1 Agosto 2022

Daily Archives

consigliato per te

  • in

    In viaggio con Jova: lacrime alla chitarra per ritrovarsi

    “Ho appena pianto, dammi della nutella vegana”. Giada, la principessina urban che ama le comodità ma fa la dura, si è commossa sentendo Nicholas suonare la chitarra. A essere onesti, ci siamo commosse un po’ tutte, sedute nel ristorante vuoto, le sedie impilate, il proprietario dietro la cassa a ultimare i conti. Lui mette a disposizione gli strumenti per i musicisti (e non) di passaggio e, anche se siamo appena rientrate dal Jova Beach Party a Barletta e ormai è tardi, non ha saputo dirci di no. E si è goduto lo spettacolo.

    Fonti Attendibili

    Jova Beach Party a Barletta, tra saline e sub che si prendono cura del mare

    di

    Alice Pavarotti*

    30 Luglio 2022

    Nessuna matita, nessun fumetto questa volta. Solo una chitarra, la sua voce, i suoi testi. Nicholas ha tirato fuori un’altra arte in cui è portato. Il pulcino non saprà nuotare ancora (e le onde non gli hanno nemmeno permesso di esercitarsi a sto giro) ma ormai si mostra in tutte le sue delicatissime sfaccettature. E insieme a ogni corda, tocca qualcosa dentro ognuna di noi. Le storie d’amore che stanno finendo, quelle appena iniziate, quelle di cui si è avuto il coraggio solo di immaginarle.Il mood è diverso da quello del concerto, ma non manca la complicità che ormai si è creata nella nostra piccola famiglia di bimbi sperduti, nella quale mi atteggio come fossi una magica Trilli, ma forse sono solo Peter Pan. Alice nel suo vestito bianco nuovo e con la frangia sistemata dalla spazzola tonda che porta sempre con sé si gode la “canzone più sexy del mondo”, a detta sua, con Biagio Antonacci sul palco insieme a Jova. Fashion – un nome, una garanzia – con il suo kaftano di pizzo nero sembra molto più matura dei suoi 19 anni scarsi, mentre con un bicchiere di the freddo in mano non vuole perdere nessun dettaglio di quello che le succede intorno. Con lo sguardo cerca Charlie, che ha lasciato a domani i tagli più morbidi delle interviste e le decisioni sulle città del suo futuro. Adesso si balla e basta.

    Fonti Attendibili

    Jova Beach Party, si parte: alla ricerca di eroi green che con i loro piccoli gesti salvano il Pianeta

    di

    Paola Rosa Adragna

    01 Luglio 2022

    Come al solito abbiamo anche fatto scorta di consigli green. Dal “mangiare la metà, camminare il doppio” di Giorgio Pontrelli, uno dei disegnatori di Dylan Dog, al “patto generazionale tra giovani e adulti che collaborano insieme per salvare il Pianeta” di Potito Ruggiero, attivista 14enne che ha iniziato il suo percorso ambientalista manifestando da solo sotto il municipio della sua città il 27 settembre 2019. Perché quello che serve per cambiare le cose è energia, è passione, è amore. Noi sperduti diremmo è il brodo che ti conforta nelle sere invernali, ti ristora e ti ricarica per raggiungere l’obiettivo, qualunque esso sia.E allora che ognuno trovi il suo brodo. Per il resto, ci vediamo a Fermo. LEGGI TUTTO

  • in

    L’energia del sole ricreata sulla Terra

    L’Italia ha da tempo avviato il percorso della transizione energetica per raggiungere gli obiettivi sul contenimento del riscaldamento del Pianeta. Per questo è impegnata nella riduzione dei consumi di energia da fonti fossili e nell’incremento dell’uso di energia sostenibile. A favorire la svolta in ambito di sostenibilità energetica, potrebbe essere uno sviluppo scientifico e tecnologico  che porta sulla Terra la reazione fisica, totalmente naturale, con cui il Sole genera la propria energia. A questo proposito, una società d’oltreoceano sta mettendo a punto la fusione a confinamento magnetico. Si tratta di un processo, completamente diverso dalla fissione nucleare, dove due isotopi di idrogeno, unendosi, emettono energia.

