3 Giugno 2022

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    Scuola, la Uil blocca le attività in Indire: “Il ministro Bianchi commissari l'ente o nomini un presidente”

    ROMA – Dopo i servizi di Repubblica sullo stato di Indire, l’ufficio scientifico del ministero dell’Istruzione oggetto di una relazione critica da parte della Corte dei conti e senza guida da due mesi dopo le dimissioni della presidente Luigina Mortari, il sindacato Uil interviene e ne chiede il commissariamento.

    In una nota, il coordinatore della Uil Rua per la trattativa Indire, Mario Finoia, ha comunicato ai suoi iscritti che bloccherà le attività e ogni tipo di contrattazione. Scrive il coordinatore: “Chiediamo ai ministri vigilanti di intervenire subito, come promesso all’indomani della manifestazione a Roma del 21 marzo e ribadito a margine del recente evento Didacta. Chiediamo di rimuovere quegli ostacoli che non permettono il regolare svolgimento delle attività dell’ente. Si sostituiscano i vertici oppure lo si commissari. Non possiamo continuare ad assistere a un avvilente gioco delle parti ai danni di chi lavora da anni all’Indire, ente di riferimento per l’intero sistema scolastico nazionale. L’istituto è ormai paralizzato nello svolgimento della propria attività, con la presidentessa e un componente del Consiglio di amministrazione dimissionari. Il Cda non può neppure riunirsi per garantire la sola attività ordinaria. Bisogna intervenire subito per salvare i posti di lavoro dei precari garantendo percorsi certi di valorizzazione del personale e per rimettere l’Indire nell’alveo degli enti pubblici di ricerca con vertici pienamente legittimati, autorevoli e in grado di rilanciarlo”. 

    Scuola, le incredibili spese di Indire, il braccio scientifico dell’Istruzione

    di

    Ilaria Venturi

    Corrado Zunino

    28 Maggio 2022

    La Cgil ha già espresso il suo punto di vista con un lavoro di approfondimento sulla relazione annuale della Corte dei conti di cui abbiamo dato conto nei pezzi pubblicati nella newsletter “Dietro la lavagna”.

    LEGGI DIETRO LA LAVAGNA

    Sulla questione del tour delle consulenze esterne da parte di dirigenti Indire, Filippo Pompei, animatore di associazioni per la trasparenza a scuola, segnala l’attività di una funzionaria presso il Dipartimento della presidenza del Consiglio dei ministri, attività resa possibile attraverso la società Eutalia srl. Scrive Pompei: “Con una risposta giuridicamente infondata, Indire si è rifiutata di dar conto a un’istanza di accesso alle informazioni pubbliche nella quale si richiedeva espressamente copia dell’autorizzazione rilasciata a una funzionaria per svolgere attività di consulenza esterna e si chiedeva prova dell’eventuale insussitenza di conflitti di interesse essendo il Dipartimento Sport della presidenza del Consiglio coordinatore di progetti Erasmus plus, cuore delle attività Indire”. Nel merito, è già stata trasmessa una diffida.

    Interviene, quindi, l’ex presidente Giovanni Biondi, che in una lettera a Repubblica scrive: “La conferma del direttore dell’ente”, si parla del direttore generale Flaminio Galli, verso il quale sono state avanzate attenzioni dalla relazione della Corte dei conti e che ha conosciuto una revoca e un riaffido dell’incarico, “è avvenuta dopo una lunga valutazione da parte del Consiglio di amministrazione e sulla base di uno specifico parere legale ‘pro veritate’, richiesto su consiglio dello stesso magistrato della Corte che partecipa a tutte le sedute del Cda. Lo stesso magistrato ha collaborato alla stesura della delibera di rinnovo. La conferma, inoltre, è avvenuta sulla base della valutazione molto positiva che l’Organismo Indipendente di valutazione ci ha trasmesso. Basandosi su questo stesso parere, nel 2019, il Cda ha riconosciuto come “premio di risultato” (dovuto per legge), invece del 40 per cento dell’anno precedente, una percentuale di poco inferiore al 50 per cento. Nella maggior parte degli enti pubblici e dei ministeri come premio di risultato si dà il 100 per cento indistintamente a tutti i dirigenti. Il dg ha mantenuto effettivamente l’interim degli uffici amministrativi”, altra contestazione dell’organo contabile, “ma l’Istituto ha così risparmiato uno stipendio da dirigente amministrativo”.

