2 Agosto 2022

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consigliato per te

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    La mappa degli incendi nel mondo in tempo reale

    A causa della crisi climatica e delle attività umane gli incendi sono sempre più frequenti e intensi. Non brucia solo l’Italia, dove il primo agosto gli equipaggi dei Canadair e degli elicotteri della flotta aerea dello Stato, coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile, hanno domato 15 roghi dal Lazio alla Puglia, ma tutto il mondo […] LEGGI TUTTO

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    La siccità trasforma in fanghi di morte le sorgenti di vita degli anfibi

    Quando si parla di siccità vengono in mente soprattutto i problemi legati all’agricoltura, oppure ai disastrosi incendi che la siccità favorisce. Parlando di animali ecco le immagini di pesci intrappolati nei fiumi in secca, o di specie selvatiche che non trovano da bere. Da qui gli appelli a fornire ciotole e abbeveratoi. Magari anche sui balconi.

    Ma c’è un aspetto della siccità che troppo facilmente trascuriamo: ciò che accade a stagni, torbiere, fossi e ruscelli. Si tratta di ambienti considerati “minori”, e per estensione certamente lo sono. Ma non per importanza ecologica. Anche se il numero di specie presenti in uno stagno (tralasciando i microrganismi) difficilmente supera qualche decina, la biodiversità che viene collettivamente ospitata in tutte le piccole zone umide di una regione, è più grande di quella che ospitano fiumi e laghi in una medesima area. Questo perché stagni, pozze e ruscelli sono piccoli, ma in genere sono molti di più e molto diversi tra loro per storia, forma e posizione. Mentre due laghi presenti nella stessa regione difficilmente ospiteranno specie assai diverse, uno stagno, situato in un alto e ombroso bosco di abeti, avrà una biodiversità ben differente da quello presente tra i prati soleggiati giù nella vallata, che a sua volta ospiterà specie diverse da quelle che abitano il ruscello che scorre tra i salici più in là.

    Ma l’importanza (che già basterebbe) non sta tutta qui. Mentre laghi e fiumi tipicamente ospitano specie che trascorrono tutta la vita, appunto, in laghi e fiumi, le piccole zone umide sono la culla di tutta una serie di animali che trascorrono parti importanti della loro vita in altri ecosistemi, arricchendoli notevolmente. Rospi che mangiano i bruchi nei campi, raganelle che predano le cimici sugli alberi, salamandre che mangiano lumache nei boschi e libellule, innumerevoli specie di libellule e damigelle, che divorano mosche e zanzare a chilometri di distanza.

    Ebbene: tutto questo mondo legato alle piccole acque in questo disgraziato 2022 sta morendo. Ho visitato decine di stagni asciutti, di torrenti in secca, di pozze desertiche. Dalle coste mediterranee sino agli stagni delle malghe, quest’anno quelle che erano sorgenti di vita sono divenute fanghi di morte. La siccità in alcune regioni dura già dallo scorso inverno, così ci sono stati stagni asciutti, o impaludati, addirittura in primavera. Annullando le nascite di molte specie che possono riprodursi solo in un ristretto periodo dell’anno (come ad esempio la Rana di Lataste, un prezioso endemismo italiano). Molti altri si sono asciugati in questi mesi, e altri stanno asciugandosi ora mentre scrivo queste righe.

    Non è solo una questione di poca pioggia: con le alte temperature l’evaporazione di pozze molto piccole diviene drammaticamente più rapida. Non lasciando scampo a larve e a girini, che non riescono a compiere in tempo la metamorfosi, divenendo quegli animali terrestri che poi sarebbero dovuti andare ad arricchire ed equilibrare i nostri ecosistemi. Cosa comporterà questo impoverimento? È allarmante proprio il fatto che sinceramente non lo sappiamo. Non abbiamo idea, oltre al dramma legato all’estinzione locale di alcune specie, quali potranno essere gli effetti a catena sugli ecosistemi. Ma di certo, e questo è noto da tempo, un ecosistema più povero di specie è anche più fragile e più soggetto a squilibri. Più facilmente specie aliene o specie invasive possono prendere il sopravvento.

