un consiglio scientifico per il clima

    Le forze politiche d’accordo per l’istituzione, a inizio legislatura, di un Consiglio Scientifico Clima e Ambiente. La proposta del comitato scientifico “La Scienza al Voto”, accolta e sottoscritta al Cnel, prevede l’investutura di un organo che supporterà Governo e Parlamento nell’elaborazione di provvedimenti che impattano sulla crisi climatica e ambientale. Sarà anche un organo di valutazione sulla efficacia dei provvedimenti presi, e quindi anche con una eventuale funzione di stimolo.
    “Ci sembra un momento giustamente simbolico”, ha esordito Alessandra Bonoli, ingegnere ambientale e della transizione, Università di Bologna, componente del comitato scientifico all’origine della iniziativa. “Oggi è l’ultimo giorno di campagna elettorale e questa promessa, di tutte le forze politiche, di lottare contro la crisi climatica e ambientale secondo criteri scientifici, è senz’altro la più importante di tutte. Devo aggiungere che purtroppo è la più importante, perchè la crisi è ormai uscita dalle previsioni degli studi scientifici per essere sotto gli occhi di tutti e, se peggiorasse, toglierebbe ogni possibilità di sviluppo al nostro paese. Ma è un momento simbolico anche perché oggi i nostri giovani sono scesi in piazza per chiedere che si agisca contro la crisi, e questa promessa credo sia un bel segnale da parte della nostra classe dirigente”.

    Ora si dovrà procedere a livello legislativo. Come spiega Antonello Pasini, fisico del clima Cnr e coordinatore del Comitato scientifico: “Confidiamo che sarà una promessa mantenuta: le forze politiche si sono impegnate, nell’accordo, a creare con il nostro Comitato un gruppo di contatto, che nei primi mesi della legislatura si coordinerà per presentare una proposta di legge che istituisca il Consiglio Scientifico Clima e Ambiente e per fare in modo che diventi legge il prima possibile. Il ruolo di noi scienziati promotori dell’iniziativa finirà li, sarà poi la legge a stabilire come saranno scelti a far parte del Csca – speriamo che sia una abbreviazione destinata ad entrare nelle nostre vite – i nostri colleghi, in rappresentanza di Università, Enti di Ricerca, Società Scientifiche, ferme naturalmente restando la loro competenza e indipendenza”.”Io peraltro vorrei fare un augurio ai politici che gestiranno la cosa pubblica, al Governo e in Parlamento, nella prossima legislatura”, ha concluso Andrea Filpa, urbanista, Roma Tre, uno dei relatori della conferenza stampa. “Sono cinque anni decisivi per il destino del nostro Paese, e i politici hanno una responsabilità straordinaria, di riuscire a salvaguardare lo sviluppo della nostra società tutelando al tempo stesso i fondamenti materiali della sua stessa esistenza. In questo senso, è davvero incoraggiante che accettino di essere aiutati – e valutati – dalla migliore scienza del nostro Paese”. LEGGI TUTTO

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    Tre studenti scrivono la tesi di laurea pedalando: dal Brennero a Santa Maria di Leuca in bici per tracciare un itinerario cicloturistico

    BARI – Tracciare un itinerario per arrivare in bicicletta dal Brennero a Santa Maria di Leuca. Mille e duecento chilometri, dall’estremo Nord alla punta del Tacco d’Italia, lungo la costa adriatica. A percorrerli sono tre giovani studenti universitari, il 25enne Michelangelo Lamonaca di Canosa, il tedesco Vivian Rustige, 27 anni, e l’austriaca Laura Mann, 26enne, che ora sono arrivati a Bari. Nel loro percorso, avviato per stilare una tesi di laurea, sensibilizzano anche amministrazioni e comunità locali sull’importanza della mobilità dolce.