    Firenze, bufera all’Indire: si dimette la presidente

    di

    Valeria Strambi

    02 Aprile 2022

    Scrive il presidente Biondi, per il quale è stata sottolineata nel 2017 una triplicazione dello stipendio: “Ho fatto due mandati da presidente di Indire e prima un anno da commissario straordinario, in questo caso senza alcun compenso. Per i primi quattro anni ho ricevuto un’indennità che è stata calcolata sulla base di parametri forniti dai ministeri stessi. Tutti i bilanci sono stati approvati dai ministeri e dal Collegio dei revisori. Il mio secondo mandato l’ho portato a termine senza alcun compenso, in modo totalmente gratuito. Si tratta quindi di una delibera, quella del 2017, che nel mio caso non ha avuto alcuna attuazione”. 

    A proposito di Erasmus, Biondi ritiene che l’Agenzia Erasmus+ Indire funzioni molto bene e sia all’avanguardia in Europa. “L’Agenzia è finanziata con fondi europei e ha ricevuto ispezioni e controlli continui da parte dell’Unione europea. Tutti i fondi sono certificati ed Erasmus ha sempre ricevuto valutazioni più che positive. Tutte le Agenzie esterne ai ministeri, in Europa, hanno personale a contratto, esterno o se vogliamo precario, insomma, funzionano con consulenti esterni. Ed è logico che non abbiano personale stabile, di ruolo, perché, se pur famoso, Erasmus è comunque un progetto a termine con una durata e un budget che viene determinato di volta in volta dal Parlamento”.

    La professoressa Luigina Mortari, ex presidente Indire  LEGGI TUTTO

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    Le Alpi sono sempre più verdi e meno bianche: la neve arretra e aumenta la vegetazione

    Sulle Alpi il colore dominante presto potrebbe non essere più il bianco della neve ma, in ogni stagione, il verde della vegetazione. E se da un lato più piante potrebbero contribuire a ridurre la CO2, meno neve e ghiacciai in rapida contrazione causeranno enormi problemi per le riserve idriche. Si intitola proprio “Dal bianco al verde: perdita di copertura e aumento della produttività della vegetazione nelle Alpi europee” uno studio appena pubblicato su Science, nel quale i ricercatori del dipartimento di ecologia ed evoluzione dell’Università di Losanna, in Svizzera, danno conto di una riduzione del 10% della copertura nevosa sulle aree esaminate, a fronte di un aumento di oltre due terzi della vegetazione: utilizzando dati di telerilevamento, le aree con vegetazione al di sopra della linea degli alberi nelle Alpi sono aumentate del 77% dal 1984.

    Emissioni

    Cosa sappiamo della capacità di foreste e paludi di mitigare le emissioni di CO2

    di

    Simone Valesini

    14 Maggio 2022

    “Le montagne stanno vivendo un riscaldamento più drammatico rispetto alle quote più basse, con un aumento dello scioglimento delle nevi e un cambiamento dei modelli di innevamento – scrivono gli autori della ricerca – è stato già accertato come gli ultimi quattro decenni di cambiamenti climatici abbiano influenzato la copertura nevosa e la produttività della vegetazione nelle Alpi europee.” Questi mutamenti  avranno importanti impatti ecologici e climatici, poiché i due fenomeni porteranno probabilmente a cambiamenti ancora più marcati in futuro.

    Climatologi, glaciologi e dendrocronologi da tempo cercano di elaborare scenari che tenendo conto della riduzione del manto nevoso e dell’aumento di vegetazione possano prevedere in che modo i due fenomeni potranno interagire. Se, come detto, in genere l’aumento delle piante aiuta la riduzione della CO2, la diminuzione di superfici bianche, in grado di riflettere luce e calore, porta a un incremento del riscaldamento globale, come hanno mostrato numerosi studi che si sono concentrati sulle zone artiche.