    Ad esempio, un effetto noto quanto sorprendente ai più, è l’aumento delle zanzare.

    Le zanzare necessitano di acqua per riprodursi e la siccità, in teoria, dovrebbe limitarle. Sì, ma. C’è un grosso ma. Le zanzare si riproducono in acque veramente piccole (per alcune specie basta un bicchiere o il famigerato sottovaso) e totalmente prive di predatori, dove con le alte temperature la riproduzione avviene in pochi giorni. Basta un temporale, un isolato temporale che non rimedia la siccità e non riempie gli stagni. Però forma una minima pozzanghera là dove c’era il laghetto, o dove sgorgava la sorgente. E in quella pozzanghera, dopo la siccità che tutto aveva ucciso, non ci sarà nessun tritone e nessuna libellula. Senza più biodiversità, le piccole pozze del temporale, ma anche le ciotole che mettiamo per gli animali, divengono dei focolai di sole zanzare. E anche le zanzare, lo sappiamo fin troppo bene, una volta nate non resteranno certo lì.

    *Nicola Bressi è naturalista, zoologo e divulgatore scientifico LEGGI TUTTO

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    Rinnovabili e idrogeno, a Trento si progetta la batteria senza materiali rari

    Per quel che hanno in mente di fare, 53 milioni di euro sono appena sufficienti a muovere i primi passi. La Green Energy Storage (Ges) di Trento ha infatti piani bellicosi: diventare un centro di gravità permanente a livello mondiale nel campo delle batterie di accumulo, quelle adoperate fra le altre cose nel fotovoltaico ed eolico per conservare l’energia prodotta. Intende farlo producendo dispositivi privi di metalli rari come litio, nichel o bromo liberandosi così dalla loro dipendenza. Di qui i fondi della Commissione europea, parte di quelli destinati a finanziare le tecnologie che un domani potrebbero consentire di non essere vittime di ricatti da parte di chi controlla le materie prime in Paesi esterni all’Unione. “Progetti importanti per il comune interesse europeo” li chiamano a Bruxelles, o se preferite “Important projects of common european interest (Ipcei)”, che hanno una sottosezione intitolata “European Battery Innovation”.

    Tecnologia

    L’impianto sardo dove l’energia viene stoccata in una mega batteria di CO2

    di

    Dario D’Elia

    17 Maggio 2022

    “Quello che stiamo mettendo a punto sono batterie fisse che usano l’energia, delle rinnovabili ad esempio, trasformandola in idrogeno. Il quale poi quando occorre si può riconvertire in energia”, racconta Salvatore Pinto, il presidente di Green Energy Storage. “Il bello sta nel fatto che lo facciamo senza la necessità di quei metalli estratti in giro per il mondo che spesso creano danni all’ambiente e che sono in mano o ricadono nella sfera di influenza di altre potenze”. Originario di Napoli, 65 anni, Pinto ha alle spalle un curriculum corposo. Fra le altre cariche ha avuto quella di amministratore delegato di Telespazio, è stato fra i manager di punta della Olivetti negli anni Novanta, e oggi dirige la filiale italiana della svizzera Axpo, ex Egl, fornitrice di gas ed elettricità. Al suo fianco in questa avventura c’è la Fondazione Bruno Kessler guidata da Francesco Profumo, che fornisce a Ges i laboratori per lo sviluppo della nuova batteria.

    “La sfida posta dai progetti europei Ipeci”, ha dichiarato Profumo, “si inserisce nel posizionamento strategico europeo, per prendere uno spazio manifatturiero nuovo in temi che la Commissione riconosce di importanza strategica. È una sfida epocale in un mondo in competizione, per le risorse, per le tecnologie, per i mercati. È un’opportunità che ricade sui singoli attori e sui singoli territori. A supporto metteremo a disposizione le nostre migliori risorse e le nostre più avanzate infrastrutture di laboratorio”.

