7 Settembre 2022

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    “Ho 16 anni e sono in sciopero della fame per il cambiamento climatico: Salvini, Meloni e Letta, voi che farete?”

    Sette settembre. Quinto giorno di sciopero della fame. Il fisico ancora tiene. “Andrò avanti fino all’ospedalizzazione o fino a quando Enrico Letta, Giorgia Meloni e Matteo Salvini non accetteranno un incontro pubblico per parlare di come contrasteranno l’imminente collasso ecoclimatico”. A 16 anni Francesco Bollini ha già le idee chiare e una battaglia in cui credere: aprire gli occhi a chi non percepisce il cambiamento climatico come un pericolo attuale. Con una sedia pieghevole in una mano e i cartelloni nell’altra, dal 3 settembre ogni giorno si incammina dalla casa in cui è ospite a Milano e puntuale alle 16 si piazza davanti Palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale, e lì rimane fino alle 20.
    “Il primo giorno ho avuto un po’ di timore, come è normale che sia – ricorda – ma sono un violoncellista e mi ha ricordato ciò che si prova quando ti siedi sul palco prima di un concerto: c’è l’ansia, ma una volta che parti passa tutto e alla fine arriva la soddisfazione. In questo caso la piazza è il mio teatro”. Abituato agli applausi, da questa “sorta di performance” – come l’ha definita scherzando – Francesco riceve in cambio dialogo ed emozioni. “Sono convinto che anche una semplice conversazione possa cambiare le persone. È bello vedere che c’è tanta gente che si ferma a parlare, che è interessata e cerca di capire perché un ragazzo di 16 anni sia in qualche modo costretto a fare un’azione del genere”. Anche se non manca chi passa, guarda di sguincio e prosegue dritto ridendo.

    Non ha riso lui invece quando una mattina di aprile, armato come sempre di provette e strumenti vari, ha pedalato fino alla lanca (il letto del fiume, ndr) a 20 minuti dalla sua casa di Pavia e non l’ha trovata più: come conseguenza della siccità del Po e del Ticino si era completamente prosciugata. “Di acqua lì ce n’era pure tanta – racconta ancora incredulo – ci andavo spesso per riempire qualche provetta e analizzare poi al microscopio le forme di vita. Ma quella mattina mi ha aperto gli occhi”. Così il liceale ha iniziato a informarsi leggendo i report scientifici “e ho capito pian piano che quello che ho sempre sentito chiamare come cambiamento climatico, un termine ormai banalizzato e spesso usato a sproposito, è un problema che riguarda tutti, anche me. E non riguarda un futuro indefinito, riguarda l’oggi”.

    Longform

    Siccità, ondate di calore, meteo estremo: il manuale di sopravvivenza che non c’è

    di

    Jaime D’Alessandro

    08 Luglio 2022

    Da quell’episodio è nata l’esigenza di agire, di fare qualcosa di concreto come lo sciopero della fame. In mezzo c’è stato l’incontro con gli attivisti di Ultima Generazione, che organizzano manifestazioni non violente contro il cambiamento climatico, e una grande riflessione con i suoi genitori. “I miei genitori sono preoccupati quanto me per il mio futuro e condividono quanto me i motivi di questo sciopero. Un’approvazione totale – specifica – ne abbiamo parlato tanto insieme e sempre insieme abbiamo capito che si trattava di un’azione doverosa e giusta, anche se, ovviamente, erano e sono estramemente preoccupati per la mia salute”.

    I rischi di questa forma di protesta sono tanti. Non molto tempo fa a Roma un’altra attivista per il clima, la 27enne Laura Zorzini di Extinction Rebellion, è finita in ospedale – in codice giallo – al sesto giorno di sciopero dello fame e ha proseguito nella protesta fino a che, tre giorni dopo, non è riuscita a ottenere un incontro con il ministro Cingolani. “C’è un medico che mi segue costantemente e tiene sotto controllo i miei parametri – spiega Francesco – sono perfettamente consapevole che si tratta di una scelta estrema ma bisogna capire che è estrema anche la situazione che viviamo. Quando parliamo di cambiamento climatico, non parliamo degli orsi o delle foche, ma del nostro futuro, di avere una vita normale. Se devo scegliere tra un dolore fisico che questo sciopero mi sta già portando e il dolore che milioni di italiani e di persone in tutto il mondo proveranno nel giro di poco tempo se non agiamo concretamente oggi, preferisco la prima opzione”.

