8 Giugno 2022

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    Via libera del Parlamento Ue: stop totale alle auto a diesel e benzina dal 2035. Ma la maggioranza Ursula si spacca su riforma degli Ets e carbon tax

    STRASBURGO – La maggioranza Ursula al Parlamento europeo esplode e la Commissione subisce un colpo senza precedenti: in mattinata, in occasione del voto su alcuni emendamenti di modifica al Green Deal, è successo di tutto.

    Il risultato finale è che il progetto di transizione ecologica verso le emissioni zero è stato considerato troppo rapido. Gli eurodeputati lo vogliono rallentare. E lo hanno esplicitato con una maggioranza inedita che ha messo insieme i Popolari del Ppe, Conservatori, i Sovranisti di Id e un gruppetto di Socialisti e Liberali dissidenti.

    Il fronte ambientalista si è ripreso solo in serata riuscendo a respingere l’emendamento – sempre sostenuto dal Ppe – che avrebbe rivisto il divieto di vendere auto a benzina e diesel a partire dal 2035. E poi ha salvaguardato i piccoli produttori di eccellenza e di lusso, come la Ferrari (controllata da Exor, che edita Repubblica attraverso Gedi). Ma se anche questa proposta a tutela dei veicoli a combustione fosse passata, probabilmente avremmo assistito a una crisi della Commissione.

    Per “salvare” il “Fit for 55”, infatti, c’è stato un altro corto circuito politico: i socialisti di S&D hanno votato insieme ai due gruppi di destra per rinviare il testo alla Commissione Ambiente dell’Europarlamento, nel tentativo di proteggere le intenzioni originarie del provvedimento. Un atteggiamento schizofrenico dell’Aula di Strasburgo, insomma, che evidenzia lo stato confusionale in questa fase delle istituzioni europee.

    Il tutto, però, è avvenuto con una spaccatura verticale del Pse e dello stesso Pd. E anche dei liberali di Renew. Il terreno di scontro iniziale sono stati gli Ets, i certificati che danno diritto a inquinare, e la nuova Carbon Tax. La proposta di modifica puntava a far slittare l’entrata in vigore della tassa, e quindi a prorogare gli Ets gratuiti. Su questo emendamento dunque i popolari hanno avuto il sostegno delle destre. Ma hanno contato pure sul voto in ordine sparso del Pse e dei liberali di Renew.

    Tra i socialisti si è creata una fronda di 16 deputati quasi tutti dei Paesi mediterranei, preoccupati dal rischio che una evoluzione ecologica troppo veloce possa impattare sull’occupazione. Tra i Democratici italiani, ad esempio, il voto favorevole è stato di Paolo De Castro. Del resto si era capito già da ieri che nel Pse e nella delegazione italiana dei Democratici il clima era fosco. L’appello di ieri mattina del segretario Pd, Enrico Letta, ne era stata la dimostrazione.

    Stop alle auto a benzina e diesel dal 2035, Parlamento europeo spaccato

    dal nostro inviato

    Claudio Tito

    07 Giugno 2022

    Davanti allo scombussolamento della maggioranza che sostiene la Commissione, il gruppo S&D ha chiesto una pausa per riordinare le idee. Il Pacchetto “Fit for 55” stava rischiando di saltare completamente. Davvero un colpo per il fronte ambientalista, per l’esecutivo europeo, per il vicepresidente Timmermans ma anche per Ursula von der Leyen, che pur essendo popolare aveva accolto il “Green Deal” come provvedimento guida per gli ultimi due anni di mandato.

    L’unica soluzione per salvare il salvabile era rimandare all’esame della Commissione Ambiente dell’Europarlamento questa parte del pacchetto insieme a quella che riguarda il Fondo sociale per affrontare le difficoltà dell’introduzione degli Ets e della tassa sul carbonio.

    Ma anche su questo è successo di tutto. Con i socialisti del Pse di nuovo a soqquadro. Ventuno eurodeputati del Pse si sono infatti espressi in dissenso, tra cui l’italiana Irene Tinagli. Il capogruppo del Pd, Brando Benifei, ha ammesso che «il compromesso nella maggioranza non ha funzionato». A suo giudizio, anche «la destra si è spaccata». Il forzista Antonio Tajani invece ha difeso la scelta e ha attaccato i Dem: «C’era una volta la sinistra che difendeva i lavoratori.