    Reportage

    Ghiacciaio dei Forni, dove la fusione non si ferma

    di

    Emanuele Bompan. Foto Alessandro Speccher

    13 Ottobre 2021

    Di recente, inoltre, è stato anche messo in discussione il rapporto direttamente proporzionale secondo cui più piante assorbirebbero sempre più anidride carbonica. Uno studio del gennaio 2021 dell’università di Nanjing, in Cina, aveva sottolineato che l’effetto di aspirazione di CO2 dall’atmosfera da parte delle piante sta diminuendo molto velocemente, più di quanto non avessero previsto i modelli teorici. E ancora, meno di 15 giorni fa, un’altra ricerca dell’Università dello Utah ha sottolineato che le capacità di crescita degli alberi non dipendono unicamente dalla quantità di carbonio disponibile per la fotosintesi, e quindi la capacità di assorbimento delle foreste nei prossimi decenni potrebbe essere inferiore a quanto sperato fino a oggi.

    Insomma, ritenere che l’incremento della parte verde possa compensare, almeno dal punto di vista dell’aumento delle temperature, la diminuzione di ghiacciai e copertura nevosa è a dir poco azzardato, non soltanto perché a incidere sugli scenari climatici ci sono poi molti altri elementi, quali l’attività solare e la fluttuazione dei grandi sistemi climatici periodici come El Niño.

    Biodiversità

    Le orchidee scalano le Alpi per adattarsi al cambiamento climatico

    di

    Fabio Marzano

    23 Maggio 2022

    Per ora, i ricercatori svizzeri sottolineano che “l’inverdimento ha predominato nelle aree più calde, guidato dai cambiamenti climatici durante l’estate, mentre la recessione della copertura nevosa ha raggiunto il picco alle temperature più fredde, guidata dai cambiamenti delle precipitazioni. L’inverdimento potrebbe aumentare il sequestro di carbonio, ma è improbabile che questo superi le implicazioni negative, tra cui la riduzione dell’albedo e della disponibilità di acqua, lo scongelamento del permafrost e la perdita di habitat”. In sintesi, come ormai sottolineano la maggior parte degli studi sulle strategie per la mitigazione del riscaldamento climatico, l’azione più urgente resta sempre la riduzione delle emissioni che derivano dalle attività antropiche, perché la nostra influenza sulla natura è ormai tale da rendere secondarie le sue capacità di adattamento. LEGGI TUTTO

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    “Il grande nonno” cileno è l'albero più antico: ha oltre 5mila anni

    Ovviamente quando pensiamo al Cile pensiamo al drammatico colpo di stato contro Allende, al dittatore Pinochet, alla musica degli Inti-Illimani, al poeta Pablo Neruda. Da diversi anni si parla di alberi molto annosi nelle foreste andine. In un libro del 2112, Ancient Trees. Trees that live for a thousand years, i curatori segnalavano gli alberi di alerce (Fitzroya cupressoides), alte conifere appartenenti alla famiglia delle cupressaceae, presso il Parco Nazionale Andino di Alerce: due esemplari soprattutto spiccavano, uno vivo, con età pari a 3622 anni, l’altro morto, un piede orfano di 4080 anni.

    Persone

    Valerie Trouet: “Studiando gli alberi possiamo salvare il Pianeta”

    di

    Alessandra Viola

    30 Maggio 2022

    In queste settimane un nuovo studio avrebbe innalzato l’asticella, con un albero ribattezzato l’Alerce milenario, o Gran Abuelo (il Grande Nonno) che secondo Jonathan Barichivich, docente cileno al Climate and Environmental Sciences Laboratory di Parigi, toccherebbe i 5484 anni! I primi articoli usciti, ovviamente in lingua inglese, segnalano che si tratta di una stima poiché parte della geometria interna è assente, divorata da carie. Il professore è nipote dell’ispettore forestale che lo ha scoperto nel 1972; ha escogitato un metodo per stimare quanti anelli potrebbero esserci nelle sezioni interne mancanti, assicurando che sussiste l’80% di probabilità che l’albero abbia almeno 5000 anni.