    La fusione di due nuclei d’idrogeno libera una quantità enorme di energia. Questo tipo di fusione non emette gas a effetto serra: il primo, grande, vantaggio che la rende una fonte energetica estremamente interessante. Il secondo vantaggio è che si tratta di una fonte virtualmente inesauribile. Replicare artificialmente la fusione sulla Terra è però molto difficile perché richiede di portare il plasma a temperature elevatissime: oltre 100 milioni di gradi. Per gestirlo si utilizzerà la tecnologia del confinamento magnetico che – come dice il nome – impiega campi magnetici potentissimi. Per capire di cosa si tratta abbiamo rivolto qualche domanda al professor Dennis Whyte, Direttore del Plasma Science and Fusion Center del Massachusetts Institute of Technology (MIT). LEGGI TUTTO

  • in

    La ricerca della cannuccia perfetta è l'emblema della lotta alla plastica

    Basta una passeggiata sulla spiaggia: i più attenti all’ambiente raccolgono ogni giorno cannucce dei minibrick e i loro incarti in plastica. Le cannucce monouso, difficilmente riciclabili, sono ancora tante, troppe, nonostante la ricerca per le alternative sia cominciata da tempo. Non è un caso che si tratti di un totem nella battaglia ambientalista e che la ricerca sulle alternative per un oggetto così piccolo ma di uso tanto comune sia continua.

    In circolazione ci sono ora cannucce in acciaio, silicone, vetro, bambù, fieno, erba, alghe, farina, pasta e paglia, ma un po’ come per le bottigliette dell’acqua di plastica, la facilità di rimpiazzarle con l’alluminio non ne ha limitato davvero l’uso. Anche per questo, insieme alla ricerca di materiali si è intensificata la sperimentazione di cannucce in plastica biodegradabile e compostabile: mentre le cannucce di plastica tradizionali sono fatte di polipropilene, un numero crescente di cannucce e altri prodotti di plastica monouso sono realizzati con plastiche biodegradabili, o compostabili, come i poliidrossialcanoati (PHA) e l’acido polilattico (PLA). Mentre le plastiche tradizionali dal punto di vista della loro composizione chimica si basano su legami carbonio-carbonio molto forti, le bioplastiche come il PHA e il PLA sono costituite da legami più deboli, perciò possono essere consumate dai microbi e degradarsi molto più rapidamente delle plastiche tradizionali.

    Bioplastiche compostabili, il riciclo raggiunge il 61% dell’Italia e ha già superato gli obiettivi di legge per il 2025

    01 Giugno 2022

    Nell’ultimo periodo, però, è cresciuto il timore che le bioplastiche siano spesso sopravvalutate. Intervistato da Nbc, Ramani Narayan, professore del  dipartimento di ingegneria chimica e scienza dei materiali della Michigan State University, a proposito di alcune alternative alla plastica tradizionale ha affermato che “non esiste una soluzione magica per cui, a prescindere dal fatto che lo si gestisca correttamente o che lo si butti via, quel prodotto scomparirà e sarà eliminato dall’ambiente. Questo non esiste”. Gli esperti del settore osservano infatti che le bioplastiche devono comunque essere inviate a un impianto speciale per essere decomposte, se le si disperde nell’ambiente o finiscono nella normale spazzatura sono come la plastica.

    La crociata contro le cannucce e altri oggetti di plastica monouso in Europa è cominciata ufficialmente nel 2018,  quando Consiglio e Parlamento europeo hanno posto il veto su piatti, posate e cotton fioc: proprio le fotografie dei danni che questi oggetti causavano agli animali marini hanno dato una spinta decisiva per sensibilizzare i cittadini, ma da qui a veder sparire tali oggetti la strada è ancora lunga.

    Per quanto riguarda le cannucce, la prima alternativa proposta è stata la carta, ma che funzionassero peggio di quelle di plastica è stato subito evidente e uno studio del 2019 ha indicato che le cannucce di carta perdono dal 70% al 90% della loro resistenza dopo essere state a contatto con un liquido per meno di 30 minuti. In seguito, la ricerca si è concentrata su materiali più resistenti, ma con un’impronta ambientale minore rispetto alla plastica, e la pandemia di Covid ha dato una spinta, perché è crescita la richiesta di pasti da asporto igienicamente sicuri. Molte aziende che producevano soltanto sacchetti biocompostabili hanno così cominciato a orientare la loro produzione su contenitori per alimenti. Achyut Patel, vicepresidente delle vendite e cofondatore di beyondGREEN, multinazionale del settore con sede anche in Italia, ha dichiarato che la sua azienda ha iniziato a produrre cannucce PHA intorno all’aprile 2021 e che ora il 50% delle vendite è costituito da cannucce.

    L’intervista

    Lo scienziato italiano che trasforma le proteine in plastica da riciclare all’infinito

    di

    Giuliano Aluffi

    23 Novembre 2021

    Altri produttori sono contrari alla plastica compostabile come il PHA e continuano a spingere per alternative ancora più ecologiche, tra cui la carta, realizzando cannucce abbastanza resistenti da non decomporsi nei liquidi e ricoperte da un rivestimento alimentare per combattere il sapore di carta, come per esempio ha fatto SOFI.

