6 Giugno 2022

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    Le critiche ambientaliste al Mite “Si accelera sul fossile e si rallenta sulle rinnovabili”

    Il divorzio tra gli ambientalisti e Roberto Cingolani va in scena al Festival di Green&Blue. La “pietra dello scandalo” è la proposta avanzata settimane fa da Elettricità Futura, l’organizzazione che all’interno di Confindustria raccoglie il 70% delle aziende elettriche italiane: in tre anni si potrebbero installare 60 gigawatt di rinnovabili (quando l’obiettivo del governo è 80 gigawatt entro il 2030). I leader delle principali associazioni italiane (Legambiente, Wwf, Greenpeace, LifeGate, Asvis, Italia Nostra, Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, KyotoClub) salgono sul palco del Teatro Parenti di Milano pochi minuti dopo aver ascoltato il ministro della Transizione ecologica definire “indifendibile” il piano di Elettricità Futura. 

    “Ci vorrebbe una grande accelerazione nella transizione ecologica, invece, si procede spediti nella diversificazione dei fornitori di gas, ripartono le centrali a carbone e a olio, si nominano i commissari ai rigassificatori, ripartono le estrazioni di gas, e poi si fa qualche semplificazione sulle rinnovabili. Insomma, si va molto veloci sui fossili e più piano su eolico e fotovoltaico”, attacca Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Che prosegue con una metafora dai toni forti: “L’Italia sta diversificando i suoi pusher di gas, mentre invece dovrebbe disintossicarsi una volta per tutte da questo combustibile fossile”.

    “Quando il ministro giudica ‘indifendibile’ la proposta di installare 60 gigawatt di rinnovabili non sta criticando una idea degli ambientalisti ma un piano elaborato da Confindustria”, gli fa eco Alessandra Prampolini, direttore generale del Wwf. “Ma almeno nelle sue parole ho colto una crescente consapevolezza della convenienza delle rinnovabili”. Più tranchant Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. “È una situazione paradossale: un soggetto confindustriale dice che un progetto si può realizzare in tre anni, anziché in dieci, e il ministro invece di aprire un tavolo tecnico, invitare le aziende a scoprire le carte, le etichetta come lobby rinnovabilista”.

    Transizione ecologica

    La sfida del ministro Cingolani: “Tetto al prezzo del gas, l’Italia traina l’Europa”

    di

    Luca Fraioli

    06 Giugno 2022

    Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate, riconosce a Cingolani le competenze scientifiche: “Per storia personale, ha gli strumenti con cui gestire la complessità della transizione ed è comprensibile che sottolinei le difficoltà tecniche legate alle rinnovabili. Ma non è che i problemi manchino altrove: per una centrale a biometano servono in media sei anni solo per avere le autorizzazioni”. “La verità”, secondo Edoardo Croci, vicepresidente di Italia Nostra, “è che Cingolani non ha tutte le competenze necessarie per una transizione che deve tener conto di paesaggio, patrimonio culturale, ambiente, biodiversità, ecosistemi, come ora prevede la Costituzione. Ci vuole un intervento complessivo del governo”.

    Bicchiere mezzo vuoto anche per Pierluigi Stefanini, presidente dell’Associazione italiana per lo Sviluppo Sostenibile. “Abbiamo analizzato il Pnrr alla luce dell’Agenda 2030 dell’Onu e in termini di programmazione non ci siamo, occorre un salto di qualità. E serve più partecipazione: aziende, territori, cittadini devono poter dare il loro contributo”.

    Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, giudica quello di Cingolani “un atteggiamento attendista e retrogrado, che manca di visione e di convinzione. Il suo omologo tedesco, Robert Habeck, ha dichiarato che la transizione ecologica regolerà la competitività del futuro, e la Germania vuole guidare il cambiamento perché ambisce a essere l’economia più competitiva di domani”. “I tedeschi lo fanno per offrire una opportunità alle loro industrie”, sostiene Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. “Noi invece siamo sulla difensiva. E non parlare con le aziende italiane che fanno rinnovabili, per valutare seriamente la loro proposta, mi pare davvero blasfemo”. LEGGI TUTTO

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    La sfida del ministro Cingolani: “Tetto al prezzo del gas, l’Italia traina l’Europa”

    “Dalla Commissione europea abbiamo ottenuto una delega per elaborare un’ipotesi che renda il prezzo del gas più ragionevole, stabile e sostenibile”. Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani torna sulla proposta italiana a Bruxelles di istituire un price cap al gas, che faccia pagare meno, ai governi e alle famiglie europee, la crisi energetica innescata dal conflitto in Ucraina. Lo fa intervistato dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, in uno degli appuntamenti più attesi del Festival di Green and Blue.

    “Siamo in una tempesta è perfetta”, ha spiegato il ministro davanti al pubblico del Teatro Parenti di Milano e a quello che ha seguito l’evento in streaming. “Gas alle stelle, elettricità alle stelle, famiglie che non riescono a pagare le bollette e aziende in sofferenza. Allora abbiamo detto all’Europa, che compra i tre quarti del gas che viaggia nei gasdotti: perché non influenzare un po’ il mercato e mettere un tetto al prezzo? Non certo mettere il cappio ai Paesi produttori, perché il prezzo deve essere comunque attrattivo, ma per evitare i picchi a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi. Un anno fa un metro cubo di gas costava 20 centesimi, oggi è arrivato a un euro e in certi momenti ha toccato un euro e mezzo”.

    Energia

    Le critiche ambientaliste al Mite “Si accelera sul fossile e si rallenta sulle rinnovabili”

    di

    Luca Fraioli

    06 Giugno 2022

    Altro tema affrontato, quello dell’emancipazione dell’Italia dal gas russo. “Ce la faremo a liberarci dalla dipendenza da Mosca nel 2023?”, ha chiesto Molinari. “L’anno prossimo è un po’ presto”, ha ammesso il ministro ricordando le contromisure messe in campo dal governo. “Abbiamo siglato accordi con sei paesi africani che ci forniranno circa 25 miliardi metri cubi di gas con cui rimpiazzare i 29,5-30 in arrivo dalla Russia. Ma il processo sarà graduale: 18 miliardi l’anno prossimo, per poi andare a regime dal secondo semestre del 2024. Nell’inverno 2024-25 non prenderemo più gas dalla Russia”. E gli altri 5 miliardi di metri cubi? “Saranno sostituiti con le rinnovabili, che stanno salendo molto più rapidamente che in passato. Questo ci consente di dire nell’arco di 30 mesi saremo indipendenti dalla fornitura russa, mantenendo la rotta di decarbonizzazione al 55% entro il 2030, prevista dal piano Ue Fit for 55. Cosa non scontata e che, in questo momento, solo l’Italia in Europa è in grado di fare”.

    Cingolani ha anche commentato la recente decisione presa dal G7 dei ministri dell’energia e del clima tenutosi a Berlino a fine maggio: decarbonizzare la produzione di elettricità entro il 2035. “Per tagliare in pochi anni del 55% le emissioni di gas serra, la prima cosa da fare è agire sull’energia elettrica, oggi largamente prodotta bruciando gas e carbone. Vanno aumentate le rinnovabili, e non penso solo all’eolico e al solare, ma anche al geotermico o al biogas. Ma l’imperativo è eliminare il carbone, o quanto meno sostituirlo con il gas. Noi lo abbiamo pianificato da tempo, altri Paesi no”.

    Secondo il ministro, l’Italia sta però pagando errori storici. “Fino al 2000 il 20% del fabbisogno era soddisfatto dal gas estratto sul territorio nazionale, ora siamo al 3%. Potrebbe essere una bella notizia per l’ambiente, peccato però che i consumi di gas siano rimasti gli stessi di vent’anni fa: 76 miliardi di metri cubi l’anno. Così abbiamo ridotto la produzione, ma aumentato l’importazione, con il doppio svantaggio di pagarlo di più e di avere lo stesso impatto negativo sull’ambiente. I grafici lo mostrano chiaramente: mentre diminuivamo l’estrazione del nostro gas, aumentavamo l’importazione dalla Russia”.

