1 Settembre 2022

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    Chi c'è dietro Jet dei Ricchi, l'account Instagram che svela quanto inquinano i vip italiani

    “Nessun essere umano ha bisogno di un jet privato, tantomeno i ricchi”. Hanno meno di 30 anni, sono sparsi per l’Italia ma a unirli è un obiettivo comune: rivelare quanto inquinano i paperoni nostrani con i loro voli in solitaria. Il progetto, nato il 24 giugno, si chiama non a caso Jet dei Ricchi, è attivo con un account su Instagram e su Twitter e nel mirino sono già finiti i viaggi di vip, politici e imprenditori come Diego Della Valle, Matteo Renzi, i Ferragnez, Gianluca Vacchi, Sfera Ebbasta o Elettra Lamborghini. Così, a colpi di post e tag, il loro lavoro ha portato la questione dei jet privati direttamente all’interno del dibattito elettorale, grazie al sostegno di Europa Verde e Sinistra Italiana, oltre che a quello dei Fridays for Future.

    “Non siamo dei Mr Robot, siamo solo attivisti che lavorano o hanno lavorato nel campo dell’impatto ambientale. Non lo facciamo per soldi o fama, abbiamo tutti un lavoro e vogliamo mantenere l’anonimato. Il nostro unico obiettivo – spiega uno dei promotori – è alimentare un dialogo pubblico sull’impatto che i voli di lusso hanno sull’ambiente affinché si arrivi anche in Italia a parlare di una loro futura abolizione così come già sta accadendo in Francia”.E proprio in Francia è nato il progetto da cui Jet dei Ricchi ha tratto spunto: L’Avion de Bernard, che segue e calcola quanto inquina l’aereo di Bernard Arnault, terzo uomo più ricco del mondo e patron di Lvmh, multinazionale proprietaria di oltre 70 marchi del mondo del lusso, tra cui Louis Vuitton e Christian Dior. “Rispetto a loro noi abbiamo scelto di non concentrarci su una sola persona perché non vogliamo che ci sia un accanimento e anche perché puntiamo a restituire un quadro più ampio del fenomeno. Vorremmo abbracciare le 40-50 persone più potenti del nostro Paese”.

    La disuguaglianza climatica tra il milionario e il cittadino medio

    Così il jet privato anche in Italia è diventato uno strumento per comunicare la disuguaglianza climatica. “Se dico che il 10% più ricco del Pianeta è responsabile del 50% dei gas a effetto serra è difficile da immaginare, ma se dico che Gianluca Vacchi per 57 minuti di volo privato, da Bologna a Taranto andata e ritorno, ha emesso un livello di CO2 pari a quella prodotta da due persone nell’arco di un anno solo per andare a inugurare un ristorante della sua catena di Kebab, allora il discorso è più chiaro per tutti”.

    Grazie al confronto, cifre astratte e fredde assumono un significato comprensibile a chiunque, rendendo manifesto il peso che i privilegi di alcuni hanno sull’ambiente e quanto ogni singolo volo privato possa vanificare gli sforzi della collettività. “Molti ci scrivono demoralizzati, ci dicono che i loro sacrifici non hanno senso se poi si permette a queste persone di inquinare con voli che a volte sono addirittura brevissimi. Questo – spiega il team – è un punto delicato del nostro lavoro noi ripetiamo sempre che non per questo possiamo venir meno alle nostre responsabilità. Quello che possiamo fare invece è agire sulle abitudini di quell’1% di super ricchi che sono responsabili del 17% delle emissioni totali del comparto aviazione”.