    Ci vorranno ulteriori studi per confermare, smentire o rattificare. Sono età che ogni volta mi fanno al contempo sobbalzare e sorridere, basti pensare a che cosa esisteva qui, da noi, in questa penisola che chiamiamo Italia, al tempo: quali sparse popolazioni umane, quali piccoli assembramenti di famiglie e tribù, quali animali, quali paesaggi; tali alberi erano già spuntati dalla terra, stavano già iniziando a progettare la loro solitaria esistenza che avrebbe polverizzato qualsiasi altro compagno di viaggio.

    Con occhi di selva

    Le antiche foreste restituite ai nativi americani, i primi tutori della Natura

    di

    Tiziano Fratus

    27 Gennaio 2022

    Dieci anni fa sono andato in cerca dei più annosi alberi del pianeta. Dopo aver incontrato i grandi castagni e gli ulivi millenari del nostro paese, mi sono imbarcato alla volta della California. Anzitutto per perdermi tra le foreste di sequoia matura, old growth sequoia forests, noi diremmo foreste primarie, foreste vergini, foreste primordiali; là dove vegetano, silenziosi, monumentali, esemplari alti ben oltre i cento metri e larghi taluni alla base oltre i trenta. Età spesso stimata, talora scientificamente studiata: 2500, 3000, 3200 anni.

    Cosa sei tu, uomo di 35 o 47 o 64 anni ai piedi di un essere del genere? Ma c’era dell’altro, e bisognava puntare le montagne della California interna, raggiungendo una località dal nome totemico: Big Pine. Avevo accumulato ore di viaggio e di deserto, superando i canyon alle spalle della Sierra Nevada. In genere gli amanti degli alberi e della natura arrivano a Big Pine poiché rappresenta la porta per risalire le White Mountains e raggiungere la Inyo National Forest, la mecca delle conifere più longeve del pianeta, laddove si possono accarezzare esemplari che hanno messo in scacco il tempo, varcando soglie che soltanto un secolo fa parevano insuperabili.

    Natura

    L’albero italiano dell’anno è il ”Castagno dei 100 cavalli”: ha più di tremila anni

    22 Novembre 2021

    Circa settant’anni fa l’agente forestale A. E. Noren scriveva una lettera al professore Edward Schulman, al tempo ricercatore presso il Laboratory of Tree-Ring Research dell’Università dell’Arizona, in queste poche righe segnalava la presenza di alberi millenari, dispersi sulle brulle superfici montuose tra i 2900 e i 3200 metri di altitudine. Lassù, immersi in un paesaggio che definiremmo lunare, dominato dai bianchi lancinanti delle rocce, dagli azzurri pallidi del cielo e dai grigi venati di giallo dei tronchi, spuntano spettacolari banchi di pini dai coni setolosi (Pinus longeava), coriacee resinose capaci di resistere ad estati torride e inverni glaciali; analizzate diedero accesso a nuove “immortalità arboree”, superando soglie inimmaginabili tra i 4800 e i 5000 anni.

    Ricercatori, dendrologi, dendrosofi, cercatori di sensazionalismi e molti altri continuano a dare la caccia ad un record ancora più stupefacente. Sì perché la nostra attuale conoscenza del pianeta, che noi riterremmo consolidata, pare proprio che abbia ancora ampi margini di profondità inesplorata. O in questo caso di cavità arboree viventi non del tutto analizzate. E così talora sarebbero gli ulivi che spuntano in Spagna, in Terra Santa, in Grecia, in Italia, oppure le criptomerie della remota isola di Yakushima, in Giappone, e le conifere del Parco Nazionale Costiero di Alerce a Los Rios, nel verdissimo Cile. LEGGI TUTTO

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    Tutti in bici: cosa manca all'Italia per pedalare bene

