8 Gennaio 2022

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    Scuola, corsa ai rinvii. Scontro sui controlli agli studenti con il Pass

    ROMA – Dopo la Campania, la Sicilia. La scuola qui non riparte subito, cioè domani. Non ci sono le condizioni. Servono altri tre giorni “per consentire una verifica di tutti gli aspetti organizzativi”. Non sono tre giorni di Dad, sono vacanza in più. Lo ha deciso la task force regionale, su pressione di duecento sindaci guidati da Leoluca Orlando, lui guida a Palermo. Nello Musumeci, presidente della Regione siciliana, ha detto ancora: “Il governo adotti la Didattica a distanza, lo chiedono tutti”. A Siracusa, zona arancione, è già annunciata Dad fino al 19 gennaio.

    C’è un rapido e continuo scollamento del Paese dalla scelta del governo, rigida, di ripartire con le lezioni in presenza. Scelta ribadita dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “Riapriamo, i contagi sono aumentati quando le scuole erano chiuse”. Intende durante le feste, anche se il rally del virus, in verità, era partito da tempo. Le cronache dalle scuole, con i dirigenti che lavorano nel weekend, sono impressionanti: “Su 56 classi, in 39 ho positivi e contatti stretti che chiedono la Didattica integrata”, scrive la preside di un istituto comprensivo di Roma.

    Otto comuni della provincia di Avellino hanno deciso di tenere chiusi gli istituti di ogni ordine e grado, prima ancora che lo annunciasse il governatore De Luca. A Grottaminarda, con la positività al 20 per cento, sarà lockdown. E così il sindaco di Frascineto, in provincia di Cosenza, e quello di Gerace, in provincia di Reggio, e tutti quelli della Piana di Gioia Tauro: a scuola non si parte in presenza. Salendo, sarà Dad a Civita Castellana nel Viterbese mentre il sindaco di Novara è pronta a serrare le aule “di fronte a situazioni epidemiologiche gravi”.

    “Le vostre preoccupazioni sulla riapertura della scuola sono anche le mie, ma “il governo è stato irremovibile”. Scrive questo Michele Emiliano, presidente di una Regione, la Puglia, che ha il dato più alto per la vaccinazione 5-11 anni, ma è pur sempre basso: il 25,2 per cento degli alunni.

    Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, spiega che “le decine e centinaia” di positivi nei singoli istituti “rendono quasi impossibile attuare le procedure previste”. L’organizzata provincia di Trento ne è un esempio. Riparte, sì, lunedì, ma con le vecchie regole perché le attuali – “un, due, tre vai in Dad” – non sono state ancora digerite. Servirà una settimana.

    Il governo ha ribadito con Bianchi il ricorso contro la Campania, e i comuni ribelli che non sono in area arancione o rossa, ma il governatore Vincenzo De Luca ha motivato la sua ordinanza con una situazione sanitaria della regione che “corrisponde alla fattispecie di rischio estremamente elevato” di diffusione del virus. Si va al Tar. Un ricorso, tra l’altro, è già stato presentato da alcuni genitori.

    C’è un nuovo fronte, tutto del ministero dell’Istruzione, che si è aperto con la circolare diffusa in attuazione del decreto del 5 gennaio, la circolare privacy. Per le medie e le superiori si prevede, come noto, che i compagni di due positivi possano andare in classe con la mascherina Ffp2 indossata per almeno dieci giorni. I requisiti per poter frequentare in presenza (ovvero la vaccinazione completa o recente) devono essere dimostrati dall’alunno interessato.

    Polemizza sempre Giannelli: “È inaccettabile che il preside debba chiedere a singoli ragazzi, spesso minorenni, lo stato vaccinale”. Luca Ianniello della Rete degli studenti medi: “Dieci e lode al finto ruolo e alla falsa autonomia che il Governo dà agli studenti per risolvere il problema della privacy. La maggioranza degli studenti non vaccinati si vergogna di non esserlo e andrà alla gogna pubblica”. LEGGI TUTTO