14 Settembre 2022

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    Scuola, il fallimento del docente esperto: soldi per pochi insegnantii e tra nove anni

    ROMA – La contestata figura del docente esperto non ci sarà, restano i soldi per un pugno di docenti: trentaduemila in quattro anni, ottomila ogni stagione. Sono coloro, professori e maestri, che prenderanno un assegno sostanzioso, inedito per la scuola (5.650 euro lordi), dopo aver superato tre cicli di formazione consecutivi lunghi in totale nove anni. L’emendamento elettorale approvato ieri in commissione Finanze al Senato, atto che ha coagulato un gruppo di forze attorno al Pd e che cancella il raro superinsegnante in un mare (850.000) di docenti malpagati, è riuscito a creare ancora più confusione su tre elementi che sono il centro della crisi della professione docente in Italia: lo stipendio, che, come ogni tabella comparativa con l’Europa mostra, è strutturalmente basso, quindi la formazione, elemento necessario per alzare il livello di preparazione degli insegnanti italiani, e il prestigio che questo lavoro fondamentale ancora ha e riesce a trasmettere all’esterno.

    Scuola, scompare il “docente esperto” ma restano i soldi

    di Corrado Zunino

    13 Settembre 2022

    La scelta del ministro Patrizio Bianchi sul tema specifico ha gli stessi limiti che ha mostrato il Governo Draghi nella sua impostazione sulla scuola nei diciassette mesi di un governo con un portafoglio speciale. Non hanno affrontato alla radice, la scelta singola e l’intero impianto di governo, i problemi di tutto il corpo docente e si è proceduto a strappi che non hanno sanato i ritardi: pagare meglio, e solo per una volta, lo 0,9 per cento dei docenti italiani, quelli più formati, non può cambiare davvero la scuola italiana in senso qualitativo e, se il percorso sarà confermato, creerà nuove frustrazioni nell’ampia platea rimasta fuori. Già la “Buona scuola”, nel 2015, aveva mostrato l’anima dei docenti di questo Paese: tutti in piazza, nonstante 89.000 nuove assunzioni, contro un provvedimento che dava un forte potere ai dirigenti scolastici. Draghi, su quel versante, probabilmente poco sapeva del fallimento del Governo Renzi e ha creato una nuova distanza, questa volta interna al corpus dei docenti.

    Il ministro Bianchi ha affrontato la questione, imprescindibile, della formazione di chi insegna tutti i giorni offrendo – nella stagione dei molti soldi del Pnrr – un provvedimento risicato che, tra l’altro, si finanziava con tagli paralleli alla stessa istruzione e rimandava la consegna del “quantum” a partire dal 2032, con un numero consistente di docenti in cattedra che, in quella stagione, saranno già in pensione. La richiesta dell’Europa, evocata più volte da Bianchi, si riferisce proprio al fatto che alla base di Next Generation Eu, da cui discende il Piano nazionale di resilienza e ripresa, c’è la volontà di qualificare gli insegnanti del continente. Di più, di avviare una preparazione continua. A inizio maggio, quindi nei tempi richiesti, il ministro ha sfornato il provvedimento sulla formazione e a inizio agosto è stato presentato il futuro docente esperto (o senior). La classifica degli ottomila prescelti, si è specificato, sarebbe stata realizzata sulla media dei punteggi ottenuti durante i nove anni di formazione.

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    I sindacati hanno sempre sostenuto che “la scuola non può andare avanti con 8.000 docenti esperti mentre funziona quotidianamente con centinaia di migliaia di docenti sottopagati”. E oggi la segretaria Cisl Ivana Barbacci dice: “L’intervento fatto con l’emendamento al Senato è solo nomimale, passiamo dal docente esperto al docente incentivato. L’impianto di quella norma resta: l’assegno ad personam. E l’aumento per pochi si ottiene tagliando sul personale. Non va bene. La formazione va rivolta a tutto il personale, l’investimento deve essere strutturale e va discusso dentro il contratto. Quella del docente esperto è un’operazione cannibalica nei confronti della scuola”. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, spiega: “Avremmo preferito uno stralcio totale della norma, ma troviamo comunque positivo che il Parlamento abbia deciso di cancellare la qualifica di docente esperto, una dizione che aveva assunto un sapore grottesco, dato che nessuno si era preoccupato di specificare in quali materie sarebbero dovuti essere esperti questi insegnanti. Ci auguriamo che le risorse stanziate per l’incentivo economico rimasto nel testo vengano utilizzate per integrare l’atto di indirizzo e consentire la chiusura del contratto in tempi e condizioni decenti”.

