3 Agosto 2022

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    Il WWF risponde alle polemiche sul Jova Beach Party a Fermo

    Più si avvicina la data del prossimo concerto di Jovanotti a Fermo, più le polemiche aumentano. È così che allora il WWF, che supporta il Jova beach Party 2022 per ridurne al massimo gli impatti, ha deciso di rispondere a quelle che definisce “notizie non rispondenti alla realtà” e “polemiche più o meno strumentali”.L’ultima denuncia arriva dal Comitato TAG Costa Mare, unione di molte associazioni ambientaliste marchigiane, che su Facebook sostiene come “la chiusura della sezione WWF del fermano è uno degli effetti collaterali più dannosi del tour di Jovanotti”. Una dichiarazione a cui il Wwf risponde: “Spiace che al solo fine di alimentare le polemiche sia stata strumentalizzata la scelta dell’Organizzazione Aggregata WWF Natura Picena di sciogliersi. Va anche detto, però, che tale organizzazione da anni (ben prima di qualsiasi concerto) non raggiungeva i requisiti di partecipazione e rappresentatività previsti dallo statuto del WWF ed era stata da tempo sollecitata a ristabilire gli elementi minimi per continuare ad operare con il logo del WWF Italia”.

    Il caso

    Jova Beach Party e le polemiche ambientaliste per la spiaggia di Fermo

    29 Luglio 2022

    Per quanto riguarda la tutela delle aree, l’associazione precisa di aver attuato valutazioni rigorose: “Tutte le spiagge interessate dai concerti, compresa quella di Fermo, si trovano in aree fortemente antropizzate dove, quindi, l’impatto delle attività antropiche è purtroppo già molto forte. Grazie al lavoro del WWF Italia ogni location è stata sottoposta a screening ambientale, una procedura finalizzata ad evidenziare le caratteristiche ecologiche del sito prescelto in termini di habitat e specie presenti, nonché i possibili impatti. Dalle attività di screening ambientale sono scaturite le prescrizioni per gli organizzatori”.L’intervento integrale:

    “Ci vediamo costretti a intervenire sulle due tappe del Jova Beach Party di Fermo a causa di una serie di notizie non rispondenti alla realtà che vengono diffuse da alcune settimane, nonostante fossero già state smentite in occasione di un incontro pubblico tenutosi proprio a Fermo lo scorso 28 maggio.Spiace, inoltre, che al solo fine di alimentare le polemiche sia stata strumentalizzata la scelta dell’Organizzazione Aggregata WWF Natura Picena di sciogliersi. Va anche detto, però, che tale organizzazione da anni (ben prima di qualsiasi concerto) non raggiungeva i requisiti di partecipazione e rappresentatività previsti dallo statuto del WWF ed era stata da tempo sollecitata a ristabilire gli elementi minimi per continuare ad operare con il logo del WWF Italia.Il WWF Italia – che non è tra gli organizzatori dei concerti – ha fornito supporto al Jova Beach Party per favorire la trasformazione di un evento che comunque si sarebbe tenuto al fine di ridurne al massimo gli impatti. Un approccio che è stato accettato dagli organizzatori e dall’artista e che ha consentito di aprire un proficuo tavolo di confronto. Tutte le spiagge interessate dai concerti, compresa quella di Fermo, si trovano in aree fortemente antropizzate dove, quindi, l’impatto delle attività antropiche è purtroppo già molto forte. Grazie al lavoro del WWF Italia ogni location è stata sottoposta a screening ambientale, una procedura finalizzata ad evidenziare le caratteristiche ecologiche del sito prescelto in termini di habitat e specie presenti, nonché i possibili impatti. Dalle attività di screening ambientale sono scaturite le prescrizioni per gli organizzatori.LA SPIAGGIA DI FERMO. A Fermo Jovanotti suonerà sulla stessa spiaggia dove si svolse il suo concerto nel 2019. Si tratta di un arenile in località Casabianca, privo di qualsiasi pianificazione di tutela, delimitato da una strada, una pista ciclabile, un fronte case, un albergo a 4 stelle e vari stabilimenti e soggetto a forte erosione, tant’è che sono stati posti frangiflutti in cemento armato per difenderlo dalle mareggiate (chiunque può verificarlo aprendo Google Maps).Proprio sull’area, inoltre, sono già previste ben due nuove concessioni balneari.Sebbene nel periodo invernale anche quella spiaggia, come tantissime altre, può essere interessata dalla presenza sporadica del Fratino, non vi si registrano nidificazioni dal 2017. Il concerto, in ogni caso e su specifica richiesta del WWF Italia, sia nel 2019 che nel 2022 è stato calendarizzato in una data di “sicurezza” rispetto ad eventuali nidificazioni e ad ulteriore garanzia la spiaggia è stata monitorata costantemente sin dal mese di maggio.IL PRECEDENTE INTERVENTO. Per favorire la presenza del Fratino, dopo il concerto del 2019, la spiaggia di Casabianca era stata oggetto di un parziale intervento di rinaturazione a basso costo che purtroppo non ha dato i risultati attesi. È vero che sono state messe a dimora alcune piante rare reperite da aree protette, ma è altrettanto vero che alcune soluzioni adottate, anche a causa dell’impossibilità di svolgere adeguate analisi preventive, hanno favorito la presenza di ghiaia più che di sabbia, creando paradossalmente un ambiente meno idoneo ad un piccolo trampoliere qual è il Fratino: l’intervento andava dunque adeguato, se non totalmente rivisto, rispetto alle finalità dichiarate.LE SOLUZIONI. Anche a Fermo l’approccio del WWF Italia è stato rigoroso e pragmatico. In via preventiva, come per tutte le spiagge del Jova Beach Party, è stata fatta un’analisi di contesto considerando un raggio di 3 chilometri dall’area del concerto, sono stati fatti sopralluoghi sin dal mese di gennaio, sono stati censite tutte le problematiche e verificate le possibili soluzioni.Il WWF Italia ha anche avanzato la richiesta della delocalizzazione di almeno una delle due concessioni balneari. Sul punto è stato raggiunto un accordo con il Comune per cui sull’area, delle due previste, potrà sorgere solo una concessione. Dopo mesi di confronto con il Comune è stato stilato un protocollo d’intesa accompagnato da un cronoprogramma e da una fattibilità finanziaria supportata in parte dal progetto RI-PARTY-AMO e in parte da fondi che il Comune si è impegnato a reperire tramite la Regione. La predisposizione della spiaggia per il concerto del 5 e 6 agosto è avvenuta il più tardi possibile su esplicita richiesta del WWF Italia proprio per evitare eventuali problemi alla eventuale nidificazione del Fratino, che comunque non vi è stata, come attestato dal monitoraggio.LE DUNE. Non vi è stato il livellamento di nessuna duna. Al riguardo è singolare che alcuni di coloro che nel 2019 avevano denunciato il livellamento di presunte dune oggi ripetano la stessa accusa dal momento che queste certamente non si erano ricostituite in questi 3 anni.Prima degli interventi di predisposizione dell’arenile le piante di valore presenti sono state estratte e messe a dimora per poi essere successivamente ricollocate nel nuovo progetto più specifico per il Fratino e che riguarderà lo stesso tratto dell’arenile, mentre un altro sarà destinato a spiaggia libera al posto di una delle concessioni balneari previste in origine.I FUTURI INTERVENTI. WWF Italia e Comune realizzeranno un intervento naturalistico più a sud su un’area costiera in località Marina Palmense, ben più estesa di quella di Casabianca. L’intervento avrà la funzione di rafforzare la rete ecologica oltre che di favorire attività di didattiche tramite la realizzazione di un percorso natura.Una concessione delocalizzata e un tratto di spiaggia che viene ripristinato con specifica finalità di tutela del Fratino, un’ampia zona costiera naturalizzata per finalità di tutele e didattiche: il WWF Italia ritiene di avere ottenuto qualcosa di concreto per la tutela della costa di Fermo. Le polemiche più o meno strumentali sono poi altra cosa. Altra ancora, infine, sono alcune affermazioni fortemente diffamatorie che ledono la reputazione dell’Associazione e su cui è già al lavoro l’Ufficio Legale”. LEGGI TUTTO