    Società

    Perché bloccano il traffico per l’ambiente e chi sono gli attivisti di ”Ultima generazione”

    di

    Giacomo Talignani

    17 Giugno 2022

    Con tono calmo e fermo, il 16enne spiega che “ci sono rimasti tre anni al massimo per agire e non lo dice un ragazzino in preda al panico come me, ma i referenti scientifici del Parlamento inglese”. Proprio a causa di questa finestra d’azione ristrettissima, Francesco e Ultima Generazione vogliono chiedere ai segretari dei principali partiti politici un impegno concreto ora “perché il prossimo governo non avrà già più tempo per agire”.

    “Chiediamo che entro un mese dall’eventuale insediamento il nuovo governo si impegni a firmare un decreto legge, che abbiamo stilato con l’aiuto di vari parlamentari, per impedire la riapertura delle centrali a carbone dismesse e cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale. Queste richieste possono sembrare secondarie rispetto alle conseguenze della guerra in Ucraina o alla crisi che ha portato il Covid, ma non è così. Fino al giorno delle elezioni cercheremo di fare tutto quello che possiamo per fare pressione sui politici”.

    L’iniziativa di Francesco si inserisce in un calendario fitto di azioni e proteste Ultima Generazione organizzerà in diverse città italiane fino al 25 settembre. “L’8 mi sposterò davanti alla sede di Fratelli d’Italia qui a Milano. E poi sabato 10 ci sarà in Piazza della Scala, alle 14, una sorta di sit-in, un raduno autorizzato, in cui chiunque avrà l’occasione di dimostrarsi solidale verso le cause che portiamo avanti. Più siamo e meglio è”. LEGGI TUTTO

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    Indagini sulla morte dell'orsa F43: “L'autopsia dirà se ci sono stati errori nell'anestesia”

    Solo l’autopsia e le indagini avviate dall’Ispra potranno accertare che cosa ha causato la morte dell’orsa F43 ieri in Trentino. Intanto, però, le associazioni animaliste protestano e denunciano “menefreghismo, superficialità e indifferenza”. È il caso di Animalisti Italiani Onlus, che chiede una “commissione di indagine per conoscere come sono realmente andate le cose”.

    In realtà le procedure per capire se si è trattato di un incidente, o qualcosa è imputabile ai veterinari ed esperti che dovevano cambiare il collare dell’orsa, sono state avviate immediatamente. Si tratta di un iter consolidato, oltre che indispensabile, poiché gli orsi sono specie protetta e tutte le operazioni di anestesia sono fatte tenendo conto di procedure scientificamente verificate. La morte di orsi per effetto dell’anestesia è un incidente che, pur non risultando frequente nella casistica relativa alla specie, viene valutato in letteratura possibile tra lo 0,5% ed il 10% dei casi.

    Il più recente in Italia risale al 2018, quando morì un orso marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo: le indagini accertarono che l’anestesia non era la causa primaria della morte dell’animale, che aveva “problemi sanitari gravi”. In Trentino si registra un precedente nel 2012, molto simile a quello accaduto ieri: l’animale (JJ5) catturato con una trappola a tubo nella zona pedemontana fra Monte Terlago e Ranzo di Vezzano, morì per l’anestesia. C’è poi il caso molto famoso dell’orsa Daniza nel 2014, che suscitò enormi proteste perché aveva i cuccioli. In tutti i casi trentini, gli animali venivano monitorati o erano oggetto di controllo, perché si mostravano troppo confidenti e si avvicinavano alle zone abitate.

    Biodiversità

    La provincia di Trento non può decidere di abbattere gli orsi. Lo dice una sentenza del Consiglio di Stato

    18 Marzo 2022

    Salta appunto agli occhi che i casi siano più numerosi in Trentino, dove secondo i dati della Provincia autonoma ci sono 110 orsi, una quarantina in più rispetto al 2017, contro i circa 60 esemplari di orso marsicano del Parco d’Abruzzo. Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica dell’Ispra, a questa osservazione risponde: “È un dato di fatto che in Trentino vengono operate molte catture di orsi. Proprio per questo vogliamo capire se si tratta di uno dei casi purtroppo contemplati nella statistica, oppure se ci sono stati errori, possibili ovunque anche su procedure consolidate. Se ci saranno responsabilità, verranno accertate”.

