13 Giugno 2022

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consigliato per te

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    Cura e benessere degli animali domestici e del loro habitat con i probiotici

    Molti di noi hanno sentito parlare dei probiotici per la loro capacità di ripristinare la flora batterica e rafforzare le difese immunitarie del nostro organismo. Meno noto, ma altrettanto efficace, è il loro utilizzo per igienizzare gli ambienti e per il benessere degli animali domestici.

    I probiotici sono microrganismi vivi che, applicati su qualsiasi superficie, attivano un processo completamente naturale che decompone e metabolizza lo sporco, ostacolando la contaminazione da parte di nuovi batteri. In questo modo si crea sulle superfici un microbiota sano e protettivo che ritarda la formazione di cattivi odori e germi, per diverso tempo e senza agenti chimici. LEGGI TUTTO

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    Lo smog non è solo un problema delle grandi città: lo spiega il primo ''Trattato di medicina dell'Ambiente''

     Gli effetti dei cambiamenti climatici, l’incremento delle concentrazioni atmosferiche dei gas serra, la siccità, sono solo alcuni dei problemi causati all’ambiente e che influenzeranno lo stato di salute di gran parte della popolazione globale. Come ha appena dimostrato la pandemia dovuta a Covid-19: dalla salute del Pianeta dipende quella degli uomini. Per sapersi orientare e affrontare in questa che sarà una delle sfide più importanti del futuro esce un trattato scientifico che è una sorta di roadmap per la prevenzione e la cura delle malattie causate dal degrado ambientale.

    Un trattato a più voci

    Si tratta del primo Trattato italiano di Medicina d’Ambiente, (edito dalla SEU-Società Editrice Universo) curato dal professor Aldo Ferrara, docente alle università di Siena e Milano che ha riunito scienziati di discipline diverse provenienti dalle università sia italiane che straniere considerati super esperi di temi legati all’ambiente. Di grande attualità i temi affrontati: il coinvolgimento delle comunità nei disastri ambientali, le “morti bianche a orologeria”, misconosciute ma più frequenti rispetto agli infortuni mortali sul lavoro, “la necessità di spostare il focus dalla Medicina del Lavoro alla Medicina delle Comunità, non solo nelle aree ad alto rischio, da Taranto a Brindisi, da Piombino a Marghera, ma in ogni centro afflitto da smog e da inquinanti del suolo e delle acque come il mercurio” ha spiegato Ferrara.

    Lo studio

    Con il riscaldamento globale diminuiranno anche le ore di sonno

    di

    Simone Valesini

    21 Maggio 2022

    Tenendo presente che per affrontare i danni causati sull’uomo dai cambiamenti climatici serve superare steccati culturali, che spesso limitano i campi di ricerca. Da qui è nata l’idea di aprire ai ricercatori di discipline che solo apparentemente sembravano lontane. “Come chimica, clinica, urbanistica, mobilità urbana e giurisprudenza che devono convergere per individuare le cause del dissesto ambientale di aria, suolo, acque, accertare responsabilità e applicare sanzioni, in linea con gli ordinamenti Europei. E soprattutto per indirizzare le politiche pubbliche verso misure di prevenzione delle malattie delle comunità”, ha spiegato ancora Aldo Ferrara, che ha sottolineato “il volume si rivolge anche ai politici perché affrontino la questione ambientale seguendo il percorso del teorema, codificato, Salute-Ambiente-Lavoro”. 

    “Le aree più inquinate sono i piccoli centri”

    Preziosi, dunque, i contributi di docenti di 14 università italiane e straniere (tra cui Londra e Ottawa) e di esperti di Enti di Ricerca come l’Ispra e l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma Capitale. Esperti che da anni si occupano di questione ambientale, con un parametro comune: una metodologia fondata sull’obiettività scientifica, anche andando oltre miti e false certezze. Un esempio?  “L’idea, consolidata nella pubblica opinione, che le città più inquinate siano le metropoli e che lo smog leda solo l’apparato respiratorio” spiega il curatore, professor Ferrara “la verità è che le aree più inquinante sono i piccoli centri, dove un trasporto pubblico locale insufficiente porta a un uso più intensivo dei mezzi privati alzando i livelli di smog, una delle principali cause di ictus o infarto”.

    I rischi nelle nostre case

    “Per non parlare – spiega ancora il docente che ha coordinato il lavoro – dell’inquinamento nascosto nella nostra quotidianità, dietro a prodotti spesso patinati grazie all’immagine offerta dal marketing: ogni giorno si acquistano merci che contengono additivi nelle materie plastiche, come ad esempio gli ftalati, che rappresentano dei potenti inquinanti ambientali in grado di procurare danni clinici significativi”.