    Il fisco verde

    Rinnovabili: con i bonus le batterie di accumulo sono (quasi) gratis

    di

    Antonella Donati

    29 Giugno 2022

    Alla Ges sono partiti sette anni fa da un brevetto messo a punto alla Harvard University e via via hanno perfezionato la tecnologia arrivando ad una formula chimica proprietaria che, grazie all’impiego di membrane ed elettrodi sviluppati appositamente, opera la trasformazione della corrente in idrogeno e viceversa. Il mercato di riferimento delle batterie stazionarie, quindi ad esclusione di quelle al litio per smartphone e veicoli elettrici, è stato valutato in 400 miliardi di dollari dalla multinazionale delle consulenze McKinsey. Bloomberg si è spinta oltre: 662 miliardi entro il 2040. Previsioni tutte da verificare, così come le capacità reali delle batterie Ges. I primi prototipi sono attesi per la fine del 2023, la produzione sperimentale invece per l’inizio del 2024.

    “Le fabbriche, abbiamo intenzione di aprirne in Australia, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti, saranno del tutto sostenibili dal punto di vista ambientale”, prosegue Pinto. “La parte chimica viene infatti aggiunta sul posto una volta installata la batteria e i materiali che impieghiamo sono completamente riciclabili”. Si parla di una capacità che andrà dai 10 kilowatt ai megawatt con un’efficienza pari a quella delle batterie al litio e costi che dovrebbero essere sensibilmente minori.

    Tecnologia

    In Finlandia la prima batteria di sabbia che immagazzina energia

    di

    Alessandro Petrone

    18 Luglio 2022

    Green Energy Storage non è la sola compagnia che lavora a soluzioni alternative a quelle esistenti. In Finlandia si sta usando la sabbia come sistema di accumulo, lo fanno anche alcuni impianti fotovoltaici, in Sardegna invece si punta sulla CO2, mentre in America come in Olanda stanno mettendo a punto batterie che usano il nichel o il bromo. Sulla parte chimica del modello Ges. che assieme a membrane e elettrodi è la più innovativa e quella tutelata da brevetti che verranno pubblicati fra 18 mesi, Pinto non scende nei dettagli. Assicura però che nessun altro al mondo possiede una tecnologia simile. Vedremo se è davvero così. Ovviamente la speranza, per noi e per l’Europa, è che abbia ragione.  LEGGI TUTTO

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    Il polpo col pallone e il cavalluccio con la mascherina: l'inquinamento marino in mostra a Procida

    Sembrano resilienti. Adattandosi alle nuove condizioni. Come il polpo, che gioca con un pallone di cuoio avvolgendolo con i suoi tentacoli. O come la Pelagia noctiluca, la medusa che prova a fare un sol boccone dell’involucro di un cioccolatino. E ancora: ascidie e molluschi gasteropodi colonizzano un bicchiere di carta, mentre una coppia di ghiozzi depone le uova all’interno di una confezione di fuochi artificiali, naturalmente abbandonata sui fondali. E poi c’è celebre seppia alle prese con un profilattico (scatto pluripremiato) e quello scatto iconico dei tempi della pandemia: un cavalluccio marino aggrappato a una mascherina chirurgica.

    A Procida la mostra della convivenza tra organismi marini e plastica

    Dal 4 al 31 agosto al porto di Marina Chiaiolella l’esposizione degli straordinari scatti che mostrano la convivenza tra gli organismi marini e la plastica di tre grandi fotografi subacquei: Nicholas Samaras, Pasquale Vassallo e Guido Villani. Per favorire un’inversione di rotta

