12 Giugno 2022

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    I maturandi della generazione Covid: “Ce la faremo anche noi, ma abbiamo perso gli anni più belli”

    Più che la paura dell’esame può il rimpianto per il triennio di scuola perduto, scippato dalla pandemia. “Che amarezza”, sospirano i maturandi classe 2003 a dieci giorni dallo scritto di italiano. “Vorremmo avere più tempo per rivivere il tempo che ci è stato sottratto”, il desiderio impossibile. Per 539mila candidati è suonata in aula l’ultimissima campanella. Anche per loro: diciannovenni o quasi, studenti attivi, rappresentanti di istituto, referenti di ScuolaZoo, la community degli studenti. Alla Maturità ci arrivano pensando a un mondo di relazioni interrotte: anni fatti di sguardi nei corridoi, di risate a viso aperto tra i banchi, complicità, amicizie e nuovi amori improvvisati agli intervalli e in gita, scoperte, inciampi e vertiginose cadute. Il tempo insomma in cui la scuola diventa finalmente “tua”.

    Racconta Alberto Esposito, liceale al “Severi” di Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli: “Ho legato moltissimo con la mia classe nella gita di fine maggio in Toscana. Lì ho capito, a scuola ormai finita per sempre, quanto non abbiamo vissuto”. “Abbiamo perso moltissimo” concorda Andrea Commito, maturando al liceo scientifico Fermi di Sulmona e un posto già prenotato alla Bocconi, laurea in Economia e Management (“ho passato il test di ingresso al quarto anno”). Francesca Agricola spiega: “Solo quest’anno, negli ultimi mesi, abbiamo iniziato ad apprezzare le piccole cose come uscire dalla classe per l’intervallo. Non vi dico la gioia nel poter prendere il caffè alla macchinetta”.   

    La generazione della Maturità 2022 è quella che ha attraversato tutta la pandemia: il primo lockdown quando erano al terzo anno, con un quadrimestre intero a studiare da casa dietro a uno schermo; ancora Dad, sebbene a singhiozzo, l’anno successivo e le quarantene per il virus che ha colpito molti di loro tra dicembre e febbraio della quinta superiore. Si ritrovano a sostenere un esame che intende segnare il ritorno alla normalità (o quasi) con il ripristino dei due scritti.

    “I prof ci stanno aiutando, mi sento sicura – dice Aurora Luminare, studentessa al liceo delle Scienze umane a Ragusa – più incerto è il mio futuro, vorrei iscrivermi all’università e fare i concorsi per entrare nelle forze dell’ordine”. Anche Camilla Muccigrosso esce dal liceo di Scienze umane, ma a Gozzano in provincia di Novara: “La seconda prova per noi è un tema e un po’ mi spaventa perché lo scrivere è stato trascurato. Per me è stato più complesso questo quinto anno perché ho preso il covid e quando sono rientrata non ho avuto supporto nel recupero, le medie dei voti sono sempre state alte, quest’anno un po’ meno, ho avuto un crollo mentale. Mi ha pesato molto non avere i compagni con cui studiare, le relazioni sono state bloccate, così è stato per tutti e c’è chi ha sofferto molto”. Nel suo domani c’è Lettere a Milano.

    Francesca Agricola, liceo classico Nolfi Apolloni a Fano, invece vuole fare Medicina e la preoccupa il test più che la Maturità con la seconda prova di latino (“vale solo 10 punti e comunque ho continuato ad allenarmi a tradurre”).  Racconta: “Il ritorno in Dad al quarto anno mi ha buttato giù, mi ha salvato la borsa di studio per studiare a Oklahoma City, sono stata via sei mesi e in America ho vissuto l’esperienza della scuola fatta di relazioni. Tornare a settembre è stato brutto, con le quarantene i corridoi e le aule sono tornate a svuotarsi”.   

    Alberto Esposito ha la passione per l’informatica, “per questo il lockdown non è stato duro per me, ma con il coprifuoco imposto a noi giovani è stato assurdo: ci hanno penalizzato tanto dal punto di vista sociale”. Non chiedono sconti, ma non approvano il modello di questa Maturità. Sempre Alberto: “L’obbligo del Pcto è una formalità, l’educazione civica è solo una curvatura di altre materie, e la seconda prova fatta dai tuoi professori rende l’esame ancora più soggettivo. Un contentino”.

    Pensano a chi ha perso i laboratori nei tecnici e nei professionali, “per loro questo esame è ancora più ingiusto con quello che non hanno potuto fare per prepararsi”. “Studiare lingue dietro a uno schermo è stato difficile, per noi del linguistico è un esame arduo” dice Mattia Tallone, diplomando all’istituto Paciolo-D’Annunzio di Fidenza, in attesa dell’esito del test per entrare allo Iulm.  