    Servono infrastrutture e piste sicure per pedalare verso un futuro più sano. Il 3 giugno si festeggia la Giornata mondiale della Bicicletta, mezzo amatissimo dagli italiani e oggi rivalutato anche per la sua funzione di trasporto green che non contribuisce ad emettere emissioni climalteranti. Un amore che però non sembra ricambiato del tutto dalla progettualità e le infrastrutture a disposizione: sono infatti ancora troppo poche in Italia le piste ciclabili e gli spazi per rendere la bici un veicolo da usare in totale sicurezza.
    “Il Pianeta ci chiede a gran voce di preservare le risorse di cui abbiamo abusato”, dice @omardifelice. “La #bicicletta è il mezzo più leggero e naturale con cui ripartire verso uno stile di vita rispettoso non soltanto dell’ambiente ma anche della dimensione dell’essere umano”. pic.twitter.com/QJDbDpax8V— Italian Climate Network (@ItalianClimate) June 3, 2022

    A raccontare il rapporto degli italiani con la bicicletta è un’indagine dell’istituto di ricerca Ipsos sulla mobilità e la nostra percezione delle due ruote. Il sondaggio, condotto in 28 Paesi fra cui l’Italia, sottolinea come le bici oggi siano fondamentali per ridurre traffico ed emissioni nelle città.

    Bici amica dell’ambiente, ma servono più ciclabili

    In Italia circa il 49% della popolazione possiede una bici. Fra gli intervistati, poco meno di un terzo racconta di usarla per fare attività fisica e solo il 10% per raggiungere il proprio luogo di lavoro. In un contesto dove soltanto il 6% degli italiani non ha accesso a un’auto da poter usare, poco più dell’8% afferma di usufruire dei sistemi di bike sharing. Rappresentano invece il 37% coloro che raccontano di usarla almeno un paio di volte la settimana (solo il 13% come mezzo di trasporto principale).

    Riuso

    Nella Ciclofficina si impara a riparare le bici e a pedalare senza rischi

    di

    Fiammetta Cupellaro

    02 Aprile 2022

    Se però si osserva la bici come strumento amico dell’ambiente, la maggior parte degli italiani (88%) è convinta che muoversi sul sellino sia il modo migliore per ridurre emissioni di CO2 e traffico. Il risvolto della medaglia però è che, nonostante la bici sia considerata il mezzo verde per eccellenza, utilizzarla nelle strade del nostro Paese appare ancora troppo pericoloso. Il 62% degli intervistati da Ipsos ritiene infatti che andare in bicicletta nella propria zona abitativa sia pericoloso, al contrario di altre aree del mondo dove viene valutato come un mezzo di trasporto sicuro (ad esempio Cina, Giappone o Paesi Bassi). Gli italiani – racconta il report – del resto non solo sottolineano la mancanza di piste ciclabili e sicurezza, ma ritengono (il 76%) anche che i ciclisti stessi non rispettino le regole del Codice della strada rappresentando un pericolo per gli altri. Per il 70% spesso chi pedala senza regole può essere dannoso sia per i pedoni che per automobilisti o motociclisti.

    Il viaggio

    Omar Di Felice, 4000 km in bici al Polo Nord: “Guardate con me il mondo che cambia”

    di

    Mariella Bussolati

    12 Febbraio 2022

    Infine, a livello di ciclabili, meno della metà degli italiani (43%) considera l’infrastruttura ciclistica della propria zona eccellente e il 71% ritiene invece che i nuovi progetti debbano dare priorità alle bici rispetto alle auto.

    Fiab: “Serve pedalare verso un futuro più sicuro”

    In occasione della Giornata mondiale della Bicicletta anche la FIAB (Federazione italiana ambiente e bicicletta)  con la campagna “La BICI ridisegna il FUTURO” preme per una progettualità che metta il mezzo a pedali al centro della pianificazione del domani. 