    Ma quanto costa, agli organismi marini, dover fare i conti con l’inquinamento da plastica e, in generale, con la complessa convivenza con l’essere umano? La domanda è chiara, la risposta ispira la mostra fotografica “Watersurface”, in programma a Procida dal 4 agosto al 31 dicembre e inserita nell’ambito del programma della Capitale Italiana della Cultura 2022. Sul braccio del porto di Marina Chiaiolella gli scatti di tre fotografi subacquei di fama internazionale – Nicholas Samaras, Pasquale Vassallo e Guido Villani – dai quali parte un appello per la lotta contro la cosiddetta marine litter, l’inquinamento da plastica che interessa i mari di tutto il globo, e contro il fenomeno del ghost fishing, l’abbandono degli strumenti da pesca che continuano, in alcuni casi per anni, a causare danni alla fauna sommersa.E c’è di tutto, in fondo al mare, davanti all’obiettivo dei fotografi: un binario ferroviario tagliato, utilizzato come punto di attracco, diventa la casa di un polpo comune, una bottiglia di birra ospita una bavosa farfalla (Blennius ocellaris) per deporre le uova, una nassa abbandonata diventa il rifugio di bellissimi nudibranchi. Verrebbe da sospettare che la natura sia, appunto, più forte di tutto. Ma è così? “Per chi, come noi, ama immersi è diventato evidente l’aumento della plastica sui fondali, negli ultimi anni”, sottolinea il napoletano Pasquale Vassallo, già premiato con il prestigioso “Plongeur d’Or” (Marsiglia, 2011) e “The Underwater Photographer of the Year” Marine Conservation (Londra, 2020). “E mi è dunque capitato di documentare situazioni quasi inverosimili, con ammassi di rifiuti sul fondo del mare. Ma se nelle nostre foto raccontiamo quel che è visibile, e per certi versi impressionante, a inquietarci deve essere soprattutto quel che non vediamo, e che ci inquieta: la plastica si frammenta in particelle sempre più piccole, fino a depositarsi nei tessuti degli organismi, anche in quelli che finiscono nei nostri piatti. Ma il bicchiere può essere mezzo pieno: purché invertiamo la tendenza, subito, evitando che il mare sia la nostra pattumiera”.

    Inquinamento

    Quanta plastica galleggia nel Mediterraneo? Più di 3mila tonnellate

    di

    Anna Lisa Bonfraceschi

    07 Ottobre 2021

    “Entro il 2025 gli oceani conterranno una tonnellata di plastica ogni tre tonnellate di pesce ed entro il 2050 ci sarà più plastica che pesce”, spiega Agostino Riitano, direttore di Procida 2022. “Nell’Oceano Pacifico, tra la California e le Hawaii, galleggia un’isola di plastica di 1,6 milioni di km2, più di 400.000 volte la superficie dell’isola di Procida. Il Mediterraneo, secondo la ricerca ‘Beach Litter’ di Legambiente, ha per ogni 100 metri lineari di costa circa 670 rifiuti. La plastica rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto: 134 specie tra pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini, sono vittime dell’ingestione di plastica. Con questa grande mostra fotografica, che ben si sposa con il senso del dossier di Procida 2022, lanciamo così un messaggio forte e chiaro per la salvaguardia degli ecosistemi marini e dell’intero pianeta”.Le fotografie saranno esposte lungo un percorso lineare di 50 metri, all’interno del porto di Chiaiolella, contribuendo alla rigenerazione di una sua area: con una serie di attività di sensibilizzazione sul riuso e sul riciclo, con il disincentivo dell’utilizzo delle auto (grazie anche alla gratuità, nell’anno da Capitale, del servizio di trasporto pubblico) e con la promozione dell’uso delle borracce in luogo dei monouso in plastica, Procida sta intraprendendo un percorso all’insegna della sostenibilità.

    Persone

    Giovanni Soldini, il velista-ambientalista in lotta contro la plastica

    di

    Enrico Franceschini

    28 Maggio 2022

    “Non ci sono alternative, se realmente abbiamo a cuore la biodiversità dei nostri mari”, spiegano, con Vassallo, Guido Villani, biologo marino presso l’Istituto di Chimica Biomolecolare del Cnr. di Pozzuoli, che ha partecipato a numerose campagne di campionamenti e documentazioni fotografiche subacquee in Mediterraneo ed in vari Paesi esteri, e Nicholas Samaras, uno dei più appassionati e impegnati fotografi subacquei a livello mondiale, già premiato con il G.D.T. European Wildlife Photographer of the Year e gli Ocean Photography Awards e autore – tra l’altro – di collaborazioni con National Geographic, BBC Wildlife e Scuba Diving. “La foto del cavalluccio marino con la mascherina? L’ho scattata nel mare di Halkidiki, una penisola situata a Nord-Est della Grecia”, spiega Samaras. “La pandemia ha generato una quantità rilevante di rifiuti, molti dei quali sono finiti nei nostri mari”. LEGGI TUTTO