21 Giugno 2022

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    Concorso scuola medie e superiori, troppi errori nei quiz. L'appello degli intellettuali al governo: “Rimediate al pasticcio”

    L’esempio più eclatante che viene riportato riguarda un quesito posto a insegnanti di matematica in cerca di una cattedra di ruolo: tra le risposte quella corretta per i selezionatori ministeriali era il “parallelogramma esagonale”. Bene così? Non proprio: è una figura geometrica che non esiste. Parte da qui l’appello contro un concorso della scuola pieno di errori di oltre 50 docenti, per lo più universitari, tra cui il linguista Luca Serianni, Luciano Canfora, Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, Massimo Cacciari, l’anglista Piero Boitani, uno dei più importanti conoscitori di Dante, il poeta Lello Voce e il matematico Umberto Bottazzini vincitore del Premio Pitagora per la divulgazione matematica, fellow dell’American Mathematical Society che gli ha attribuito il Whiteman Memorial Prize. “Il ministero all’Istruzione deve riconoscere gli errori commessi nella formulazione di decine e decine di quesiti inqualificabili e provvedere a ridefinire i punteggi dei candidati interessati”, la richiesta.

    Il dossier con i quesiti sbagliati

    Non si chiede di annullare il concorso ordinario per le medie e le superiori – 26.661 posti e 430.583 candidati – che già ha percentuali di bocciati altissime al quiz tanto contestato dai prof. Ma di riammettere chi non è passato all’orale per colpa di quesiti sbagliati, imprecisi, fuori programma. Il Ministero lo ha fatto, ma solo in rari casi come Tecnologia (classe di concorso A060) e nella selezione sul sostegno alle medie. Troppo pochi, incalza Massimo Arcangeli, professore di Linguistica italiana all’università di Cagliari, promotore dell’appello. Il docente ha fatto qualcosa di più, ha prodotto un dossier corposo con gli errori.

    “Ho cominciato a segnalare i primi via social e sono stato inondato dalle segnalazioni – racconta – e quello che ho raccolto è solo la punta dell’iceberg. Chi è stato penalizzato da quesiti erronei, ambigui, mal formulati, e che gli abbiano impedito di conseguire il punteggio minimo indispensabile per il superamento di una prova che andava annullata, può certamente far ricorso alla giustizia amministrativa. Stanno fioccando i ricorsi al Tar”. Ma per Arcangeli e i firmatari del suo appello intanto sarebbe importante che intervenisse il ministero.

    Il silenzio del ministero

    “Il Ministro dell’Istruzione, anzi il Governo nel suo complesso, avrebbe però dovuto almeno sentire il dovere di dare un’immediata risposta, che non c’è stata (se non limitatamente ai pochi quesiti di cui si è ammessa l’erroneità), alle migliaia di partecipanti, e potenziali ricorrenti, beffati dalla selezione perfida e iniqua, oltreché intollerabilmente ipernozionistica, consumata ai loro danni” si legge nell’appello. Amare le conclusioni. “Migliaia di partecipanti al concorso sono vittime di batterie di test a scelta multipla che, per la pessima qualità dei quiz proposti, sono un’offesa all’oggettività e al merito, oltreché alle vere competenze (e conoscenze) da accertare in una pubblica selezione per l’accesso ai ruoli della scuola”.

    Dagli isomeri al participio passato: gli errori

    La domanda sul participo passato è da record: quattro risposte, tutte sbagliate. Il calore specifico invece viene indicato tra le grandezze fondamentali, invece è derivata. Si può usare un cartogramma a mosaico per evidenziare l’intensità di un fenomeno, ma anche una carta corografica, dunque sono corrette due risposte anzichè una. Errata è la definizione (che viene invece considerata giusta) di “gentrification”. ll numero di alcani isomeri strutturali aventi formula molecolare C6H14 è 5, non 55. Così come l’Ocse non ha 36 paesi membri, ma 38 dopo che si sono aggiunti la Colombia e il Costarica (ma a chi ha scritto 38 viene conteggiato un errore). L’imbozzimatura? Nella definizione “il selezionatore non aveva la minima contezza del significato di parole come ordito e filato”.

    Errori ma anche domande con due risposte esatte come quella sui bit che costituiscono un indirizzo IP.  Insomma, così mal formulate che possono avere più di una risposta giusta. O che non si comprendono come quella sulla dieta “dietary gols” (“goals” in realtà) che viene assimilata alla dieta “italiana”. Cosa c’entra, ci si chiede nel dossier. 

