17 Settembre 2022

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consigliato per te

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    Come diventare “fashionisti consapevoli” (e farsi le domande giuste)

    L’onda green non torna indietro e sta investendo in pieno il settore tessile, industria considerata tra le più impattanti sull’ambiente. Spinto dai problemi creati dalla siccità (le aziende tessili consumano da sole 93 miliardi di metri cubi di acqua all’anno, di cui 335 mila solo in Italia) e ora dalla crisi energetica, si stanno cercando velocemente soluzioni per ridurre il fabbisogno idrico e passare alle energie rinnovabili. Lo chiedono i consumatori e lo chiede il mercato. Ma si può trarre un beneficio economico da un approccio sostenibile? “La risposta è sì. Soprattutto per quelle aziende che hanno capito che la sostenibilità ambientale, economica e sociale, è un investimento che fa bene a tutto, anche agli affari”, spiega Francesca Rulli Ceo della società di servizi Process Factory e ideatrice di 4sustainability, un marchio che misura l’impatto ambientale e sociale delle filiere delle aziende della moda.

    Ambiente

    Il bucato green: 10 mosse per un guardaroba sostenibile

    a cura di

    Fiammetta Cupellaro

    17 Settembre 2022

    Negli ultimi mesi, Francesca Rulli ha visto gli imprenditori del tessile accelerare il processo verso la sostenibilità. I fattori sono diversi. Da una parte c’è la maggiore consapevolezza dimostrata dai consumatori che stanno ricollocando le loro scelte di acquisto su brand con ridotto impatto ambientale, che puntano cioè sulla tracciabilità dei materiali e rispettano l’etica sociale. “Dall’altra, c’è il mercato con le sue regole – spiega Francesca Rulli – e non c’è dubbio che i capitali nel mondo della moda si stanno spostando su progetti sostenibili. Per questo motivo, per molti imprenditori legati commercialmente a grandi brand, la sostenibilità è diventata una scelta obbligata. Anzi, ineludibile”. LEGGI TUTTO

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    Coltivare in città è più sostenibile e aumenta la sicurezza alimentare

    La popolazione urbana nel mondo sta aumentando sempre di più: se nel 1800 solo il 10% della popolazione viveva in città, oggi siamo al 50% con picchi dell’80% in Europa occidentale, Americhe, Australia, Giappone. E sempre più spesso gli esperti considerano che per migliorare la resilienza delle città sia indispensabile avere fonti di cibo locali. Attualmente le città producono tra il 5% e il 10% di legumi, verdure e tuberi e il 20% del cibo globale.In una prospettiva di miglioramento del benessere è però evidente che questi dati dovranno aumentare. Utilizzando le produzioni in aree rubane e periurbane, dicono gli studiosi, si potrebbe nutrire il 30% della popolazione cittadina. Avere fonti di cibo “cittadine” vorrebbe dire assicurare la sicurezza alimentare, abbassare emissioni e inquinamento, favorire la rigenerazione urbana, migliorare lo stato di salute delle persone. Trasportare cibo, persone e merci ha numerose conseguenze ambientali, tra cui l’inquinamento atmosferico, la frammentazione del paesaggio e la produzione di gas serra. Aumentare la produttività nelle città, dove la gente vive, porterebbe quindi a dei risultati positivi per l’ambiente e, come è stato visto in occasione della pandemia, permetterebbe di affrontare meglio i momenti di crisi.

    Il libro

    A Marcianise fiorisce un orto nel cemento

    di

    Giuliano Aluffi

    09 Luglio 2022

    Certo, la sensazione è che il cibo cittadino sia meno salubre, o che le piante crescano in modo più stentato, che il sapore sia diverso. Un nuovo studio dell’Università di Lancaster (Uk) ha cercato di chiarire questo aspetto arrivando a ottenere dei risultati sorprendenti. Analizzando oltre 200 studi provenienti da 53 Paesi, gli scienziati hanno scoperto che in città viene coltivata un’ampia varietà di piante: dai legumi, alla frutta. Per alcune, come cetrioli, tuberi, lattuga, i raccolti arrivano a essere da 2 a 4 volte superiori a quelli dell’agricoltura convenzionale, se comparati in base ai dai del database FAOSTAT. Vanno molto bene anche i pomodori e i peperoni. In generale sono più abbondanti i raccolti di cerali, frutta, radici e verdure da foglia.

    Agrivoltaico

    All’ombra dei pannelli solari il broccolo cresce più verde

    di

    Mariella Bussolati

    13 Agosto 2022

    Dai giardini verticali all’idroponica

    Ciò è dovuto anche al fatto che in città c’è un controllo migliore delle condizioni di vita, come acqua, illuminazione, fattori nutritivi, parassiti. I metodi di coltivazione inoltre possono essere differenti: dai giardini verticali all’idroponica, sono possibilità che permettono una migliore organizzazione e dunque una maggiore produttività. L’utilizzo delle aree costruite, come facciate e tetti, amplia le possibilità e permette di far crescere i vegetali in condizioni perfettamente controllate, limitando le perdite e migliorando la salute delle piante, aumentando le stagioni del raccolto che diventano indipendenti da quelle naturali. Lattughe, cavoli e broccoli sono perfetti per l’agricoltura verticale, i pomodori per l’idroponica. Infine mentre in campagna il lavoro viene effettuato da grandi macchine che lavorano su grandi distanze, in città viene sostituito da quello manuale, che permette una più alta densità di piante.

    Agricoltura

    Nelle serre verticali l’insalata cresce grazie ai pesci rossi

    di

    Jaime D’Alessandro

    18 Maggio 2022

    Il ruolo nelle città nella produzione di cibo è stato oggetto del documento Cibo, Città, Sostenibilità, elaborato dall’ASviS (Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile), un tema strategico per l’Agenda 2030, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai Paesi membri dell’Onu. Vengono individuate delle politiche locali del cibo urbano che analizzano la sostenibilità, la salubrità e anche l’inclusività, perché spesso chi è più povero ha meno accesso a un cibo sano. Vengono anche indicate delle raccomandazioni tra cui la pianificazione di una strategia per il cibo urbano, la riduzione delle disuguaglianze alimentari, realizzare filiere alimentari di solidarietà. Anche la Fao ha pubblicato un’Agenda per il cibo urbano. Sono programmi fondamentali per assicurare la salute dell’umanità del futuro. LEGGI TUTTO