    La Maturità rito di passaggio in cui si diventa adulti? Sorridono. “Piuttosto siamo noi una generazione di passaggio tra il covid e l’esame che c’era prima”. “E poi – osserva Andrea – ormai è uno step obbligatorio, ma quasi inutile, aspiri a un buon voto per ambizione personale, ma non ti cambia nulla, molti di noi sono già iscritti all’università e anche in ambito lavorativo il diploma è scarsamente considerato”. Mattia è categorico: “Una formalità che si mantiene in una scuola che non si evolve”. Dopo tre anni di scuola che Camilla definisce “strani” poi ti basta uscire. “L’hanno fatta tutti la Maturità, perché non dovremo riuscire noi? Però che anni belli ci siamo persi…”.    LEGGI TUTTO

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    Esame di terza media in presenza per 565mila ragazzi. Matematica e l'orale spaventano di più

    Prima della Maturità ci sono i ragazzi e le ragazze di 14 anni impegnati nell’esame di terza media. Un esercito di 565.630 candidati alla loro prima prova da quando si sono seduti in un banco. Per la maggior parte di loro la prova, che segna il passaggio alle superiori, partirà lunedì 13, uno su cinque ha già affrontato invece gli scritti.  

    Anche per le medie l’esame 2022 segna il ritorno in presenza: la modalità non corrisponde del tutto al periodo prima della pandemia, ma è un riavvicinamento alla formula pre-covid. Tornano le due prove scritte – una di italiano e una sulle competenze logico-matematiche – ma non la terza sulle lingue straniere. L’orale è un colloquio sul programma dell’ultimo anno dove rientra la verifica delle competenze sull’inglese e l’educazione civica.

    “Noi come insegnanti siamo contenti, se l’esame ha senso che ci sia è giusto che abbia una sua dignità, che ponga una soglia di impegno e di difficoltà adeguata alla crescita dei ragazzi” osserva Stefano Camasta, docente di italiano alle medie Farini di Bologna. 

    Non piace il ritorno alla normalità

    Ma i candidati? E’ Skuola.net in uno dei suoi tradizionali sondaggi prima degli esami, a raccontare le loro ansie e aspettative. Il ritorno alla normalità, o quasi, non piace agli studenti: solo per il 23% dei partecipanti al sondaggio è meglio sostenere una prova più completa. Il 65%, al contrario, avrebbe voluto proseguire con l’esame in versione ridotta, con la sola tesina. Bene invece per i ragazzi il ritorno delle prove nelle aule della loro scuola: il 43% ritiene sia meglio svolgere l’esame in presenza, contro il 32% che invece avrebbe voluto continuare a distanza, come avvenuto negli ultimi due anni. 

    Matematica e orale spaventano di più

    La prova di matematica e l’orale spaventano di più. Il 41% dei candidati si dice preoccupato dal dover rispondere alle domande della commissione schierata. Mentre, tra le prove scritte, è soprattutto quella di matematica ad agitare i sonni dei ragazzi: così per il 40% di loro. Il tema di italiano, invece, viene considerato decisamente più abbordabile: a temerlo è solamente il 14% degli intervistati. 

    Ad alimentare i dubbi e le incertezze degli studenti non è, però, solo il loro stato emotivo. C’è anche – racconta Skuola.net, la percezione di quanto fatto in classe in vista dell’esame. Il “lavoro” fatto dai prof in questi mesi, infatti, raccoglie giudizi discordanti: il 46% ha trovato solo “sufficiente” l’aiuto ricevuto dai propri docenti, mentre appena il 15% ritiene di essere stato assistito come si deve; il 26% lamenta scarsa considerazione da parte dei propri insegnanti e di non essere stato preparato adeguatamente alle prove scritte, mentre il 13% dice di non aver ricevuto la benché minima indicazione per prepararsi all’esame.

    Pessimisti ma non troppo 

    Per l’elaborato da portare al colloquio, rivela il sondaggio, il 42% degli intervistati afferma di essersi ispirato nella scelta del tema navigando in Rete; il 28% dice di essersene servito per trovare un buon punto di partenza; solo il 24% degli alunni intende invece puntare tutto sulle proprie capacità. Infine, c’è un timido 6% che ammette che, molto probabilmente, farà un copia e incolla di quanto trovato in Internet. 

    In generale, però, le sensazioni degli studenti non sono così pessime: il 61% degli intervistati si dice fiducioso, ritenendosi abbastanza preparato per affrontarlo.   LEGGI TUTTO