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    Il mistero dei buchi sul fondo dell'oceano Atlantico

    Una serie di buchi perfetti scoperti a 2,7 chilometri di profondità nell’oceano Atlantico. Fori dalla strana forma, uno in fila all’altro, ripetuti a distanza regolare. Le fotografie del ritrovamento sono state pubblicate sui profili social del progetto Ocean Exploration della National Oceanic and Atmospheric Administration, l’ente pubblico americano che si occupa della ricerca oceanografica. 

    Uno dei luoghi più misteriosi del pianeta

    Avvistati a Nord delle Azzorre, quei buchi misteriosi corrono  lungo una cresta vulcanica sul fondo dell’oceano la Mid-Atlantic Range, una catena montuosa sottomarina, lunga decine di migliaia di chilometri. Uno dei luoghi più misteriosi del pianeta. Qui un mezzo telecomandato dai ricercatori ha scandagliato il fondale – in parte ancora inesplorato – trovando questi buchi allineati a distanza regolare nella sabbia. Per la verità, non è la prima volta che gli scienziati li avvistano. É già accaduto nel luglio 2004, “a circa 27 miglia di distanza dal luogo dell’avvistamento attuale, sempre lungo la dorsale media-atlantica settentrionale”, ha raccontato Emily Crum, portavoce della NOAA.

    I post degli scienziati  

    Gli scienziati però non sono riusciti a dare una risposta e le foto rimbalzate sui social hanno scatenato la curiosità di migliaia di persone in tutto il mondo. Sono stati gli stessi ricercatori a rilanciare le immagini con post pubblicati sia su Twitter che Facebook. 

    “L’origine dei buchi ha sconcertato gli scienziati”, hanno scritto sui profili dell’Ocean Exploration della National Oceanic and Atmospheric Administration. “Sembrano fatti dall’uomo, ma i piccoli mucchi di sedimenti intorno a loro suggeriscono che siano stati scavati da…qualcosa. Qual è la tua ipotesi?” Hanno chiesto coinvolgendo il pubblico.

    Decine le risposte arrivate e condivise sui social. C’è chi è convinto che siano tracce di un animale, oppure di un’operazione segreta condotta da qualche compagnia petroliferia o azienda per cercare minerali o combustibili. Alcuni utenti hanno dato risposte più scientifiche avanzando l’ipotesi che possa trattarsi di fenomeni di erosione, correnti d’acqua che scorrono sotto il fondale o grotte sotterranee.   

    Le ipotesi

    I due scienziati Michael Vecchione, biologo di profondità della NOAA che ha partecipato ad entrambe le spedizioni, e Odd Aksel Bergstad ex ricercatore dell’istituto di ricerca marina in Norvegia in un articolo apparso sul New York Times spiegano chiaramente i motivi per i quali non sono stati in grado di determinare in modo definitivo l’origine delle buche o come sono state costruite. Al momento fanno solo ipotesi. Ossia, che il sedimento rialzato possa indicare lo scavo da parte di un organismo che vive lì sotto, oppure di un grosso animale che vive sulla superficie del fondale e che ha scavato attraverso un’appendice alimentare. 

    Tracce di vita

    I due esperti hanno usato il termine lebensspuren per descrivere i buchi, che si traduce in tracce di vita riferendosi a modelli nei sedimenti superficiali creati dalla bioturbazione (sedimenti lasciati da organismi viventi). Questi lebensspuren, spiegano, ricordano molto gli icnofossili avvistate sulle rocce marine profonde. Ma queste sono solo ipotesi e la vera origine dei buchi non è stata ancora svelata.