    Al momento gli esperti non fanno ipotesi e non confermano quanto diffuso ieri da alcuni organi di stampa, secondo cui è stata la posizione assunta dall’orso dentro la trappola a tubo, quando si è addormentato, ad averne causato la morte. “Siamo stati chiamati immediatamente dalle autorità trentine – informa Genovesi – e ora le stesse autorità stanno preparando una relazione dettagliata. Gli elementi certi in questo momento sono che l’animale è morto dopo l’anestesia, che era stata approntata da veterinari esperti. Aspettiamo il verbale per valutare i dosaggi”.

    La trappola a tubo usata per la cattura (ansa) LEGGI TUTTO

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    Il riscaldamento degli oceani frena El Niño: così il clima sta cambiando

    El Niño, e la sua corrispondente controparte La Niña, sono tra i fenomeni climatici più noti. Provocano un riscaldamento, o un raffreddamento, delle acque dell’oceano Pacifico e sono quelli che più condizionano il clima di tutto il pianeta. Sono oscillazioni periodiche del sistema oceano-atmosfera, hanno un periodo variabile dai due ai sette anni. Il nome è stato dato dai pescatori peruviani alla fine dell’Ottocento, in riferimento al bambinello Cristo, che nasce in quel periodo, perché durante il periodo natalizio il mare diventava meno pescoso. 

    L’indebolimento del Niño atlantico

    Negli anni recenti si è scoperto però che uno schema simile si verifica anche nell’Atlantico, dove si alternano periodi di riscaldamento e raffreddamento che modificano la circolazione atmosferica. El Niño atlantico viene definito come il fratellino di quello pacifico, la sua ampiezza è circa la metà del maggiore, e appare nelle nostre estati. I due fratelli sono correlati, anche se gli studi sulla loro connessione sono ancora agli inizi. Entrambi vengono fortemente influenzati e modificati dal riscaldamento globale. El Niño del Pacifico condiziona anche quello dell’Atlantico, riscaldando anche le sue acque e perturbando per esempio la Corrente del Golfo.

    Clima

    La Niña e il rischio di eventi estremi, dall’Australia all’America: ecco cosa ci si aspetta

    18 Ottobre 2021

    Due studi pubblicati su Nature Climate Change, uno della della Ocean University di Qingdao, Cina, l’altro dell’Università di Bergen in Norvegia, hanno permesso di scoprire che l’aumento delle temperature a cui siamo soggetti in questo momento sta producendo degli effetti evidenti: gli sbalzi di temperatura anche nel mare si stanno riducendo perché tutto si scalda e a causa di questo i meccanismi in gioco frenano il fenomeno. Per questo il Niño atlantico calerà drasticamente, con un effetto pari al 14% entro il 2100, che può però arrivare anche al 48% se si considerano gli errori dovuti ai modelli applicati. È infatti già stato notato un indebolimento tra il 1950 e il 1999, che è diventato ancora più netto dopo il 2000. 

    Il riscaldamento dell’oceano modifica i venti

    Entrambi i Niño sono fenomeni complessi, che non agiscono in base a procedure lineari ma agiscono in base a retroazioni. Quella che entra in gioco in questo caso è stata chiamata feedback Bjerknes, dal nome del meteorologo norvegese che l’ha individuata. È un feedback positivo tra la temperatura dell’oceano e la circolazione del vento, il che significa essenzialmente che i processi nell’oceano e nell’atmosfera si stimolano a vicenda per portare avanti l’evento. Il ciclo che si crea consiste in tre tipi di interazioni tra atmosfera e oceano. 

    El Niño atlantico è connesso a una distribuzione del campo di pressione sull’Atlantico, che comporta la discesa di aria fredda dalle zone artiche e dell’Islanda verso sud, fino alle Azzorre e alle coste atlantiche della penisola iberica. Questo determina un rafforzamento dei venti atlantici che soffiano verso l’Europa e che portano sul continente una grande quantità di aria umida. Umida, non fredda: l’aria umida favorisce a sua volta inverni poco rigidi ma molto piovosi.

