5 Giugno 2022

Daily Archives

consigliato per te

  • in

    Il gruppo Gedi raggiunge la Carbon Neutrality

    L’energia del sole, del vento, dei fiumi. Ma anche foreste capaci di assorbire la CO2 residua emessa. Sono gli strumenti a disposizione delle imprese che vogliono ridurre, fino ad annullarla, la loro impronta carbonica. Quegli stessi strumenti che permettono a Gedi di annunciare, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, di essere il primo editore italiano ad aver raggiunto la Carbon Neutrality.
    Primo gruppo di informazione quotidiana in Italia, con testate come La Repubblica, La Stampa, dieci giornali locali e una serie di periodici, oltre a Radio DeeJay, Radio Capital, m20 e la piattaforma OnePodcast per la produzione di contenuti audio digitali, Gedi negli ultimi anni ha attuato una serie di politiche per abbattere l’impatto ambientale delle proprie attività. Il punto di svolta c’è stato nel 2021, quando il gruppo ha sottoscritto un contratto quadro per la fornitura di energia elettrica certificata da fonti rinnovabili. L’uso di questo tipo di elettricità ha infatti permesso a Gedi di abbattere di oltre il 90% le proprie emissioni di CO2 in un anno, passando dalle 224.762 tonnellate emesse nel 2020 alle 2.375 del 2021.Queste ultime sono state compensate tramite l’acquisto di, come si legge in una nota Gedi, “carbon credits di alta qualità riconosciuti dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e certificati da VCS, principale standard internazionale”. Per farlo il gruppo editoriale si è rivolto alla Carbon Credits Consulting, società italiana con sede a Bologna e a Manaus. Tra i progetti messi in campo per assorbire CO2 c’è la Fazenda Nascente Do Luar, nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul, una regione dove in passato la deforestazione aveva creato ampi spazi destinati all’allevamento estensivo e all’agricoltura. Ora, la nascita di un nuovo tipo di paesaggio, caratterizzato dalla convivenza di foresta naturale e foresta piantata, oltre ad assorbire CO2 sta permettendo il graduale ritorno della fauna selvatica.

    Per una terra più verde, ogni azione conta

    di

    Maurizio Molinari

    04 Giugno 2022

    Un secondo progetto è invece localizzato nel Borneo, in Indonesia, e ha come obiettivo la protezione delle foreste pluviali locali, per molti anni minacciate dall’espansione dell’industria dell’olio di palma. Oltre a preservarela CO2 già catturata dalle foreste e a catturarne altra negli anni a venire, l’operazione ha anche in questo caso un effetto benefico sulla fauna locale (tra cui 55 specie di mammiferi a rischio estinzione) e persino sulle comunità dei villaggi vicini: il progetto prevede infatti un battello-ambulatorio che fa la spola tra i canali dell’area, ma anche lanterne solari e filtri per potabilizzare l’acqua da distribuire alla popolazione.La raggiunta Carbon Neutrality è però solo una tappa. “Si tratta di una bellissima notizia, che riconosce il lavoro fatto in questi anni per rendere il nostro Gruppo più sostenibile e attento alla dimensione ambientale”, dice l’amministratore delegato di Gedi Maurizio Scanavino. “Il nostro percorso sul tema delle emissioni di gas serra non finisce qui: il prossimo obiettivo sarà mappare le emissioni dell’intera filiera legata a Gedi, per arrivare al traguardo più importante, il cosiddetto Net Zero”. Si tratterà dunque di agire sulla filiera dei fornitori (dai mezzi di trasporto che consegnano i giornali ai server che ospitano le edizioni digita-li), per ridurre e compensare anche le emissioni di gas serra legate alle loro attività. Sempre in tema ambientale, altri progetti riguardano la carta utilizzata per i giornali e le riviste.Fino al 2021 circa il 92% della carta impiegata da Gedi risultava già riciclata o certificata, cioè tale da garantire che le foreste di provenienza siano adeguatamente mantenute e rigenerate. Entro la fine di quest’anno sarà possibile fare un passo in più, ottenendo la garanzia che tutta la carta utilizzata per stampare quotidiani e periodici provenga esclusivamente da foreste gestite in modo sostenibile o da riciclo. “Attraverso il nostro verticale tematico sulla sostenibilità Green and Blue, e le iniziative come il Festival che inizia oggi”, conclude Scanavino, “Intendiamo raccontare i progressi che tutte le aziende e le istituzioni italiane stanno conseguendo sulle questioni ambientali: è un impegno importante che sosteniamo per raggiungere un obiettivo comune”. LEGGI TUTTO