    Come rintracciare i voli e calcolare l’impatto di CO2

    Ma come si svolge il loro lavoro? “Non c’è nulla di complicato: i dati che usiamo sono tutti pubblici e i calcoli sono facilmente replicabili”, spiegano. Il primo passo ovviamente è rintracciare la targa di un jet: “Possiamo scovarla dalla foto di un giornale, da un articolo o dalle immagini che i vip stessi postano sui social”. Tramite la targa si cerca poi il velivolo su uno dei software open source come Flightradar o Adsbexchange. Da queste piattaforme si può ottenere un dato fondamentale: il tragitto e quindi la durata del volo. Informazione che, insieme al consumo di carburante al minuto, rintracciabile nelle specifiche tecniche del velivolo, servirà a determinare la quantità di CO2 emessa. “Basta moltiplicare la quantità di carburante bruciata al minuto per la durata del viaggio e infine per un fattore di emissione, che per il cherosene di tipo A è di 3,06 chilogrammi di CO2 al litro. Un valore che ci è fornito dall’ente francese Ademe”.Oltre ai calcoli, c’è poi tutta una parte di lavoro incentrato sulla ricerca, verifica e incrocio delle informazioni che serve per determinare se un personaggio sta effettivamente viaggiando sull’aereo che si sta seguendo. Operazione fondamentale soprattutto per i jet privati in affitto: i cosiddetti taxi dei cieli.

    Lo scempio dei taxi dei cieli

    Oltre alla difficoltà nel tracciamento, secondo Jet dei Ricchi i velivoli a noleggio hanno anche un’altra conseguenza: “Hanno lo stesso problema dei taxi: quando lo chiami arriva da te vuoto e questo fa sì – dice il team citando dati del quotidiano francese Le Figaro – che il 40% dei jet privati volino vuoti e ricordiamoci che si tratta di oggetti che quando si muovono emettono ogni 50 minuti l’equivalente di quello che una persona media europea emette in un anno tutte le volte che prende la macchina, tutte le volte che viaggia in treno, in aereo, che si fai spedire un pacco e così via. Questa roba è un’aberrazione in una società che sostiene di essere nel cammino della sostenibilità. Inoltre dobbiamo pensare che i jet a noleggio costituiscono la maggioranza degli voli privati che gira in Europa: affittati da persone sufficientemente ricche per pagare un viaggio, ma non abbastanza per comprare un aereo e mantenerlo”.

    Name&Shame: pubblicare i dati sui social

    L’ultima fase del lavoro è quella della pubblicazione dei dati. Un post e delle storie in cui viene taggato il personaggio di turno, nella speranza che il messaggio arrivi anche al diretto interessato. “La tecnica del name and shame, di puntare il dito pubblicamente verso una persona, è una tattica che si usa sin dagli anni ’80, con Greenpeace che scriveva i nomi delle baleniere con il sangue. Tuttavia non ci ha mai risposto nessuno. Solo Gianluca Vacchi si è staggato tre volte dal nostro post, ci piace considerarlo un segno di vita”, dice ridendo il team.

    Voli privati per piacere, non per business

    “Una delle accuse che spesso ci fanno – raccontano gli analisti – è che attacchiamo persone che lavorano, che hanno un business talvolta internazionale e che devono risparmiare tempo”. Tuttavia l’ultimo report dell’Ong Transport&Environment delinea un altro quadro. Sulla base dei dati forniti dall’European business aviation association (EBAA) viene sottolineato come una quota consistente dei voli privati sia effettuata per piacere e non per motivi aziendali. “Abbiamo identificato un chiaro picco nel traffico dell’aviazione privata durante i mesi estivi – si legge – con gli aeroporti delle località soleggiate che registrano la maggior parte dei loro introiti proprio in quel periodo”. Inoltre, si legge sempre nel report, il 70% dei jet privati viene impiegato per voli intra-Eu e hanno il doppio delle probabilità, rispetto a un volo di linea, di essere usati per viaggi inferiori ai 500 Km.

    Un privilegio che non è più sostenibile

    Nel traffico aereo privato d’Europa l’Italia è al terzo posto in classica per emissioni, superata dal Regno Unito e dalla Francia che ricoprono rispettivamente il primo e il secondo scalino della graduatoria. “L’aviazione privata di lusso rappresenta in termini assoluti una percentuale piuttosto bassa a livello di emissioni di CO2 rispetto a tutto il comparto – specifica il team di analisti – ma sono oggetti inutili e la prima cosa che si fa quando la situazione è tragica e bisogna portare a casa la pellaccia, che in questo caso è il Pianeta, è tagliare le cose superflue. I ricchi possono viaggiare in altri modi: possono prenotarsi un intero vagone su un treno, prendersi una residenza in un luogo senza dover fare in giornata Ancona- Parigi-Ancona come se fosse possibile perché non è più possibile. Questo modo di vivere non è più sostenibile in un mondo che cerca di reagire già con estrema fatica alla crisi climatica e che già sappiamo che non riuscirà a rispettare gli accordi di Parigi”.