    Clima

    Antartide, il ghiaccio marino ai minimi: si è ridotto a meno di 2 milioni di chilometri quadrati

    17 Marzo 2022

    Sull’Africa occidentale condiziona la caduta della pioggia, diminuendola nella regione del Sahel e aumentandola in quella del Golfo della Guinea. Il riscaldamento delle acque superficiali oceaniche modifica la temperatura dell’atmosfera sovrastante, il rimescolamento tra acque calde superficiali e fredde profonde si altera, dunque la circolazione equatoriale dei venti viene influenzata e con essa la distribuzione delle precipitazioni. L’anomalo rialzo delle temperature dell’acqua nell’Atlantico orientale tropicale azzera le differenze che esistevano con la parte fredda del bacino e questo indebolisce i venti che vanno da est a ovest.

    Clima

    La corrente a getto cambia forma e aumentano le ondate di calore

    di

    Mara Magistroni

    09 Agosto 2022

    L’oceano reagisce formando un’onda che viaggia dall’Equatore verso est e che condiziona la distribuzione verticale delle acque rendendo maggiore la differenza di temperatura tra quelle superficiali e quelle profonde. Questo porta a un aumento di calore nella parte est che fa ripartire la sequenza. Le precipitazioni europee crescono in modo anomalo, mentre si riducono quelle collegate ai monsoni indiani. Nella costa Usa verso il nostro continente porta inverni rigidi e secchi.  

    Il riscaldamento dell’Oceano

    Uno dei fattori responsabili di questo cambiamento, dicono gli studiosi, potrebbe essere il rapido riscaldamento dell’Oceano Atlantico superiore sia nella parte est che in quella ovest, che ha portato a una modificazione della profondità dell’isoterma, che corrisponde a 20 gradi che si spinge anche di 30 metri più in basso. Un altro dipende dal fatto che a causa del calore la troposfera media, a circa 6 mila metri di altitudine, si riscalda più velocemente che la superficie terrestre, provocando una stratificazione anomala. 

    Gli effetti del cambiamento climatico

    Tutto questo porta a una minore frequenza nella presenza dei due estremi che rallenta l’effetto di feedback Bjerknes. I venti sono meno sensibili perché c’è una situazione più uniforme e non c’è più grande differenza di temperatura tra profondità e superficie perché lo strato superiore si espande verso il basso. Il risultato è che l’indebolimento modificherà le fasi di pioggia e siccità in Europa, Asia e Africa, con probabili conseguenze anche sulla raccolta del pesce. 

    Quello che invece sta accadendo dall’altra parte del mondo è tutto il contrario. Anche il rapporto Ipcc del 2021 ha fatto notare che il più ”classico” El Niño, e il suo effetto riscaldante, si amplificherà nel corso del prossimo secolo, qualsiasi sia il livello di emissioni al quale ci attesteremo.La Niña, che porta a un raffreddamento sta invece diminuendo. Il numero degli eventi e la loro frequenza è aumentato, dunque aumentano le ondate di siccità e calore sul Pacifico occidentale e in particolare in Australia, aumenta il rischio di alluvioni in Sud America. Ora che abbiamo visto come El Niño atlantico si sta trasformando, dicono gli scienziati, bisognerà vedere come questi cambiamenti si propagheranno nel sistema climatico globale. LEGGI TUTTO

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    L'Amazzonia al Parco Nord: torna il Festival della Biodiversità