    L’obiettivo della missione denominata Ocean Exploration è proprio questa: studiare l’ambiente della dorsale medio-atlantica, questa enorme catena montuosa che si estende per 16 mila chilometri nelle profondità oceaniche. I ricercatori vogliono capire come si sviluppa la vita marina attorno ai vulcani sottomarini e come questa sia influenzata dai processi geologici. LEGGI TUTTO

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    La crisi climatica al centro di Festambiente a Ripescia

    Impianti a fonti rinnovabili, comunità energetiche, innovazione produttiva, mobilità sostenibile, economia circolare, agroecologia, lotta all’illegalità, aree protette e biodiversità, finanza sostenibile. Sono questi i temi centrali della 34esima edizione di Festambiente 2022, la manifestazione nazionale di Legambiente che oggi pomeriggio, 3 agosto ore 18.30, prenderà ufficialmente il via fino al 7 agosto in Maremma, a Rispescia (Gr) (località Enaoli) con un calendario ricco di eventi, dibattiti, musica, teatro, cinema e iniziative per grandi e piccini.

    All’inaugurazione di oggi pomeriggio parteciperanno il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, Angelo Gentili, coordinatore di Festambiente e segreteria nazionale di Legambiente e gli assessori all’ambiente, Simona Petrucci, e del turismo, Riccardo Megale, del comune di Grosseto. Per l’associazione ambientalista il festival di Rispescia sarà l’occasione per fare il punto sulle prossime sfide climatiche che il Paese dovrà affrontare confrontandosi con ministri, parlamentari, sindaci, rappresentanti di aziende e associazioni di cittadini, ma anche per lanciare un messaggio forte e chiaro ai partiti verso le prossime elezioni politiche.  

    “La siccità nel nord Italia, lo scioglimento dei ghiacciai alpini, gli eventi estremi come ondate di calore, alluvioni e uragani mediterranei, l’emergenza incendi – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – impongono cambiamenti strutturali, politiche innovative e investimenti in tecnologie pulite. Ad oggi l’Italia è in pesante ritardo sullo sviluppo delle energie rinnovabili e nella lotta alla crisi climatica: il taglio dei sussidi alle fonti fossili, il Piano nazionale integrato energia e clima, quello sull’adattamento climatico sono rimasti in qualche cassetto del Ministero della Transizione ecologica. È ora di cambiare registro sulla transizione ecologica del Paese per liberarci una volta per tutte dalla dipendenza energetica dai paesi esteri e contrastare l’emergenza clima. Festambiente 2022 – aggiunge Ciafani – metterà al centro tutti i temi e le soluzioni a portata di mano per praticare la vera transizione ecologica, non quella finta che alcuni buontemponi vorrebbero fare anche con il gas fossile o addirittura col nucleare, quello sconfitto nel mondo dalla storia, visti i suoi costi esorbitanti, e in Italia da due referendum, vinti grazie anche al contributo di Legambiente, dopo i due disastri di Chernobyl e Fukushima”.  LEGGI TUTTO

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    Gli scienziati vogliono che la politica affronti la crisi climatica: firma la petizione

    “Chiediamo con forza alla politica di considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare”. Gli scienziati del clima fanno sentire la loro voce in un momento cruciale per il Paese, con richieste precise in vista delle elezioni. Offrono la loro collaborazione per elaborare “soluzioni e azioni concrete che siano scientificamente fondate, praticabili ed efficaci”.

    L’appello

    Lettera aperta degli scienziati del clima alla politica italiana

    03 Agosto 2022

    Con un’iniziativa nata nell’ambito della Sisc, Società italiane per le scienze del clima e subito fatta propria da Green&Blue, il content hub Gedi dedicato all’ambiente e alla transizione ecologica, la comunità scientifica chiede “elaborazioni di programmi politici approfonditi su questi temi e una pronta azione del prossimo governo per la lotta alla crisi climatica e ai suoi impatti”.