    Anche se le cannucce sono ben lontane dall’essere la causa più significativa dell’inquinamento da plastica (nel 2018, le cannucce hanno rappresentato solo lo 0,02%, o 2.000 tonnellate, dei quasi 9 milioni di tonnellate di rifiuti plastici presenti negli oceani), i piccoli tubi di plastica sono al centro della discussione più ampie sui rifiuti di plastica. In attesa di un materiale rivoluzionario, così come per la maggior parte degli oggetti di plastica monouso, la soluzione sarebbe evitare di usarle. LEGGI TUTTO

  • in

    Tu lo butti, lei lo reinventa. Il mondo di Daniela Ducato

    Un piccolo centro nella Sardegna sud occidentale dove si riorganizzano gli spazi pubblici per promuovere la cultura del lavoro agile. Un parco con olivi e lecci trasformato in coworking a cielo aperto, con tavoli che abbracciano gli alberi e wi-fi gratuito. Le strade di Guspini parlano un linguaggio nuovo. È nata qui la prima zona industriale al mondo con cinquanta strade con intitolazioni al femminile e una donna, Daniela Ducato, è tra le cittadine più attive nella ricerca di un nuovo sguardo sul mondo.

    Daniela Ducato ha 62 anni, è nata a Cagliari, ma Guspini è il posto in cui vive ed il fulcro del suo attivismo. Madre di due figli di 24 e 27 anni, è stata un’insegnante di musica e oggi è un’icona della circolarità, un’innovatrice visionaria, una poliedrica attivatrice di soluzioni sostenibili. Definirla è complesso: non ha imprese, né quote societarie. Si dichiara una imprenditrice senza impresa fisica. “Un’impresa è stata realizzare Edizero – dice – un protocollo di regole di sostenibilità di base per realizzare scambi di competenze e collaborazioni tra industrie, territori, enti di ricerca, per realizzare servizi, progetti e nuovi prodotti ad esempio dagli scarti di sughero, marmo o dell’olivicoltura. Così sono nati biomateriali come isolanti, pitture, detergenti, a km corto”. Daniela Ducato è piuttosto una catalizzatrice, esperta soprattutto di “economia delle relazioni, una competenza basata sulla mia esperienza con la Banca del tempo, vissuta prima a Guspini e poi a livello nazionale e internazionale con le “Reti di saperi” – spiega – da mamma senza una famiglia di appoggio avevo bisogno di trovare un senso di comunità per i miei figli che non fosse solo la nostra famiglia e diventasse un modo di osservare il paese in cui si vive”.

    I dati

    Economia circolare, Italia prima: dai rifuti riciclati alle materie prime risparmiate

    di

    Jaime D’Alessandro

    25 Luglio 2022

    Questa mente brillante, che ha ottenuto riconoscimenti di ogni tipo, tra cui il premio come miglior innovatrice europea nel settore eco-friendly, quello di miglior innovatrice italiana e l’onorificenza del Presidente della Repubblica Mattarella di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti ambientali ed è stata scelta come presidente di WWF Italia (ma si è dovuta dimettere per motivi personali), nel raccontarsi spesso riferisce le sue difficoltà e le sue gioie di madre: “Nel 1998 ero incinta del secondo figlio e Jacopo, che allora aveva tre anni e oggi fa l’architetto in Svizzera, notando un terreno abbandonato vicino a casa nostra a Guspini mi disse: “Mamma, adesso arriva il fratellino e noi lo accogliamo con questa immondizia?”. Non serviva che noi avessimo una bella casa con il giardino, lui mi fece vedere il mondo con i suoi occhi, mi fece assumere la mia responsabilità di adulta e dal giorno dopo andammo a pulire quel terreno. Fu incredibile vedere come tutte le persone che passavano lì davanti per andare a scuola iniziarono ad aiutarci. È successo tutto in fretta, ma si è creata subito questa comunità incredibile, che è arrivata a coinvolgere più di mille persone nel paese, con un recupero del paesaggio e di tante aree in abbandono, tra cui un luogo in mano allo spaccio, perché Guspini in quegli anni era famosa come paese della droga. Prendendoci cura dei luoghi ci si prende cura di sé, così dallo scambio di dosi di droga si è passati allo scambio di amicizie. È stata un’esperienza fondamentale per capire il valore delle relazioni e della loro qualità. Da quel momento mi impegnai tanto che il sindaco poco dopo mi affidò il compito di redigere un progetto per il premio delle città sostenibili per i bambini e le bambine da presentare al ministero dell’Ambiente”.

