14 Gennaio 2022

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    L'Italia la transizione al gas l'ha già fatta. Adesso è il momento delle rinnovabili

    Diversamente da quanto si potrebbe pensare ascoltando il dibattito nostrano sull’energia, in Italia i potenziali della transizione al gas naturale sono già stati ampiamente sfruttati. Quella che ci aspetta nei prossimi anni è decisamente un altro tipo di transizione energetica, basata sulla forte crescita delle rinnovabili e sulla contestuale riduzione dei combustibili fossili. Incluso il gas.Tradizionalmente tra le grandi economie europee l’Italia è quella con la più alta dipendenza dalle importazioni di energia, essenzialmente fossili: nel 2019 bel il 77% del fabbisogno nazionale è stato soddisfatto dalle importazioni, a fronte ad esempio di una media europea del 61%. Oramai da alcuni anni il gas naturale, certamente un combustibile fossile un po’ meno inquinante degli altri ma con un impatto rilevante sul clima, ha superato il petrolio diventando la prima fonte energetica nazionale. Per contrastare il cambiamento climatico in corso e rispettare gli impegni europei, l’Italia dovrebbe quasi dimezzare le attuali emissioni di gas serra nel decennio in corso, per arrivare a neutralizzarle entro i vent’anni successivi.

    Inchiesta

    Ci sono 1400 progetti di solare ed eolico: la burocrazia li blocca

    di

    Luca Fraioli

    13 Gennaio 2022

    Per questo da qui al 2030, prossima milestone del percorso verso la neutralità climatica, la sfida che ci attende sarà quella di far diventare le rinnovabili la prima fonte di energia in Italia. Questo vuol dire certamente far crescere le rinnovabili a ritmi senza precedenti, ma anche tagliare sostanzialmente i consumi di tutti i combustibili fossili, incluso il gas i cui consumi dovranno ridursi significativamente in quasi tutti i settori (con l’eccezione del trasporto merci e marittimo, dove dovrebbe sostituire i prodotti petroliferi trainato dalla crescita del biometano). Secondo la roadmap tracciata da Italy for Climate, i consumi nazionali di gas naturale dovrebbero passare dai quasi 75 miliardi di metri cubi del 2019 a poco più 50 miliardi nel 2030: un taglio del 30%. LEGGI TUTTO

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    Voli fantasma nei cieli europei. Le compagnie: “Costretti a farli per non perdere gli slot”. Appello alla Ue

    ROMA – Voli fantasma continuano a solcare i cieli europei. Le compagnie aeree sono costrette a effettuarli, anche con pochissimi passeggeri a bordo, pur di conservare le finestre di decollo dagli aeroporti e di atterraggio.

    Al momento, le norme europee impongono di fare almeno il 50% dei collegamenti per ogni rotta. In caso contrario, le compagnie rischiano di perdere le finestre assegnate loro (o slot). In concreto perderebbero il diritto – fondamentale – di servirsi di un aeroporto in determinati orari di determinate giornate. Ma da marzo la percentuale salirà al 64%.

    Ora che la pandemia rialza la testa, le compagnie stanno riducendo drasticamente i voli. O meglio: vorrebbero ridurli, ma non possono farlo liberamente. Il quotidiano spagnolo El País calcola, ad esempio, che la tedesca Lufthansa vorrebbe tagliare 33 mila voli tra gennaio e marzo del 2022. Eppure sarà obbligata a operare 18 mila voli non necessari, pur di mantenere gli slot.

    Secondo il Financial Times, anche Brussels Airline – posseduta da Lufhtansa – è costretta a conservare 3000 voli questa primavera, pur precedendo di avere un pugno di passeggeri a bordo. Circostanza che ha scatenato le proteste dell’attivista Greta Thunberg, via Twitter.

    ”Brussels Airlines makes 3,000 unnecessary flights to maintain airport slots”The EU surely is in a climate emergency mode…https://t.co/eHLFrd06y0— Greta Thunberg (@GretaThunberg) January 5, 2022

    L’obbligo di viaggiare, ovviamente, rappresenta un costo per i vettori e anche per l’ambiente, visto l’alto consumo dei carburanti in volo. In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine, Carsten Spohr, amministratore delegato di Lufthansa, ha chiesto all’Europa maggiore flessibilità, anche per rispettare il pacchetto di norme comunitarie (Fit for 55) che vuole contenere il consumo di combustibili fossili.