    I tre giovani sono partiti dal Brennero il 1° settembre e arriveranno a Santa Maria di Leuca il 30 settembre. E nel frattempo, Vivian e Laura sono stati ospitati nella manifestazione di Fridays for future di oggi 23 settembre, nel parco Rossani di Bari. “Io e Michelangelo studiamo assieme eco-social design a Bolzano e ci laureeremo a marzo. Per la nostra tesi abbiamo deciso di pedalare – racconta Vivian, ventisettenne di Kempten, in Baviera – Ci siamo chiesti come potessimo affrontare il cambiamento climatico divertendoci e collaborando, nel nostro piccolo, ma anche il significato di mobilità sostenibile e come potessimo costruire una rete internazionale di cittadini, associazioni e pubbliche amministrazioni che potessero cooperare su questi temi”.

    La protesta

    Fridays for Future, il 23 settembre sciopero globale per il clima con cortei in tutta Italia

    20 Settembre 2022

    In Erasmus inoltre Vivian ha conosciuto Laura che invece studia a Vienna, e ha deciso di unirsi al gruppo. “Il nostro obiettivo è definire una route in bicicletta che dal Nord Italia porti in Puglia, attraverso ciclovie e altri itinerari”. I tre giovani percorrono dai 50 agli oltre 100 chilometri al giorno, vengono ospitati da Fiab, scout, amici e dormono in camping.

    E raccontano la loro avventura sul sito in-motion-italia.org. “Ora il mio collega Michelangelo sta testando la ciclovia dell’Acquedotto e poi ci rincontreremo”, spiega. Nel loro viaggio sono passati per Verona, Bologna, Rimini, Ancona, Pescara, poi in Puglia hanno toccato Manfredonia, Canosa (dopo hanno virato anche in Basilicata), Castel del Monte, ora Bari e infine proseguiranno per Manduria, Nardò e Santa Maria di Leuca.

    Tappa dopo tappa, recensiscono la qualità delle vie che percorrono e raccolgono anche i commenti dei cittadini sulla ciclocultura.

    Clima, la litania degli slogan

    di Riccardo Luna

    29 Luglio 2022

    Oltre però a tracciare questo itinerario per la tesi di laurea, i tre vogliono anche sensibilizzare le comunità che incontrano. “Abbiamo dialogato anche con alcuni sindaci per creare una rete comunale e regionale”, aggiunge Vivian. Nella tappa finale di Santa Maria di Leuca, il 1° ottobre alla Pro Loco, promuoveranno inoltre una mostra per raccontare la loro iniziativa, organizzeranno workshop e una “critical mass”, cioè una pedalata collettiva accompagnata da musica. “A ogni tappa invitiamo sempre nuove persone ad aggiungersi. Così possiamo diffondere il nostro messaggio per la sostenibilità, creando comunità e raccogliendo nuove idee”. LEGGI TUTTO

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    Arriva la roadmap per la decarbonizzazione del settore aereo

    Nel breve periodo occorrerà puntare sui carburanti alternativi e sul sostegno di fondi pubblici, mentre nel medio-lungo termine arriveranno a maturazione tecnologie innovative come l’idrogeno in turbina. La decarbonizzazione del settore aereo entro il 2050 è un obiettivo raggiungibile se verranno messe in campo misure adeguate e se, soprattutto, vi sarà il pieno coinvolgimento di tutti gli attori della filiera.

    Lo studio

    È il messaggio emerso dallo studio del dipartimento Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano realizzato per il Patto per la Decarbonizzazione del Trasporto Aereo, osservatorio promosso da Aeroporti di Roma che raggruppa player industriali, stakeholder istituzionali, associazioni, rappresentanti del mondo accademico, con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica, del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e dell’Enac. L’analisi è stata presenta nel corso del primo congresso annuale del Patto che si è svolto presso il Terminal 5 dell’aeroporto di Fiumicino.

    Lo studio realizzato dal Politecnico di Milano comprende un modello matematico che delinea nell’arco temporale fino a metà secolo quale dovrà essere il mix tecnologico che il settore aereo dovrà adottare con la relativa massimizzazione della fattibilità tecnico-economica. In base a questo, è stato possibile definire gli strumenti indispensabili per procedere nel cammino della decarbonizzazione, a cominciare da politiche che, anziché basarsi su misure restrittive, consentano la necessaria espansione e sviluppo del trasporto aereo attraverso la definizione di regole certe ed obiettivi chiari e vincolanti, concretamente realizzabili attraverso target intermedi.

