3 Settembre 2022

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consigliato per te

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    Le risposte di Fratelli d'Italia alle domande sull'ambiente

    Qual è la vostra strategia contro la crisi energetica? LEGGI: KyotoClub 

    Innanzitutto andrà aggiornato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Poi andrà reso operativo perché c’è il rischio che manchino le azioni in grado di inverarlo. Come già accaduto in passato. Al netto delle macroscelte, che non riguardano solo l’Italia, né solo l’Unione Europea, abbiamo una serie di proposte utili a contrastare le conseguenze dell’emergenza climatica. Mi riferisco in particolare alla siccità e alla progressiva desertificazione di tanta parte del suolo italiano. Ma penso anche al dissesto idrogeologico che colpisce il territorio. Per questo sarebbe utile, anzi urgente, una riedizione della cosiddetta Commissione De Marchi per individuare puntualmente le criticità più gravi e analizzare gli eventi più significativi. 

    Siete favorevoli a una legge per il clima? LEGGI: Italy for Climate 

    Coinvolgere gli enti locali non è solo un’opzione, direi che è una necessità. Ci sono specificità e differenze tali in una nazione come l’Italia che valorizzare il loro contributo è il minimo che si possa fare. Mentre crediamo vada affrontata con maggiore lucidità la questione dei target europei sulle emissioni di CO2. Già oggi il contributo dei 27 Stati membri alle emissioni globali è ben inferiore al 10%. Coltivare con un certo fanatismo l’obiettivo di azzerarlo in tempi troppo rapidi, disinteressandosi degli aspetti geopolitici o dell’evoluzione delle tecnologie, può avere conseguenze catastrofiche sul piano sociale ed economico. Persino sul piano ambientale rischia di diventare un boomerang. Basti pensare alle crescenti emissioni prodotte dalla Cina e alla spregiudicatezza con cui si approvvigiona in Africa delle materie prime necessarie alla transizione energetica. 

    Siete pronti a prendere posizione sul gas e promuovere le rinnovabili? LEGGI: EarthDay 

    Al contrario, pensiamo che sia necessario incrementare nel breve periodo l’estrazione di gas naturale dai giacimenti nazionali, per rendersi meno dipendenti dall’importazione di gas dall’estero. Soprattutto dalla Russia. Aggiungo che la trasformazione in gas metano emette un volume di emissioni molto inferiore alla lavorazione del petrolio o del carbone, su cui non solo il governo Draghi ha ammesso di puntare nell’immediato, ma anche altre nazioni, come la Germania, che pure si erano spinte molto avanti nella transizione energetica. Inoltre la ricerca tecnologica, anche su impulso dell’ingegneria italiana, sembra aver trovato la strada verso il gas a zero emissioni, che produce idrogeno e valorizza gli scarti. Insomma le rinnovabili rappresentano certamente l’obiettivo da perseguire in termini energetici, ma occhio a come evolvono le tecnologie perché è un settore gravido di novità importanti.

    Vi impegnerete per ridurre la dipendenza dal gas?  LEGGI: Greenpeace

    Cercare gas da altri paesi può essere solo la necessità dettata dall’emergenza del momento. L’obiettivo che noi perseguiamo è l’indipendenza energetica nazionale. Che si realizza attraverso le fonti rinnovabili, ma nel breve periodo anche attraverso le fonti fossili. La transizione energetica è un percorso, e come tale va compiuto, avendo la pazienza e la lucidità di tenere sempre un occhio all’evoluzione del quadro geopolitico e delle tecnologie disponibili. 

    Ridurrete la burocrazia che frena le rinnovabili? LEGGI: Legambiente 

    Gli impianti energetici devono essere considerati, tutti, di rilievo strategico nazionale. Al pari di quelli per lo smaltimento dei rifiuti. Ciò non toglie che si possa contemperare con un po’ di buon senso la tutela del paesaggio con la diffusione delle rinnovabili sul territorio. Idroelettrico, geotermico, biomasse, solare, eolico, sono tutte tecnologie che presentano delle soluzioni per limitare al minimo le esternalità negative connesse al loro impiego. Vanno autorizzate ed applicate.

    Cosa farete per evitare speculazioni sulle aree idonee alle rinnovabili?LEGGI: Elettricità Futura

    Mi riservo di valutarla meglio nel merito, ma è una proposta che muove da un giusto punto di partenza. Gli impianti di energia rinnovabile vanno realizzati. Purtroppo il rischio delle speculazioni, talvolta anche a danno dell’ambiente, è sempre dietro l’angolo. 

    Come intendete conciliare rinnovabili e tutela del paesaggio?LEGGI: Italia Nostra 

    Il paesaggio italiano è un bene nazionale tutelato dalla Costituzione. Ed è esso stesso fonte di ricchezza per gli italiani. Dunque va sempre tenuto in giusta considerazione, anche di fronte all’esigenza di procedere spediti verso la transizione energetica. Fortunatamente l’evoluzione delle tecnologie rende possibile conciliare i due aspetti. Le pale eoliche possono essere realizzate anche distanti dalle coste, non a ridosso, e neppure sulle colline senesi. Allo stesso modo i pannelli fotovoltaici possono essere posizionati sugli insediamenti industriali, sugli edifici pubblici o, come nel caso dei pannelli flottanti, all’interno dei bacini idroelettrici. Non nei centri storici, non a terra, dove divorano porzioni sempre maggiori di campi coltivabili. Insomma, le soluzioni ci sono, vanno impiegate. 

    Cosa farete per sostenere le imprese nella transizione ecologica?LEGGI: Fondazione Symbola 

    Pensiamo che il PNRR debba essere rivisto, perché pensato in tempi geopolitici molto diversi dagli attuali. E riteniamo che vadano evitate certe derive ideologiche, piuttosto frequenti a Bruxelles, in modo da proteggere i settori produttivi più esposti nei confronti di una transizione energetica miope e frettolosa. In generale il nostro approccio è sempre quello di promuovere, magari attraverso adeguati finanziamenti, le buone pratiche e l’innovazione tecnologica. Al contrario delle sinistre, che la transizione ecologica intendono raggiungerla attraverso divieti e tassazione. 

    Come intendete usare il fondo Automotive per la transizione energetica?LEGGI: Motus-E

    Il fondo è utile e si può incrociare con il fondo “nuove competenze”. Rientra nel concetto che noi auspichiamo per la transizione ecologica: sostenere i cambiamenti virtuosi, non imporli con divieti e tasse. Probabilmente andrà incrementato e sicuramente andrà aggiornato alla luce delle evoluzioni tecnologiche e geopolitiche. D’altra parte, ci sono due ordini di problemi da affrontare: l’approvvigionamento delle materie prime (su cui l’Unione Europea è in colpevole ritardo), da cui deriva la questione batterie, e i tempi della transizione. L’accelerazione impressa recentemente dal Parlamento europeo è preoccupante per l’intero settore automobilistico. Mi auguro che il Consiglio sappia trovare un migliore compromesso.