    Oggi a Strasburgo il Pd si schiera contro i lavoratori e per chiudere fabbriche dove siamo leader nel mondo. Gran regalo alla dittatura cinese dalla quale dipendiamo per costruire batterie». In sintonia con Raffaele Fitto, di Fdi, che ha sottolineato «il decisivo e paradossale voto del gruppo socialista e quindi del Pd alla bocciatura di importanti dossier del pacchetto Fit for 55».

    Il tutti contro tutti di oggi dimostra che la maggioranza “Ursula” non esiste più. E che il cammino della Commissione Ue da qui in poi sarà sempre più complicato e confuso. LEGGI TUTTO

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    Università, QS World Rankings 2023: frenano le italiane, Politecnico di Milano e Alma Mater in testa

    A considerare il bicchiere mezzo pieno, il 40% degli atenei si posiziona tra i primi 300 al mondo per la ricerca. Più di qualsiasi altro Paese in Europa. Bene, ma non benissimo. Perché a guardare il QS World University Rankings 2023, la classifica universitaria globale più consultata al mondo, le università italiane scivolano giù. Solo il politecnico di Milano, che svetta al 139esimo posto guadagnando tre posizioni, Bologna, La Sapienza e Padova si trovano nella top 300. E solo sei – tra queste anche il politecnico e l’università di Torino, la Federico II di Napoli, la Cattolica di Milano e il politecnico di Bari – crescono; altre 21 peggiorano e 14 rimangono stabili.

    Il sistema accademico italiano sconta mali che vengono da lontano: un rapporto professori e studenti alto, e dunque penalizzante, aule e laboratori insufficienti, un modello tutto sommato provinciale, incapace di essere sufficientemente attrattivo fuori confine. Guai che emergono in classifiche come queste che tengono conto di sei indicatori: la reputazione accademica e dei datori di lavoro, le citazioni dei ricercatori, il rapporto docenti-amministrativi/studenti, il grado di internazionalizzazione. Quest’anno gli analisti della Quacquarelli Symonds hanno aggiunto anche l’occupabilità e le capacità di fare rete nella ricerca.

    Come ne usciamo? Con poche sorprese. E prevedibili discussioni che scatenerà il ranking realizzato su 1.418 università contro le 1300 dell’anno prima. Una corsa dove sta prendendo sempre più fiato il Far East accademico, in particolare la Cina: Pechino e Tsinghua sono tra le prime 15 al mondo. Al top sempre il Mit, lo è da 11 anni, poi Cambridge che soffia il secondo posto a Oxford, scesa al quarto, Standford e Harvard quinta.

    Da noi il politecnico di Milano si conferma per l’ottavo anno l’università più quotata in Italia, mentre quello di Torino è il più apprezzato da chi assume. Bologna conquista la massima reputazione tra gli accademici: 73esima al mondo, tallonata dalla Sapienza. L’Italia arranca invece sull’attrattività per docenti e studenti dall’estero (solo 4 atenei nella top 500, tra cui Trento e Ca’ Foscari) e sulla didattica. Lezioni mediamente troppo affollate, solo il San Raffaele brilla con la 30esima posizione al mondo.

    Sulla ricerca e sul suo impatto l’Italia ha ben 26 atenei nella top 400 ed è dunque settimo paese per produzione, sesto per numero di citazioni, con 8 università tra le prime 200 capaci di fare network internazionali tra i cervelli. Un successo che si riflette nella ricerca sul Covid dove siamo terzi dopo Cina e Stati Uniti. “L’Italia ha dimostrato un’eccellente resilienza durante la pandemia – commenta Ben Sowter, vicepresidente di QS – la performance generale è allineata con la media europea, ad eccezione di Francia e Portogallo che sono migliorati nei risultati”.