    I primi firmatari della lettera appello sono il direttore dell’Istituto di scienze polari Carlo Barbante, il vice presidente vicepresidente del Working Group III dell’Ipcc Carlo Carraro, il presidente della Fondazione centro euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici Antonio Navarra, lo scienziato del clima Antonello Pasini, il presidente della Società italiana per il clima Riccardo Valentini. Sotto i loro nomi, quelli di autori del sesto rapporto di valutazione AR6 dell’Ipcc, la più esaustiva e aggiornata rassegna della conoscenza scientifica sui cambiamenti climatici per i governi, la comunità scientifica internazionale e l’opinione pubblica mondiale.

    L’intervista

    Giorgio Parisi: “Perché è necessario che la lotta alla crisi climatica entri nell’agenda politica”

    di

    Luca Fraioli

    03 Agosto 2022

    Il testo integrale, che potrà essere condiviso e firmato dal sito di Green&Blue, parte dalla considerazione che “la scienza del clima ci mostra da tempo che l’Italia, inserita nel contesto di un hot spot climatico come il Mediterraneo, risente più di altre zone del mondo dei recenti cambiamenti climatici di origine antropica e dei loro effetti, non solo sul territorio e gli ecosistemi, ma anche sull’uomo e sulla società, relativamente al suo benessere, alla sua sicurezza, alla sua salute e alle sue attività produttive”. Per questo gli scienziati si appellano “con forza ai partiti politici” perché considerino “la lotta alla crisi climatica come la base necessaria” se vogliono davvero “proporre una loro visione futura della società con delle possibilità di successo”. LEGGI TUTTO

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    Le scuole ripartiranno senza mascherine. Il protocollo sulle misure anti Covid nelle classi scade il 31 agosto e per ora non si prevede un rinnovo. O meglio, i tecnici lavorano per individuare nuove misure che si potrebbero attivare, eventualmente, se peggiora la situazione epidemiologica. E del resto, fa notare chi è coinvolto negli incontri, le mascherine non sono usate quasi più, nemmeno ai concerti da decine di migliaia di spettatori, e non avrebbe senso reintrodurle a scuola, soprattutto se l’andamento della pandemia resta quello attuale, con la curva destinata a scendere molto in agosto. Quindi gli studenti cominceranno l’anno 2022-2023, a metà settembre, con il volto scoperto.

    L’incognita contagi

    “Non sono né favorevole né contrario all’uso delle mascherine, perché noi ci basiamo su quello che dicono le autorità sanitarie, sono loro che devono indicarci cosa fare – dice Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi – . Adesso non si riesce a capire cosa accadrà a metà settembre dal punto di vista epidemiologico. Io, comunque, penso che le mascherine non si useranno anche perché si va verso l’endemizzazione, con sintomi più blandi”. Secondo Giannelli, comunque, “l’importante è che si metta in piedi un sistema di allerta”.

    La mascherina a scuola: questione dibattuta

    Quella delle mascherine a scuola è da sempre una delle questioni più dibattute tra i cittadini e dalla politica. Ci sono dei tecnici che ne stanno parlando anche adesso, nel corso di incontri informali tra ministero alla Salute, all’Istruzione e Istituto superiore di sanità. Si cerca di decidere cosa fare alla scadenza del protocollo. L’idea è di individuare nuove possibili misure da prendere in considerazione se la curva risalisse.Il problema è che non esistono più indicatori certi sull’andamento della pandemia, come un tempo erano i colori delle regioni. Non possono bastare contagi o Rt, perché non esprimono la gravità del virus che sta circolando. Ci si potrebbe così basare sull’occupazione dei posti letto negli ospedali, magari quelli di terapia intensiva, ma non è detto che sia una soluzione realmente efficace. Insomma, ipotesi se ne fanno ma di soluzioni ancora non ce ne sono.

