19 Settembre 2022

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    L'estate del Chianti svedese

    Si diceva che esistesse un tempo in cui i filari di viti si rincorrevano nelle fasce del globo comprese tra il trentacinquesimo e il cinquantesimo parallelo. Era una lunga striscia di terra che partiva dalla West Coast e arrivava fino all’Asia e al Medio Oriente. Se si seguiva quella linea si sarebbero potute incontrare aziende vinicole in Portogallo, Ungheria, Grecia — nell’emisfero boreale — o in Australia, Sudafrica, Cile — nell’emisfero australe.

    Nicola ci stava pensando mentre, in ciabatte, il costume ancora umido dall’ultima nuotata del pomeriggio, percorreva le lunghe corsie dei reparti di frutta e verdura. Brambilla era una catena di supermercati storica e piuttosto diffusa, ma il suo vicino di casa, il vecchio Ludvik, giurava che quando era giovane l’unica verdura — «e l’unico Brambilla,» aggiungeva qualche volta — che si vedeva da quelle parti era o congelata o dentro a un barattolo. Åhus, nella contea di Kristianstad, era una cittadina di mare che aveva sempre attirato un certo numero di turisti, ma negli anni 10 del terzo millennio le temperature estive iniziavano, a esagerare, a essere più miti.

    Nicola non se lo ricordava, era troppo piccolo quando la prima ondata di immigrazione dall’Europa mediterranea era cominciata. Sapeva che gli scandinavi non ne erano stati affatto felici: la Grande Invasione, l’avevano chiamata, e ancora oggi al telegiornale sentivano l’urgenza di annunciare cose come il nome della prima nata del nuovo anno — Frans-Maria, ora si usava mischiare le identità con il trattino — o il cognome più diffuso nella zona di Skåne — Lorusso, da quello non si poteva sfuggire.

    Ludvik ormai non era più tanto giusto, e si faticava a credere alla maggior parte delle storie che andava blaterando, ma certo è che a Nicola non era sfuggito che alle adunate dei NordicsFirst servivano solo köttnbullar con purè di patate e marmellata di mirtilli rossi. Sua nonna gli aveva detto che il fatto che un vigneto fosse collocato più o meno a metà tra l’Equatore e il Polo Nord non garantiva che il vino fosse di qualità. Infatti in quella parentesi di spazio convivevano tanto il Bordeaux francese quanto il Franciacorta italiano. Negli ultimi decenni però le temperature tra le colline venete, toscane o pugliesi erano progressivamente aumentate, portando i coltivatori a usare una quantità sempre maggiore di acqua, che già scarseggiava nei mesi più caldi, per irrigare i vigneti. E comunque, nulla avevano potuto contro quell’estate che si era stiracchiata per prendersi ottobre prima e aprile poi. «Non ci sono più le stagioni di una volta,» avevano continuato a mormorare i pensionati ai bar delle piazze; «Il caldo record c’è sempre stato,» avevano proclamato alcuni politici. Lo dicevano ciclicamente anche delle alluvioni, dei letti dei fiumi prosciugati, delle frane, e a guardare quelle registrazioni storiche, a posteriori, a Nicola era chiaro che qualcosa non andasse: cosa diavolo erano i pensionati? Ad ogni modo, nell’inerzia generale, i grappoli di uva maturavano molto prima che il sapore intenso, dolce, aspro, inebriante di ciascun vitigno avesse avuto tempo di marchiare il proprio chicco.

    Una volta, perché una bottiglia potesse fregiarsi dell’etichetta che la riconosceva a qualsiasi latitudine come un Barolo, doveva essere composta al cento per cento da Nebbiolo coltivato in uno degli undici comuni poggiati tra le morbide colline del Monferrato, in Piemonte. Se le etichette zeppe di dieresi, anelli e di tutti quei bizzarri segni diacritici tipici degli alfabetici nordici non erano un testamento abbastanza evidente, i racconti famigliari avevano reso Nicola consapevole che ora il Barolo aveva un’altra storia.

