16 Settembre 2022

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consigliato per te

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    Perché la crisi climatica influenza la nostra democrazia

    Perché parlare di clima quando siamo travolti da emergenze di tutti i tipi? Viviamo un tempo di precarietà: la difficile ripresa post-pandemica, la guerra, la scarsità di gas sono tutti elementi che ci inducono a pensare che il cambiamento climatico sia un problema da affrontare quando “staremo meglio”. E anche gli eventi estremi degli ultimi mesi – ondate di calore, siccità, piogge violente – vengono vissuti spesso come emergenze temporanee e non come una tendenza continua e ben visibile nei dati climatici che abbiamo a disposizione, ma ormai percepibile da tutti, se solo ci si volta indietro a ricordare e riflettere.

    La realtà è che viviamo in un mondo complesso e globalizzato, dove tutto è connesso, e noi agiamo ancora come se avessimo a che fare con un sistema semplice, dove ad un’azione corrisponde una singola reazione e tutto finisce lì. Invece le nostre azioni spesso innescano catene di reazioni che alla fine – con l’ultimo anello della catena – ci “tornano addosso”, facendoci del male. Così si creano le emergenze, i baratri da cui tentiamo disperatamente di uscire con interventi tampone. In tale situazione non si può pensare di risolvere la singola emergenza senza considerare il contesto in cui nasce, perché sarebbe molto pericoloso: si tappa un buco qui ed ora, si apre una voragine domani da qualche altra parte. E il contesto fondante della nostra civiltà è costituito dalla Terra che ci ospita e ci fornisce le basi territoriali ed ecosistemiche per vivere e svilupparci. Ecco perché risolvere la crisi climatica (che rappresenta la cartina di tornasole di un nostro rapporto non corretto con la natura) è l’elemento necessario per la soluzione di tutte le emergenze che ci attanagliano.

    La lettera

    Gli scienziati del clima chiedono un incontro ai politici per contrastare insieme la crisi climatica

    08 Settembre 2022

    Ma c’è di più. Non affrontare la crisi climatica significa dover rincorrere le emergenze, prima meteo-climatiche e poi di altra origine, ma comunque legate alle risorse della Terra. Significa non poter scegliere di costruire un futuro consapevole, perché saremmo costretti sempre più a destinare le nostre risorse, private e pubbliche, alla mera gestione emergenziale della crisi, con interventi tampone. Invece, occorre una visione sistemica e dobbiamo prevenire anziché curare. La crisi climatica, dunque, diventa un problema anche per la nostra democrazia. Ognuno di noi ha le sue idee sul futuro del paese. Ma lo spazio di libertà per costruire il proprio auspicato futuro viene ristretto enormemente dalla crisi climatica che, se non affrontata correttamente, porta a disperdere le risorse nei mille rivoli dei forzati interventi emergenziali e le sottrae allo sviluppo della società. Potrebbe essere il clima a decidere per noi il nostro avvenire.

    Il traguardo

    Crisi climatica: 200mila firme perché la politica si occupi di ambiente

    di

    Cristina Nadotti

    01 Settembre 2022

    E allora “Scegliamo il futuro”: questa è l’iniziativa che come scienziati del clima e dell’ambiente del comitato “La Scienza al Voto” proponiamo alle forze politiche. Non subiamolo e rincorriamolo, ma scegliamolo liberamente e democraticamente, affrontando seriamente la crisi climatica. Noi scienziati possiamo mettere a disposizione la nostra esperienza di analisi dei sistemi complessi come il clima, per giungere a soluzioni scientificamente fondate che non si limitino alla gestione delle emergenze, ma affrontino i problemi nella loro natura sistemica. Per darci la possibilità di collaborare all’impresa epocale della lotta alla crisi climatica, abbiamo invitato le forze politiche ad un incontro il prossimo 19 settembre a Roma, nella sede del CNEL, per discutere di questo tema e dove proporremo l’istituzione di un organismo scientifico di consulenza su clima e ambiente per Governo e Parlamento, rappresentativo della migliore scienza nazionale.