    “Il mondo sta cambiando e la dipendenza dai combustibili fossili sta causando enormi danni al Pianeta, al clima globale, così come alla nostra pace e alla nostra sicurezza. Tutti, semplici cittadini e decisori politici, siamo chiamati a scelte consapevoli: la bicicletta è una soluzione climatica, energetica, sociale e urbanistica fondamentale, e come tale deve diventare una priorità. Il nostro messaggio per il 3 giugno intende quindi essere un esplicito invito a pedalare insieme verso un futuro più sicuro, più sano e più sostenibile” sostiene Alessandro Tursi, presidente FIAB che ricorda anche l’importanza della diffusione dell’e-bike  e l’avvento delle cargo-bike per le consegne in città. 

    I personaggi

    Due italiani in Siberia, pedalando con la stufa sulle spalle: “Qui la natura è un dono”

    di

    Giacomo Talignani

    25 Gennaio 2022

    Proprio le e-bike, secondo una ricerca appena diffusa da Idealo, sono uno oggi fra i desideri più richiesti dagli italiani: il 50% di chi cerca una bici la vuole infatti elettrica.  

    L’iniziativa

    Un tour in Appennino sulla ciclovia più lunga d’Italia

    di

    Giacomo Talignani

    06 Maggio 2022

        Un tour in Appennino sulla ciclovia più lunga d’Italia

    In sella alla bici, pedalando dall “A” di Altare, in provincia di Savona, sino quella di Alia nel cuore della Sicilia, da questo giugno grazie a una nuova app l’Appennino non avrà più segreti.Anche per questi mezzi sempre più popolari serviranno dunque piste ciclabili sicure o percorsi dedicati come la più grande ciclovia d’Italia, l’insieme di passaggi che attraversa lo Stivale e che Legambiente ha recentemente rilanciato promuovendo l’Appennino Bike Tour, giro (anche in e-bike) lungo la dorsale alla scoperta delle bellezze culturali e naturali d’Italia, da godersi  senza rischi e all’insegna della sostenibilità in sella alle due ruote. LEGGI TUTTO

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    Green&Blue: scarica l'inserto dedicato al festival

    Gli italiani e la transizione ecologica, nel primo rapporto Censis-Green&Blue su aspettative e consapevolezza della svolta in atto. I protagonisti e le idee al Festival di Green&Blue di Milano, il 5 e 6 giugno. I vincitori del contest fotografico per raccontare il climate change con i vostri occhi e i reportage di Contrasto. Questo e […] LEGGI TUTTO

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    Carolyn Christov-Bakargiev: “L'arte ci fa superare i limiti dell'antropocentrismo”

    Carolyn Christov-Bakargiev, di sicuro una delle più visionarie e potenti curatrici d’arte contemporanea viventi. Attualmente dirige il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, ma senz’altro la più storica delle sue mostre è la curatela della Documenta 13 nel 2012, tutta dedicata proprio al rapporto che l’arte contemporanea deve avere con la messa in discussione dell’antropocentrismo.Cosa è stata questa sua mostra, oggi che sono passati dieci anni, per l’arte contemporanea?”Ovviamente la storia inizia prima di Documenta, e come spesso succede è merito dell’incontro casuale con qualcuno. Nel mio caso con il mio cane Darsy, da cui ho imparato qualcosa di quel  misterioso rapporto con l’alterità che è il rapporto con un cane. Poi capitò che ero in Australia, e in una libreria vedo un libro strepitoso di Donna Haraway tutto incentrato sulla  relazione tra umani e non umani, e ovviamente su Donna e il suo cane. All’epoca lei non era famosa in arte, ma io avevo intuito che il suo femminismo e la sua filosofia dell’alterità si sviluppavano entro un rapporto con il mondo privo di una falsa speculazione troppo astratta di molti suoi colleghi maschi. Decido così di andarla a trovare in California, ed è da questo incontro e dai miei studi filosofici che comprendo che l’unica via per l’arte (e non solo) nella contemporaneità per essere umani è essere non umanisti”.