    Dal 15 al 25 settembre torna il Festival della Biodiversità al Parco Nord Milano. La sedicesima edizione  del Festival,  dedicata  alla Foresta  amazzonica, si  aprirà con una festa di inaugurazione giovedì 15 settembre alle ore 18 in Cascina Centro Parco. Quest’anno il tema è stato scelto prendendo spunto dagli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e dalla campagna “AMAzzonia”  di  COSPE  alla quale il Parco ha  aderito.L’intento è di raccontare al grande pubblico come il destino della grande foresta primoridale sia vitale per tutto il Pianeta, con spettacoli di teatro e   natura, musica dal vivo, laboratori, performance, mostre,  incontri con esperti  e proiezioni cinematografiche.”Il suolo sarà uno dei protagonisti dell’edizione di quest’anno: la sua difesa contro la deforestazione così come contro il consumo senza regole, è la battaglia che unisce la nostra civiltà a quella dei popoli indigeni” – spiega Tomaso Colombo, direttore del Festival della Biodiversità – “Un altro legame forte è quello di un’agricoltura sostenibile, che rigenera la biodiversità e non depreda le risorse naturali: dalla bresaola al cacao, dall’avocado al caffé scopriremo il gusto di mangiareresponsabilmente”.Tra gli ospiti Adriano Karipuna, leader nativo del popolo di Rondonia, in Brasile, figura simbolo della resistenza dei popoli indigeni dell’Amazzonia  contro la deforestazione e l’estrazione mineraria che minacciano le comunità locali; Padre Giovanni Onore, impegnato in prima linea nella conservazione di un angolo della foresta amazzonica; Giorgio Vacchiano, professore dell’Università Statale di Milano e ricercatore di fama mondiale, esperto di foreste, che avremo occasione di ascoltare nella speciale occasione del dialogo con David Monacchi, sound artist italiano, ricercatore e compositore eco-acustico.

    “Con  il tema  dell’Amazzonia  quest’annovogliamo  porre  l’attenzione  del grande  pubblico  sulla  responsabilità che  abbiamo di  preservare,  curare  e custodire  questa  preziosa  riserva  di  risorse  naturali:anche  se  viviamo lontani,  con  il nostro  stile  di  vita  consumiamo  le  risorse  della  Terra  ogni giorno di piùela necessità di mantenere i serbatoi di biodiversità del Pianeta elementi vitalioggi  è  più  forte  che  mai.  Il  mondo  è  uno  solo  e  il  grande polmone  verde  dell’Amazzonia  che  i  popoliindigeni  custodiscono  è  il  cuore naturale del Pianeta”- dice Marzio Marzorati, Presidente di Parco Nord Milano – “I  popoli  indigeni  dell’Amazzoniaci  insegnano  proprio  questo rapporto  di  equilibrio  e reciprocità  con  la  natura,  ed  è  questa  la  sfida  che dobbiamo  cogliere  perché  noi  siamo  parte di  essa  e  ciò  che  preleviamo dobbiamo restituire”.

    Come ogni anno il festival è stato realizzato con il supporto del comitato scientifico e del comitato artistico, cittadini ed enti partner del festival. Immancabile anche in questa edizione la presenza di Slow Food che proporrà incontri di approfondimento e degustazioni presentate in conferenza da Giuliana Daniele, coordinatrice di Slow Food Lombardia. La realizzazione di alcuni degli eventi proposti è stato possibile grazie al contributo di Fondazione Cariplo.

    IL PROGRAMMA LEGGI TUTTO

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    Inquinare meno con Google Maps: i percorsi ecosostenibili arrivano anche in Italia

    A piedi, in bicicletta, in auto, col taxi, con il treno oppure con l’aereo: ormai da anni, Google Maps offre diverse opzioni per spostarsi da un punto a un altro del mondo. Da qualche tempo, anche un’opzione più ecosostenibile: si impiega magari una decina di minuti in più per andare dove si deve andare, ma si consuma meno carburante e si inquina di meno. 

    Questa possibilità, sinora limitata agli Stati Uniti e al Canada, è ora disponibile per gli utenti di 40 Paesi europei, Italia compresa. Il funzionamento è identico alle altre: si apre l’app di Maps, si sceglie dove si vuole andare e adesso, oltre a mostrare il percorso più veloce, verrà indicato anche quello più efficiente dal punto di vista del consumo di carburante (se non fosse anche il più veloce); con un paio di tocchi si può vedere il relativo risparmio di carburante e la differenza di tempo tra i due percorsi e scegliere quello più adatto. 

    Ovviamente, se si preferisce, si può scegliere sempre e comunque il percorso più veloce, a prescindere dalla sua efficienza ecologica: per farlo, è sufficiente selezionarlo dalle Impostazioni, come al solito.

    trasporti

    7 funzioni di Google Maps che hanno cambiato il nostro modo di muoverci

    di

    Emanuele Capone

    09 Giugno 2021

    Percorsi diversi con motori diversi

    Come detto, l’idea dell’itinerario ecosostenibile è partita dagli USA e dal Canada: secondo Google, avrebbe “già contribuito a fare risparmiare più di mezzo milione di tonnellate di emissioni di CO2, equivalenti a togliere dalla strada 100mila automobili”.