    Impianti di aerazione

    “Prima di parlare delle mascherine, si sarebbero dovute seguire le indicazioni sull’aerazione. Purtroppo però, risulta che le scuole non siano attrezzate. Con l’istallazione di impianti efficienti si sarebbe potuto abbassare il rischio del contagio”, spiega Walter Ricciardi, ordinario di Igiene alla Cattolica e consulente del ministro alla Salute Roberto Speranza. Da molto tempo, ormai, si sarebbe dovuta iniziare una campagna per dotare gli istituti di sistemi di ricambio d’aria. In realtà non si è partiti quasi da nessuna parte (solo le Marche sostengono di avere già sistemato le classi) e del resto dopo il decreto dove si chiedeva l’istallazione di sistemi per rendere più sicuri gli ambienti, non sono mai stati indicati i prodotti da acquistare, cosa che dovrebbero decidere le stazioni appaltanti, che però non sono state individuate dai ministeri. Un documento sulle varie soluzioni tecniche, redatto dall’Istituto superiore di sanità c’è, ma poi la scelta di cosa comprare spetterebbe a chi fa gli acquisti. Ma appunto non si sa chi è incaricato a farli. Anche senza sistemi di ricambio dell’aria, comunque, le mascherine non saranno indossate.

    Il problema dell’approvvigionamento

    Un altro problema da valutare è quello dell’approvvigionamento, del quale un tempo si occupavano le strutture commissariali. Quando vigeva l’obbligo si acquistavano un milione di mascherine per ogni giorno di scuola. Oggi non risulta che si sia organizzato un nuovo sistema per gli acquisti. Infine, non bisogna sottovalutare la caduta del governo. Le elezioni saranno pochi giorni dopo l’inizio della scuola e l’idea sarebbe quella di non adottare misure drastiche. LEGGI TUTTO

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    Lettera aperta degli scienziati del clima alla politica italiana

    La scienza del clima ci mostra da tempo che l’Italia, inserita nel contesto di un hot spot climatico come il Mediterraneo, risente più di altre zone del mondo dei recenti cambiamenti climatici di origine antropica e dei loro effetti, non solo sul territorio e gli ecosistemi, ma anche sull’uomo e sulla società, relativamente al suo benessere, alla sua sicurezza, alla sua salute e alle sue attività produttive.Il riscaldamento eccessivo, le fortissime perturbazioni al ciclo dell’acqua e altri fenomeni meteo-climatici vanno ad impattare su territori fragili e creano danni a vari livelli, influenzando fortemente e negativamente anche le attività economiche e la vita sociale. Stime assodate mostrano come nel futuro l’avanzare del cambiamento climatico ridurrà in modo sensibile lo sviluppo economico e causerà danni rilevanti a città, imprese, produzioni agricole, infrastrutture.

    L’iniziativa

    Gli scienziati vogliono che la politica affronti la crisi climatica: firma la petizione

    di

    Cristina Nadotti

    03 Agosto 2022

    Per un grado di riscaldamento globale in più rispetto al presente, ad esempio, si avranno mediamente su scala globale un aumento del 100% della frequenza di ondate di calore e tra il 30 e il 40% di aumento della frequenza di inondazioni e siccità, con una conseguente diminuzione del benessere e del prodotto interno lordo. Nel Mediterraneo e in Italia, poi, la situazione potrebbe essere anche più critica, in quanto, ad esempio, si hanno già chiare evidenze di aumenti di ondate di calore e siccità, di ritiro dei ghiacciai alpini, di aumento delle ondate di calore marine e, in parte, di aumento degli eventi estremi di precipitazione.In questo contesto, ci appare urgente porre questo problema in cima all’agenda politica. E oggi, l’avvicinamento alle prossime elezioni diventa l’occasione per farlo concretamente. Chiediamo dunque con forza ai partiti politici di considerare la lotta alla crisi climatica come la base necessaria per ottenere uno sviluppo equo e sostenibile negli anni a venire; questo dato di realtà risulta oggi imprescindibile, se vogliono davvero proporre una loro visione futura della società con delle possibilità di successo.