    Quindi Donna Haraway ha una funzione fondamentale in questo suo percorso?”Sì, diventiamo amiche e poi lei è consulente di Documenta. Stava lavorando a un testo fondamentale, Quando le specie si incontrano, e per la mia mostra scrive un testo sui semi che diventa lavoro cardine della mia ricerca curatoriale. Inizio così a esplorare un paradosso: come si fa con l’arte, che è quanto di più umano esista, a mettere in discussione davvero l’antropocentrismo? E poi io ovviamente amo questo gesto così antropocentrico, adoro fare e pensare arte, ma paradossalmente l’arte deve pensare al non antropocentrismo forse più di qualsiasi altra disciplina”.

    Oltre a Haraway, cosa l’ha condotta a dedicare la sua Documenta a questo tema?”Moltissime cose e anche altri autori come Bruno Latour o Isabelle Stengers. Da loro ho imparato che siamo sempre in rapporto con l’altro inteso come non umano, che l’ecologia è una forma di presa di coscienza, che non abbiamo bisogno di “tornare naturali” perché lo siamo sempre e da sempre, tutti pieni dei nostri batteri. Il concetto di co-evoluzione, in effetti, diventa centrale nella mia ricerca ed è così che inizio a concepire cose prima impensabili, come mostre per le papere e forse a influenzare anche tanti filosofi all’epoca ancora troppo giovani come lei, Tristan Garcia, Emanuele Coccia. A esporre meteoriti come sculture, a prendere sul serio la domanda “Cosa pensa la scultura?” o a voler vedere il mondo dal punto di vista degli oggetti, anche devastati, come quelli delle guerre in Libano che avevo esposto. Il punto di vista delle cose è ecologia, così come lo è tenere insieme il trauma del Pianeta, il trauma ecologico, con la via della cura che deriva dal pensiero femminista”.

    E oggi come vede cambiata la situazione, qual è lo stato dell’arte contemporanea in relazione a questi temi?”La spinta ecologista è stata malinconica, in arte si è sprecato troppo tempo a pensare la fine del mondo con malinconia, in un clima da pre-romanticismo… ma ne abbiamo bisogno? Sembra di tornare al pessimismo di William Blake o ai quadri pieni di rami secchi e rovine. Invece bisogna avere entusiasmo e pensare in modo visionario al futuro, questo è ruolo dell’arte: concepire opere non antropocentriche, come avevo fatto io in passato, e sperimentare  con pubblici non umani, come avevamo fatto noi a Documenta con i giardini per i cani. La passione verso le questioni dell’intelligenza artificiale rischia di condurre a un nuovo umanesimo… ma cosa ce ne facciamo di tutto ciò? Stupirci per una macchina guidata da un robot… è davvero il caso di perdere l’empatia? Di sentirsi in colpa perché distruggiamo l’ambiente quando possiamo inventarci nuovi modi per non farlo più? Per fortuna ci sono giovani curatori che adoro, che stanno cambiando tutto e che fanno cose stupende. Alcuni sono dei visionari, le cose stanno succedendo… una società che si rinnova costantemente sta nascendo. L’ecologia in arte è sperimentazione”.

    DOVE E QUANDOUn’arte sostenibileCarolyn Christov-Bakargiev interverrà al Festival di Green&Blue il 6 giugno alle 18.15 con l’astrofisica Ersilia Vaudo LEGGI TUTTO

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    Ersilia Vaudo: “Da Marte impariamo l'evoluzione della Terra”