    Incentiverete l’innovazione nelle imprese per la transizione energetica?LEGGI: Coordinamento FREE

    Bisogna promuovere la diffusione delle nuove tecnologie, capaci di coniugare ecologia e sviluppo. Questo approccio può essere valido a 360°. Riguarda le famiglie e le imprese. E non riguarda solo il consumo energetico, ma anche altre esternalità negative come la produzione di rifiuti, lo spreco dell’acqua o l’eccesso di fitofarmaci. Penso all’agricoltura di precisione, per fare un esempio concreto. Esistono sistemi di coltivazione che, attraverso sensori collocati in serra, connessi con regolatori ed emettitori automatici, consentono di ottimizzare l’utilizzo delle risorse scarse. Ne beneficia l’ambiente, la qualità del prodotto e il costo di produzione. Naturalmente le innovazioni costano, almeno all’inizio, e non possono essere interamente caricate sulle spalle delle aziende o delle famiglie. Già gravate da una crisi economica senza precedenti. Vanno aiutate con sostegni economici mirati e adeguati.

    Che ne pensate di realizzare un istituto pubblico dedicato al Futuro per aiutare i giovani?LEGGI: ASviS

    Sono d’accordo. Ricordo un’intuizione simile dell’allora ministro delle politiche giovanili, Giorgia Meloni. La quale chiese che sui principali provvedimenti governativi o parlamentari, venisse sempre svolta una valutazione di impatto generazionale. Lo vediamo anche oggi. Dietro il titolo “Next generation EU”, si nascondono decisioni che servono ad accontentare l’elettorato, ma di cui non beneficeranno gli attuali giovani. Anzi, li si stracarica di debiti per consentire a qualcuno di godersi le rendite più immediate.Purtroppo, alcuni partiti hanno pensato che per compensare questa crudeltà si potesse ricorrere alla “paghetta di Stato”, chiamata Reddito di Cittadinanza, rendendoli schiavi della dipendenza dalla politica. Noi riteniamo più giusto offrire ai giovani di questa nazione un lavoro, almeno a coloro che possono lavorare, sostenendo la loro formazione e assunzione. Secondo il principio “più assumi, meno paghi”. Ma qui devo fermarmi per ragioni di spazio.

    Quali investimenti prevedete per le nuove aree protette?LEGGI: Wwf

    Sì, il territorio va protetto, con risorse adeguate. Anche perché in Italia il territorio, inteso come ambiente e paesaggio, è esso stesso produttore di ricchezza e occupazione. Probabilmente andrà rivisto il sistema di governance dei parchi nazionali, di quelli urbani e delle aree protette. Altrimenti non si spiegherebbe solo con la scarsità di risorse economiche, il degrado in cui versano tanti nostri parchi. Ma io credo che serva anche una nuova legge contro il consumo territorio.Faccio solo un esempio. C’è un’esperienza normativa, realizzata dai conservatori inglesi, a cui guardiamo con interesse. Si tratta delle cosiddette green belts. Zone di rispetto intorno ai nuclei abitati da tutelare in modo ragionevole, ma fermo.

    Come vi impegnerete per la biodiversità riguardo a ripristino della natura e pesticidi?LEGGI: Lipu – BirdLife Italia

    Certamente sì. I tempi della Restoration law purtroppo non sono brevissimi, ma si tratta di un regolamento. Pertanto sarà subito vincolante per gli Stati europei. C’è un aspetto che mi piace sottolineare. Cha va al di là della sacrosanta attenzione per la difesa della biodiversità. Ed è l’aspetto economico. Si stima che ogni euro speso in ripristino del territorio porterà un ritorno economico da 8 a 38 €: si tratta quindi di un investimento che conviene a tutti. Troppe volte si ragiona in termini di contrapposizione tra difesa dell’ambiente e benessere economico o sociale. Noi conservatori, italiani ed europei, rappresentiamo l’avanguardia di chi ritiene compatibili i due aspetti. 

    Come pensate di gestire acqua e suolo per un’agricoltura sostenibile? LEGGI: Slow Food

    Altre volte ho citato l’agricoltura o l’allevamento di precisione come esempio del modo in cui l’innovazione possa mettersi al servizio dell’ecologia e della produzione, nello stesso tempo. Aggiungo un concetto che ci è molto caro, come quello della tradizione. Un retaggio culturale, da conservare con cura, capace di sprigionare potenzialità inimmaginabili. Anche accompagnandosi con le nuove tecnologie. Nel caso dell’acqua c’è poi da dire qualcosa in più. Non esiste nulla di più importante e nello stesso tempo di più a rischio. Un nuovo piano invasi per l’acqua piovana, una manutenzione straordinaria di tutta l’infrastruttura idrica, il ricorso a tecnologie di dissalazione marina non invasive, sono solo alcune delle proposte contenute nel nostro programma. Insieme ad un programma educativo, capace di coniugare teoria e pratica. 

    Quali misure per una politica integrata che coniughi economia ed ecologia del mare? LEGGI: Marevivo Onlus 

    La sfida è proprio questa: coniugare economia ed ecologia del mare. Ne è derivata la proposta contenuta nel nostro programma di istituire il Ministero del Mare. Per una penisola come la nostra, mettere in sinergia il sistema di trasporti, la valorizzazione turistica, la protezione ambientale e tutto ciò che ruota intorno al mare è persino una ovvietà. Eppure non si è mai realizzata una infrastruttura governativa dedicata alla risorsa principale da cui siamo circondati. 

    Che ne pensate di un piano per efficientare le scuole e le case aiutando le fasce più deboli? LEGGI: Fridays For Future

    Sì, l’efficientamento energetico è una delle strade maestre per ottimizzare il consumo di energia. Per la verità, già oggi molti edifici pubblici beneficiano di soluzioni realizzate grazie a finanziamenti ricevuti in passato. Ma è vero che, soprattutto nel centro e sud Italia, si può fare molto di più. Soprattutto considerando che sono proprio le aree che beneficiano delle migliori condizioni climatiche per produrre energia rinnovabile. L’aspetto sul quale bisogna porre attenzione è da chi e a che prezzo (anche climatico) acquistiamo pannelli fotovoltaici, pale eoliche o batterie. Talvolta il dibattito sull’energia non tiene in giusta considerazione i contesti geopolitici. Così come non si ha la pazienza di attendere la maturazione delle innovazioni tecnologiche. L’energia è il cuore dello sviluppo di una comunità, fin dalla notte dei tempi. E sarà sempre così. E’ giusto essere visionari, ma, perdonate l’ossimoro, con i piedi ben piantati per terra. 

    A cura di Nicola Procaccini, europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia LEGGI TUTTO

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    I volontari che recuperano il cibo in bici e in pattini per distribuirlo

    “Sprecare cibo è la maniera più sciocca di inquinare”. È quello che si ripetono da sempre Marco Costantino, Marco Ranieri, Antonio Scotti e Antonio Spera, fondatori di Avanzi Popolo 2.0, che a Bari si occupa di recupero di cibo che altrimenti finirebbe in pattumiera. Quattro amici e una missione: diffondere la filosofia del food sharing. Promuovere, cioè, la condivisione del cibo fra pari, prima ancora che il recupero per solidarietà. “Perché acquistare un vasetto di yogurt, se invece possiamo recuperare quello del vicino, che sta per buttarlo, perché sta andando in vacanza o perché ha sbagliato a comprare gusto? Anche se me lo potrei permettere dal punto di vista economico, accettando quel cibo in dono sto facendo del bene all’ambiente”, spiega Marco Costantino. LEGGI TUTTO

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    Con 200 nuovi pesci il Mediterraneo è il mare più colonizzato dalle specie invasive

    Il Mediterraneo è una culla eccezionale di biodiversità anche quando si tratta di specie aliene. L’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine (Cnr-Irbim) di Ancona ha ricostruito la storia delle specie ittiche introdotte nel nostro mare dal 1896 e verificato che con oltre 200 nuove specie il Mediterraneo è la regione marina più invasa al mondo.