    Tecnologia green

    La signora delle mappe: “Su Google Earth il clima che cambia. Con qualche sorpresa”

    di

    Jaime D’Alessandro

    19 Aprile 2021

    Il software di Mountain View è in grado di scegliere questi percorsi basandosi su parametri come (per esempio) l’assenza di salite o la presenza di traffico, elaborando tutte le informazioni con algoritmi di machine learning. Presto potrà farlo anche in base al tipo di motore del veicolo utilizzato: le auto a gasolio sono solitamente più efficienti a velocità più elevate rispetto a quelle a benzina, mentre quelle ibride ed elettriche hanno prestazioni migliori nel traffico discontinuo, anche fatto di continui stop-and-go. E quindi “nelle prossime settimane renderemo disponibile un’opzione che consente ai guidatori che utilizzano percorsi ecosostenibili in Europa, negli USA e in Canada di selezionare il tipo di motore” e dunque di “trovare il percorso migliore e le stime più accurate sul carburante o sull’efficienza energetica”.

    Google Maps visto dall’Italia

    In occasione del debutto di questa nuova funzionalità, Big G ha comunicato anche alcune informazioni interessanti e curiose sull’utilizzo delle sue mappe nel nostro Paese, ricordando per esempio che:

    le persone hanno aumentato l’utilizzo del trasporto pubblico (55%) dei percorsi a piedi (33%) e dei percorsi in bici (25%) rispetto a luglio 2021;

    si è registrato un aumento di quasi il 130% delle ricerche di stazioni di ricarica per veicoli elettrici dal luglio 2021 a luglio 2022;

    la ricerca di aree escursionistiche in Italia è cresciuta di oltre il 200% dallo scorso luglio; anche le ricerche di parchi e negozi vintage sono cresciute, rispettivamente di oltre il 130% e di oltre il 160%;

    anche se Milano ha più o meno metà della popolazione di Roma, il numero di utenti del bike sharing di Google Maps è più o meno uguale nelle due città. LEGGI TUTTO

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    Le 10 proposte di Fiab per ripensare la mobilità incentivando l'uso delle biciclette

    In questi mesi è balzato in cima alle preoccupazioni di famiglie e imprese italiane il doppio tema del caro energia e del rischio razionamento gas per il prossimo imminente inverno. 

    Nello scenario emergenziale da economia di guerra, e che proprio dalla guerra trae origine, in cui è indispensabile e urgente ridurre la spesa energetica e risparmiare combustibili per non fermare le aziende e il lavoro e per non restare al freddo nei mesi invernali, FIAB torna a proporre il tema della mobilità alternativa in bicicletta come una soluzione necessaria. Ricordiamo che fu proprio durante una crisi energetica – quella petrolifera del 1973 – che l’Olanda decise, come Sistema Paese, di cambiare modello di mobilità, iniziando quel percorso che l’ha resa il paese che conosciamo oggi: puntando sulla bicicletta non sono certo tornati all’era pre-industriale, ma al contrario questa scelta ha contribuito a rendere il Paese più ricco, moderno e turisticamente attraente, dove si usa il mezzo più efficiente a seconda degli spostamenti.

    In Italia la gran parte degli spostamenti avviene in ambito urbano e periurbano, quindi su distanze di una manciata di chilometri, agevolmente percorribili in bicicletta. Oggi poi le biciclette a pedalata assistita elettrica, che consumano una quantità di energia infinitesima rispetto all’auto elettrica, permettono quasi a tutti di scegliere il pedale come alternativa intelligente al volante, anche in età avanzata e/o in presenza di dislivelli.

    Mobilità

    Perché in Italia c’è solo una città a 30 km/h

    di

    Cristina Bellon

    11 Luglio 2022

    Vi è poi il tema sempre più sentito della crisi climatica, non più un problema di domani da prevenire, ma un’emergenza già oggi, come ci hanno ricordato questa estate le immagini del Po in drammatica secca e la tragica implosione del ghiacciaio della Marmolada: pesanti ricadute sui nostri agricoltori e sull’industria, sulla qualità della vita e sull’incolumità delle persone.