    Nell’emendamento approvato in commissione Finanze c’è un secondo elemento che apre alle richieste sindacali. E’ questo: “I maestri e i professori potranno essere stabilmente incentivati nell’ambito di un sistema di progressione di carriera che a regime sarà precisato in sede di contrattazione collettiva”. Dopo un ciclo di tre anni potranno avere un aumento “tra il 10 e il 20 per cento” della base stipendiale.

    Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, considera un errore aver eliminato la qualifica del docente esperto, “anche se il decreto aveva tempistiche troppo lunghe”. La capogruppo del Pd al Senato, Simona Malpezzi, rivendica il ruolo del Partito democratico nella rivisitazione dell’articolo e dice: “Va ancora estesa la platea dei beneficiari, oggi troppo bassa”. LEGGI TUTTO

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    “La scuola non è un seggio elettorale”, la campagna social contro il voto nelle aule

    Riaperture a metà settembre, con orari ridotti, dopo due anni e mezzo di scuola a singhiozzo e ora lo scoglio di una nuova chiusura. Perché la maggior parte dei seggi elettorali per il voto del 25 settembre dove sono? Nelle scuole. “L’estate è diventata un incubo”. “Noi siamo entrambi medici dipendenti e abbiamo due bambini […] LEGGI TUTTO

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    “La nostra casa ecosostenibile: spendiamo per l'energia 10 euro al giorno”

    Visto da fuori ha tutta l’aria di un capannone industriale del nordest invece contiene due case di 500 metri quadrati completamente ecosostenibili a pochi chilometri dall’area archeologica di Paestum, in provincia di Salerno. Due ristoratori, Antonio e Raffaele Chiacchiaro con le loro famiglie hanno creato un edificio nella campagna di Capaccio nel Cilento, non solo autosufficiente dal punto di vista energetico, ma dove la possibilità di vivere in modo green e autonomo è davvero possibile. Cominciando dalla scelta di produrre alimenti di stagione, eliminando completamente la plastica e riciclando i rifiuti umidi. Così, oltre a creare le due case ecompatibili, le due famiglie hanno realizzato un orto di 3 mila metri quadrati, tra cui un “orto della salute”, un allevamento di pollame, un uliveto e un frutteto. 

    Dieci euro al giorno per l’elettricità

    “Come facciamo a mandare avanti tutto questo? Spendiamo, tutte e due le famiglie, circa 10 euro al giorno per l’energia elettrica autoprodotta da rinnovabili. È all’incirca l’equivalente di quanto si spende per vivere in un appartamento di 80 metri quadrati alimentato da combustibili – racconta Antonio che tiene a precisare – la nostra non è stata solo una scelta di vita, ma un percorso che stiamo facendo insieme alle nostre mogli e i nostri figli. Siamo otto persone. Un percorso iniziato quando nel 2010 con mio fratello ci siamo innamorati di questo vecchio capannone dove una volta c’era un opificio agricolo. E visto che la nostra priorità era vivere in una casa alimentata da energia pulita, ci siamo resi conto che quella idea poteva concretizzarsi solo in quell’edificio diroccato circondato da 30 mila metri quadrati di verde. Ci siamo detti: ma perché invece di costruire ex novo due case sul nostro territorio già così complicato, non riadattiamo questo? Così è nato tutto”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, restano le classi pollaio, diminuiscono gli iscritti ma anche gli spazi: in aula fino a 30 studenti

    Non sono bastati due anni di pandemia e l’esigenza di ridurre l’affollamento delle aule per ragioni igienico-sanitarie a scongiurare le classi pollaio. Perché anche quest’anno nelle scuole italiane i docenti dovranno fronteggiare aule con 28, 29 e 30 alunni. E probabilmente non basterà arieggiare i locali scolastici per evitare influenze e altre malattie trasmissibili attraverso […] LEGGI TUTTO

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    Così la Norvegia vuole vendere lo stoccaggio del carbonio all'Europa

    Nell’immediato, per tutti, la parola d’ordine quando si parla di energia e consumi è risparmiare, ma l’urgenza per il clima non è cambiata. L’imperativo è sempre quello: ridurre le emissioni di anidride carbonica e ripensare la produzione di energia. Cercando, dove possibile, di mitigare gli effetti dannosi delle emissioni. È lo scopo che si prefiggono […] LEGGI TUTTO