    La ministra all’Università Maria Cristina Messa avverte: “Conosciamo i criteri che stanno alla base di queste classifiche e con questa consapevolezza dobbiamo leggerle”. Ma sui punti dolenti non si sottrae: “Sul rapporto tra personale docente e amministrativo e studenti, che sappiamo essere in Italia decisamente più alto rispetto agli altri Paesi con i quali ci raffrontiamo, abbiamo da poco lanciato i piani straordinari di reclutamento che consentiranno di assumere, oltre al turn over, ogni anno almeno 2.600 persone. Con i fondi per l’edilizia universitaria, anche del Pnrr, andiamo invece a migliorare le strutture, i laboratori, le aule”.

    Ferruccio Resta rilancia da rettore il risultato del Politecnico di Milano: “Perché ora non provare entrare tra i primi cento? Un obiettivo di sistema complesso, ma necessario. Per farlo servono delle riforme strutturali che premino l’eccellenza e che rendano i nostri atenei attrattivi a livello globalePer farlo servono delle riforme strutturali”.

    Non lo preoccupa il calo delle università italiane: “Le oscillazioni sono piccolissime”, fa notare da presidente della Crui. La sua analisi riporta a un sistema che sconta problemi strutturali: pochi docenti, frutto del blocco del turn over nel 2008, dunque frutto di scelte politiche.

    “Poi c’è un tema culturale – osserva Resta – nel nostro Paese il percorso di internazionalizzazione è più limitato rispetto al Nord Europa. Non siamo pronti ad accogliere studenti dall’estero, non lo sono le città e i nostri uffici. Occorre una politica più decisa non solo per richiamare talenti da tutto il mondo ma anche per non perderli”. Discorso diverso sui docenti internazionali. “Qui dobbiamo cambiare in modo significativo il modello di reclutamento. Nel mondo faccio una call e assumo dopo un colloquio, magari negoziando anche lo stipendio. Noi abbiamo il concorso pubblico, regole certo non pari allo standard internazionale”. LEGGI TUTTO

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    Rispettare il Pianeta #Giovaatutti: la voce dei ragazzi al Jova Beach Party

    Parlare di ambiente e sostenibilità ha tutto un altro peso d’estate, in spiaggia, cantando e ballando. Il corpo è più ricettivo, presta attenzione anche quando la mente sembra altrove. E in quel momento di condivisione ed empatia, assimila il messaggio, ne capisce l’importanza, lo fa proprio. È questa la filosofia che spinge Lorenzo Cherubini a lanciarsi in un’impresa ciclopica come il Jova Beach Party e a realizzare un progetto ancora più ambizioso. Ed è con questo stesso spirito che anche Green&Blue ne farà parte, coordinando Fonti Attendibili di A2A, una redazione itinerante che dà vita al progetto “Rispettare energia, acqua e ambiente #Giovaatutti”.Un hashtag e un gioco di parole più che mai appropriato in un momento così critico per il futuro del Pianeta, minacciato da emissioni e riscaldamento globale. Ma soprattutto in linea con le intenzioni del tour di Jovanotti, giunto alla sua seconda edizione dopo il successo del 2019 e di cui la life company A2A è diventata main sponsor. Per 21 date, in 12 location eccezionali che toccano l’intera Penisola, dalla Valle d’Aosta alla Calabria, il Jova Beach Party non sarà solo musica e divertimento, ma rifletterà sull’ambiente, impegnandosi a mantenere puliti la spiaggia e il mare, evitando per esempio l’uso della plastica. E continuerà la sua missione una volta finito il tour con Ri-Party-Amo, il progetto con cui si impegna a pulire 20 milioni di metri quadrati di spiagge, laghi, fiumi e fondali recuperando e riciclando i rifiuti.Portavoce di uno stile di vita più sensibile ai temi ambientali sarà anche la redazione Fonti Attendibili, di cui fanno parte i giovani giornalisti di Radioimmaginaria, il network che dal 2012 in Europa è fatto, diretto e condotto da giovani dagli 11 ai 17 anni, e gli allievi della Scuola Internazionale di Comics di Milano e Reggio Emilia, vera e propria accademia delle arti visive, grafiche, digitali, musicali e letterarie, impegnata anche in ambito sociale e culturale. Ragazze e ragazzi si impegneranno a diffondere la cultura della sostenibilità attraverso piccoli consigli, perché tutti possiamo fare qualcosa. Ed è più facile di quanto si pensi. Pratiche virtuose, concrete, realizzabili nel quotidiano, saranno comunicate in modo divertente attraverso interviste al pubblico e agli ospiti, articoli, approfondimenti e vignette, e saranno diffuse anche sui canali social di A2A e sul mini-sito dedicato www.giovaatutti.it per promuovere una visione del mondo pulita, sostenibile e rispettosa del futuro.Un futuro che, se non impareremo a consumare meno e meglio le risorse, non sarà roseo per i giovani, veri protagonisti di questa iniziativa. Fratelli e sorelle di Greta Thunberg, sono loro i più preoccupati dalle conseguenze del cambiamento climatico e quelli che più a voce alta chiedono di attivarsi. E Fonti Attendibili è il loro megafono. Nel villaggio che di volta in volta nascerà per accogliere il Jova Beach Party, ci sarà la redazione vera e propria: il gazebo A2A ospiterà le scrivanie, le attrezzature e i ragazzi. LEGGI TUTTO