    Il futuro del progetto

    Se il primo passo del collettivo di Jet dei Ricchi è creare consapevolezza e dibattito, il secondo step è quello di tramutare i dati ottenuti dal loro lavoro in proposte di intervento volte a limitare l’uso dei jet privati. “Non viviamo su un altro Pianeta”, concludono . “Sappiamo che è impossibile abolirli da un giorno all’altro, ma è possibile agire in altri modi come per esempio inserendo una tassa sul carburante. Ci stiamo lavorando, quello che ci interessa è che tutte le forze politiche arrivino a parlare di abolizione dei jet privati”. Intanto ad averlo fatto è stata l’alleanza Europa Verde e Sinistra Italiana, che non ha inserito il tema nel programma elettorale di settembre, ma ha deciso di abbracciare la proposta promuovendo una campagna sui social. Così come il Fridays for Future, che ha inserito il tema nelle proposte della loro agenda climatica. LEGGI TUTTO

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    Concorsi scuola, più della metà dei posti resta scoperta: in cattedra migliaia di supplenti

    Trentumila posti vuoti su cinquantacinquemila. Il 56% della cattedre che doveva essere coperto dai concorsi della scuola è al momento senza prof di ruolo. Le prove non sono ancora concluse, anche se in alcuni casi sono passati più di due anni dal bando, ma la tendenza è chiara.

    Il ministro Patrizio Bianchi, nei giorni scorsi, ha assicurato che i posti vacanti saranno coperti e il primo giorno di scuola tutti i docenti saranno in cattedra. Ma in più della metà dei casi laddove era atteso un insegnante di ruolo ci sarà un supplente, precario, ammesso che gli uffici scolastici territoriali riescano nell’impresa di coprire tutte le cattedre al suono della prima campanella.

    Meno della metà dei posti ai vincitori

    Tra il ritardo nelle procedure concorsuali, da un lato, e l’alto numero di non ammessi, dall’altro, solo il 44% dei posti messi a concorso verrà occupato dai vincitori. Il calcolo è stato fatto da Tuttoscuola che ha messo insieme i dati pubblicati da ogni Ufficio scolastico regionale sulle quattro procedure concorsuali tuttora in corso.

    Il concorso più impegnativo – l’ordinario della secondaria – bandito più di due anni fa, ha definito circa il 40% delle graduatorie previste; in particolare, delle 26.871 cattedre fissate dal bando, ne sono state al momento coperte soltanto 13.743, cioè poco più della metà (51%). Pertanto – calcola Tuttoscuola – non sono state assegnate, 13.128 cattedre, comprese 6.053 rimaste vacanti (per le quali cioè sono state concluse le operazioni e pubblicati i risultati, ma con un numero di vincitori inferiore ai posti disponibili).

    Nelle discipline Stem, stralciate un anno fa dal concorso generale, al momento (61% di graduatorie definite) soltanto 582 cattedre delle 1.685 a bando sono state coperte (35%) e, quindi, non sono state assegnate 1.103 cattedre (comprese 336 vacanti).

    Il concorso straordinario-bis per la secondaria, nonostante la semplificazione della procedura con la sola prova orale, ha definito solamente il 40% delle graduatorie attese con la copertura di 3.193 cattedre e la non assegnazione di 11.227 (comprese 118 rimaste vacanti).

    L’unico concorso che ha quasi concluso le procedure (definite 57 graduatorie su 59) è quello ordinario di infanzia e primaria. Soltanto 7.252 posti dei 12.863 previsti dal bando sono stati però coperti, lasciandone non assegnati 5.611 (compresi 5.389 vacanti, tutti di sostegno).

    Nel complesso, per il prossimo 1° settembre, saranno pertanto soltanto 24.770 i posti coperti dai vincitori, pari a poco più del 44% dei 55.839 attesi.