  • in

    Conosco Enrico Giovannini dal 2009. Era appena arrivato alla guida dell’Istat, dopo una brillante esperienza all’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Aveva 52 anni. Per lui, romano, e con una cattedra all’università di Tor Vergata, l’Istat era un ritorno a casa e anche il coronamento di un sogno: dopo essersi occupato di statistiche economiche a Parigi e aver visto come potevano essere usate per capire meglio il mondo adeguando le scelte politiche, aveva l’occasione di farlo nel prestigioso, e polveroso, Istituto di via Turati.Io ai tempi ero direttore di Wired, un magazine che aveva nel suo DNA una passione per i dati e la loro visualizzazione: l’information design è un’arte ma anche uno strumento potente, non solo tabelle di numeri ma disegni rivelatori di un fenomeno. Mi invitò per un caffè, per raccontarmi il suo programma: far diventare i noiosi bollettini dell’Istat cultura argomento di discussioni politiche, presupposto per le scelte che il Paese era chiamato a fare. Del resto, come dice un famoso adagio, una affermazione non supportata da dati è soltanto l’ennesima affermazione inutile. Parlare a vanvera. E Giovannini detesta chi parla a vanvera.Ero sicuro che sarebbe rimasto all’Istat per sempre: era la sua casa. E invece no. Nel 2013 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo chiama a far parte di un gruppo di saggi che avrebbero dovuto aiutare l’Italia a evitare il default; poi diventa ministro del lavoro nel fragile governo di Enrico Letta; quando finisce la prima esperienza di governo, è il segretario delle Nazioni Unite che lo chiama a dirigere la commissione che redigerà il rapporto “A World That Counts”; e poi è di nuovo fra i saggi che debbono salvare la Patria, questa volta nominati dal presidente Mattarella, e di nuovo al governo, quello di Mario Draghi, come ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili.Ma il passaggio più importante per lui è avvenuto qualche anno fa: nel 2016, quando decide di dare vita all’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ASviS, con tre lettere maiuscole e due minuscole, un acronimo difficile come un IBAN, gliel’ho detto mille volte che serviva un nome migliore. Eppure aveva ragione lui: serviva una grande alleanza che riportasse al centro dell’azione dei governi la sostenibilità. Anche con un nome difficile.Enrico Giovannini è un economista innamorato dell’ambiente; ma anche un ambientalista che punta a correggere le storture del nostro modello economico per difendere il Pianeta. In questo campo il suo più grande successo è l’unico che non ha potuto festeggiare: la recente modifica della nostra Costituzione che ha inserito la tutela dell’ambiente e della biodiversità fra i principi fondamentali e sancito il principio dell’attenzione per le future generazioni. Praticamente la traduzione giuridica dell’antica massima “la Terra non è qualcosa che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai figli”.Cosa c’entra Giovannini con la Costituzione diventata improvvisamente più verde? È una lunga storia. Che inizia nel 2013, quando il sovrano di un piccolo stato dell’Asia meridionale, il Buthan, che alcuni definiscono il Paese della felicità, chiama un gruppo di esperti da tutto il mondo per capire quali politiche possono aiutare il mondo a coniugare sviluppo, sostenibilità e benessere (è la famosa riunione da cui riparte il dibattito, iniziato da Robert Kennedy addirittura nel 1968, per il superamento del Pil, del Prodotto Interno Lordo, quale misura di tutte le cose in ambito economico). È lì che si forma un gruppo di lavoro che firmerà diversi paper scientifici su Nature. Ne fa parte anche un italiano che insegna in Sudafrica, Lorenzo Fioramonti, che sarà ministro per qualche mese. È lui a invitare tutti a Pretoria per continuare il ragionamento. Ed è lì che un giorno Enrico Giovanini chiede una bacchetta e una lavagna e domanda: immaginate che nasca uno Stato nuovo, qual è la prima cosa che dovrebbe fare? Mettere nella propria Costituzione la tutela dell’ambiente e i principi della sostenibilità, convengono tutti. Quel giorno è iniziato il lungo processo che ha portato nel febbraio scorso il Parlamento a votare una storica modifica costituzionale. Quel giorno in tanti hanno festeggiato come se fosse una loro vittoria. E in un certo senso lo è, una vittoria di tutti. Enrico Giovannini non ha detto nulla, ma a casa quella sera ha accarezzato la bacchetta con cui sulla lavagna di Pretoria un gruppo di esperti immaginò uno Stato nuovo. Per lui è diventata una bacchetta magica. 

    DOVE E QUANDO”Le mobilità sostenibili”Il ministro deile Infrastrutture e della mobilità sostenibili parteciperà al Festival di Green&Blue dove sarà intervistato da Massimo Giannini il 6 giugno alle 14 nella Sala Grande del teatro Parenti LEGGI TUTTO