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    Gli scienziati al Papa: “È l'oceano a sfamare la Terra, proteggiamolo”

    CITTÀ DEL VATICANO – “Travolto dalla plastica, dall’inquinamento che sta sbiancando i coralli, con i fondali desertificati dalla pesca intensiva. La scienza è chiara: l’oceano è sotto assedio, sta affrontando minacce senza precedenti a causa delle attività umane”. Non lasciano spazio a dubbi le parole di Roberto Danovaro, presidente della stazione di zoologia marina “Anton Dohrn” di Napoli, uno dei punti di eccellenza della ricerca italiana. Qui si guardano da vicino i danni del cambiamento climatico nel mare. Il professor Danovaro questa mattina sarà con un gruppo di scienziati arrivati a Roma da ogni parte del mondo in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani. Saranno in Vaticano non solo per partecipare al convegno organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, ma anche per consegnare un documento a Papa Francesco. Un messaggio dove viene descritto, su basi scientifiche, lo stato di salute dell’immenso ecosistema blu e delle conseguenze economiche e sociali, causate dall’inquinamento degli oceani e dei mari. Conseguenze che riguardano la vita di miliardi di persone.   

    Tra gli scienziati c’è anche Jeffrey Sachs, l’economista statunitense tra i più noti e pioniere negli studi sullo sviluppo sostenibile. Il docente e direttore dell’Earth Institute della Columbia University è stato chiamato dall’Onu a guidare il Leadership council del Sustainable development solution network, una rete che coinvolge oltre 1.600 istituzioni scientifiche, accademiche, imprenditoriali e della società civile impegnate nello sviluppo di modelli economici equi e sostenibili. Sachs è uno dei consulenti per le Nazioni Unite, sotto la cui egida opera da dieci anni.

    Giornata mondiale degli oceani

    La posidonia assorbe più CO2 degli alberi e c’è chi la riforesta per salvare il Pianeta

    di

    Paola Rosa Adragna

    08 Giugno 2022

    Il gruppo di scienziati ha elaborato un documento in cui vengono illustrati i rischi principali che minacciano l’oceano e il potenziale che potrebbero invece offrire se lo utilizzassimo in modo diverso. Per migliorare la salute del pianeta e il benessere umano. Perché, nonostante lo abbiamo reso sempre più vulnerabile, è grazie all’oceano che la Terra può essere abitabile, fornendoci cibo, acqua potabile, ossigeno, posti di lavoro, risorse minerali ed energetiche. 

    Roberto Danovaro  LEGGI TUTTO

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    La posidonia oceanica assorbe più CO2 degli alberi e c'è chi la riforesta per salvare il Pianeta

    “Aiutiamo la natura a ricostruire quello che abbiamo danneggiato”. È un’ammissione di colpa e una promessa di maggior cura quella di Mariasole Bianco, fatta al suo mare d’adozione. Biologa marina nata a Milano nel 1985, ha scelto di vivere a Golfo Aranci, una cittadina in provincia di Sassari. Ed è qui che come presidente della onlus Wolrdrise ha scelto di riforestare una prateria di Posidonia oceanica, 2500 piantine ancorate a 400 metri al largo della costa, insieme a zeroCO2, startup italo-guatemalteca che pianta alberi in giro per il mondo e che questa volta ha deciso di andare sott’acqua. LEGGI TUTTO