    Rifiuti

    Ricicliamo sempre più carta e i Comuni ci guadagnano

    di

    Cristina Nadotti

    14 Luglio 2022

    Il territorio, la comunità, mettere in rete le competenze e i saperi. Dopo l’esperienza di Edizero, la convinzione di Daniela Ducato che le relazioni siano essenziali per scardinare un’economia che schiaccia le persone invece di valorizzarle si arricchisce di un altro elemento, la regola degli zeri. “Per me ogni filiera di produzione ha una regola granitica e semplice, gli zeri. Qualsiasi prodotto deve avere zero contenuti di derivati petrolchimici, zero inquinanti e composti organici volatili, zero sottrazione di agricoltura, per cui dalla terra vanno prese solo le eccedenze e non si deve usare quel che serve per il sostentamento come cibo e acqua, zero sottrazione dagli oceani e zero diseguaglianze, con attenzione particolare alla situazione delle donne, che vengono pagate fino a venti, trenta volte di meno nel mondo”.

    Oggi Daniela Ducato ha trovato in Fondazione Territorio Italia il settore ideale per sviluppare le sue economia delle relazioni e regola degli zeri. Il progetto di energia pulita per salvare le api in atto a Macchiareddu è un esempio. L’area di 200 ettari abbandonata nella zona industriale di Cagliari è recuperata in agri-fotovoltaico per produrre l’energia che soddisfa il fabbisogno di circa 50.000 famiglie medie e la terra sotto i pannelli solari ha ricevuto la prima azione per una riconversione in biologico. L’accordo con gli apicoltori locali ha poi gettato le basi per la costruzione di un santuario delle api.

    Economia circolare

    “Servono mille nuovi impianti di riciclo per raggiungere l’obiettivo di zero rifiuti”

    05 Luglio 2022

    “Grazie all’intervento della Fondazione, oggi quest’area produce energia pulita e suolo pulito, a differenza dell’80% dei siti di produzione di energia solare in cui l’uso di diserbanti e pesticidi è ammessa per migliorare la captazione solare – sottolinea Ducato – abbiamo dimostrato che per produrre energia pulita non occorre impoverire la terra, ma è possibile ripopolare questi luoghi di insetti, permettendo la crescita delle specie vegetali di cui si nutrono, avviando la produzione di miele biologico. Tante altre zone inquinate e abbandonate in Italia potrebbero essere riconvertite alla salute. Il nostro progetto ha aperto una piccola attenzione su un problema gigantesco, offrendo per la prima volta la possibilità di agire in modo diverso”. L’attenzione alle donne e alle disuguaglianze sociali è centrale nei progetti dei laboratori di design di rinascita, tra i quali spicca la realizzazione del “filo di mare”, nato da una tecnica innovativa per la lavorazione dello scarto dei filamenti delle cozze, secondo un’antica tradizione tarantina. 

    Ancora, il progetto di green conservation, con cui Fondazione Territorio Italia ha valorizzato i due siti simbolo del nostro Paese quali la Valle dei Templi di Agrigento e Piazza dei Miracoli a Pisa si basano su un intervento di agro-ingegneria per l’eliminazione delle erbe infestanti, con un brevetto totalmente rispettoso dell’ambiente. Daniela Ducato potrebbe elencare idee e progetti per ore, compreso concentrandosi anche su “la parola chiave è biodiversità, perché da lì dipende tutto, acqua, medicinali, farmaci. È una parola che sembra affine solo alla poesia – sottolinea con quello sguardo che punta sempre lontano – ma ci dice che se non ci prendiamo cura e moltiplichiamo i servizi ecosistemici non ci prendiamo cura di noi stessi”. LEGGI TUTTO

  • in

    Il buon esempio di Mancasale, il depuratore che porta l'acqua reflua ai campi raddoppia

    Il depuratore di Mancasale (in provincia di Reggio Emilia) è stato il primo in Emilia Romagna a irrigare i campi attorno. Il progetto è nato nel 2015, frutto di un accordo tra Regione, Ireti, il gestore del gruppo Iren, Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e Atersir, dal 2016 fornisce alle campagne 7 milioni di metri cubi da marzo a settembre. E nei prossimi anni raddoppierà a 14 milioni, a pieno regime, grazie ai fondi regionali e del Pnrr. Sarebbe una risorsa importante soprattutto in periodi di siccità. Nonostante ci siano le tecnologie di depurazione avanzate per riutilizzarne nove miliardi di metri cubi.Secondo un recente rapporto Utilitalia, si riutilizzano infatti solo il 5% delle acque depurate (475 milioni di metri cubi), il resto finisce nei fiumi e in mare. E su 18.140 impianti di depurazione, appena 79 hanno la tecnologia per fornire acque “buone” per usi come l’irrigazione in agricoltura e di campi da golf, o attività che vanno dalla pulizia delle strade ai i cantieri navali. Tutto questo potrebbe già succedere con altri impianti Iren, in Liguria, come spiega Fabio Giuseppini, amministratore delegato di Ireti, ma per i quali si attendono ancora la fine degli iter per gli accordi di programma. E intanto si scarica a mare. LEGGI TUTTO