    Quando si parla di arrivo di specie marine alloctone nel nostro mare c’è una data da tenere presente, il 1869, anno nel quale venne aperto il Canale di Suez, che mette in comunicazione il bacino del Mediterraneo con il Mar Rosso e due sistemi l’Atlantico-Mediterraneo con l’Indo-Pacifico. Il varco non è stato rivoluzionario soltanto per la circolazione delle merci: in biologia marina si parla infatti di “migrazione lessepsiana” (da Ferdinand de Lesseps, cui si deve la creazione del Canale) per parlare dell’ingresso e stabilizzazione di specie animali e vegetali dal Mar Rosso nelle acque del Mar Mediterraneo e, appunto, di “specie lessepsiane”.

    Biodiversità

    Specie aliene, avanti un altro: prima osservazione italiana per il pesce scoiattolo

    di

    Pasquale Raicaldo

    02 Settembre 2022

    Insomma, dalla fine del XIX secolo in poi, nel nostro mare sono arrivate nuove specie in quantità e lo studio del Cnr-Irbim pubblicato su Global Change Biology, grazie alla revisione di centinaia di articoli e alla georeferenziazione di migliaia di osservazioni, ricostruisce questa progressiva invasione, che ha cambiato per sempre la storia del Mediterraneo. In più, spiega Ernesto Azzurro del Cnr-Irbim, coordinatore della ricerca, “lo studio dimostra come il fenomeno abbia avuto un’importante accelerazione a partire dagli anni ’90 del XX secolo e come le specie invasive più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”.

    Uno tra i tanti effetti del cambio climatico: sono molteplici gli studi che mostrano come le specie tropicali e subtropicali si trovino ormai a loro agio nel Mediterraneo, dove per gli effetti del riscaldamento globale l’acqua è sempre più calda e più salina. “Sono due le porte di ingresso di questa colonizzazione. – dice Azzurro – Le specie del Mar Rosso entrate dal canale di Suez sono le più rappresentate e problematiche. Ci sono, tuttavia, altri importanti vettori, come il trasporto navale e il rilascio da acquari. C’è poi la provenienza atlantica tramite lo stretto di Gibilterra”.

    Biodiversità

    Un’idea per contrastare le specie aliene nel Mediterraneo? Mangiarsele

    di

    Pasquale Raicaldo

    26 Febbraio 2022

    Più specie, più biodiversità, più ricchezza? No, perché queste migrazioni ittiche hanno importanti effetti sulle specie autoctone, già sotto stress proprio per il cambio climatico. Dice infatti Azzurro: “In alcune zone del Mediterraneo orientale, se non fossero arrivate le nuove specie ci sarebbe stata una riduzione della biodiversità, tuttavia le specie invasive sono insieme risorsa e problema. Molti alloctoni provocano il deterioramento degli habitat naturali – continua il ricercatore -, riducendo drasticamente la biodiversità locale ed entrando in competizione con specie native, endemiche e più vulnerabili. Il ritmo della colonizzazione è così rapido da aver già cambiato l’identità faunistica del nostro mare; pertanto ricostruire la storia del fenomeno permette di capire meglio la trasformazione in atto e fornisce un esempio emblematico di globalizzazione biotica negli ambienti marini dell’intero Pianeta”.

    In ambiente marino pensare all’eradicazione delle specie invasive è assai complesso, perciò si fa sempre più strada l’idea di cominciare a mangiarle, come si fa per le specie native. Non tutte sono commestibili, ma una corretta informazione ai pescatori e ai consumatori può fare molto. “Il nostro progetto Cnr USEIt  mira proprio a individuare le possibilità di gestione di queste specie a livello alimentare – dice Azzurro – Nel Mediterraneo orientale, dove il processo di adattamento di queste nuove specie è iniziato prima, sono già entrati nell’economie locale il pesce coniglio (Siganus luridu), lo Scomberomorus commerson, una specie pelagica simile a un tonno molto allungato, e c’è una triglia nuova. Anche il pesce scorpione (Pterois miles) pericoloso perché i suoi aculei sono velenosi anche quando è morto, se correttamente trattato si può mangiare come da sempre facciamo con lo scorfano o la tracina”.

    Biodiversità

    La soluzione ai danni del granchio blu nel Mediterraneo è mangiarlo

    di

    Pasquale Raicaldo

    04 Agosto 2022

    Mangiare queste nuove specie non è tuttavia la soluzione del problema, sottolinea Azzurro, si tratta casomai di mettere in atto una strategia di adattamento, consapevoli che la situazione è davvero preoccupante. “Queste specie aliene si trovano sempre meglio nel nostro mare perché è sempre più caldo – ci tiene a dire Azzurro – e sempre più salino a causa di maggiore evaporazione e minori precipitazioni. Proprio per questo soprattutto le specie che provengono dal Mar Rosso si trovano così bene, ma il Mediterraneo sta diventando poco ospitale per le specie native”. L’accelerazione degli arrivi di specie aliene, insomma, non è altro che un ulteriore campanello d’allarme della crisi climatica. LEGGI TUTTO

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    La scienza ci dice come e quanto lavare i vestiti per risparmiare energia e inquinare meno

    Nel 2015 Greg Foot, resident scientist della Bbc, ha spiegato i principi scientifici di cui sarebbe necessario tenere conto per lavare indumenti, lenzuola e asciugamani. Riassumendo il suo pensiero, ciò che sporcherebbe i vestiti non sono tanto gli agenti esterni quanto noi stessi. Una teoria che merita un approfondimento. Uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology sostiene che ogni giorno perdiamo circa 500 milioni di cellule. Tutto materiale biologico che rimane attaccato per lo più a ciò che indossiamo.

    Il test sui jeans 

    Rachel McQueen, professoressa dell’Università di Alberta (Canada) ha fatto indossare a un suo studente un paio di jeans per 15 mesi, pulendoli con un panno soltanto per rimuovere eventuali macchie, per poi testarne in laboratorio il livello di batteri e riscontrarne una quantità simile a quella di jeans indossati per tredici giorni. Con un’igiene personale e la sostituzione della biancheria intima quotidiana, gran parte dei batteri che si annidano nei vestiti può essere ridotta al minimo, limitando così i cattivi odori dovuti dall’acido propionico o dall’acido isovalerico, prodotti da batteri che si annidano regolarmente sui nostri corpi. Non soltanto, la professoressa McQueen, autrice di decine di ricerche sull’impatto dei batteri su vestiti e biancheria, giunge in più occasioni alla conclusione secondo cui i vestiti non andrebbero lavati cedendo alle logiche del periodo o delle volte che sono stati indossati ma a seconda degli odori che emanano. Inoltre, c’è un rapporto anche tra la qualità dei tessuti e la loro predisposizione ai cattivi odori: ritorna quindi la norma del “più spendi, meno spendi”, questa volta nella misura in cui capi di buona fattura necessitano di un minore numero di lavaggi.