    *(L’autore è Fisico del clima CNR e coordinatore del comitato scientifico “La Scienza al Voto”) LEGGI TUTTO

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    Progetto Ue per accelerare sulla neutralità climatica nelle città

    Parte con 32 milioni di euro l’innovativo programma dell’Unione europea “EU Cities Mission” per la realizzazione di 100 città climaticamente neutrali e intelligenti, componente fondamentale dell’impegno per il raggiungimento del Green deal europeo che prevede l’impegno a ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. 

    La centralità dei centri urbani

    In quest’ambito, le città assumeranno un ruolo sempre più importante visto che si stima che i centri urbani contribuiscono a più del 70% delle emissioni mondiali di CO2 e consumano oltre il 65% dell’energia prodotta. Dati destinati ad aumentare ancora visto che entro il 2050 ospiteranno circa il 70% della popolazione mondiale. Anche in Europa le città avranno un ruolo di primissimo piano per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi COP21. Infatti le città dell’Ue, anche se occupano solo il 4% della superficie, già ospitano il 75% dei cittadini europei. Per questo raggiungere l’obiettivo di zero emissioni di carbonio in modo inclusivo, comporta cambiamenti straordinari e sistemici per ogni singola città. Come primo passo concreto verso queste grandi trasformazioni, lo scorso 5 settembre è stato aperto il bando che invita tutte le città degli stati membri dell’Ue e dei paesi associati che si impegnano a perseguire gli obiettivi della EU Cities Mission, a presentare domanda per ricevere i primi finanziamenti. 

    L’iniziativa

    Il programma “città pilota” è gestito da NetZeroCities, consorzio composto da 33 partner di 27 Paesi europei e mette a disposizione 32 milioni di euro in sovvenzioni oltre a supporto pratico e piattaforma online per le città, per aiutarle a sperimentare azioni personalizzate a livello locale per una transizione climatica. Le città selezionate riceveranno sovvenzioni nell’ambito di Horizon 2020, il programma quadro per la ricerca e l’innovazione 2014-2020 della Commissione europea di tre diversi importi, a seconda dei progetti presentati e dell’impegno richiesto: si parte da 500 mila euro e poi un milione di euro e 1,5 milioni di euro.

    Le attività finanziate potranno spaziare dalle innovazioni sociali a quelle culturali, tecnologiche, naturalistiche, normative e finanziarie oltre a nuovi approcci al business e alla governance. Nella selezione delle città pilota sarà valutato il modo in cui saranno coinvolti e interagiranno i vari sistemi urbani come mobilità, sistemi energetici e ambiente costruito, flussi di materiali e risorse, salute e benessere, aree naturali, sistemi culturali, sociali, finanziari e istituzionali, spazi pubblici accessibili.

    Il consorzio NetZeroCities e la piattaforma online forniranno anche competenze e servizi di supporto alle città pilota selezionate, aiutandole ad adottare un approccio inclusivo e sistemico alla neutralità climatica. Queste attività pilota poi, verranno esse a disposizione delle altre città per un apprendimento collettivo che promuoverà lo scambio tra i vari centri urbani in tutte le fasi del processo. Molte soluzioni trovate da una città potranno essere subito condivise grazie a un programma di gemellaggio che collegherà ogni città pilota con altre due o tre città europee.  LEGGI TUTTO

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    Imprevedibili e disastrosi: gli eventi meteo estremi sono l'altra faccia della crisi climatica

    Marina Baldi, climatologa Cnr, prima di tutto vuole parlare delle vittime del nubifragio nelle Marche: “Il nostro lavoro vorrebbe prevenire proprio disastri come questo – dice – e di fronte a tragedie di questo tipo oltre alle considerazioni scientifiche c’è il pensiero per le persone che hanno perso la vita e le famiglie in difficoltà”. […] LEGGI TUTTO