    “Quando un bambino mette per la prima volta l’occhio a un telescopio avviene una trasformazione. Si accende un desiderio, una scintilla di futuro”. La missione di Ersilia Vaudo è far scattare proprio quella scintilla. Giovanissima, dopo la laurea in Astrofisica alla Sapienza di Roma, viene assunta all’Agenzia Spaziale Europea a Parigi, e oggi ne è la Chief Diversity Officer. Tante missioni e incarichi per la “tecnovisionaria” che non si stanca mai di portarci nell’universo. Nel 2020 le è stato assegnato il ruolo di curatrice della 23esima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, guidata da Stefano Boeri, con il tema Unknown Unknowns.Torna in Italia a raccontarci lo spazio. Dopo Broken Nature di Paola Antonelli nel 2019 come sarà la tua Triennale?”Broken Nature introduceva il concetto di ‘design ricostituente’, per intervenire sui legami compromessi tra esseri esseri umani e ambiente. Questa mostra riprende ‘urgenza del superamento della dimensione antropocentrica domandandosi come si trasformi il concetto stesso di natura e di vita al di fuori della nostra appartenenza planetaria. Cento tra opere, progetti e installazioni di artisti, ricercatori e designer internazionali per un sguardo articolato e interdisciplinare sull’ignoto”.”Andare dove non si è ancora stati”. Si parla tantissimo dispazio, fino a Musk a Bezos.”Come Esa abbiamo di fronte grandi sfide: partecipare a stabilire una presenza stabile sulla Luna, potenziare l’esplorazione di Marte, rinforzare la ricerca di esopianeti e lanciare missioni nello spazio profondo per investigare l’energia oscura o misurare onde gravitazionali. Una ricchezza di sfide, di margini da spostare, di mondi da scoprire. E tanti misteri in pericolo”.E la Luna?”Sarà una grande protagonista dei prossimi anni. Il programma della Nasa Artemis a cui partecipa anche l’Esa, vedrà nuove impronte di astronauti, e astronaute, entro il 2025″.E il pianeta rosso?”Marte è oggi un pianeta arido e freddo, ma in un lontano passato le condizioni erano molto simili a quelle del nostro Pianeta. Laghi, fiumi, una temperatura mite e una atmosfera meno rarefatta. Il pianeta rosso può permetterci di scoprire dettagli importanti sull’evoluzione e sulla storia del nostro stesso Pianeta, anticipare rischi e trovare soluzioni”.Per la prima volta abbiamo vissuto una vulnerabilità comune e simultanea. La scienza è tornata al centro dei discorsi e delle decisioni.”La scienza è uscita bene da questo periodo di crisi sanitaria. Le competenze sono tornate al centro dopo un passato recente di post-verità, ultra-semplificazionee irri sione degli esperti. Sarebbe importante, e lungimirante, come Paese, capitalizzare su questa nuova “familiarità”.In Italia, da dati Ocse, abbiamo due record.”La maggior proporzione di adulti che oggi dicono di non maneggiare la matematica e un baratro tra le differenze di genere nelle competenze matematiche tra gli adolescenti. Dietro di noi in classifica, ci sono soltanto Colombia e Costa Rica”.Appunto, l’istruzione.”La pandemia ha approfondito la ferita delle disuguaglianze. Investire nell’inclusione dei bambini, nel linguaggio della matematica è offrire un futuro di pari opportunità”.Insiste sempre molto sull’importanza dell’inclusione nella matematica.”La matematica è un “abilitatore di futuro”. Molte professioni dei prossimi anni non esistono ancorae richiederanno competenze tecno/scientifico/digitali. Sono questi gli spazi dove si immagina e si rende possibile il futuro. E se uno studente o una studentessa si convincono, o si sentono dire, di non essere portati, come Paese abbiamo un dovere: portarceli noi”.L’impegno in Italia continua con “il Cielo intinerante”, l’associazione che ha fondato con Alessia Mosca.”Il nostro obiettivo è portare il Cielo dove non arriva. Viaggiamo con i telescopi sul pulmino e andiamo nelle zone a più alta povertà educativa per condividere con i bambini la magia di cucinare comete, nelle zone a più alta povertà educativa per condividere con i bambini la magia di cucinare comete, costruire razzi e parlare con Samantha Cristoforetti. Che ogni giovedì invia quiz dallo spazio per i bambini sul nostro profilo Instagram, così da creare una grande comunità che coltivi il piacere di respirare un attimo di infinito”.Un episodio?”A Napoli, raccontavo ai bambini che guardando un cielo stellato guardiamo nel passato. Dietro questa magia c’è il concetto di velocità della luce. Una bambina di 8 anni mi ha chiesto: “E la velocità del buio? Perché sai, la notte ci mette un po’ a venire…”.

    DOVE E QUANDOUn’arte sostenibileErsilia Vaudo sarà ospite al Festival di Green&Blue il 6 giugno alle 18.25 in Sala Grande LEGGI TUTTO