    E in pressing sulla Commissione europea è andato poi il vicepremier belga Georges Gilkinet, che è anche ministro alla Mobilità. La richiesta è di limitare l’obbligo “che rappresenta un errore ambientale, sociale ed economico”.

    Secondo Gilkinet, ulteriori esenzioni dovrebbero scattare subito e durare per tutta la prossima primavera e l’estate 2022, fino a quando le varianti Delta e Omicron del virus non saranno imbrigliate.

    La Commissione europea, in verità, ha ben chiaro il problema. Fino al 2019, le compagnie aeree dovevano fare l’80% dei loro voli. Poi, con l’esplosione del Covid-19, Bruxelles ha portato il livello al 50%. Quindi risalirà al 64%, da marzo, grazie alla possibile ripresa della domanda di trasporto.

    Il tetto del 64%, che doveva essere provvisorio in vista di un ritorno all’80%, è stato prolungato dalla Commissaria europea ai Trasporti Adina Valean fino a ottobre 2022, proprio in ragione della pandemia.

    Secondo Bruxelles, la norma è equilibrata. Il vettore che riesce a coprire solo il 64% dei collegamenti conserva tutti i suoi slot anche per il futuro. Gli slot che non riesce a usare però possono essere utilizzati – in via temporanea – da altre compagnie. Chi copre un slot (sia pure in modo provvisorio) guadagna dei punti in vista di una futura eventuale assegnazione,  a titolo definitivo.

    Ora la richiesta di un nuovo taglio agli obblighi – con un ritorno al 50% – viene presa in esame. A complicare il lavoro della Commissione europea è però l’atteggiamento delle compagnie più giovani e low cost. Da anni, queste compagnie chiedono che i vettori storici rinuncino, almeno in parte, agli slot privilegiati che detengono da decenni.

    La difficoltà dei vettori storici a conservarli durante la pandemia rappresenta un’opportunità per le low cost, smaniose  di  subentrare in orari molto comodi per i viaggiatori e molto richiesti, soprattutto negli aeroporti chiave.

    Ryanair non rimborsa i passeggeri con Covid: come far valere i propri diritti

    di

    Federico Formica

    08 Gennaio 2022

    Ora, la Commissione europea non fa il tifo né per i vettori storici né per le compagnie low cost (come Ryanair e Wizz Air). E’ neutrale per definizione. Certo, la Commissione è sensibile al tema della concorrenza. Dunque, in linea di principio, non è contraria a un ricambio nella gestione degli slot.

    Bisogna solo capire se la pandemia rappresenta lo strumento e il momento giusto per un rimescolamento delle carte negli slot di decollo e atterraggio. LEGGI TUTTO

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    “Lo Stato alza le mani mentre l'emergenza impazza”: la replica degli attivisti al processo sul clima contro l'Italia

    “Lo Stato sventola bandiera bianca mentre l’emergenza climatica impazza”. I promotori della campagna Giudizio Universale, che hanno portato avanti la prima causa legale allo Stato per denunciare l’inazione dell’Italia nell’affrontare la crisi del riscaldamento globale, rispondono con durezza alle argomentazioni difensive dello Stato, arrivate solo il 13 dicembre, giorno precedente alla prima udienza. Gli atti […] LEGGI TUTTO

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    Batterie al litio, in costruzione il più grande impianto di riciclo degli Stati Uniti

    Quando la struttura di 154 mila metri quadri sarà pienamente operativa nell’agosto 2022, sarà la più grande azienda di riciclo delle batterie del Nord America, con l’obiettivo di lavorare 30mila tonnellate di batterie agli ioni di litio scartate entro la fine dell’anno. L’impianto restituirà così litio, cobalto e nichel alla catena di fabbricazione degli accumulatori d’energia. Battery Resourcers sta investendo 43 milioni di dollari nella mega-struttura presso Covington, in Georgia, e in cui troveranno impiego almeno 150 persone, tutte assunte nella comunità della cittadina americana.  

    La fabbrica avrà il compito di gestire il crescente aumento di rifiuti da batterie al litio, per fornire alle industrie americane del settore materiali sostenibili per la produzione di sistemi di accumulo dell’energia. La struttura di riciclaggio degli accumulatori agli ioni di litio sorgerà nei pressi di un enorme impianto per la costruzione di batterie per veicoli e di un’altra fabbrica, Rivian, che realizza camion che utilizzano solo propulsori elettrici.