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    Camion e bus inquinanti, l'Ue fermi le vendite entro il 2035 per evitare danni insostenibili all'ambiente

    “Camion e autobus rappresentano solo il 2% dei veicoli, ma sono responsabili del 28% delle emissioni di gas serra del trasporto su strada in Europa. Mentre la Commissione Europea si prepara a rafforzare gli obiettivi di riduzione della CO2 per i veicoli pesanti con una proposta prevista per novembre, una nuova analisi mostra che gli ultimi camion e autobus ad alimentazione fossile devono essere venduti entro il 2035, se si vuole rispettare l’impegno del blocco per la neutralità climatica al 2050”. Questa in sintesi la denuncia di Transport & Environment fa famosa organizzazione no-profit e politicamente indipendente (che rende pubblica la listi di chi li finanzia) con sede a Bruxelles. Un’associazione che da oltre 30 anni promuove la sostenibilità del settore trasporti europeo, attraverso un cambiamento delle politiche Ue e che rappresenta 63 organizzazioni di 26 Paesi in tutta Europa, principalmente gruppi ambientalisti impegnati nella transizione ecologica dei trasporti.

    Mobilità

    Elettrico e idrogeno verde: cosa prevede il piano del governo per rendere green i nostri trasporti

    di

    Cristina Bellon

    26 Aprile 2022

    “In assenza di obiettivi più ambiziosi – spiega infatti T&E – l’impatto della circolazione di camion, autocarri e autobus è destinato ad aumentare sino al punto di annullare l’intero risparmio di emissioni che sarà conseguito, nel decennio 2020-2030, con la progressiva elettrificazione di auto e furgoni. La crescita della circolazione dei mezzi pesanti, le cui emissioni sono aumentate di oltre un quarto dal 1990 al 2019, non appare destinata ad arrestarsi. Secondo le previsioni della Commissione Ue, tra il 2020 e il 2050 l’attività dei camion dovrebbe registrare un aumento ulteriore del 44%. Quella degli autobus farebbe addirittura segnare un +72% nello stesso periodo”. LEGGI TUTTO

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    Dal 'consumer' al 'prosumer': i vantaggi dell'autoconsumo energetico

    L’Europa fa molto affidamento sulle capacità produttive dei singoli individui e delle comunità energetiche, siano queste private o aziendali. Un tema attuale che sta a cuore anche all’Italia, dove il numero di prosumer, produttori e allo stesso tempo consumatori (producers + consumers) in questo caso di energia elettrica, è cresciuto tanto che l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha aperto una consultazione pubblica per scandagliare il fenomeno.

    Chi sono e cosa fanno i prosumer

    Un prosumer (parola nata dalla crasi delle parole inglesi producer, produttore, e consumer, consumatore) è un soggetto che produce ciò che consuma, anche soltanto in parte. Nel settore energetico produce energia pulita per sé, è attento ai consumi e in alcuni casi è persino in grado di monetizzare la propria produzione. Un prosumer ha quindi un impianto, solitamente fotovoltaico o eolico, con cui soddisfa il proprio fabbisogno energetico, è attento agli sprechi proprio in virtù del fatto che farebbe un danno soprattutto a se stesso e ha la possibilità di cedere l’energia prodotta in eccesso attraverso la rete pubblica, aderendo al programma di ritiro attuato da Gse (Gestore dei servizi energetici) oppure a una delle iniziative attivate dai fornitori di energia elettrica.

    La storia

    In origine furono le cooperative, così sono nate le comunità energetiche

    di

    Jaime D’Alessandro

    09 Settembre 2022

    In Italia ci sono diverse comunità energetiche di prosumer, sospinte anche dalle sperimentazioni europee che mirano a trovare i modelli più efficienti di gestione e ottimizzazione dell’autoproduzione di energia. Enel ne ha contati 900mila, limitandosi però a censire quelli collegati alla propria rete di distribuzione.