    Infine le rinnovabili. “Chi sono i ‘rinnovabilisti’ contro cui si è scagliato qualche giorno fa?”, ha chiesto Molinari in conclusione dell’incontro. “Mi riferisco ad alcuni gruppi che prendono posizione indifendibili: di recente è circolata l’ipotesi che in tre anni si potrebbero installare 60 gigawatt di potenza rinnovabile. E si voleva un commissario con pieni poteri che saltasse tutte le regole per le autorizzazioni. Ma non basta fare impianti. Eolico e solare producono per 1500-2000 ore l’anno, e in un anno ci sono più di 8000 ore. Magari l’energia rinnovabile viene prodotta dove non serve, o quando non c’è richiesta e così la devo accumulare, si ha bisogno di accumulatori e di una rete intelligente che la smisti dove occorre. Per creare questo tipo di infrastrutture servono miliardi per gli investimenti e non lo si può fare in tre anni. Se fosse stato facile, l’avremmo già fatto”. LEGGI TUTTO

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    I vestiti con il passaporto per una moda più ecologica

    Un’etichetta con un codice che consentirà ai produttori, rivenditori e clienti di ricostruire le varie fasi della vita di un capo di abbigliamento. Un passaporto digitale che racconta la storia di ogni vestito e ne permetta la tracciabilità, ma soprattutto risponde al diritto delle persone di sapere come è stato prodotto ciò che comprano. La […] LEGGI TUTTO

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    Festival di Green&Blue: Soldini, Petrini, Francesca Michielin ed Elisa per il gran finale

    “Ognuno di noi deve assumersi la responsabilità di fare un gesto, compiere una scelta. Abbiamo tutti un unico obiettivo: salvare il nostro Pianeta” è questa la sfida per un futuro da costruire insieme. Il messaggio di Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea arriva forte e chiaro dal festival di Green&Blue. Ospite al teatro Parenti di Milano, diventato per due giorni un luogo di incontri e dibattiti sui grandi temi del momento: la dipendenza energetica, i danni ambientali causati dalla guerra, il riscaldamento globale, le risorse dell’economia circolare, le fonti energetiche rinnovabili, la mobilità nelle nostre città. E poi la sostenibilità, che non è un concetto astratto, ma implica scelte precise nel mondo dell’arte, dello sport, nel progettare case e scuole. Per questo abbiamo invitato imprenditori, ministri, manager delle grandi aziende dell’energia, i sindaci che sognano le loro città ad impatto zero, inventori di startup, calciatori, attivisti green, direttori di musei, architetti e designer. 

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    Festival di Green&Blue, tutti a Milano per l’ambiente: la prima giornata

    a cura di

    Paola Rosa Adragna

    Fiammetta Cupellaro

    05 Giugno 2022

    “Perché la difesa della Terra è un mosaico e per avere successo ha bisogno della collaborazione di ognuno di noi” ha detto Riccardo Luna, direttore di Green&Blue che ha moderato gli incontri. Ma sono stati anche due giorni di musica e di divertimento a bordo piscina dei Bagni Misteriosi con Malika Ayane, Casadilego, Marina Rei, Erica Mou, Francesca Reggiani: uno spazio aperto ai lettori che sono arrivati per partecipare agli incontri, ai laboratori con i bambini. Due giorni con oltre 100 speaker, 50 eventi, migliaia di iscritti. E tra le cartoline che resteranno di questa prima edizione del Festival di Green&Blue,  il dialogo tra Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e uno dei punti di riferimento globale per un’agricoltura compatibile e Giovanni Soldini, velista ambientalista in lotta contro la plastica nel mare. E poi la voce di Elisa e Francesca Michielin. Sul palco con Ernesto Assante hanno chiuso il festival.

    La necessità di un cambio di passo è stato al centro del messaggio di Jeremy Rifkin economista e presidente della Greenhouse Crisis Foundation. “Serve una nuova tabella di marcia che elimini fossili o andremo verso la sesta estinzione di massa – ha detto Rifkin – L’idrogeno verde è una strada praticabile, ma penso che ci vorranno non meno di 10 anni se lavoriamo decisi”. L’Italia? La speranza è che usi i fondi del Pnrr per le infrastrutture, Io credo non sia pronta”. 

