13 Settembre 2022

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    Accelerare la decarbonizzazione porterebbe risparmi a 12 zeri

    La transizione ecologica è possibile, inevitabile se vogliamo avere qualche speranza di fermare i cambiamenti climatici. Ma non solo: è anche conveniente. E più in fretta arriverà, maggiori saranno i risparmi per l’economia globale, perché i costi delle energie rinnovabili, già in calo da decenni, sono destinate a diminuire ancora più velocemente con l’aumentare della domanda in tutto il pianeta. È la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori dell’Università di Oxford in uno studio, appena pubblicato sulla rivista Joule.

    L’intervista

    “La riapertura delle centrali a carbone? Una ‘non soluzione’ per chi ci vive e ci lavora, un passo indietro per tutti”

    di

    Paola Rosa Adragna

    12 Settembre 2022

    Stando ai calcoli dei ricercatori inglesi, aumentando del 55% l’utilizzo di energia solare, eolica, il ricorso a veicoli elettrici, batterie per lo stoccaggio dell’energia, e tecnologie energetiche green come l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, sarà possibile raggiungere concretamente una completa decarbonizzazione del comparto energetico al più presto nel 2050. E se in passato si riteneva che la transizione, se pur necessaria, si sarebbe rivelata estremamente costosa, la nuova analisi prevede invece risparmi record per 13mila miliardi di dollari.

    I dati

    L’Europa delle 7mila comunità energetiche

    di

    Mariella Bussolati

    13 Settembre 2022

    “I modelli utilizzati in passato avevano predetto un costo elevato per la transizione verso un sistema energetico a impatto zero, e questo ha scoraggiato gli investimenti delle aziende e rallentato lo sviluppo di politiche indirizzate a velocizzare la transizione ed eliminare la dipendenza dai combustibili fossili”, spiega Rupert Way, ricercatore della Smith School of Enterprise and the Environment di Oxford che ha partecipato al nuovo studio. “Il costo delle energie pulite però è sceso drasticamente negli ultimi 10 anni, molto più di quanto calcolato da quei modelli. La nostra ricerca mostra che aumentare la diffusione di queste tecnologie continuerà a diminuirne il costo, e che più andremo velocemente, maggiori saranno i risparmi. Al momento accelerare la transizione verso le energie rinnovabili non è solo la scelta migliore per il pianeta, ma anche per ridurre i costi dell’energia”.

    Lo studio è stato realizzato utilizzando i dati relativi alle fluttuazioni di prezzo degli ultimi 45 anni per l’energia solare, 37 per l’eolico e 25 per le batterie per lo stoccaggio dell’energia. Comparando i costi reali con quelli previsti dai più importanti modelli utilizzati in passato per stimare i costi della transizione energetica, hanno dimostrato che il prezzo dell’energia solare è diminuito ad esempio due volte più velocemente di quanto ipotizzato anche negli scenari più ottimistici. Un dato che dimostra come fosse stato sovrastimato fortemente in passato il costo che avrebbero avuto in futuro le energie rinnovabili.

    Il documento

    Cosa prevede il piano del Mite per il contenimento dei consumi di gas naturale

    06 Settembre 2022

    L’energia solare – scrivono gli autori dello studio – già oggi in molti campi è più economica di quella prodotta con carburanti fossili, e in futuro è destinata a diventarlo praticamente per ogni tipo di applicazione. E lo stesso – calcoli alla mano – prevedono che avvenga anche per eolico, produzione di idrogeno green e di batterie elettriche.