    Vantaggi e svantaggi

    Tra i vantaggi più immediati dell’essere prosumer c’è il rendersi soggetti attivi e non soltanto consumatori. Inoltre si partecipa alla minore dipendenza nazionale dalle importazioni di energia e si facilita la transizione verso le energie rinnovabili, limitando nello stesso tempo le emissioni di gas serra. Non da ultimo, nel caso in cui si producesse energia in eccesso, sarebbe possibile reimmetterla nella rete nazionale ottenendo un ritorno economico.Ci sono alcuni svantaggi: al netto di sussidi o agevolazioni pubbliche, l’installazione di impianti per la generazione di energia ha un costo, soprattutto se si vuole raggiungere una maggiore indipendenza utilizzando sistemi di accumulo a cui fare ricorso. C’è un altro problema, riferito soprattutto a chi fa parte di una comunità energetica di prosumer, ed è la diminuzione di indipendenza. Un conto è decidere da soli come usare ciò che si produce, un conto è sottostare a regole anche soltanto in parte accettate. 

    Quanto vale essere ”prosumer”

    Ogni gestore di energia elettrica applica politiche peculiari, difficile quindi dire con esattezza quanto sia remunerativo cedere energia autoprodotta. La logica di massima viene illustrata da Andrea Galliani, vicedirettore della Divisione Energia di Arera: “Ogni prosumer è libero di cedere i propri kWh immessi in rete a chi vuole, nell’ambito del libero mercato dell’energia (di solito tale cessione viene effettuata a un intermediario commerciale, eventualmente lo stesso da cui si acquista l’energia prelevata). Pertanto, tale kWh viene remunerato sulla base degli accordi siglati: tipicamente, il prezzo di ritiro è correlato ai prezzi orari che si formano sui mercati all’ingrosso dell’energia (in questi giorni oscilla mediamente tra 400 e 600 €/MWh).Anche le tempistiche di pagamento dipendono dagli accordi siglati: tipicamente sono mensili. Vi è anche la possibilità di cedere al Gse l’energia elettrica immessa, tramite il cosiddetto “ritiro dedicato”: in questo caso il prezzo di ritiro orario è fissato dall’Autorità ed è pari al prezzo che si forma sui mercati all’ingrosso dell’energia e il pagamento è mensile”.

    L’importanza dell’autoconsumo

    In Italia le configurazioni dell’autoconsumo sono ispirate dal decreto legislativo 199/2021 e dal decreto legislativo 210/2021 i quali, a loro volta, percepiscono diverse direttive Ue. Ed è soprattutto a livello europeo che viene sponsorizzata la filosofia del prosumerismo. L’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) sostiene il ruolo dei prosumer, indentificando in essi una risorsa di spessore sia per la decarbonizzazione, sia per la minore dipendenza energetica del Continente.Secondo il rapporto “Energy Prosumers in Europe – Citizien participation in the energy transition” (pubblicato il primo settembre 2022 dall’Aea) in Italia gran parte dell’autoproduzione è ottenuta da impianti fotovoltaici e, in quantità minore, da quelli eolici. Nel 2015 il nostro Paese era secondo in Europa per capacità di produzione di energia elettrica installata dai prosumer, alle spalle della Germania con risultati 3 volte superiori ai nostri. LEGGI TUTTO

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    Ri-Party-Amo: al via la pulizia di spiagge e fondali da Molfetta a Rosignano

    Domenica 18 settembre i volontari si daranno appuntamento in località diverse,  da nord a sud, per avviare Ri-Party-Amo, il progetto nazionale ambientale concreto e ambizioso nato dalla collaborazione tra Wwf Italia, Intesa Sanpaolo e il Jova Beach Party e declinato in tre macroaree di intervento (Pulizie – Rinaturazione – Formazione) tutte con l’obiettivo di rendere […] LEGGI TUTTO