    La guida

    Piccole azioni, grande impatto: cosa puoi fare per il Pianeta

    15 Marzo 2022

    Come lavare i capi secondo principi fisici?

    Non è possibile stilare un calendario dei lavaggi, perché la ciclicità con cui lavare ciò che indossiamo e la biancheria per la casa che usiamo dipende anche dal nostro quotidiano. Chi fa un lavoro che impegna fisicamente tende a sudare di più e altrettanto vale per chi pratica sport. La biancheria intima va ovviamente cambiata ogni giorno, i batteri vi trovano infatti gli ambienti umidi che servono loro per proliferare e, questo atteggiamento che ci si attende essere quotidiano, si riflette a cascata su tutti gli altri indumenti, limitandone la necessità di essere lavati. Più che la quantità di lavaggi, assume un ruolo la loro qualità. È perfettibile la convinzione diffusa secondo la quale il risciacquo con acqua dolce è importante tanto quanto i detersivi usati, perché il risciacquo creerebbe gradienti chimici ed elettrolitici in grado di rimuovere a fondo lo sporco. La fisica dimostra infatti che, per rimuovere i batteri dai micro-pori dei tessuti, ci vorrebbe più tempo di quello che impiega una lavatrice a concludere un lavaggio. 

    È sempre la fisica a intervenire per perfezionare le tecniche di lavaggio, suggerendo l’uso di additivi (enzimi) e candeggina per i bucati a temperature inferiori ai 20° centigradi e raccomandando lavaggi a temperature superiori ai 40°, 60° per una migliore inattivazione dei batteri, soprattutto quelli con involucro che sono particolarmente sensibili ai detergenti. Oltre a ciò, e qui insorgono i problemi più rilevanti, il bucato è svolto attraverso diverse fasi, dal prelavaggio alla centrifuga, passaggi che meriterebbero ognuno un trattamento specifico per annichilire i batteri e rimuovere gli odori, considerando che i due vanno di pari passo. A corredo di una migliore disinfezione del bucato si situa anche un’asciugatura prolungata, soprattutto se fatta mediante appositi macchinari, quelle asciugatrici che si trovano in commercio a partire da cifre abbordabili. Una corretta asciugatura permette di supplire almeno in parte alla necessità di lavare i capi ad alte temperature, con conseguenti risparmi in termini di acqua ed energia elettrica.

    Il bucato tra cultura e psicologia

    Esiste anche un’attitudine al bucato, un’usanza che risulta dal connubio tra cultura locale e psicologia. Uno studio congiunto tra il Center for Consumer Society Research dell’Università di Helsinki e l’Institute of Sociological Research dell’Università di Ginevra, incentrato soprattutto sull’uso più consapevole dell’energia, fa un’immersione anche nelle pratiche del lavaggio dei vestiti, deducendo che si tratta per lo più di questioni psicologico-culturali. In parole povere, i motivi per i quali ricorriamo a un’alta frequenza dell’uso della lavatrice, escluso i motivi ovvi, non avrebbero sempre a che vedere con l’effettiva necessità igienica dei capi e sarebbero frutto, invece, di un imprinting del tessuto sociale in cui viviamo. Siamo in stretto contatto con la società e presentarci puliti e profumati è d’obbligo e questo non ci aiuterebbe a sottrarci all’ingiustificata frequenza con cui ricorriamo alla lavatrice anche quando non necessario. Per sugellare questa lettura, lo studio ha seguito 73 famiglie finlandesi e svizzere durante quattro settimane dell’autunno 2018 stabilendo che modifiche sostanziali alla “psicologia del bucato” hanno un impatto più che sensibile sulle questioni ambientali e un impatto sostanzialmente nullo sulla vita (anche) sociale delle famiglie stesse.

    I risultati dello studio

    Prima del test durato quattro settimane, le famiglie finlandesi usavano la lavatrice in media 3,7 volte ogni settimana e quelle svizzere 2,9 volte. Dopo le quattro settimane di sensibilizzazione, le famiglie di entrambe le nazioni avevano ridotto il ricorso alla lavatrice mediamente di 1,3 volte a settimana. Ciò dimostra, almeno secondo il parere del gruppo di ricerca che ha condotto lo studio, che i motivi per cui usiamo la lavatrice con una certa frequenza sarebbero meccanici ma non sempre reali, non appartengono quindi al mondo dei sensi tant’è che, pure cambiando le proprie abitudini in materia di lavanderia, i partecipanti al test non hanno avvertito senso di disagio nell’indossare i vestiti lavati con minore frequenza né hanno avuto ricadute nei loro rapporti sociali. Lasciare più tempo i vestiti all’aria aperta, pulirli con un panno quando si macchiavano, indossare per più tempo gli abiti utilizzati per le mansioni squisitamente casalinghe usando un grembiule per svolgere quei compiti che espongono di più allo sporco (come, per esempio, pulire casa o cucinare) sono tutti accorgimenti che hanno coadiuvato le famiglie nel cambiare le proprie abitudini.

    I consumi

    Secondo l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) un nucleo famigliare di tre persone può dedicare al bucato fino all’8% dei consumi elettrici, che possono essere ridotti in generale con piccoli accorgimenti e, per quanto riguarda l’uso della lavatrice, assumendo una nuova cultura del lavaggio dei capi che indossiamo. Nel 2021 in Italia sono stati prodotti 319,9 TWh di energia elettrica, ossia quasi 320 miliardi di kilowattora. Il 59% di questa energia (circa 189 TWh) è stata prodotta da fonti non rinnovabili, tra le quali il gas che proprio in questo periodo sta raggiungendo prezzi insostenibili.

    Usando i dati del 2019, il consumo medio energetico di una famiglia è stato di circa 2.700 kilowattora all’anno derivante da elettrodomestici di uso comune e sappiamo anche che, in Italia, ci sono circa 26 milioni di famiglie. Abbiamo quindi elementi sufficienti per calcolare, in modo molto approssimativo, quale impatto può avere il ridurre i cicli di lavaggio anche soltanto del 10% ovvero, anche in questo caso in modo sommario, ridurre di una volta al mese l’uso della lavatrice (supponendo che una famiglia faccia in media 12 bucati al mese, circa 3 ogni settimana). Dei 2.700 kWh (kilowattora) consumati mediamente ogni anno da una famiglia, 216 kWh circa sono destinati al bucato (8%). Moltiplicandoli per i 26 milioni di famiglie si arriverebbe a stabilire che, in Italia, per lavare i panni vengono impiegati ogni anno 5,6 TWh di energia elettrica. Riducendo del 10% il ricorso alla lavatrice si risparmia più di mezzo TWh di energia elettrica, pari al 2% del consumo annuo nazionale. Poiché più della metà dell’energia elettrica è prodotta da fonti non rinnovabili, si può dedurre che questo risparmio coincida con poco più dell’1% dei consumi di gas che, nel nostro paese, consumiamo in ragione di 76,1 miliardi di metri cubi l’anno. Tutto ciò senza grossi impatti sulla nostra quotidianità, risparmiando sulle bollette, inquinando meno e persino facendo meno fatica. LEGGI TUTTO

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    Le risposte di Enrico Letta (Pd-Democratici e progressisti) alle domande sull'ambiente

    Qual è la vostra strategia contro la crisi energetica? LEGGI: KyotoClub 

    La transizione ecologica ed energetica è uno dei tre pilastri (accanto al Lavoro e ai Diritti) della nostra visione per l’Italia del 2027. Abbiamo formulato una serie di proposte che coniugano sostenibilità, nuova occupazione, innovazione.  Tra queste: il raddoppio delle fonti rinnovabili (al 2030), che porterà 500 mila nuovi posti di lavoro, la diffusione delle Comunità Energetiche, un grande Piano nazionale per il risparmio energetico e il clima (aggiornando il PNIEC ai nuovi obiettivi europei) e una Riforma fiscale verde. 