    Quindi, se l’immaginario collettivo è da sempre focalizzato sui grandi disastri ambientali (Seveso, Cernobyl, Boma), la verità è che anche nell’indoor (domestico, di lavoro, auto, metropolitana) esiste, da parte di inquinanti che nessuno sospetterebbe tali, una continua aggressione alla salute umana, come allergie, patologie cardio-vascolari, dermatologiche”.

     Nel Trattato c’è un capitolo che riguarda il riassetto urbanistico delle città e della mobilità. La transizione ecologica passa proprio attraverso i nuovi piani di mobilità, ci ricordano gli esperti che che indicano un percorso che porti alla codificazione del teorema Salute-Ambiente. Proprio nel  momento in cui l’Europa si trova ad affrontare due emergenze che vanno a velocità diverse: quella legata al cambiamento climatico, a cui corrisponde la lentezza della transizione energetica. Gli scienziati indicano nuovi approcci in tema di prevenzione, di ristrutturazione urbanistica delle città e di mobilità del futuro. Come scrive il rettore dell’università di Brescia, Maurizio Tira, “abbiamo definito il profilo di nuove città che siano più vivibili e sostenibili”.

    Abbattendo gli steccati disciplinari si è ampliata la platea, è sicuro il professor Ferrara, convinto che il Trattato di medicina dell’Ambiente si rivolge non solo a studenti, specializzandi e docenti di Chimica, Clinica, Urbanistica, Mobilità Urbana e Giurisprudenza, ma “si offre un testo immediatamente consultabile, all’amministratore locale che gli indica la strada della legalità ambientale, alle Aziende il percorso entro il quale rimuovere le ‘esternalità negative’ che provocano danni alla salute di intere comunità e fanno lievitare i prezzi dei prodotti finiti”. Ma, aggiunge il docente, l’opera si rivolge soprattutto a chi deve deve prendere decisioni che riguardano le nostre città e gli ambienti di lavoro “perché affronti la questione ambientale seguendo il percorso del teorema Salute-Ambiente-Lavoro”.  LEGGI TUTTO

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    Rinasce l'olivastro millenario di Cuglieri: a un anno dal rogo crescono i germogli

    È passato quasi un anno da quando un incendio enorme per quattro giorni distrusse oltre 20mila ettari di foreste, campi, pascoli oltre ad attività industriali nel Montiferru e nella Planargia, nella Sardegna centro occidentale. Il simbolo di quella devastazione divenne l’olivastro millenario di Tanca Manna, vicino a uno dei paesi più colpiti, Cuglieri. Dopo il rogo, del grande albero che da secoli testimoniava la tradizione dell’olivicoltura nella zona ed era diventato un monumento naturale, rimanevano ceneri e qualche ramo scheletrico. LEGGI TUTTO

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    Cambiamento climatico: non fare nulla costerà all’umanità 178mila miliardi di dollari in 50 anni

    Restare con le mani in mano davanti al cambiamento climatico rischia di costare caro: 178mila miliardi di dollari a carico dell’economia globale per i prossimi 50 anni. Uno scenario in cui, come emerge dal Global Turning Point Report 2022 di Deloitte (qui il .pdf) presentato in occasione del World Economic Forum di Davos, il Pil annuo nel 2070 potrebbe arrivare a scendere del 7,6% rispetto a uno scenario senza cambiamento climatico. Al contrario, con un occhio all’ambiente e una riduzione effettiva delle emissioni nocive, l’economia globale potrebbe avere un beneficio corrispondente a 43mila miliardi di dollari nei prossimi cinque decenni.A detta di Stefano Pareglio, independent senior advisor di Deloitte, “un cambiamento negli stili di vita, di consumo e di produzione, unito a un riorientamento dei flussi di capitale e a un ricorso massiccio alle nuove tecnologie, sono elementi fondamentali per mantenere l’aumento della temperatura media terrestre entro 1,5°C a fine secolo, traguardo ancora raggiungibile, pur con un temporaneo overshoot, se agiamo con forza fin da ora. Finanza e tecnologia rappresentano, infatti, leve decisive per sostenere un cambiamento duraturo e diffuso, che rappresenterebbe anche una straordinaria occasione di crescita economica e di sviluppo per nuove industrie e aree del Pianeta” nota Pareglio.