    Ma ci sono anche quesiti che, viene fatto notare nell’appello, non tengono conto della direttiva del dipartimento della Funzione Pubblica della presidenza del Consiglio dei ministri (24 aprile 2018) nella quale si precisa: “Le domande non dovrebbero essere prevalentemente volte a premiare lo studio mnemonico, ma dovrebbero includere sia quesiti basati sulla preparazione (generale e nelle materie indicate dal bando), sia quesiti basati sulla soluzione di problemi, in base ai diversi tipi di ragionamento (logico, deduttivo, numerico)”.

    Scuola, quel prof che scova i test sbagliati al concorso per docenti

    di

    Ilaria Venturi

    24 Aprile 2022

    Poi ci sono domande su autori e argomenti non indicati nel bando. Viene chiesta una definizione di Ezio Raimondi, che però non compare tra i critici letterari da studiare. Sulle competenze digitali, vengono chieste sigle che indicano una rete di telecomunicazioni – tra le risposte, Gan: Great area network (in realtà Global area network):  “C’è quantomeno da dubitare sull’attinenza del quesito sulle sigle rispetto alla ricaduta didattica”. E sempre ai fini dell’accertamento delle competenze digitali rispetto alle indicazioni date per la valutazione della prova scritta “qual è il grado di attinenza di una domanda su quale sia la sede del Bios di un personal computer?”.

    Infine, la domanda: secondo Howard Gardner l’intelligenza è…. Delle quattro risposte suggerite nessuna è giusta. Lo scrive lo stesso professore, autore della teoria sulle intelligenze multiple, in una mail inviata al ministero: “La domanda non è formulata in modo appropriato e nessuna delle alternative è corretta”. LEGGI TUTTO

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    Al via il primo confronto in aula di “giudizio universale”, la causa allo Stato per l'inazione sul clima

    Il “giudizio universale” fa il suo primo grande passo in aula. Si tratta di una campagna per affrontare l’emergenza climatica che ha visto un gruppo di 203 ricorrenti intentare una causa legale allo Stato per denunciare l’inazione italiana nell’affrontare il riscaldamento globale. Gli atti La prima causa climatica italiana: cittadini contro lo Stato che non […] LEGGI TUTTO

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    Le tasse ambientali fruttano al fisco 50 miliardi di euro

    Gli obiettivi delle imposte ambientali, disciplinate dal regolamento europeo 691/2011, sono molteplici e si sviluppano sulla logica del raggiungimento degli obiettivi di politica ambientale. Appesantire il carico fiscale di chi inquina è, per Bruxelles, uno strumento di sensibilizzazione.È il principio del “chi inquina paga”, un sovrapprezzo espresso in punti percentuali che grava sulla produzione di beni e servizi dannosi per il Pianeta, che si erige su tre categorie ambientali ed è pensato per spingere i consumatori verso prodotti sostenibili, aiutando anche il fisco dei Paesi Ue.

    Nel 2020 il fisco ha incamerato 50,2 miliardi di euro

    I 50,2 miliardi di euro che abbiamo pagato nel 2020 sono in contrazione del 14% rispetto ai 58,3 miliardi del 2019. Un segno – in questo caso positivo – della pandemia e delle clausure. In termini di gettito fiscale equivalgono al 7,06% delle entrate dell’erario e, in rapporto al Pil, rappresentano il 3,04%.

    Il totale delle imposte incassate dai 27 Paesi Ue è stato di 299,9 miliardi di euro.

    Le categorie e le eccezioni

    Le imposte ambientali in Italia sono suddivise in tre categorie: energia, trasporto e inquinamento. Per energia si intende tutto ciò che riguarda carburazione e combustione. Nella categoria dei trasporti ricadono tutti i veicoli a motore, anche quelli destinati al trasporto pubblico. Alla voce inquinamento corrispondono tutti i prodotti inquinanti per l’ambiente, inclusa la gestione dei rifiuti ma con l’esclusione dell’anidride carbonica (che rientra invece nella categoria energia).

    Dei 50,2 miliardi incassati dall’erario durante il 2020, oltre 40 miliardi di euro (80,27%) sono afferenti alle imposte ambientali sull’energia, altri 9 miliardi sono stati incamerati dai trasporti (18,56%) e oltre mezzo miliardo di euro dalla riduzione dell’inquinamento (1,17%).

    Finanza

    Cosa sappiamo dei sussidi ambientalmente dannosi e perché aumentano con il caro bollette

    di

    Giuditta Mosca

    13 Giugno 2022

    A pesare sulle famiglie è quasi il 57% del totale, il 24% ricade sui servizi e il 18% circa sull’industria. Costituiscono eccezioni, e sono quindi sgravate, l’Imposta sul valore aggiunto (Iva), le tasse sulla proprietà dei terreni e sui giacimenti, le imposte sul reddito e sul lavoro, quelle sul tabacco e quelle sull’alcol. LEGGI TUTTO