    Siete favorevoli a una legge per il clima? LEGGI: Italy for Climate 

    Nel nostro programma, la Legge quadro sul clima è prioritaria, perché abbiamo bisogno di una visione trasversale che permei tutte le politiche pubbliche sulla crisi climatica. Dobbiamo cambiare il nostro modello di sviluppo ma anche prevenire e reagire ai danni prodotti dai cambiamenti climatici sul nostro territorio. Ciò significa dotarsi anche di un Piano nazionale di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici, mettendo al centro le comunità locali, le Regioni e le città. 

    Siete pronti a prendere posizione sul gas e promuovere le rinnovabili? LEGGI: EarthDay 

    Non si tratta di coraggio ma di razionalità. La strada europea è tracciata e condivisa da tutti. Il presente e il futuro del nostro sistema energetico dovranno sempre più fondarsi sulle energie rinnovabili e sempre meno sul gas. È una trasformazione che mette insieme necessità ambientali ed efficienza economica, rendendoci autonomi, in una prospettiva di lungo periodo, dalla dipendenza del gas. Vogliamo aumentare significativamente la produzione di energia da tutti le fonti disponibili, accelerando i tempi di installazione e sbloccando rapidamente il decreto FER2 sulle fonti più innovative. 

    Vi impegnerete per ridurre la dipendenza dal gas?  LEGGI: Greenpeace 

    Non vanno confuse le emergenze immediate, con le strategie di lungo periodo. La priorità è aumentare rapidamente la produzione di energia da fonti rinnovabili e lo sviluppo di progetti industriali sulle rinnovabili, semplificando le procedure su repowering e nuove installazioni. Vogliamo sostenere le Comunità energetiche, che possono essere una grande occasione, sbloccando i decreti attuativi e emanando il Bando del PNRR per i Comuni sotto i 5000 abitanti. Certo, va azzerata la burocrazia, riconoscendo opportuni incentivi alle imprese che installano rinnovabili sui loro capannoni e nelle aree produttive, con un’attenzione specifica alle pmi. 

    Ridurrete la burocrazia che frena le rinnovabili?LEGGI: Legambiente 

    Partiamo dalla fine: tutte le articolazioni territoriali delle Soprintendenze devono essere pienamente partecipi dell’obiettivo di accompagnare lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese. Questa è la nostra visione. La Soprintendenza speciale, istituita dal Governo Draghi, deve rispondere alla necessità di velocizzare le opere dalla transizione ecologica. Il che significa anche aggiornare le Linee guida in materia di autorizzazioni di energie rinnovabili applicate dalle Soprintendenze e dalla Regioni, oggi ferme al 2010, in rapporto ai nuovi target europei da raggiungere entro il 2030. 

    Cosa farete per evitare speculazioni sulle aree idonee alle rinnovabili?LEGGI: Elettricità Futura 

    Nella nostra visione, tutte le misure che consentono di sviluppare velocemente le rinnovabili sono da accogliere. Sulle Aree idonee, tocca adesso al MITE emanare il decreto attuativo per consentire alle Regioni di completare l’individuazione delle Aree idonee entro fine 2022. Quanto alla proposta di fissare dei tetti al prezzo dei terreni che ricadranno nelle Aree idonee, è una misura che può evitare effetti speculativi, e dunque ritardi, riguardo a infrastrutture energetiche strategiche per la transizione ecologica del Paese. A maggior ragione in un uno scenario inflattivo come quello che viviamo.

    Come intendete conciliare rinnovabili e tutela del paesaggio?LEGGI: Italia Nostra 

    La recente introduzione, nella nostra Costituzione, del principio della tutela dell’ambiente ci ricorda che quando parliamo di ambiente, in tutti i suoi aspetti, dobbiamo sempre preservare una visione olistica e sistemica. Il filo rosso che deve guidare la protezione dell’ambiente, inclusi i paesaggi, è la tutela di un bene, da noi custodito, ma che appartiene alle prossime generazioni.  L’individuazione delle Aree idonee (Dlgs 199/21) e il coinvolgimento del MIC e delle Regioni risponde proprio all’importanza riconosciuta dalla Costituzione alla tutela del paesaggio. 

    Cosa farete per sostenere le imprese nella transizione ecologica?LEGGI: Fondazione Symbola 

    Su questo tema sono diverse le iniziative che ci vedono impegnati. A livello europeo chiediamo l’istituzione di uno strumento (“SURE 2”) espressamente focalizzato sul sostegno al lavoro nei settori coinvolti dalla transizione verde. A livello nazionale vogliamo replicare l’esperienza di successo dell’Emilia Romagna e cioé avviare un Forum nazionale per il lavoro e per il clima e la costruzione di patti territoriali ambientali per la piena occupazione. 

    Come intendete usare il fondo Automotive per la transizione energetica?LEGGI: Motus-E 

    Dopo la stagione degli incentivi a sostegno della domanda, la politica incentivante del futuro dovrà seguire una tendenza orientata al sostegno della promozione delle nuove motorizzazioni. Inoltre occorrerà mettere a regime una politica industriale basata su tre assi: a) ricerca e sviluppo sulla nuova mobilità (sistemi elettrici, ma anche guida autonoma), b) formazione e qualificazione del personale che deve affrontare la transizione, c) aiuti alle imprese per la riconversione verso la nuova mobilità. Questo utilizzando sia le risorse del PNRR sia gli 8.7 miliardi appostati con la legge 34/2022.

    Incentiverete l’innovazione nelle imprese per la transizione energetica?LEGGI: Coordinamento FREE

    Nel nostro programma proponiamo una serie di strumenti volti a sostenere le imprese nella transizione ecologica. Significa immaginare leve fiscali verdi per incentivare investimenti in efficienza energetica, ma anche azzerare la burocrazia per chi investe e rafforzare le politiche e gli stanziamenti per la riconversione delle imprese e la riqualificazione dei lavoratori nei settori “hard to abate”. Va fatto un passo in più rispetto al PNRR, estendendo il Piano Transizione 4.0 agli investimenti in transizione ecologica per tutte le filiere produttive a sostegno delle energie rinnovabili, delle batterie di accumulo, dei bio materiali in edilizia per orientare sempre più il settore verso l’efficienza energetica. 