    Gli interventi necessari

    Tra i terreni di intervento a livello normativo, ne sono stati individuati tre. Per quel che concerne Fit for 55, la proposta è di apportare correttivi per evitare che un’opportunità per l’armonizzazione delle regole a livello europeo, si traduca in uno svantaggio competitivo del settore con perdita di connettività e spostamento del traffico su hub extra-europei. Quanto alla tassonomia, la richiesta è di ampliare il perimetro delle attività ecosostenibili dei gestori incluse nel sistema di classificazione introdotto dalla Tassonomia europea, mirata a garantire affidabilità, coerenza e comparabilità delle attività per proteggere investitori privati dal greenwashing e aiutare le aziende nella transizione sostenibile. Infine, per favorire uno sviluppo ulteriore delle energie rinnovabili occorre individuare idonei percorsi approvativi facilitati per consentire ai gestori aeroportuali di poter disporre di impianti di produzione di energia rinnovabile realizzati negli scali.

    Gli sviluppi tecnologici

    Il Patto chiede di evitare nuove tasse che gravino sul trasporto aereo, reindirizzando i proventi derivanti dalle tasse di scopo già presenti a sostegno degli investimenti di sostenibilità del settore. In aiuto possono arrivare gli sviluppi tecnologici, a cominciare dal Saf (bio-fuel), la cui diffusione andrebbe agevolata permettendo di sostituire progressivamente l’impiego di carburanti tradizionali. Occorre, inoltre, supportare, nel medio termine, la ricerca e lo sviluppo di vettori energetici alternativi per la propulsione degli aeromobili (idrogeno e l’elettrico). Nonché sviluppare, nell’ambito dei piani di sviluppo aeroportuali, interventi a supporto dell’intermodalità ferro-aria a sostegno dei voli di medio-lungo raggio e modalità elettrica/alternativa per raggiungere gli aeroporti.

    Gli obiettivi del Patto

    Dato il ruolo centrale del trasporto aereo per lo sviluppo dell’economia e del tessuto sociale, la capacità di favorire lo sviluppo del commercio e degli investimenti diretti all’estero, di alimentare la crescita dei mercati, di agevolare una maggiore competizione e maggiori trasferimenti di tecnologie e conoscenze, il Patto è nato con l’obiettivo di definire un percorso che renda compatibile lo sviluppo della connettività e della produttività a livello planetario con la tutela dell’ambiente.

    L’impegno di Atlantia

    “Ben vengano eventi come questo anche perché la collaborazione lungo tutta la filiera e il lavorare verso un obiettivo condiviso è assolutamente necessario per riuscire a raggiungere questi obiettivi molto sfidanti, possibili, necessari, ma molto sfidanti – ha sottolineato durante il suo intervento la chief sustainability officer di Atlantia, Katia Riva – La strategia di Atlantia è di essere un attore importante nel creare le condizioni per una mobilità più sostenibile nel futuro. Le infrastrutture di trasporto, che è l’ambito in cui opera Atlantia con le sue aziende, sono essenziali per garantire questo grande cambiamento”.

    Secondo Marco Troncone, ad di Aeroporti di Roma, “per non trovarsi spiazzato dall’incremento delle emissioni nel breve termine, il settore aereo deve trovare al suo interno le risorse per la decarbonizzazione; tutti gli stakeholders devono essere proattivi nel definire una roadmap condivisa”.

    Il presidente di Adr, Claudio De Vincenti, si è invece soffermato sull’importanza della decarbonizzazione, che va perseguita con “visione e concretezza. Il percorso del trasporto aereo”, ha aggiunto, “è difficile, impegnativo ma è possibile farlo”.

    Infine per il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, la decarbonizzazione del settore aereo è “un tema cruciale su cui stanno lavorando l’Ue e le organizzazioni internazionali per garantire un futuro al settore”. Secondo Giovannini bisogna dividere in due fasi gli investimenti per la decarbonizzazione del settore. “Fino al 2030 sono previsti investimenti di abilitazione, dobbiamo abilitare e preparare il terreno. Sono investimenti che non comportano necessariamente una riduzione delle emissioni. Gli investimenti veri arriveranno dal 2030 in poi”, ha concluso. LEGGI TUTTO

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    Così le microplastiche entrano nella catena alimentare

    Micro e nanoplastiche sono state ritrovate nell’acqua degli oceani, nel ghiaccio artico e antartico, e fino ai picchi più remoti (compreso l’Everest). Sono ovunque, anche nell’aria che respiriamo e nel cibo che mangiamo. Gli studiosi ne hanno trovato conferma in campioni di carne bovina e suina e nel latte delle mucche, trovando tracce anche nel nostro sangue e nelle feci.