    In particolare, nella situazione attuale appare urgente porre in essere azioni di adattamento che rendano noi e i nostri territori più resilienti a ondate di calore, siccità, eventi estremi di precipitazione, innalzamento del livello del mare e fenomeni bruschi di varia natura; azioni che non seguano una logica emergenziale ma di pianificazione e programmazione strutturale.A causa dell’inerzia del clima, i fenomeni che vediamo oggi saranno inevitabili anche in futuro, e dunque dobbiamo gestirli con la messa in sicurezza dei territori e delle attività produttive, investendo con decisione e celerità le risorse peraltro disponibili del PNRR. Allo stesso tempo, dobbiamo anche fare in modo che la situazione non si aggravi ulteriormente e diventi di fatto ingestibile, come avverrebbe negli scenari climatici peggiori. Per questo dobbiamo spingere fortemente sulla riduzione delle nostre emissioni di gas serra, decarbonizzando e rendendo circolare la nostra economia, accelerando il percorso verso una vera transizione energetica ed ecologica.

    L’intervista

    Giorgio Parisi: “Perché è necessario che la lotta alla crisi climatica entri nell’agenda politica”

    di

    Luca Fraioli

    03 Agosto 2022

    Come scienziati del clima siamo pronti a fornire il nostro contributo per elaborare soluzioni e azioni concrete che siano scientificamente fondate, praticabili ed efficaci, ma chiediamo con forza alla politica di considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro.Ci auguriamo dunque elaborazioni di programmi politici approfonditi su questi temi e una pronta azione del prossimo governo per la lotta alla crisi climatica e ai suoi impatti.

    Primi firmatari

    Carlo Barbante, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e Università Ca’ Foscari, VeneziaCarlo Carraro, Università Ca’ Foscari, VeneziaAntonio Navarra, Università di Bologna e Presidente della Fondazione Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC)Antonello Pasini, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), RomaRiccardo Valentini, Università della Tuscia, Viterbo, e Presidente della Società Italiana per le Scienze del Clima

    Con il contributo dei seguenti autori italiani dell’AR6-IPCC

    Annalisa Cherchi, CNR, BolognaErika Coppola, International Centre for Theoretical Physics, TriesteSusanna Corti, CNR, BolognaSandro Fuzzi, CNR, BolognaPiero Lionello, Università del Salento, LecceMassimo Tavoni, Politecnico di MilanoElena Verdolini, Università di Brescia

    Altre firme della comunità scientifica

    Roberto Barbiero, Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente, TrentoLeonardo Becchetti, Università di Tor Vergata, RomaAlessandra Bònoli, Università di BolognaMichele Brunetti, CNR, BolognaRoberto Buizza, Scuola Univesitaria Superiore Sant’Anna, PisaCarlo Cacciamani, ItaliaMeteoStefano Caserini, Docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici, Politecnico di MilanoClaudio Cassardo, Università di TorinoMarinella Davide, Università Ca’ Foscari, VeneziaEnrica De Cian, Università Ca’ Foscari e CMCC, VeneziaMaria Cristina Facchini, CNR, BolognaFrancesco Forastiere, CNR, Palermo, e Imperial College, LondraFilippo Giorgi, International Centre for Theoretical Physics, TriesteSilvio Gualdi, CMCC, BolognaFausto Guzzetti, CNR, Perugia, e Protezione civile, RomaVittorio Marletto, ARPAE Emilia-Romagna, BolognaSimona Masina, CMCC, BolognaMaurizio Maugeri, Università di MilanoPaola Mercogliano, CMCC, CasertaMario Marcello Miglietta, CNR, LecceFranco Molteni, consulente scientifico di ECMWF, Reading, UK, e ICTP, TriesteMario Motta, Politecnico di MilanoElisa Palazzi, Università di TorinoClaudia Pasquero, Università di Milano BicoccaCinzia Perrino, CNR, RomaAntonello Provenzale, CNR, PisaGianluca Ruggieri, Università dell’Insubria, VareseGianmaria Sannino, ENEA, RomaStefano Tibaldi, CMCC, BolognaGiorgio Vacchiano, Università di MilanoFrancesca Ventura, Università di Bologna LEGGI TUTTO