    Finanza

    Cosa sappiamo dei sussidi ambientalmente dannosi e perché aumentano con il caro bollette

    di

    Giuditta Mosca

    13 Giugno 2022

    Dallo studio di Deloitte emerge che, per favorire un processo di decarbonizzazione a livello globale, occorre agire su quattro principali leve. In primo luogo, occorre una “collaborazione tra settore pubblico e privato, per la costruzione di politiche efficaci volte a guidare il cambiamento”. Servono poi “investimenti da parte delle imprese e dei governi, per promuovere cambiamenti strutturali nell’economia globale tali da privilegiare le industrie a basse emissioni e accelerare la transizione verde”.  

    La gestione dei “turning points”

    È, inoltre, necessario “l’impegno, in ogni area geografica, a gestire i rispettivi turning points, ossia il momento in cui i benefici della transizione verso la neutralità carbonica superano i corrispondenti costi, guidando così una crescita regionale positiva”. Dopodiché, “sulla base del relativo turning point, i sistemi economici e sociali locali devono promuovere un futuro più sostenibile, ovvero un’economia decarbonizzata in grado di crescere a tassi maggiori rispetto a una equivalente economia carbon-intensive”, ossia a elevata intensità di emissioni inquinanti.”Siamo tutti chiamati ad agire – esorta Franco Amelio, Deloitte sustainability leader – a tutti i livelli: governi, istituzioni, imprese, società civile e singoli cittadini. Il Global Turning Point Report 2022 di Deloitte sottolinea come l’inazione nei confronti del cambiamento climatico possa portare a perdite economiche oggi ancora evitabili e come invece, al contrario, un rapido processo di decarbonizzazione porterebbe a un guadagno globale. Guardando in particolare al mondo delle imprese, quelli che all’inizio possono apparire come costi, per esempio in nuove tecnologie, si tradurranno infatti in benefici economici nel medio periodo, con impatti positivi che andranno ben oltre il perimetro dell’organizzazione stessa” prevede Amelio.Guardando in particolare all’Italia, lo studio di Deloitte Italy’s Turning Point – Accelerating New Growth On The Path To Net Zero (“Il punto di svolta dell’Italia: accelerare la crescita sul sentiero delle emissioni nette pari a zero”) giunge alla conclusione che, “con uno scenario di riscaldamento globale di circa 3°C, si verrebbero a verificare enormi danni in termini economici, ambientali e per la salute umana. Nei prossimi 50 anni – prevede lo studio – tale scenario potrebbe costare circa 115 miliardi al 2070, l’equivalente di una caduta del 3,2% del Pil al 2070. La risorsa “acqua” è, e sarà, la più critica nell’area mediterranea, come purtroppo testimonia la siccità che ha caratterizzato i primi mesi del 2022 nel nostro Paese”. LEGGI TUTTO

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    Maturità, la seconda prova elaborata per la prima volta dai prof interni: “Così correggeremo i testi”

    Per la prima volta dal 1999, la seconda prova scritta della maturità verrà elaborata dagli stessi professori (quest’anno tutti interni) che compongono la commissione. Non era mai accaduto da quando esordì la riforma che trasformò la “maturità” in “esame di stato” del secondo ciclo. È questa la novità più importante della tornata 2022 dell’esame che conclude l’intero percorso scolastico di 540mila studentesse e studenti italiani.

    Dopo due anni di maturità d’emergenza, senza prove scritte, tornano i due elaborati: quello di Italiano e quello relativo all’indirizzo di studio. Nel corso di tutto l’anno scolastico, gli studenti hanno manifestato a più riprese chiedendo al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di replicare l’esame del 2020 e del 2021. Quello senza gli scritti.

    Ma il ministro non è mai stato d’accordo, spingendo per il ritorno alla normalità. E dopo un braccio di ferro durato mesi, la formula che tiene conto (ma soltanto in parte) delle richieste degli studenti attribuisce 15 punti sui cento complessivi alla prova di Italiano, uguale per tutti gli indirizzi e che arriverà direttamente dal ministero, 10 punti per quella d’indirizzo (Latino al classico, Matematica allo scientifico, Economia aziendale all’ex tecnico commerciale (ora tecnico economico, indirizzo Amministrazione, finanza e marketing), Elettrotecnica e elettronica nell’omonimo indirizzo del tecnico industriale). Che, per “tenere conto – spiegano dal ministero – del lavoro effettivamente svolto nel periodo dell’emergenza sanitaria” dagli studenti verrà formulata dalla stessa commissione d’esame.