    Inquinamento

    Le microplastiche hanno invaso anche l’Artico ed è un problema per ghiacci ed ecosistema

    di

    Sandro Iannaccone

    05 Aprile 2022

    Non c’è da stupirsi, quindi se i frammenti di meno di un micrometro si possono rintracciare in tutti gli elementi della catena alimentare. Quel che finora non era chiaro sono i meccanismi di trasferimento negli alimenti che finiscono sulle nostre tavole, ad esempio, delle 300 mila tonnellate di particelle che ogni anno ricevono le campagne americane ed europee attraverso – oltre alla dispersione aerea – irrigazione, fanghi e residui della pacciamatura. Uno studio eseguito da un team di ricercatori della Uef, l’Università della Finlandia Orientale, ha però ricostruito ogni passaggio del materiale inquinante dalla terra al piatto, dimostrando come le nanoplastiche passino dal suolo alle piante e quindi agli insetti, per poi essere ingeriti dai pesci.Per capirlo gli esperti hanno studiato le piante di lattuga esposte a suoli contaminati  per 14 giorni. Le foglie sono state usate come nutrimento per le larve di mosca soldato nera (Hermetia illucens) che, a loro volta, dopo cinque giorni sono state date in pasto al pesce rutilo (Rutilus rutilus, o gardon). Un volta analizzato, il pesce ha rivelato un accumulo della plastica soprattutto nel fegato.

    Ecosistema

    Quanta plastica mangia il pesce persico? Gli esperti hanno misurato le microplastiche nei laghi

    di

    Fiammetta Cupellaro

    01 Giugno 2022

    Per poter rintracciare le microplastiche nell’organismo gli scienziati hanno sviluppato una tecnologia basata sull’impronta metallica, così da rilevarla grazie a un microscopio elettronico a scansione in ogni gradino della catena trofica, dalle piante al pesce e fino all’interno dei tessuti. In particolare, sono riusciti a inserire il gadolinio, un componente delle terre rare che viene usato nei mezzi di contrasto, nelle briciole di polistirene e cloruro di polivinile. Le due molecole però non si comportano nello stesso modo. La loro forma, la dimensione e la superficie possono modificare il modo con cui vengono assorbiti ed essere trasformati i materiali. In altri esperimenti si è visto per esempio che l’intestino dei lombrichi contiene batteri che degradano il polietilene a bassa densità. Le larve di tarma sono in grado di agire sia sul polietilene che sul polipropilene. La lattuga assorbe dal suolo frammenti di 250 nanometri di dimensione, ma meno di polistirene rispetto a quelli di cloruro di polivinile. 

    Quel che è risultato chiaro, secondo i ricercatori, è il percorso risultato lo stesso che caratterizza anche i metalli pesanti e altri inquinanti. Le radici catturano la plastica e la trasferiscono alle foglie, da qui passano alla bocca e all’intestino degli insetti, poi si insediano nell’intestino, nel fegato e nelle branchie dei pesci. Sono assenti invece nel loro cervello.

    Inquinamento

    Più del 90% dei rifiuti dell’enorme ”zuppa di plastica” nel Pacifico arriva da 6 Paesi

    di

    Valentina Guglielmo

    09 Settembre 2022

    L’esperimento, anche se limitato a un tipo di ortaggio, conferma l’assorbimento delle nanoplastiche nell’organismo. Solo quelle rilasciate nel suolo, stando ai dati della Fao, sono da 4 a 23 volte superiori a quelle che finiscono in mare. Le filiere agricole utilizzano ogni anno 12,5 milioni di tonnellate di prodotti in plastica che non vengono smaltite correttamente e inevitabilmente finiscono nel terreno. LEGGI TUTTO