    In cattedra anche i ‘non idonei’

    I restanti 31mila posti dovranno essere assegnati con supplenze annuali che verranno in molti casi assegnate a docenti per i quali non si sono concluse le prove o che, paradosso, non hanno superato il concorso e dunque non sono stati giudicati idonei per un posto di ruolo ma al tempo stesso lo sono per salire in cattedra da precari.

    Uno su 5 è precario

    Nel complesso, denuncia la Flc Cgil, “a settembre la scuola riparte con 150 mila supplenti in cattedra su un totale di 850 mila: quasi uno su cinque è dunque precario. Ma la percentuale sale drammaticamente ai due terzi nel sostegno, proprio laddove più ci sarebbe bisogno della continuità didattica. Alla fine il risultato è sempre lo stesso: la scuola ricomincia nel segno del “senza”. E anche le frasi sono sempre le stesse, con il ministro Bianchi che annuncia: a settembre tutti i docenti saranno in cattedra. In realtà, per i 7,4 milioni di studenti – 100 mila in meno rispetto allo scorso anno a causa della denatalità: altro tema su cui occorre riflettere e che non riguarda solo la scuola – non sarà affatto così e questo nonostante nel 2021 siano stati assunti 60 mila insegnanti. Il Mef ha autorizzato, attraverso concorsi che vanno dalla scuola dell’infanzia alle superiori, 94.130 assunzioni. Tuttavia, sebbene il numero non sia sufficiente a coprire le cattedre vacanti (soprattutto al Nord), alla fine non si arriverà alla copertura del 50% dei posti” LEGGI TUTTO

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    Cosa farete per evitare speculazioni sulle aree idonee alle rinnovabili? La domanda di Elettricità Futura ai partiti

    L’individuazione delle aree idonee alla costruzione di impianti eolici e fotovoltaici avrebbe dovuto ridurre le controversie, ma sta procedendo con grandi ritardi: il censimento nazionale sarebbe dovuto terminare al più tardi a giungo e invece è ancora in corso. Inoltre sulle aree idonee sta emergendo un nuovo problema: quello dei costi di acquisto dei terreni. […] LEGGI TUTTO

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    Quali misure per una politica integrata che coniughi economia ed ecologia del mare? La domanda di Marevivo ai partiti

    Il mare gioca un ruolo da protagonista nei cambiamenti climatici ed è sotto attacco ovunque. In Italia abbiamo 8.000 km di coste, 32 aree marine protette e un quinto del Mediterraneo ricade sotto la nostra giurisdizione eppure oggi non esiste una cabina di regia che raggruppi tutte le istanze, dalla pesca al trasporto, dalla protezione alla fruizione, e che regoli tutti […] LEGGI TUTTO

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    Aumentano le ondate di calore in tutta Italia: i dati

    L’Italia è sempre più esposta alle ondate di calore e, benché siano fenomeni pertinenti soprattutto al Sud, si osserva che le giornate con temperature molto elevate interessano anche altre aree del Paese.Prima di indagare i giorni di caldo estremo è opportuno allargare il campo alle temperature medie annue, perché sarebbe parziale limitare la trasversalità dei cambiamenti delle temperature a una sola stagione. I dati Istat, che in questo frangente si riferiscono al 2020, confermano che rispetto alla serie storica che va dal 1971 al 2000, le anomalie delle temperature medie indicano rialzi che a Perugia hanno raggiunto +2,1° centigradi, a Roma +2°, +1,9° a Milano e +1,7° a Bologna e Torino. Da ciò si evince che se le ondate di calore si verificano soprattutto (ma non soltanto) al Meridione, anche il Settentrione è oggetto di variazioni anomale delle temperature medie registrate nel corso dei dodici mesi, includendo nel computo sia le temperature massime sia le minime.

    Le temperature medie nelle città italiane

    I dati, forniti dall’Istat, valutano le temperature medie annue registrate dal 2010 al 2020. Appare evidente a una prima lettura che, praticamente ovunque in Italia, negli ultimi anni le temperature medie hanno conosciuto una diminuzione nel 2019 e nel 2020 ma che i valori, pure se in calo, sono comunque superiori a quelli del 2010.

    Stringendo l’obiettivo si può constatare che, nonostante le temperature medie annuali stiano mostrando un andamento al ribasso, altrettanto non si può dire delle temperature di luglio.