    Che ne pensate di realizzare un istituto pubblico dedicato al Futuro per aiutare i giovani?LEGGI: ASviS 

    Siamo tra quanti hanno sottoscritto il documento ASviS “Dieci idee per un’Italia Sostenibile in linea con l’Agenda 2030 dell’ONU”. Siamo consapevoli che occorre spingere i nostri giovani verso competenze e mestieri dedicati alla sostenibilità, per costruire politiche pubbliche lungimiranti. Abbiamo fortemente voluto nel PNRR la clausola di condizionalità per l’occupazione giovanile e siamo favorevoli alla creazione di un patto strutturale per creare opportunità di lavoro per i giovani, puntando sulle nuove competenze necessarie alle transizioni ecologica e digitale, oltre a promuovere e sostenere la formazione delle ragazze nelle discipline STEM. 

    Quali investimenti prevedete per le nuove aree protette?LEGGI: Wwf 

    Intendiamo ridare centralità al grande tema della tutela e valorizzazione della biodiversità all’interno del Ministero della Transizione ecologica, destinando risorse adeguate per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia europea sulla biodiversità e dell’Agenda2030 ONU. Vogliamo realizzare l’obiettivo di incremento al 30% di territorio protetto entro il 2030 rafforzando il sistema dei Parchi nazionale e regionali e delle Aree marine protette, e mettere in atto un piano di ripristino degli ecosistemi terrestri e marini, tenendo conto della Relazione annuale sul capitale naturale. 

    Come vi impegnerete per la biodiversità riguardo a ripristino della natura e pesticidi?LEGGI: Lipu – BirdLife Italia

    Lasciateci ricordare che è grazie all’iniziativa del PD che è stata approvata finalmente una legge per la tutela dell’agricoltura biologica. La crescita del biologico e della biodiversità, la riduzione dell’uso dei pesticidi e degli antibiotici e la lotta allo spreco alimentare sono parti qualificanti del nostro programma. La nostra stella polare è sempre l’Europa del Green Deal: la Strategia europea sulla biodiversità; l’approvazione della legge europea per il ripristino della natura; la legge dell’UE sulla salute del suolo. 

    Come pensate di gestire acqua e suolo per un’agricoltura sostenibile? LEGGI: Slow Food 

    Abbiamo dedicato alcuni punti specifici del nostro programma all’idea di un Piano nazionale per l’acqua, il contrasto alla siccità e e al dissesto idrogeologico e la proposta di una legge contro il consumo di suolo agricolo con l’impulso a maggiori investimenti su agricoltura di precisione e agricoltura rigenerativa, la decarbonizzazione della filiera agroalimentare, lo sviluppo di politiche di gestione forestale.Sosteniamo le Food Policies locali e la nascita di biodistretti e distretti del cibo. Vogliamo etichette trasparenti e digitali per tracciare i prodotti, promuovere l’educazione alimentare ed una mensa scolastica approvvigionata da prodotti locali  e bio in ogni scuola primaria. Una nostra specifica proposta riguarda poi il cosiddetto Reddito alimentare. 

    Quali misure per una politica integrata che coniughi economia ed ecologia del mare? LEGGI: Marevivo Onlus

    L’Italia è anche il mare che la circonda. Vogliamo tutelare il mare per il suo valore ambientale e per le sue importanti potenzialità economiche. Va attuata una strategia sulla plastica in mare, rafforzando anche con il ruolo dei pescatori la raccolta attiva dei rifiuti e lo sviluppo delle strutture logistiche nei porti, lavorare sull’efficienza delle infrastrutture idriche. Vogliamo sostenere la “pesca verde”, competitiva e digitale attraverso una riqualificazione del comparto.Proponiamo un Piano nazionale delle spiagge italiane con interventi di contrasto all’erosione delle coste, di adattamento dei litorali ai cambiamenti climatici e alla piena accessibilità delle spiagge. 

    Che ne pensate di un piano per efficientare le scuole e le case aiutando le fasce più deboli? LEGGI: Fridays For Future 

    Nel nostro programma uno specifico punto è rivolto agli investimenti nell’efficientamento degli edifici scolastici esistenti e nella costruzione di scuole sostenibili, accessibili, innovative e sicure, con finanziamenti pluriennali. Abbiamo proposto un nuovo “bonus rigenerazione casa” con un orizzonte temporale certo, fino al 2030, e percentuali di incentivo compre-se tra il 70% e il 90%, in base alle soglie ISEE. Ci impegniamo a rendere disponibili 500.000 nuovi alloggi di case popolari, sostenibili e sicure, entro i prossimi 10 anni, partendo dalla riqualificazione energetica e sismica di tutto il patrimonio di edilizia residenziale pubblica esistente. LEGGI TUTTO

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    Le risposte di Giuseppe Conte (Movimento 5 stelle) alle domande sull'ambiente

    Qual è la vostra strategia contro la crisi energetica?LEGGI: KyotoClub

    La transizione energetica è la priorità del Paese. La guerra in Ucraina ha mostrato ancora più chiaramente i danni e i rischi che derivano dalla dipendenza dalle fonti fossili. Noi renderemo strategica la pianificazione di rinnovabili puntando anche sulla semplificazione delle procedure, sull’autoconsumo, aggiorneremo il Pniec, porteremo a compimento il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici rendendo le nostre città e i nostri territori resilienti.

    Siete favorevoli a una legge per il clima?LEGGI: Italy for Climate

    Il primo atto normativo del governo Conte II è stato una legge per il clima che traghettava il Paese verso la mobilità sostenibile, la riforestazione, l’economia circolare, la spinta alle rinnovabili. E il Superbonus segue questa direzione. Adesso dobbiamo certamente accelerare e una legge ad hoc che metta tutto a sistema è necessaria anche per regolare il rapporto tra Stato, Regioni e Comuni in tema di scelte energetiche. 

    Siete pronti a prendere posizione sul gas e promuovere le rinnovabili?LEGGI: EarthDay

    Non si tratta di coraggio, ma di necessità: è indispensabile ragionare nei termini di diversificazione delle fonti e non passare da una dipendenza all’altra. Passare dal gas russo ad altro gas non è la strada giusta: è affrancarsi dalle fossili. Bisogna ridurre la dipendenza dal gas e puntare forte sulla diffusione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. 

    Vi impegnerete per ridurre la dipendenza dal gas? LEGGI: Greenpeace 

    Renderemo le rinnovabili strategiche: serve un piano straordinario e incessante di copertura fotovoltaica di capannoni, edilizia pubblica, impianti industriali, scuole. Per noi la priorità è mettere al centro l’autoconsumo, implementare le pratiche come il reddito energetico, rilanciare il Superbonus rendendolo strutturale, in chiave di efficienza energetica, e nel nostro programma c’è il Superbonus energia che va proprio in questa direzione.

    Ridurrete la burocrazia che frena le rinnovabili?LEGGI: Legambiente

    Siamo per la tutela del paesaggio, ma alcuni “no” appaiono paradossali, come il recente caso di Civitavecchia, dove ci sono ostacoli all’eolico off shore quando ci sono centrali elettriche (e a carbone) sulla costa. L’efficienza energetica e le fonti rinnovabili di energia sono uno strumento di tutela ambientale e in questo senso la concezione di paesaggio deve essere al passo con i tempi.