    La bicicletta è una soluzione energetica e climatica al tempo stesso e gli italiani hanno dimostrato in questi ultimi anni di volerla usare sempre di più. Vi è poi il turismo, fondamentale per l’economia italiana, che ormai non può più prescindere dalla bicicletta. Il Ministero del Turismo, infatti, ha di recente mostrato grande interesse al tema: permettere ai turisti di tutto il mondo di poter fruire del nostro ineguagliabile patrimonio artistico e paesaggistico in bicicletta, non solo lungo gli itinerari extraurbani ma anche nelle nostre città, così ricche di storia e cultura, ci darebbe una straordinaria marcia in più, quanto mai utile in questo momento di difficoltà.

    Mobilità

    Crescono i ComuniCiclabili: bandiere gialle 2022 a L’Aquila e altri cinque

    28 Gennaio 2022

    La bicicletta è una soluzione per la salute dei cittadini. È acclarato che fin da piccoli la mobilità attiva previene molte patologie, dall’obesità infantile alle malattie cardiovascolari, facendo inoltre risparmiare miliardi di euro al sistema sanitario nazionale, e per questo occorre consentire ai nostri bambini e ragazzi finalmente il diritto a percorrere in sicurezza i percorsi casa-scuola con le proprie gambe, a piedi e in bicicletta, al pari dei loro coetanei del resto d’Europa.

    La bicicletta è una soluzione win-win e bipartisan, in cui vinciamo tutti come Sistema Paese e come comunità, a cominciare proprio da coloro che continueranno a dover guidare quotidianamente per lavoro e necessità, come ad esempio tassisti, autotrasportatori, agenti di commercio, che potranno così finalmente avere a disposizione strade meno congestionate e più sicure.

    Giornata mondiale della bicicletta

    Tutti in bici: cosa manca all’Italia per pedalare bene

    di

    Giacomo Talignani

    03 Giugno 2022

    Per questi motivi FIAB vi chiede di mettere al centro della vostra proposta politica anche la transizione intelligente della mobilità, basata sull’offrire ai cittadini la libertà di poter scegliere anche la bicicletta per i più vari spostamenti, in maniera facile e sicura. 

    Le 10 proposte della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta

    1. La piena attuazione del Piano Generale della Mobilità Ciclistica, di recente approvato in modo bipartisan in Conferenza Stato-Regioni, anche e soprattutto mediante finanziamenti costanti e non occasionali, per un’adeguata programmazione pluriennale da parte degli enti e degli amministratori locali.

    2. L’integrazione delle politiche sanitarie e sociali con quelle della mobilità attiva – ciclistica e pedonale – che va favorita quale strumento di prevenzione e cura delle diverse patologie legate alla sedentarietà, incluse obesità infantile e patologie derivanti dall’invecchiamento della popolazione.

    3. L’integrazione delle politiche e delle azioni legate alla scuola e all’istruzione di ogni ordine e grado con quelle della mobilità attiva, in particolare ciclistica e pedonale.

    4. La messa a sistema delle azioni di mobility management e l’obbligatorietà, con adeguato finanziamento, della figura del mobility manager e dei piani di spostamento all’interno di ogni ente e organizzazione pubblica e privata, scuole in primis.

    5. La promozione e lo sviluppo del turismo in bicicletta nelle sue varie forme, con programmazione e progettazione di sistemi turistici dedicati e integrati con altre forme di turismo.

    6. Il potenziamento del trasporto pubblico, in particolare su ferro, assicurando l’intermodalità sistematica treno/bicicletta e il trasporto delle biciclette su tutti i convogli regionali e nazionali.

    7.  L’eliminazione dell’IVA sulle biciclette a pedalata muscolare e/o assistita, di ogni tipologia, e agevolazioni per l’acquisto delle bici da carico (cargo bike) e mezzi aziendali.

    8.  Incentivi al risparmio di combustibili e al cambio di abitudini per contrastare il caro vita e scongiurare il razionamento, sui modelli francese e tedesco-spagnolo: bonus per l’acquisto di bici elettriche per chi rottama auto inquinanti, con priorità a redditi bassi e aree urbane, e prezzi nettamente ribassati per gli abbonamenti a treni e altri mezzi pubblici, con periodi di promozione gratuiti.