    Energia

    Litio, alluminio, zolfo: il futuro delle batterie

    di

    Alessandro Petrone

    13 Settembre 2022

    “Il mondo sta affrontando simultaneamente una crisi inflazionistica, una crisi nel campo della sicurezza nazionale, e una crisi climatica, tutte causate dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili, che sono costosi, pericolosi, inquinanti e hanno prezzi estremamente volatili”, conclude Doyne Farmer, professore di economia di Oxford che ha coordinato la nuova ricerca. “Il nostro studio dimostra che politiche ambiziose per accelerare la transizione verso un futuro energetico pulito non sono solo necessarie per ragioni climatiche, ma potrebbero generare risparmi miliardari, e regalarci un futuro più pulito, economico, e sicuro”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, scompare il “docente esperto” ma restano i soldi

    ROMA – La contestata figura del docente esperto, voluta dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi “su richiesta dell’Europa”, scompare dal vocabolario scolastico, ma restano i soldi previsti per ottomila docenti scelti. Alla vigilia delle elezioni, le forze parlamentari che si rifanno al Governo Draghi, intervengono sulla precedente scelta con un emendamento al Decreto aiuti bis e […] LEGGI TUTTO

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    Le 4 proposte del Wwf ai partiti politici per tutelare ambiente e biodiversità

    Innalzamento della temperatura, perdita della biodiversità, consumo del suolo, inquinamento: i prossimi 5 anni saranno cruciali per contrastare la crisi ambientale in atto. Sono le principali proposte del Wwf Italia a partiti e coalizioni politiche per la prossima legislatura attraverso il documento “Elezioni politiche 2022: il tempo delle scelte sostenibili” che contiene una serie di proposte per il prossimo Parlamento e il prossimo Governo suddivise tra politiche ambientali per la legislatura e nuovi interventi normativi o di riordino legislativo da adottare al più presto.
    Obiettivo: contribuire a fare dell’Italia un Paese più sostenibile e dare così garanzia di un futuro di sicurezza e benessere per tutti. A due settimane dalle elezioni il Wwf lancia un appello a tutti i partiti politici tra i quali ci sono coloro che erediteranno la guida del nuovo governo. Considerando che, salvo imprevisti, la legislatura che uscirà da questa competizione elettorale si concluderà nel 2027, è evidente che se non si farà ciò che è necessario in relazione agli obiettivi fissati al 2030 questi inevitabilmente non saranno raggiunti. Oltretutto alcuni di questi obiettivi al 2030 sono intermedi rispetto ad altri ben più radicali al 2050, termine oltre il quale sarà molto difficile correggere le curve negative del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità da cui dipende la nostra esistenza. Ma nonostante il continuo richiamo della comunità scientifica, le forze politiche continuano ad adottare la variabile temporale delle decisioni da assumere più in ragione degli interessi elettorali che dei dati conclamati che documentano quanto alcune scelte non siano più rinviabili. 

    “La legislatura 2018/22 non ha inciso concretamente sulle emergenze ambientali nazionali e globali: in pratica sono stati persi 5 anni – dichiara Luciano Di Tizio, presidente del Wwf Italia-. Sicuramente vi sono stati importanti elementi di novità, a partire dalla riforma che ha introdotto esplicitamente la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi nella Costituzione, ma se guardiamo gli indicatori ambientali, nei cinque anni trascorsi la situazione non è certo migliorata. Ora è importante che i partiti e le coalizioni di questa competizione elettorale si rendano conto che non possiamo permetterci di sprecare anche la prossima legislatura.

    Verso il voto

    Clima, le domande dell’Italia: ecco cosa rispondono i leader

    a cura di

    Luca Fraioli

    31 Agosto 2022

    Per raggiungere gli obiettivi posti al 2030 dall’Unione Europea al fine di contrastare il cambiamento climatico (ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55%) e la perdita di biodiversità (proteggere il 30% di superficie a terra e a mare) è necessario agire concretamente in questa legislatura attraverso una serie di leggi, piani e programmi non più rinviabili. Non ha senso ipotizzare una ‘transizione ecologica più lenta’ perché non consentirebbe di raggiungere gli obiettivi fissati e sarebbe perciò inutile”. L’obiettivo europeo di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 sarà per il nuovo Parlamento e il nuovo Governo il primo banco di prova su cui applicare il principio dell’interesse delle generazioni future alla tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi, sancito dalla riforma dell’art. 9 della Costituzione, spiega il Wwf. E al tempo stesso il contrasto al cambiamento climatico, oltre ad un nuovo paradigma energetico sia per le produzioni che per i consumi, necessiterà di una tutela più efficace e attiva della biodiversità e degli ecosistemi da cui dipendono l’assorbimento dei gas serra e la maggiore capacità dei territori di assimilare gli sbalzi metereologici connessi al cambiamento climatico.