    La temperatura media nazionale registrata durante il mese di luglio del 2021 è stata di 26,2°, quella del medesimo mese del 2022 è stata di 27,8° e si tratta di un valore che dà una maggiore profondità alla lettura dei dati relativi alle ondate di calore.

    Le ondate di calore

    Si definisce ondata di calore un periodo di almeno sei giorni durante i quali le temperature sono al di sopra del 90 percentile, spesso accostate ad alti tassi di umidità e in assenza di correnti ventose. Per rendere più chiaro il metro usato, è utile sapere che il centile è una misura statistica che indica i valori al di sotto dei quali o al disopra dei quali è opportuno valutare un’anomalia. Così, nel caso delle rilevazioni delle temperature, sono considerati anomali quei valori che superano le soglie delle medie suggerite dal campione di dati.

    Lo studio

    Roma come Antalya e Milano come Austin: così cambierà il clima nelle nostre città

    di

    Jaime D’Alessandro

    18 Agosto 2022

    Le ondate di calore, considerate estremi climatici, sono condizioni non più soltanto legate al meridione ma raggiungono anche il Centro investendo Firenze, Perugia e Pescara. Lo certificano i bollettini del ministero della Salute.

    Dalla mappa qui sopra si può notare che la Calabria è la regione maggiormente interessata dalle ondate di calore, ossia di temperature elevate in modo anomalo per almeno 6 giorni. Nel 2021 se ne sono contate 28 e, a testimonianza del fatto che non si tratta di fenomeni che interessano soltanto il Mezzogiorno, è utile notare che in Toscana se ne sono contate 22, mentre in Sicilia 16, ovvero sei in meno.Non si tratta di un fenomeno di nuova osservazione, come dimostra il grafico qui sotto, nel quale vengono riassunti i periodi di calore dal 2012 al 2021, suddividendo il Paese per area geografica.

    La diminuzione di periodi di calore che si registra tra il 2020 e il 2021 non è da intendere fine a se stessa, perché i valori rimangono anomali rispetto alla media di quelli osservati, che va dal 1981 al 2010. In quest’ottica assume un valore ancora più specifico il grafico di apertura con cui si segue l’evoluzione delle temperature medie in tutto il Paese.

    Riscaldamento globale

    Cnr: “Nei primi sette mesi il 2022 è l’anno più caldo di sempre in Italia”

    di

    Fiammetta Cupellaro

    05 Agosto 2022

    Benché, anche in questo caso, durante il 2021 si siano registrati meno eventi di questo tipo rispetto al 2020, si rimane nell’ambito delle anomalie climatiche, giacché superano il valore medio registrato lungo il periodo 1981-2010. Il sito OpenPolis, rielaborando dati forniti dall’European Environment Agency (Eea) ha ricostruito l’aumento delle temperature medie nelle principali città italiane nel 2020 rispetto al periodo 1971-2000, osservando che a Roma e a Perugia sono cresciute di 2 gradi centigradi. Aumenti che riguardano tutte le regioni italiane, anche se in misura diversa tra loro.

    Le anomalie annuali, misurate dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) a partire dal 1961, offrono un punto di vista prolungato sul fenomeno il quale, fatte salve alcune eccezioni, conferma un progressivo aumento delle temperature.

    Le conseguenze dei periodi di calore

    Dei rischi per l’ambiente si parla da anni, tra questi figurano l’innalzamento del rischio siccità e quindi potenziali perdite di raccolti, oltre a cambiamenti radicali nell’ecosistema con ricadute sulla flora e sulla fauna. Queste variazioni aprono anche le porte a nuove specie di zanzare, zecche e potenziali altri untori di malattie di norma a scarsa incidenza alle nostre latitudini.A prescindere da ciò i rischi per la salute umana non vanno sottovalutati. Sono conseguenza diretta del calore eccessivo diversi disturbi, tra i quali alcuni di lieve entità come crampi, spossatezza o edemi e altri più seri, come colpi di calore, disidratazione e congestione. Il caldo estremo può anche aggravare il quadro clinico di persone con stati di salute già compromessi. LEGGI TUTTO