    9.  Sicurezza per gli utenti vulnerabili come pedoni e ciclisti che, in mancanza di misure severe nei confronti degli atteggiamenti indisciplinati di chi è alla guida di veicoli a motore, sono troppo spesso vittime ingiustamente colpevolizzate. Una misura fondamentale è l’abbassamento del limite di velocità nelle aree urbane a 30 km/h, come già avviene in molti altri paesi.

    10. Una cabina di regia nazionale, interministeriale, che coordini e gestisca le azioni di cui ai punti precedenti. 

     (*Alessandro Tursi è Presidente FIAB–Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta)             LEGGI TUTTO

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    Installare pannelli solari nei centri storici è più facile: i bonus e gli incentivi

    Più semplice installare i pannelli fotovoltaici anche nei centri storici: non servono più  specifiche autorizzazioni quando l’edificio non è espressamente vincolato dalle Belle arti. È possibile quindi dotarsi di pannelli quando si tratta dei classici tetti con le tegole o coperti con gli altri materiali tipici dei luoghi, senza che nessuno possa fare obiezioni e con burocrazia ridotta a zero. Grazie al decreto del Mite del 1° settembre, che dà attuazione alle norme previste dal decreto Energia, si semplificano finalmente le procedure e si tagliano i tempi per i nuovi impianti.Chi non potrà realizzarli a zero spese nell’ambito del Superbonus può sempre usufruire del bonus del 50% o dello sconto in fattura. E chi vive in piccoli condomini può anche valutare la possibilità di costituire un gruppo di autoconsumo, tagliando la bolletta e incassando gli incentivi.

    Regole semplificate anche per i centri storici

    Il decreto Energia approvato ad aprile (dl 17/2022) aveva stabilito una fondamentale semplificazione per l’installazione dei nuovi impianti, realizzabili nell’ambito dell’edilizia libera come opere di manutenzione ordinaria, quindi senza necessità di autorizzazioni comunali. Le semplificazione sono state previste per tutti gli impianti di taglia fino a 200 kW, purché vengano realizzati sugli edifici di qualunque tipologia. Escluse semplificazioni in caso di impianti a terra, quindi con consumo di suolo. Grazie alle norme attuative è ora possibile installare liberamente impianti anche sugli edifici dei centri storici, purché i pannelli siano integrati nelle coperture e non visibili dal basso o da punti panoramici, oppure quando i tetti siano realizzati in materiali della tradizione locale, quindi con le classiche tegole. In questo modo in sostanza si apre alla possibilità di installare pannelli anche nei borghi più piccoli, dando una grossa spinta alla transizione ecologica.

    Più facile costituire gruppi di autoconsumo

    Grazie a questo intervento diventa quindi più facile approfittare della possibilità di costituire gruppi di autoconsumo con i vicini che abitano sotto lo stesso tetto. Per formare un gruppo sono sufficienti due proprietari all’interno di uno stesso edificio sul quale si trovano i pannelli solari. Si dovrà poi nominare un referente per la costituzione e gestione della configurazione dell’impianto e per la richiesta delle agevolazioni al Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

    Quanto vale l’incentivo

    Oltre al risparmio in bolletta, per chi sceglie di fare gruppo è riconosciuto dal GSE il pagamento di una quota per l’energia prodotta in eccesso rispetto ai consumi diretti e riversata in rete. L’incentivo, erogato per venti anni, attualmente prevede è prevista una tariffa premio pari a 100 euro/Mwh. Questo contributo è cumulabile con gli altri contributi destinati alla realizzazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo eventualmente previsti a livello locale. 

    Il bonus fiscale

    Diverse regioni, infatti, hanno approvato di recente normative specifiche di sostegno, grazie anche ai fondi del Pnrr, per cui conviene informarsi anche con gli enti locali prima di avviare i lavori. In ogni caso per l’installazione dei pannelli si può sempre usufruire della detrazione del 50%, o dello sconto in fattura. Sicuramente oggi come oggi questa opzione è quella vincente dal momento che con l’accelerazione sulle fonti rinnovabili sono scesi anche i prezzi degli impianti. Chiaramente conviene sempre rivolgersi a società qualificate che siano a conoscenza della normativa e siano in grado di fornire anche un adeguato servizio di assistenza e garanzia, evitando i fornitori “improvvisati”. LEGGI TUTTO