    Cosa farete per evitare speculazioni sulle aree idonee alle rinnovabili?LEGGI: Elettricità Futura 

    È importante per avere energia a prezzi ragionevoli ed evitare speculazioni, una eventualità che non possiamo permetterci.

    Come intendete conciliare rinnovabili e tutela del paesaggio?LEGGI: Italia Nostra

    Il M5S è sempre stato attento alla tutela del paesaggio, però in alcuni casi i “no” appaiono incomprensibili, e vanno affrontati caso per caso. Occorre liberalizzare tutte le aree non sottoposte a vincolo, come le cave dismesse, le aree agricole non utilizzate da decenni, le aree industriali e quelle sottoposte a bonifica. 

    Cosa farete per sostenere le imprese nella transizione ecologica?LEGGI: Fondazione Symbola 

    Con la già citata legge clima approvata nel dicembre 2019 iniziammo proprio questo percorso incentivando l’auto elettrica e la mobilità sostenibile. Adesso è più che mai necessaria una rivoluzione copernicana del sistema di incentivi. Per la mobilità sostenibile occorre raggiungere l’obiettivo al 2030 di 110.000 punti di ricarica elettrica ad accesso pubblico e almeno 3 milioni privati. 

    Come intendete usare il fondo Automotive per la transizione energetica?LEGGI: Motus-E

    Bisogna accompagnare le imprese e le parti sociali nella costruzione di una filiera italiana della mobilità elettrica e circolare. Anche il Pnrr è uno strumento essenziale per l’espansione della mobilità a zero emissioni, e per la transizione di uno dei settori più importanti della nostra economia verso l’elettrificazione. Lo sviluppo del comparto italiano della produzione delle batterie e della componentistica è indispensabile. 

    Incentiverete l’innovazione nelle imprese per la transizione energetica?LEGGI: Coordinamento FREE

    Innanzitutto il Superbonus110 deve essere riattivato, e poi prolungato per un periodo temporale importante, e il M5S ha già depositato un apposito disegno di legge. Vanno poste in essere misure per agevolare l’autoproduzione energetica da fonti rinnovabili. Va alimentata la conoscenza delle Comunità Energetiche Rinnovabili e dell’Agrivoltaico “in altezza”. L’elettrificazione dei consumi civili (cottura, riscaldamento, raffrescamento) deve essere incentivata (pompe di calore) parallelamente con la penetrazione elettrica rinnovabile, in un percorso di urgente eliminazione dell’uso del gas.

    Che ne pensate di realizzare un istituto pubblico dedicato al Futuro per aiutare i giovani?LEGGI: ASviS

    L’Italia ha bisogno di investire sui giovani e di aiutarli nella realizzazione delle loro aspirazioni in maniera strutturale. Presso il ministero per le Politiche giovanili è stato istituito il Comitato per la valutazione dell’impatto generazionale delle politiche pubbliche, con finalità di analisi e verifica sistematica dell’impatto generato dalle politiche pubbliche e dalle misure inerenti, direttamente o indirettamente, le nuove generazioni, per offrire dati e informazioni utili a una più efficace azione di Governo in materia di coordinamento e attuazione delle politiche giovanili. 

    Quali investimenti prevedete per le nuove aree protette?LEGGI: Wwf

    Ci siamo sempre battuti in Europa per questo obiettivo, anche per le aree marine protette. Fin da subito con il governo Conte1 e poi con il Conte2, abbiamo dedicato i proventi delle aste verdi a obiettivi di tutela della biodiversità e si dovrà accelerare anche per l’aggiornamento della strategia per la biodiversità.

    Come vi impegnerete per la biodiversità riguardo a ripristino della natura e pesticidi?LEGGI: Lipu – BirdLife Italia

    Certamente, l’appoggio alla legge europea è necessario, ci siamo già espressi in tal senso. Contribuiremo a questa lotta in sede europea e alla sua applicazione in Italia. 

    Come pensate di gestire acqua e suolo per un’agricoltura sostenibile?LEGGI: Slow Food 

    Il ministero della Transizione ecologica deve tornare ad essere anche il ministero dell’Ambiente e l’inviato speciale per il clima. bisogna strutturare un dialogo serrato e costante con tutte quelle realtà locali di produzione alimentare sostenibile che costituiscono ricchezza e salvaguardia del nostro territorio e del nostro Pianeta. Dedicheremo a questo rapporto strutture ed energie ad hoc. 

    Quali misure per una politica integrata che coniughi economia ed ecologia del mare?LEGGI: Marevivo Onlus

    Sul mare non abbiamo bisogno di promesse ma partiamo da quello che abbiamo fatto: la Salvamare, una battaglia portata avanti, tra l’altro, proprio insieme a Marevivo. Il mare per noi è vita, non solo risorsa, ed è da tutelare. Riprenderemo il lavoro avviato con la presidenza italiana della Convenzione di Barcellona (nel 2019) per fare del Mediterraneo una vera zona Seca, per attuare la Salvamare anche per i fiumi e promuovendo campagne di educazione ambientale grazie anche ai fondi a disposizione di Rigenerazione Scuola. 

    Che ne pensate di un piano per efficientare le scuole e le case aiutando le fasce più deboli?LEGGI: Fridays For Future

    Assolutamente sì: nel nostro programma c’è proprio l’obiettivo di rendere strutturale il Superbonus, che ha mostrato grandi risultati in termini di efficientamento energetico e riduzione di CO2. Insieme con il Superbonus energetico vogliamo coinvolgere tutti gli edifici pubblici, in primis le scuole. LEGGI TUTTO

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    Le risposte di Carlo Calenda (Azione-Italia sul serio) alle domande sull'ambiente

    Qual è la vostra strategia contro la crisi energetica? LEGGI: KyotoClub

    Nel breve periodo è necessario completare l’individuazione delle aree idonee all’installazione di impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili per velocizzare il processo di localizzazione e autorizzazione, completare l’opera di semplificazione delle autorizzazioni per gli impianti, valorizzare l’idroelettrico come asset strategico per il paese e favorire lo sviluppo dell’idrogeno. 

    Siete favorevoli a una legge per il clima? LEGGI: Italy for Climate

    La legge per il clima deve essere accompagnata da un piano di implementazione (con priorità e risorse certe) di tutte le tecnologie che lo stesso Ipcc (il panel Onu sui cambiamenti climatici) indica tra quelle idonee a raggiungere la neutralità carbonica nel lungo periodo, incluso il nucleare. Infatti, centrare l’obiettivo di azzeramento delle emissioni al 2050 quando il fabbisogno elettrico sarà almeno il doppio dell’attuale, senza un mix equilibrato tra tutte le migliori tecnologie low carbon, sarebbe proibitivo.

    Siete pronti a prendere posizione sul gas e promuovere le rinnovabili? LEGGI: EarthDay

    Siamo favorevoli a massimizzare l’energia producibile da fonti rinnovabili. Tuttavia, nel medio periodo non possiamo abbandonare del tutto l’utilizzo del gas, dato che le fonti rinnovabili producono energia in modo intermittente e non abbiamo i mezzi per accumularne grandi quantità. È quindi necessario rendere più “pulita l’energia prodotta con il gas” sviluppando sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche.