    Il Wwf Italia “invita tutte le forze politiche ad alzare lo sguardo e a non cadere nel provincialismo: se la prospettiva economica e sociale è quella della sostenibilità, i prossimi anni dovranno necessariamente essere quelli della transizione. Ogni ulteriore ritardo costituirà un deliberato atto che metterà in pericolo l’ambiente in cui viviamo e di conseguenza la nostra sicurezza”.

    Il sondaggio

    L’attenzione all’ambiente è la cosa più importante per i giovani elettori

    di

    Cristina Nadotti

    02 Settembre 2022

    “È tempo di stabilire procedure certe che garantiscano l’applicazione del principio secondo cui i piani e i programmi che vengono posti in essere non devono arrecare danni significativi all’ambiente: un principio che dovrebbe essere già applicato per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il cui bilancio ambientale, però, al di là delle rendicontazioni presentate, è ancora da farsi. È tempo di fare quanto i precedenti Parlamenti e Governi non hanno fatto: assumere il parametro ambientale come baricentrico rispetto all’azione politico-amministrativa. Non possiamo più permetterci l’errore di separare la questione ambientale da quella economica, considerando la prima solo in funzione di un eventuale vantaggio economico”, concludono.

    Quattro gli interventi legislativi che Parlamento e Governo dovranno attuare subito:

    Il Codice della Natura

    L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità. Questa biodiversità garantisce a tutti noi degli essenziali servizi ecosistemici: aria pulita, acqua pulita, suolo pulito, indispensabili per la nostra vita. Al tempo stesso questo grande patrimonio naturale offre anche elementi per contrastare i cambiamenti climatici e per consentire di sopportarne meglio gli effetti. Nonostante ciò, attualmente in Italia la legislazione per la tutela della natura è frammentata e carente: basti pensare che la tutela della fauna è garantita da una legge che è sostanzialmente destinata alla regolamentazione della gestione venatoria. È tempo che il nostro Paese si doti di un Codice della Natura che riunisca, sistematizzi, semplifichi e innovi la legislazione sulla tutela della biodiversità per rispondere meglio agli obiettivi della Strategia Nazionale della Biodiversità e a quelli fissati a livello europeo. Nel Codice della Natura dovrà anche trovare posto il Garante della Natura una figura che abbia una visione d’insieme che consenta di monitorare e sollecitare le azioni da mettere in campo da parte dei vari soggetti coinvolti nella gestione del nostro capitale naturale.

    Legge sul consumo del suolo

    In Italia ogni secondo vengono cementificati 2 metri quadrati di suolo. 21.500 km quadrati di suolo italiano sono cementificati e solo gli edifici occupano 5.400 km quadrati, una superficie pari alla Liguria. La cementificazione contribuisce a rendere il nostro Paese meno sicuro perché l’impermeabilizzazione del suolo aumenta il rischio di disastri: dal 2000 al 2019 il dissesto idrogeologico ha causato 438 morti in Italia.

    Governo e Parlamento discutono di una legge sul consumo del suolo dal 2012 e nel frattempo la Commissione Europea nel 2021 ha approvato la nuova Strategia europea per il suolo al 2030 impegnandosi a promuovere una Direttiva sul tema entro il 2023 e rendendo ancora più urgente l’intervento del legislatore nazionale.

    La legge sul consumo del suolo dovrà muoversi in una logica di “bilancio zero del consumo del suolo” stimolando il recupero delle aree già occupate e degradate: nelle sole aree urbane si potrebbe intervenire su oltre 310 Km quadrati di edifici non utilizzati (una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli).