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    I bonus di cui si può usufruire anche se il condominio non può fare il cappotto

    Ancora poco tempo per avere il Superbonus per chi vuole riqualificare la casa dal punto di vista dei consumi di energia, ma abita in un condominio vincolato nel quale non sono possibili interventi di coibentazione. In questa situazione è sufficiente ottenere il salto di due classi energetiche solo per il proprio appartamento, ma si applicano le stesse scadenze previste per le villette, per cui sarà possibile usufruire della detrazione del 110% fino a fine anno a patto di effettuare entro settembre il 30% dei lavori.

    Quando il cappotto non si può fare

    In generale gli edifici per i quali non è possibile la coibentazione esterna sono tutti quelli costruiti prima del 1945, in quanto rientrano tra gli edifici “storici”. Anche quando non è presente il vincolo delle Belle arti generalmente ci sono restrizioni a livello comunale che impediscono di intervenire per non alterare il decoro architettonico. Per questo la legge consente ai singoli proprietari di avere la massima detrazione effettuando solo interventi “trainati”, ossia tutti quelli che danno dritto all’ecobonus. Si tratta di un mix di interventi non invasivi e il risultato è sempre garantito quando non c’è un impianto di riscaldamento centralizzato.

    Il fisco verde

    Con la colonnina intelligente ricaricare auto e moto elettrica costa meno

    di

    Antonella Donati

    18 Maggio 2022

    Quanto si risparmia cambiando caldaia

    La sostituzione della caldaia, infatti, già di per sé comporta un grosso vantaggio soprattutto quando si parte dalla classe energetica G, che è quella più bassa nella quale in genere si trovano proprio le case d’epoca sulle quali non sono stati fatti lavori negli ultimi anni. Non è raro, infatti, in queste situazioni ritrovarsi con caldaie vecchie di almeno 15 anni. È chiaro in questa situazione che potendo avere la nuova caldaia gratis, grazie al Superbonus, l’intervento è decisamente vantaggioso. È possibile vedere il risparmio in termini di consumi che si può ottenere con queste operazioni approfittando del test messo a punto da Enea, 4ECasa, che consente di scoprire il livello dei propri consumi paragonati a quelli di un edificio recente, con le stesse caratteristiche e nella stessa località, ma costruito con criteri di efficienza.

    I climatizzatori invece del gas

    In un palazzo d’epoca è difficile ipotizzare di poter sostituire l’impianto a gas con i climatizzatori, dato che comunque va rispettato il decoro architettonico, e il risparmio massimo passando alla pompa di calore si ottiene quando si può abbinare l’impianto ai pannelli solari. Quando non è possibile sostituire la caldaia con i climatizzatori si può comunque contare sul bonus del 50% per acquistare questi ultimi, che se ben utilizzati riducono comunque l’uso del gas. Si può poi sfruttare poi questa detrazione per avere anche il bonus mobili.

    Nuovi scuri e building automation

    Rientra invece nel Superbonus l’installazione di nuove chiusure oscuranti, in quanto si tratta di un intervento che ordinariamente gode dell’ecobonus. Approfittare degli scuri e lasciare la casa in ombra durante il giorno, peraltro, secondo i dati Enea consente di risparmiare fino al 25% sull’uso dell’energia elettrica per il raffrescamento. Un altro degli interventi che aiutano il passaggio di classe, poi, è l’installazione dei sistemi di building automation, ossa tutti quelli che consentono il controllo a distanza degli impianti e la loro programmazione.

    Fisco verde

    Bonus tende e zanzariere: ecco come risparmiare sull’aria condizionata

    di

    Antonella Donati

    11 Maggio 2022

    Come fare i calcoli per il Superbonus

    Per poter avere il Superbonus fino a fine anno occorre avere realizzato almeno il 30% dell’intervento complessivo entro settembre. Nel conteggio, però, rientrano tutti i lavori che si intende realizzare, non solo quelli per i quali si chiede il Superbonus. Quindi se l’idea è quella di procedere con una ristrutturazione complessiva vale la pena mettere in cantiere subito tutti gli interventi. LEGGI TUTTO