    Una maratona di incontri parallela in Sala Grande e nel Foyer con il direttore di Repubblica Maurizio Molinari che ha intervistato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani sulle scelte dell’Italia sul fronte dell’energia. “Ci affrancheremo dal gas russo nell’inverno 2024”, ha assicurato il ministro  a cui subito dopo hanno replicato i leader delle principali associazioni ambientaliste.  E la ministra all’Università e Ricerca Maria Cristina Messa che ha spiegato quanto la riforma degli atenei terrà conto delle nuove professioni legate alla crisi climatica e la rivoluzione digitale.  

    Mobilità e inquinamento. I grandi temi da cui dipende la vita nelle nostre città, l’aria che respiriamo, la salute dei cittadini, grandi e piccoli. Ne abbiamo parlato con il ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini intervistato dal direttore Riccardo Luna e con 14 sindaci, tra cui quello di Milano Giuseppe Sala e di Roma, Roberto Gualtieri. Un confronto sulle soluzioni possibili per affrontare i problemi e le scelte da compiere. Sullo sfondo i 230 miliardi di euro di investimenti su infrastrutture e sistemi di mobilità. 

    E tra le immagini che rimarranno l’appello di Svitlana Krakosvka, la scienziata ucraina esperta del clima ospite del festival. “Prima del 24 febbraio mi consideravo ‘testimone del cambiamento climatico’ perché nella mia vita ho studiato i fenomeni metereologici estremi sempre più frequenti. Ma ora, in Ucraina, come in Italia, chiunque può considerare se stesso un testimone del cambiamento climatico perché soffriamo tutti l’impatto delle ondate di calore, le inondazioni, la siccità”. Ma dobbiamo essere onesti e ammettere che non siamo solo osservatori e vittime, ma una causa del cambio climatico. La guerra in Ucraina ha dato un’opportunità di pensare alla fragilità della nostra vita, al suo valore e a ciò che è davvero importante. Quando le madri hanno dovuto lasciare le loro case, hanno portato solo l’indispensabile: i figli e un piccolo zaino. La guerra ci ha anche indicato che le possibilità di evitare la catastrofe climatica si stanno riducendo rapidamente e ci saranno sempre più vittime innocenti. Questo mi dà la speranza che, con gli sforzi di tutti, gli esseri umani eviteranno scenari catastrofici e troveranno un modo per vivere in armonia sul nostro meraviglioso e unico Pianeta”. LEGGI TUTTO

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    Giardini e pannelli solari sui tetti: Rotterdam vuole vincere la sfida contro la crisi climatica

    Rotterdam vuole prendersi il cielo. Per abitare, per muoversi e, soprattutto, per vincere la sfida contro il cambiamento climatico. La città olandese con il più alto numero di tetti piatti ha iniziato già nel 2012 a riconvertirli in giardini, orti, depositi per lo stoccaggio dell’acqua, pannelli solari. Ma le possibilità sono ancora tante e Rotterdam è solo all’inizio della sua rivoluzione aerea.La presenza di così tanti rooftop (tradotto: terrazze), al posto dei tipici tetti spioventi che invece caratterizzano Amsterdam, è in realtà una ferita storica. Il 14 maggio 1940 il centro della città è stato quasi completamente raso al suolo dai bombardamenti dell’aviazione tedesca. Pochissimi edifici si sono salvati: la chiesa di San Lorenzo, rimasta fortemente danneggiata, e poco altro. Così i cittadini si sono rimboccati le maniche, nel pieno spirito calvinista che li contraddistingue, e l’hanno ricostruita quasi da zero. Rotterdam la fenice è rinata dalla sue ceneri. E quella che era una cicatrice della Seconda Guerra Mondiale è diventata già da tempo terreno fertile per giocare con diversi stili architettonici, creare una comunità più inclusiva, recuperare spazi verdi e biodiversità. LEGGI TUTTO