    Legge sul clima

    L’estate del 2022 è stata la più calda della storia in Europa. Il mese di luglio ha fatto registrare 2,26 gradi centigradi in più rispetto alla media italiana dal 1800, anno da cui si registrano i dati. Eventi estremi legati ai cambiamenti climatici si registrano ormai in maniera sempre più frequente.

    Gli obiettivi da raggiungere sono fissati, ma manca uno strumento legislativo quadro per superare la fase degli impegni verbali e passare a quella delle azioni concrete. E va colmata l’attuale distanza tra le conoscenze scientifiche e l’azione politica.

    Come fatto da 21 Paesi europei (più recentemente da Spagna e Grecia), l’Italia deve approvare al più presto una legge sul clima che fissi le azioni da compiere per raggiungere gli obiettivi a medio e lungo termine. Prevedendo la neutralità climatica entro il 2050 nella legislazione si faciliterebbe la programmazione economica, si attirerebbero investimenti green, si aumenterebbero responsabilizzazione delle imprese e partecipazione dei cittadini.

    E attraverso una Legge sul clima si potrebbe finalmente intervenire per eliminare il sistema dei sussidi ambientalmente dannosi che ogni anno ci costa circa 35 miliardi di euro da destinare a politiche di settore e ad aiuti concreti per cittadini e imprese per rendere meno impattante la transizione ecologica.

    Dare concreta attuazione alla riforma costituzionale dell’art. 41

    Finalmente nella nostra Costituzione la tutela dell’ambiente, nella corretta accezione di biodiversità ed ecosistemi, è stata introdotta tra i principi fondamentali (art. 9 Cost).

    La nuova formulazione dell’art. 41 Cost ha poi riconosciuto in maniera esplicita che la libera attività economica incontra un limite nella tutela dell’ambiente. Il principio che l’iniziativa economica privata non può esercitarsi in danno all’ambiente e alla salute, però, non deve rimanere una pur importante affermazione di principio, ma deve condizionare tutta la normativa vigente.  Servono norme di carattere procedurale che intervengano in modo preventivo sui procedimenti autorizzativi e, in caso di danno ambientale, consentano interventi efficaci per rimediare, dando così piena attuazione al principio che vieta di arrecare danni significativi all’ambiente. LEGGI TUTTO

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    Genova, il sindaco Bucci lancia il progetto desalinizzatore: “Un primo impianto nelle aree ex Ilva”

    GENOVA – Il rigassificatore? Sì, ma solo sulla nuova diga e lontano dalla costa. Il desalinizzatore? Un’occasione per assicurarsi “il petrolio del futuro”, l’acqua potabile. Un impianto da realizzare in area portuale per servire anche la Pianura Padana. Così parlò Marco Bucci: prima del comizio di Matteo Salvini al porto antico, domenica sera, il sindaco di Genova ha risposto alle domande dei cronisti su alcuni possibili insediamenti di impianti in città. 

    E ha fatto capire come l’intenzione dell’amministrazione sia quella di puntare su una tecnologia, quella della desalinazione delle acque, che in Italia è ancora molto poco utilizzata. Indicando anche dove potrebbe essere realizzato: “Se mi danno le aree ex Ilva – ha detto Bucci – ci posso fare un sacco di cose. Abbiamo le competenze, abbiamo l’acqua di mare e anche gli spazi”. Secondo il primo cittadino, si dovrebbe puntare sul riutilizzo delle acque in uscita dai depuratori, integrandole con l’acqua marina: “Ogni anno dai nostri depuratori finiscono in mare 45 milioni di metri cubi d’acqua a fronte di un consumo cittadino di 25 milioni. Se pensiamo di prendere dal mare altrettanta acqua e renderla utilizzabile, avremmo una ricchezza enorme di acqua dolce”. 

