11 Settembre 2022

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    La scuola riapre senza mascherine, ma la grande paura ora è il caro gas

    ROMA – Sono 7.286.151 gli studenti che torneranno nelle scuole statali nell’anno scolastico 2022-2023, per un totale di 366.310 classi. I primi a rientrare in aula sono stati i ragazzi iscritti alle superiori ai corsi quadriennali, quindi, lo scorso 5 settembre, gli alunni della Provincia di Bolzano. Da domani si riparte in Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e nella Provincia di Trento. Il 13 settembre in Campania. Il 14 settembre in Calabria, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Umbria. Il 15 in Emilia-Romagna, Lazio e Toscana. Il 19 settembre in Sicilia e Valle d’Aosta. Alcune scuole, in autonomia, hanno scelto una propria data di ripartenza.

    “Torneremo a guardarci in viso, a sederci più vicini, a riprendere attività e abitudini che avevamo dovuto mettere da parte”, ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Diversi istituti di primaria e secondaria inferiore, tuttavia, dovranno già fermarsi il 26 e 27 settembre in quanto seggi per le elezioni politiche. Si tornerà in classe senza mascherine, ma il grande spettro, quest’anno, è quello dell’aumento del gas, che potrebbe costringere comuni e province a chiedere settimane da 5 giorni dove si va a scuola il sabato. Diversi istituti si stanno attrezzando, ma nessun dirigente per ora ha parlato di ritorno, neppure parziale, alla Didattica a distanza.

    La crisi energetica

    La corsa alla settimana cortaper risparmiare sul riscaldamento

    Il timore del caro metano sta attraversando le riunioni preparatorie dei dirigenti scolastici italiani. I risicati budget di comuni e province, proprietari degli immobili, non offrono spazio a spostamenti di poste e, così, diversi presidi studiano una situazione che a novembre potrebbe diventare ingestibile. Il ministro dell’Istruzione in carica, Patrizio Bianchi, ha appena detto: “Le scuole devono essere le ultime su cui intervenire in merito ai temi energetici. Dopodiché ci sono le autonomie: se un istituto decide di organizzare una propria struttura, può farlo”. Se un ds non avrà risorse sufficienti per pagare il combustibile potrà decidere “in autonomia” di fermare le lezioni il sabato, ricomporre l’orario su cinque giorni, portare alle 15 l’uscita della classe. Nella provincia di Padova diversi presidi hanno già adottato la “settimana corta”: da lunedì a venerdì. All’istituto Tosi di Busto Arsizio confermano che l’opzione “via il sabato” è l’unica in campo. All’istituto San Demetrio nè Vestini, fredda provincia dell’Aquila, elementari e medie ora sono in un unico plesso.

    Gli organici ridotti

    Le lezioni iniziano con molti vuotiI sindacati: mancano 220 mila prof

    “Allo stato attuale cominceremo un anno scolastico in cui non mancano i docenti”. È l’ultima risposta del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a chi gli chiede dell’allarme – immancabile a ogni inizio dell’anno scolastico – dei sindacati italiani: mancano 220.000 insegnanti su 850.000. Chi ha ragione? Il ministro parla di 50.415 assunzioni. In Toscana, qui la fonte è la Flc Cgil, su 6.400 immissioni in ruolo programmate nella regione, 1.850 non si concretizzeranno: il 29 per cento del totale. Troppi bocciati ai concorsi. A Pavia e provincia sono ancora scoperte 620 cattedre: alle medie non ci sono decine di insegnanti di Italiano e Storia e alle superiori di Matematica, Fisica e Scienze. Molti vincitori di concorso hanno rifiutato la nomina perché, potendo indicare diverse sedi, hanno preso una cattedra più vicina a casa. O, pur avendo partecipato al concorso per la scuola, hanno un lavoro più conveniente. “È deprimente”, dice il presidente dell’Associazione dei presidi Attilio Fratta, “copriamo i buchi dei docenti senza verificare le competenze”.

    Le regole anti-virus

    Distanziamento e finestre apertecontro il Covid solo raccomandazioni

    Le due note del ministero dell’Istruzione a proposito del Covid, derivate dalle indicazioni della Sanità, sono arrivate negli istituti scolastici italiani nella seconda metà di agosto. E su tutto l’armamentario anti virus che per due stagioni aveva stravolto le abitudini a scuola le due note hanno tolto ogni obbligo. Tutto – distanziamento, mascherine – non era più necessario, solo caldeggiato. Gli strumenti di protezione facciale, sì, non sono più obbligatori a scuola. Né per i docenti, né per gli alunni. Suggeriti solo per i soggetti fragili. Il distanziamento si farà solo laddove è possibile, quindi in molte scuole italiane non si farà. Era già così la scorsa stagione, la differenza è che quest’anno è tutto legale. Il ministero suggerisce ancora la finestra aperta: prima forma di prevenzione. Arieggiare. Ma il Covid, va ricordato, è sempre tra noi. E in corso d’opera potrebbe chiedere alla scuola nuovi sacrifici.

    Alunni con disabilità

    Il sostegno riparte in salita”Sono 91 mila gli insegnanti precari”

    Le cattedre in deroga sul delicato sostegno, l’aiuto educativo agli studenti con difficoltà di vario tipo e ampiezza, sono 91.000. La stima è dei sindacati della scuola e il ministero questa volta conferma. Significa che 91.000 docenti saranno precari lungo il 2022-23 e che l’avvio dell’anno scolastico prevederà per tutta la sua prima fase un turnover nocivo per la crescita degli alunni da sostenere. Sul tema il ministro Bianchi ha detto: “Questi 91.000 insegnanti dovranno essere rinnovati di anno in anno, con scadenza al 30 giugno, e altri stanno completando il concorso. Da qui ne prenderemo altri 25.000 ed entreranno in ruolo dalla prossima stagione”. Molti concorsi, abbiamo visto, hanno lasciato a casa la maggior parte dei candidati. E, per fare un esempio chiarificatore, nella sola provincia di Pavia già mancano 500 insegnanti dedicati, soprattutto alle elementari.

    Intervista con la preside Laura Biancato

    “Aiuteremo gli studenti a recuperarenon sarà il freddo a spaventarci”

    La dirigente scolastica Laura Biancato  LEGGI TUTTO