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    Tutti gli incentivi per passare dal riscaldamento a gas al pellet

    Costo del pellet di fatto raddoppiato in un anno, ma con la crisi del gas l’uso delle biomasse si conferma comunque come valida opzione dato che si tratta di una fonte rinnovabile. Proprio per questo motivo per la sostituzione di impianti a gas con altri a pellet è possibile richiedere al GSE il rimborso del 65% della spesa sostenuta a valere sul conto termico. E per chi invece possiede già impianti a alimentati a biomassa, ma di vecchio tipo, ci sono bonus regionali ad hoc per passare a impianti più efficienti per quel che riguarda i consumi e con emissioni ridotte, ossia con classificazione ambientale almeno a 4 stelle. I contributi sono aggiuntivi al conto termico, sono anche questi a fondo perduto, e possono arrivare a coprire fino al 100% della spesa. Al momento sono tre i bandi regionali aperti per i residenti in Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. 

    Il conto termico

    Il conto termico è gestito dal Gse e prevede l’erogazione di un contributo del 65% per il passaggio da riscaldamento a gas a biomasse. Sul sito è possibile trovare la lista di tutti gli impianti, camini, stufe, termocamini e caldaie, che soddisfano i requisiti energetici richiesti dalle norme per usufruire del bonus. La domanda va presentata online alla fine dei lavori, allegando la documentazione relativa all’installazione oltre alle fatture di spesa. Da quest’anno l’importo viene accreditato in un’unica soluzione quando la somma è inferiore ai 5.000 euro, altrimenti in due rate annuali. Per chi sceglie il pellet in sostituzione del gas il conto termico è più vantaggioso delle detrazioni fiscali dal momento che per la sostituzione di una caldaia a gas con una a pellet è ammesso solo il bonus casa con aliquota al 50%.

    Il fisco verde

    La stufa a pellet col bonus costa la metà e iniziare a pensarci conviene

    di

    Antonella Donati

    13 Luglio 2022

    In Veneto contributi legati all’Isee

    Quanto ai contributi regionali, il bando del Veneto riconosce un contributo a fondo perduto in aggiunta al conto termico, per la sostituzione di impianti a biomasse con altri più efficienti. L’importo del contributo è variabile in rapporto all’Isee e in riferimento al valore delle emissioni di particolato dall’impianto di nuova installazione, e spetta solo a chi ha un Isee non superiore a 50.000 euro. Le domande vanno presentate esclusivamente online sulla piattaforma informatica ReStart fino al 15 settembre prossimo. 

    In Emilia solo impianti a 5 stelle

    È invece possibile fare domande fino al prossimo anno per partecipare al bando della regione Emilia-Romagna. Anche in questo caso l’incentivo è aggiuntivo rispetto al contributo del Gse, e spetta a chi intende eseguire la sostituzione di un camino aperto, stufa a legna/pellet, caldaia legna/pellet di potenza inferiore o uguale a 35 kWt, con classificazione ambientale inferiore o uguale a 4 stelle, con nuovi impianti a biomassa di potenza inferiore o uguale a 35kWt almeno di Classe 5 Stelle. Le domande vanno presentate nella pagina dedicata al bando caldaie presente sul sito.

    Il fisco verde

    Caldaia e luci intelligenti: come funziona il bonus per risparmiare energia in casa

    di

    Antonella Donati

    24 Agosto 2022

    In Lombardia requisiti differenziati in base all’altezza dei comuni

    Analogo il meccanismo previsto nel bando della Lombardia, solo che in questo caso i requisiti degli impianti ammessi al contributo regionale sono differenziati in relazione alla zona, considerando che in collina è più utilizzata la legna autoprodotta rispetto al pellet. Per questo motivo nei Comuni sopra i 300 metri sul livello del mare sono incentivati anche solo i generatori di calore a 4 stelle, purché con valori di polveri sottili non superiori ai 20 mg/Nm3. Nei Comuni più bassi, invece, il contributo è riconosciuto solo per gli impianti a 5 stelle con valori di polveri sottili non superiori a 15 mg/Nm3. Anche in questo caso le domande vanno essere esclusivamente online sulla piattaforma informativa Bandi online. Scadenza per ii contributi il prossimo anno. LEGGI TUTTO