    I nodi tecnici e la questione aree

    Il tema non è nuovo: Bucci ne aveva parlato nei giorni dell’emergenza siccità a luglio. E la proposta era stata rilanciata, non a caso, anche dall’amministratore delegato del colosso Webuild Pietro Salini: “Questa è una città speciale da cui può partire un grande progetto per risolvere la crisi idrica in Italia”, aveva detto. “Perché non fare dissalatori anche in Italia? Oggi il riscaldamento globale significa meno pioggia e meno acqua in una prospettiva di lungo termine, e il problema non si può gestire con metodi tradizionali. In Italia meno del 4% dell’acqua viene da impianti di dissalazione, in un Paese simile al nostro come la Spagna questa percentuale sale a oltre il 56%. Genova è la città da cui partire”. Oggi i desalinizzatori sono diffusi soprattutto nei paesi della penisola arabica e nel Maghreb, dove la risorsa acqua scarseggia. Questo perché per produrre acqua potabile dal mare serve energia, e parecchia. Il costo finale è di 2-3 euro per metro cubo di acqua potabile. Non solo: il residuo della desalinizzazione è la salamoia ipersalina che se dispersa in mare in grandi quantità rischia di compromettere l’ecosistema marino. Questioni che, se l’idea di Bucci non si fermerà a semplice suggestione, dovranno essere affrontate. 

    C’è poi il tema delle aree: come è noto il sindaco e l’Autorità portuale premono da tempo per utilizzare gli spazi non utilizzati dalle acciaierie, ma anche di recente l’amministratore di Acciaierie d’Italia Franco Bernabé ha ribadito che “le aree ci servono tutte”. E allora gli spazi disponibili per un impianto del genere sul fronte mare genovese sarebbero tutti da trovare. Non solo: con il nuovo governo che uscirà dalle elezioni si dovrebbe riaprire il capitolo spinoso della revisione dell’Accordo di programma sulle aree ex Ilva. Un argomento su cui mette in guardia il segretario del Pd genovese Simone D’Angelo: “Bucci lo ha messo nel suo programma”, dice, “ma per intervenire sull’Accordo di programma serve il consenso del governo e dei lavoratori delle acciaierie”. 

    Il rigassificatore? Solo sulla diga

    Il sindaco invece nella stessa occasione ha bocciato di fatto, almeno per i prossimi anni, l’idea di un rigassificatore a Genova: “Il rigassificatore si può fare, ma di certo non lo metteremmo a Multedo, dopo la fatica che facciamo per traslocare i depositi chimici”. Un’idea sarebbe quella della nuova Diga del porto, ma solo tra qualche anno: “Un rigassificatore galleggiante, con i tubi collegati alla costa, lì andrebbe benissimo. Ma va considerato che la Liguria ne ospita già uno a Panigaglia e potrebbe averne un altro anche a Vado”, è il commento del sindaco di Genova. 

    Il Secolo XIX LEGGI TUTTO

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    Scuola Bologna, il liceo Malpighi vieta il telefonino in classe: sarà restituito solo alla fine delle lezioni

    BOLOGNA – Quando entreranno in classe dovranno riporre lo smartphone in un cassetto. Sarà restituito loro a fine mattinata, quando usciranno da scuola. Lezioni e intervalli senza telefonino. E’ la novità che accoglie i 530 studenti del liceo Malpighi, blasonato istituto superiore paritario di Bologna, nel primo giorno di scuola che è anticipato ad oggi […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, potere sanzionatorio ai presidi, i sindacati si oppongono: “Inammissibile, così si limita la libertà di insegnamento dei docenti”

    Sanzioni disciplinari a carico di maestri e prof comminate dai dirigenti scolastici? No grazie, rispondono i sindacati. La trattativa per il rinnovo del contratto dei lavoratori della scuola, scaduto ormai da quattro anni, va a rilento. Dopo un paio di incontri svolti prima della pausa estiva, la delegazione sindacale e l’Aran, (l’Agenzia per la rappresentatività […] LEGGI TUTTO