    Tra i primi ad avere avuto l’intuizione c’erano gli expat italiani a nord, in Germania o in Danimarca. Gli esperti avevano predetto che nel giro di mezzo secolo le condizioni per far crescere l’uva in Scandinavia sarebbero state pressoché quelle del nord della Francia, e loro avevano acquistato insospettabili quadrati di terra gelata e casette di legno mezze scassate a qualche decina di migliaia di euro. «Che rispetto all’impazzito mercato immobiliare di Milano, Parigi o Berlino, vuoi mettere?», aggiungeva suo nonno con un’espressione che la diceva lunga, ma al nipote ancora sfuggiva il significato dell’increspatura che si portava quella frase sul volto dell’anziano.

    Quando bippa il telefono, Nicola è davanti all’ultima corsia di Brambilla, la più fornita nella zona di Kristiansand. L’anteprima di un messaggio gli ricorda di portare il vino rosso per la cena di quella sera. Ma quale? A dividere la colonna delle bottiglie scure da quelle trasparenti dei bianchi, c’era una sfilza di frizzanti IGP del Kent, a prezzi esorbitanti. Se quarant’anni prima avessero annunciato agli inglesi che avrebbero prodotto tra i migliori Champagne — no, che avrebbero prodotto Champagne, quasi certamente avrebbero alzato un sopracciglio continuando a sorseggiare tè.

    Nicola si abbassa all’altezza giusta per scegliere una bottiglia né economica né costosa e, insieme a un sacchetto di tipico avocado siciliano DOC, si avvia all’uscita. Se qualcuno avesse guardato con molta attenzione l’etichetta che quel ragazzo di seconda generazione stava passando sul lettore della cassa automatica, avrebbe notato la scritta Carbon footprint, un’espressione incredibilmente concreta: dava l’idea che tutto potesse lasciare un’impronta tangibile nella natura. La produzione del litro di vino che Nicola aveva tra le mani, per esempio, aveva lasciato 1.28 chilogrammi di biossido di carbonio. Invece era chiarissimo anche a una veloce occhiata che tipo di rosso stesse portando a casa per la cena di quella sera: Chianti, un vino DOGC prodotto a Arild, in Svezia, dal 2038. LEGGI TUTTO

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    Grazie ai droni, lotta rafforzata agli incendi

    Non solo per spegnere più rapidamente, ma anche per prevenire laddove possibile. Lo sviluppo tecnologico dei droni consente di avere a disposizione un’arma in più contro gli incendi.  L’esperienza americana Il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha iniziato già dieci anni fa a progettare sistemi di aeromobili senza pilota per aiutare a mappare gli […] LEGGI TUTTO

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    Atlantia e Adr aderiscono al Business Integrity Forum

    Un consesso di grandi aziende italiane già attive sui temi dell’integrità e della trasparenza, che si impegnano a prevenire e combattere la corruzione nelle pratiche di business adottando pratiche ad hoc e diffondendo la cultura della legalità. È la caratteristica del Business Integrity Forum (Bif), iniziativa di Transparency International Italia, alla quale sono state da […] LEGGI TUTTO

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    Ri-Party-Amo: 1 milione di metri quadrati di spiagge pulite

    Cinque località, mille volontari e un milione di metri quadrati di spiagge pulite. Sono i numeri dela prima giornata di Ri-Party-Amo, il progetto nato dalla collaborazione fra WWF Italia, Intesa Sanpaolo e Jova Beach Party e declinato in tre macroaree di intervento (Pulizie – Rinaturazione – Formazione) tutte con l’obiettivo di rendere i giovani, scuole, famiglie, aziende e intere comunità, protagonisti della salvaguardia e del restauro della natura d’Italia.PARTECIPA A RI-PARTY-AMODomenica 18 settembre i volontari hanno raccolto un migliaio di sacchi della spazzatura riempiti con rifiuti di vario genere sulle spiagge di Fiumicino, Molfetta, Policoro, Bacoli, Marina di Vecchiano. Solo a Coccia di Morto (Fiumicino) se ne contano 400, con rifiuti di vario tipo: tantissimi bastoncini di cotton fioc, frammenti di plastica mescolati alla sabbia, una grossa rete da pesca, un copertone, alcune sedie di plastica, la cartuccia di una stampante, bottiglie di vetro e plastica, lenze e altri attrezzi di pesca abbandonati. LEGGI TUTTO