    Maturità, lo psicologo Trionfi: “Fate ordine, così supererete l’ansia da esame”

    di

    Sara Bernacchia

    03 Giugno 2022

    La prova dovrà comunque avere le stesse caratteristiche di quelle inviate negli anni precedenti da Roma: due problemi e otto quesiti, allo scientifico e un testo di 10/12 righe da tradurre, più tre domande, al classico. La commissione si riunirà lunedì 20 giugno e formulerà i testi entro il 22 giugno, il giorno prima della prova, sulla base delle proposte avanzate dai docenti interni delle discipline oggetto della seconda prova. Saranno tre le tracce proposte tra cui la mattina stessa, giovedì 23 giugno, verrà sorteggiata quella che verrà sottoposta agli studenti.

    Cosa ne pensano i docenti interessati? E come si sono organizzate le scuole per affrontare la novità? Giovanna Pancucci, insegna Latino al liceo classico Garibaldi di Palermo. “Premesso che il reinserimento della prima, come della seconda prova, è stato non solo opportuno, ma necessario, le modalità previste nell’ordinanza di marzo contengono numerose criticità”. Eccole. Per la professoressa, “la decisione è stata presa tardivamente, a marzo, ma non solo: si demanda alla periferia una responsabilità che avrebbe dovuto essere del centro con un carico di lavoro e una responsabilità enormi sugli insegnanti”. In più, “a fronte di una prova che nel punteggio d’esame complessivo viene del tutto marginalizzata”. E ancora: “Ci si chiede espressamente di tenere conto, nella formulazione della prova, di questi due anni e mezzo difficilissimi, ma ci si impone una griglia di valutazione che risale all’esame pre-covid. Una situazione che creerà sperequazioni e differenze anche macroscopiche tra una scuola e l’altra”.

    Maturità, i consigli d’autore per il tema del prof scrittore Marco Balzano: “Vi spiego perché il foglio bianco non deve fare paura”

    di

    Sara Bernacchia

    06 Giugno 2022

    Critiche simili anche dai docenti di Matematica che insegnano allo scientifico. “Si sarebbe potuto, a mio avviso, mantenere anche la seconda prova “nazionale”, semplificando semmai – spiega Laura Bruno, docente al liceo Cavour di Roma – le tipologie di richieste all’interno dei quadri di riferimento. Perché differenziare le caratteristiche delle due prove? Si ritiene sia più semplice scrivere che far di conto?”. I presidenti di tutte le commissioni che operano nella stessa scuola, spiegano i professori, ci convocheranno per l’elaborazione delle tre tracce previste dall’ordinanza. “I docenti – continua Bruno – elaboreranno anche una griglia di valutazione secondo le indicazioni presenti nell’allegato ai Quadri di riferimento nazionali”. Mentre la correzione degli elaborati sarà appannaggio dei docenti interni della classe.

    Per venire a capo della questione, ammette Vincenzo Saitta che insegna Matematica presso il liceo Le filandiere di San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, “è servito un buon lavoro di programmazione del dipartimento per capire gli argomenti svolti e l’approfondimento realizzato da ognuno di noi. Poi, abbiamo creato un format condiviso di esame sulla base delle tracce ministeriali degli ultimi anni e delle indicazioni normative sulle quali formulare una simulazione di esame, prima, e le tracce che andremo a realizzare nei prossimi giorni”. Saitta spiega che “quello della correzione è stato senz’altro uno dei temi al centro delle discussioni tra i docenti coinvolti. Abbiamo preso in mano la griglia di correzione proposta dal ministero – aggiunge – e abbiamo concordato delle linee condivise, nello specifico del format che abbiamo scelto”.

    Stesso discorso negli istituti tecnici e professionali. “Ci siamo messi – racconta Alessio Sala, docente di Elettronica all’istituto industriale, Caramuel-Roncalli di Vigevano, nel pavese – nelle condizioni di seguire le indicazioni nazionali. Un buon database di testi degli anni precedenti come riferimento per mantenersi sulla falsariga degli ultimi dieci anni. Andremo a toccare – spiega – argomenti che gli studenti hanno già affrontato. Sulla carta avranno tutti gli strumenti”. Ma “il rischio che i voti possano essere più alti c’è”. LEGGI TUTTO

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    Dispersi due dei satelliti lanciati dalla Nasa per osservare gli uragani

    Due piccoli satelliti della Nasa destinati a studiare gli uragani non sono riusciti a raggiungere l’orbita a causa di un malfunzionamento del razzo Astra poco dopo il decollo. Lo rende noto l’agenzia spaziale statunitense via Twitter. In un post pubblicato sul suo sito web prima del lancio, la Nasa aveva descritto i TROPICS CubeSats come […] LEGGI TUTTO