    Sentinelle del clima

    Il litio a due facce, utile ma dannoso

    di

    Marco Tedesco*

    29 Novembre 2021

    “Non estraiamo questi materiali dal terreno, ma siamo effettivamente un’attività mineraria urbana”, afferma Michael O’Kronley, amministratore delegato e direttore di Battery Resourcers. “Raccogliamo queste batterie scartate o batterie esaurite e le portiamo qui, dove vengono trattate in un modo completamente diverso da quello finora utilizzato. I materiali prodotti serviranno a rifornire le catene di approvvigionamento dei minerali rari sia a livello locale che per l’Europa”.

    Il riciclaggio tradizionale della batteria richiede diversi passaggi. Molti riciclatori iniziano fondendo le vecchie batterie, bruciando plastica e altri materiali. “Il problema è che non solo non è rispettosa dell’ambiente, ma si ottiene una lega metallica di valore relativamente basso che necessita di ulteriore raffinazione, e quindi necessita di ulteriore purificazione per poter produrre una nuova batteria”, spiega O’Kronley. Altri distruggono le batterie e quindi inviano questa “polvere”, chiamata massa nera, a diverse raffinerie per una maggiore elaborazione. “Ci sono molti passaggi nel processo e più passaggi hai, maggiore è il costo”, sottolinea l’amministratore delegato di Battery Resources.

    Riciclo

    Mobilità elettrica, il vero nodo della svolta green. “Per ora solo il 10% delle batterie è riciclabile”

    di

    Jaime D’Alessandro

    24 Novembre 2021

    Oggi, questo tipo di processo è spesso così costoso che i riciclatori devono addebitare il servizio. Ma Battery Resourcers ha sviluppato un processo chimico che consente di passare più direttamente dalle batterie triturate ai materiali utilizzati per realizzare i catodi, la parte più costosa di un nuovo prodotto. “Stiamo effettuando questa conversione direttamente, senza molti passaggi intermedi per separare individualmente i metalli e poi doverli ricombinare nel materiale del catodo”, afferma O’Kronley.

    Così l’azienda può permettersi di pagare le vecchie batterie e poi vendere i materiali che produce ricavandone anche un profitto. Il suo nuovo stabilimento in Georgia riciclerà i metalli rari delle batterie che poi verranno inviati ad un’altra delle sue strutture per creare materiale catodico; un altro stabilimento per questo secondo passaggio aprirà il prossimo anno sempre in Georgia. La fabbrica utilizzerà la tecnologia brevettata dall’azienda, “Hydro-to Cathode”. Rispetto all’estrazione e alla produzione di nuovi materiali, il processo di riciclo da idro-catodo è più pulito del 93% a un costo inferiore del 59%. Battery Resourcers ha attualmente aziende più piccole in Massachusetts e in Michigan.

    Energia

    Batterie ad aria liquida. “Così produrremo energia e freddo a impatto zero”

    di

    Jaime D’Alessandro

    17 Dicembre 2021

    L’estrazione di materiali chiave utilizzati nelle batterie, tra cui litio, cobalto e nichel, è causa di gravi problemi in tutto il mondo: parte del cobalto, ad esempio, proviene dalle miniere nella Repubblica Democratica del Congo, dove lavorano bambini senza dispositivi di protezione di base e con gravi rischi di incidenti mortali e problemi di salute come l’asma e malattie polmonari da metalli duri. C’è così tanta richiesta di batterie ora, dall’industria elettronica ai veicoli elettrici, allo stoccaggio nelle centrali elettriche, che l’estrazione mineraria non può essere semplicemente eliminata. Ma il riciclaggio può aiutare a sostituire alcuni dei materiali estratti e, man mano che le batterie più vecchie raggiungono la fine del ciclo di vita, la necessità estrazione dei metalli rari dalle miniere potrebbe essere ridotta drasticamente.

    In Africa è corsa al cobalto del Congo, “il diamante insanguinato dell’economia verde”

    di

    Massimo Basile

    02 Dicembre 2021

    La maggior parte dei materiali delle batterie estratti ora va in Cina per la raffinazione e in Asia avviene la maggior parte della produzione di batterie. Ma man mano che vengono costruite nuove fabbriche di batterie negli Stati Uniti e in Europa, le forniture interne di materiali per batterie stanno iniziando a crescere. Insieme al riciclaggio delle vecchie batterie, i riciclatori possono riutilizzare gli scarti per produrre nuovi sistemi di accumulo dell’energia; nel caso di Battery Resourcers, il tutto avviene come se fosse un circuito chiuso. “I metalli rari estratti possono essere immediatamente reintrodotti nella catena di produzione di nuove batterie”, sostiene O’Kronley. LEGGI TUTTO