    Vi impegnerete per ridurre la dipendenza dal gas?LEGGI: Greenpeace

    È necessario proseguire sul solco dell’azione del Governo Draghi. In particolare, dobbiamo diversificare le forniture di gas per renderci indipendenti dalla Russia, costruire i rigassificatori e dall’altra parte accelerare sulle rinnovabili nel medio periodo, ma con la consapevolezza che nel lungo periodo è preferibile un mix equilibrato di rinnovabili e una quota nucleare della migliore tecnologia disponibile, poiché avrebbe sia consumo di suolo che costi inferiori.

    Ridurrete la burocrazia che frena le rinnovabili?LEGGI: Legambiente

    Riteniamo fondamentale completare l’individuazione delle aree idonee all’installazione di impianti di generazione elettrica da tutte le fonti low carbon e delle altre infrastrutture necessarie alla transizione, per velocizzare il processo autorizzativo nonché proseguire l’iter di semplificazione delle autorizzazioni già avviata dal Governo Draghi.

    Cosa farete per evitare speculazioni sulle aree idonee alle rinnovabili?LEGGI: Elettricità Futura 

    Non siamo d’accordo. Un price cap sui terreni avrebbe l’effetto contrario di scoraggiare i proprietari a metterli a disposizione, producendo di fatto ulteriori ritardi. Inoltre, per essere determinato in modo equo, il prezzo andrebbe differenziato a seconda dell’energia effettivamente prodotta e dell’impatto sulla rete e sul fabbisogno di accumulo dello specifico impianto realizzato in quell’area. 

    Come intendete conciliare rinnovabili e tutela del paesaggio?LEGGI: Italia Nostra 

    La superficie necessaria per installare tutti gli impianti eolici e fotovoltaici che ci servirebbero per raggiungere l’obiettivo “zero emissioni” nel 2050 senza nucleare è pari a circa due volte il Molise. Introducendo il nucleare nel mix energetico, il fabbisogno di suolo si ridurrebbe di due terzi. Per questo, oltreché per ridurre i costi complessivi e l’impatto sull’ecosistema (come riportato dallo “United Nations Economic Commission for Europe”) siamo favorevoli ad un mix di rinnovabili e nucleare. 

    Cosa farete per sostenere le imprese nella transizione ecologica?LEGGI: Fondazione Symbola 

    Aumentare capacità di investimento dei comuni che dovranno gestire oltre 50 miliardi mettendo a disposizione fondi per la progettazione e l’esternalizzazione di alcune figure tecniche chiave (es:RUP). Per aiutare le aziende vogliamo estendere i vantaggi di Impresa 4.0 anche alla transizione ecologica.

    Come intendete usare il fondo Automotive per la transizione energetica?LEGGI: Motus-E 

    Il Governo Draghi, correttamente, ha investito oltre 2,8 miliardi di euro per nuovi contratti di sviluppo e gli accordi per l’innovazione nel settore automotive. È necessario proseguire nella stessa direzione. Occorre poi supportare la riconversione e il consolidamento della filiera nazionale per garantire che la sostenibilità ambientale non si raggiunga a discapito della sostenibilità economica e sociale. 

    Incentiverete l’innovazione nelle imprese per la transizione energetica?LEGGI: Coordinamento FREE 

    Proponiamo di estendere i benefici fiscali previsti da Industria 4.0 introdotta da Carlo Calenda nel 2016 anche agli investimenti riguardanti la transizione ecologica per aiutare le imprese, soprattutto quelle gasivore ed energivore, ad affrontare la sfida della riduzione delle emissioni di CO2 in linea con i target europei, favorendo lo sviluppo di nuove filiere industriali.

     Che ne pensate di realizzare un istituto pubblico dedicato al Futuro per aiutare i giovani?LEGGI: ASviS 

    Aiutare le nuove generazioni a formarsi ed entrare nel mondo del lavoro è prioritario. Per questo proponiamo di:

    aumentare l’obbligo scolastico fino ai 18 anni (per ridurre la dispersione sclastica);
    riformare la formazione professionale secondaria sul modello di successo degli ITS e aumentando la formazione trasversale nei primi anni; raddoppiare il numero di studenti degli ITS;
    azzerare le tasse per gli under 35 che avviano una nuova attività e azzerare l’IRPEF fino ai 25 anni e dimezzarla fino ai 30. 

    Quali investimenti prevedete per le nuove aree protette?LEGGI: Wwf 

    L’Italia è il paese europeo più ricco di biodiversità e il territorio è per noi una risorsa fondamentale da tutelare. Intendiamo mettere a disposizione tutti i fondi necessari per sviluppare le politiche che ci consentiranno di aumentare la superficie di territorio protetto dall’attuale 21% al 30% come previsto dalla EU Biodiversity Strategy.

    Come vi impegnerete per la biodiversità riguardo a ripristino della natura e pesticidi?LEGGI: Lipu – BirdLife Italia 

    Per tutelare la biodiversità del nostro territorio ci impegneremo sia a raggiungere gli obbiettivi europei per il ripristino di ecosistemi distrutti dall’azione umana, sia a intraprendere nuove iniziative politiche per imporre il rispetto dei piani regolatori e affrontare seriamente e concretamente il tema del consumo di suolo anche a livello comunale.

     Come pensate di gestire acqua e suolo per un’agricoltura sostenibile? LEGGI: Slow Food 

    Riteniamo prioritario investire in formazione e tecnologia agricoltura 4.0 di precisione, garantendo così la massima efficienza e riducendo gli sprechi di risorse fondamentali e sempre più limitate come l’acqua e il suolo. Per quanto riguarda la crisi idrica inoltre è fondamentale ridurre il numero di gestori (oggi 2.500) per coordinare meglio ed aumentare gli investimenti nella rete che oggi è caratterizzata da perdite medie di acqua del 40%. 

    Quali misure per una politica integrata che coniughi economia ed ecologia del mare? LEGGI: Marevivo Onlus 

    L’Italia non ha ancora varato il piano nazionale per lo spazio marittimo richiesto ad ogni nazione dall’UE dal 2014. Predisporre un piano nazionale di resilienza al cambiamento climatico in mare è tra le priorità della nostra strategia di valorizzazione del mare. Ad esempio, tra le misure del piano c’è la riconversione delle aree militari non utilizzate per la ricerca e la protezione del mare. 

    Che ne pensate di un piano per efficientare le scuole e le case aiutando le fasce più deboli? LEGGI: Fridays For Future 

    Sì, siamo d’accordo. Il bonus 110% dovrà essere sostituito con politiche mirate di efficientamento energetico, che tengano maggiormente in considerazione il reddito del beneficiario e sfruttino tutto il potenziale di risparmio energetico degli edifici pubblici, in particolare le scuole,. Per quanto riguarda l’edilizia scolastica inoltre riteniamo che tutti gli edifici debbano essere ristrutturati entro 10 anni al più tardi dando priorità a quelli più fatiscenti. LEGGI TUTTO