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    L'agenda per una vera transizione agroecologica in 10 punti

    In questa anomala campagna elettorale di fine estate si parla molto poco di agricoltura e di cosa serve per renderla più sostenibile. Per questo, a una settimana dal voto, le associazioni ambientaliste, dei consumatori e del biologico, riunite nella Coalizione #CambiamoAgricoltura, presentano a tutti i partiti e movimenti politici che si candidano al Governo del Paese un decalogo per una vera transizione ecologica del settore primario.

    “Quasi tutti i programmi elettorali dei partiti e movimenti politici affrontano il tema della sostenibilità ambientale, economica e sociale del settore primario con una sconcertante superficialità, ignorando le sfide della transizione ecologica che il Green Deal europeo impone oggi anche al nostro Paese”, sottolineano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura.

    I temi della produzione e del consumo del cibo quotidiano dovrebbero essere una priorità per chi assume la responsabilità della gestione di un Paese, ancora di più in Italia dove le filiere agro-alimentari rappresentano una parte rilevante del PIL (Prodotto Interno Lordo) e una eccellenza dell’export “Made in Italy”. Nonostante una terribile stagione, con la drammatica siccità degli ultimi mesi, seguita da forti temporali, trombe d’aria e grandine, abbia reso evidente la vulnerabilità del settore primario agli effetti del cambiamento climatico e la sua dipendenza da sistemi naturali sani e resilienti, i temi della sostenibilità dell’agricoltura e della zootecnia non sono mai entrati nel dibattito elettorale con la necessaria attenzione.

    Verso il voto

    Clima, le domande dell’Italia: ecco cosa rispondono i leader

    a cura di

    Luca Fraioli

    31 Agosto 2022

    “Chiunque risulterà vincitore in questa sfida elettorale avrà la responsabilità di assumere decisioni non rinviabili per una radicale trasformazione delle filiere agro-alimentari per una loro maggiore sostenibilità”, proseguono le Associazioni che ricordano gli obiettivi ambiziosi e vincolanti per il nostro Paese indicati dall’Unione Europea come la riduzione del 62% dell’uso dei pesticidi e del 20% dei fertilizzanti chimici in agricoltura, la riduzione del 50% degli antibiotici negli allevamenti; garantendo al contempo l’aumento al 25% entro il 2027 delle superfici agricole utilizzate certificate in biologico e l’obiettivo del 10% delle aree naturali all’interno delle aziende agricole come indicato dalle Strategie UE e nazionale per la biodiversità.

    Agricoltura

    Vendemmie e raccolte: tutto in anticipo a causa del cambiamento climatico

    di

    Giacomo Talignani

    31 Agosto 2022

    “Chi andrà alla guida del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali dovrà perseguire questi obiettivi assumendo decisioni lungimiranti, garantendo un cambio di rotta nella gestione dei fondi pubblici comunitari e nazionali destinati all’agricoltura e alla zootecnia nel nostro Paese, premiando le aziende agricole che producono maggiori benefici per la società, cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità, manutenzione del territorio, salvaguardia del paesaggio, mantenimento della fertilità del suolo e mitigazione dei cambiamenti climatici”, concludono le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura.

    L’agenda per una transizione agroecologica

    La Coalizione #CambiamoAgricoltura pone all’attenzione di tutti i partiti e movimenti politici  10 obiettivi specifici, chiedendo di impegnarsi pubblicamente a perseguire nella prossima legislatura una vera transizione ecologica dell’agricoltura:

    Efficace ed efficiente attuazione e monitoraggio del Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027: La prossima Legislatura coinciderà con il nuovo periodo di programmazione della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea 2023-2027. Il nuovo Governo dovrà garantire una efficace ed efficiente gestione del Piano Nazionale della PAC post 2022 (PSP), al momento ancora in corso di definizione;
    Sviluppo dell’agricoltura biologica e misure fiscali per l’aumento dei consumi dei prodotti biologici certificati: È prioritario promuovere l’agricoltura biologica e le relative pratiche agricole sostenibili basate sui principi dell’agroecologia, con la piena e rapida attuazione alla Legge quadro nazionale approvata al termine dell’ultima Legislatura;
    Stop alle deroghe alle norme ambientali della nuova PAC e ripristino della natura nelle aziende agricole: È necessario contrastare ulteriori deroghe alle norme ambientali della condizionalità della PAC 2023-2027, dopo quelle già concesse dalla Commissione UE. Va sostenuta l’approvazione della proposta di Regolamento UE sul ripristino della natura;
    Revisione del modello zootecnico: E’ prioritario perseguire l’obiettivo generale della ristrutturazione delle filiere zootecniche a livello nazionale, ponendo l’obiettivo della riduzione del numero degli animali allevati. Vanno definite ed attuate misure volte al recupero e all’utilizzo dei pascoli in modo sostenibile e l’adozione a livello nazionale di misure che incentivino la transizione a sistemi di allevamento senza gabbie e una riforma dell’etichettatura sul benessere animale. Entro il 2030 il consumo di antibiotici negli allevamenti zootecnici va ridotto del 50% rispetto al 2020;
    Stop Pesticidi: sostegno al nuovo Regolamento UE Pesticidi per la riduzione del 62% dell’uso della chimica di sintesi entro il 2030: E’ necessario sostenere e rafforzare la Proposta di Regolamento UE sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari ed operare per la sua attuazione in Italia per ridurre l’uso dei pesticidi, con particolare riguardo ai rischi per l’uso delle sostanze chimiche di sintesi più pericolose per l’ambiente e le persone;
    Approvazione ed attuazione del nuovo Piano di Azione Nazionale uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN): È necessario procedere alla revisione ed attuazione del Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), scaduto dal febbraio 2019, con particolare riferimento alle misure finalizzate alla tutela della biodiversità e della salute delle persone residenti nei territori rurali;
    Ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50%, garantendo al tempo stesso l’assenza di deterioramento della fertilità del suolo. Ridurre l’uso di fertilizzanti di sintesi di almeno il 20% entro il 2030: La disfunzione dei cicli biogeochimici dell’azoto e del fosforo è uno degli aspetti più gravi della attuale crisi ambientale, incidendo su altri elementi di crisi come la perdita di biodiversità e l’emissione di gas climalteranti. È dunque indispensabile ridurre la quantità di concimi chimici;
    Garantire un uso sostenibile delle risorse idriche in agricoltura: È indispensabile attuare una grande opera di riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d’acqua, l’adozione di pratiche colturali che aumentino la capacità di assorbire le piogge e trattenere umidità e nutrienti. È inoltre necessario favorire il riutilizzo irriguo delle acque reflue depurate e favorire la diffusione di buone pratiche d’irrigazione. Il ricorso a piccoli invasi collinari, anche con il recupero delle aree di cava dismesse, dovrebbe essere subordinato ad interventi realizzabili in tempi ragionevoli e con impatti ambientali accettabili.
    Tutela della biodiversità d’interesse agricolo: È fondamentale invertire la tendenza all’erosione della variabilità genetica in agricoltura e zootecnia. Vanno adottati incentivi per la produzione e commercializzazione di materiale vegetale locale ed eterogeneo, basato sulla selezione collettiva e partecipata. Va applicato alle nuove biotecnologie (NBT-TEA) il principio di precauzione mantenendo e rafforzando le attuali normative europee e nazionali sugli OGM;
    Riforma della PAC post 2027: La riforma della PAC post 2020 ha deluso le aspettative di molti cittadini che avevano chiesto una radicale riforma di questa politica di settore in coerenza con gli obiettivi del Green Deal europeo. Il prossimo Governo nazionale dovrà gestire nel corso della prossima Legislatura il nuovo negoziato a livello europeo per la futura PAC post 2027 che dovrà innovare profondamente le proprie strategie verso un nuovo modello agricolo basato sui principi dell’agroecologia. 

    CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo. LEGGI TUTTO