7 Gennaio 2022

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    Scuola, scontro su riapertura. “Rischiamo solo di moltiplicare i contagi, era meglio aspettare”

    “Perché continuate a prendere decisioni sulla nostra pelle senza ascoltarci? Tornare a scuola in presenza ora significherebbe solo moltiplicare i contagi. Vogliamo la Dad”. Martina Toma ha 17 anni, è all’ultimo anno del liceo linguistico Ettore Palumbo di Brindisi e, per dimostrare che la maggior parte degli studenti d’Italia preferirebbe posticipare il rientro sui banchi […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, Bianchi risponde ai presidi: “Nessun ripensamento, si torna in presenza”. L'Ordine dei medici: “Riaprire gli istituti tra 15 giorni”

    “Nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza”. E’ la replica del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi agli oltre duemila presidi di far ripartire dopo le vacanze la scuola in Dad a causa dei contagi che dilagano, anche tra studenti e professori. Bianchi è stato categorico: “Siamo molto attenti alle voci che ci arrivano dal Paese, […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, primi sì alla Dad: in Puglia e Molise i sindaci fermano le lezioni in presenza. “Troppi contagi con Omicron”

    Torna la Dad. Mentre il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi risponde ai presidi – in una lettera aperta al governo avevano chiesto la Dad fino al 31 gennaio – che non ci saranno ripensamenti e da lunedì 10 si torna in presenza, i sindaci si organizzano in autonomia. Almeno al Sud.

    I presidi vogliono la Dad

    di

    Simona Bolognesi

    06 Gennaio 2022

    Ad aprire la strada sulla didattica a distanza nelle scuole sono la Campania – con l’annuncio del governatore Vincenzo De Luca – e diversi comuni meridionali, come Campobasso, Copertino e Orsara di Puglia. Il sindaco pentastellato del capoluogo del Molise Roberto Gravina ha annunciato sui social la decisione di emanare un’apposita ordinanza sindacale per sospendere le attività didattiche in presenza in città: la dad sarà attivata, per tutti gli istituti scolastici (anche privati) dal 10 gennaio sino al 15. Quindi, per una settimana. “Alla luce di alcuni dati riferiti allo sviluppo della situazione pandemica – specifica – sia a livello nazionale che locale”. In tutta la provincia si registrano oltre duemila positivi.

    E la stessa decisione, per il medesimo motivo, è stata presa anche dalla sindaca di Copertino, paese di 23mila abitanti in provincia di Lecce, in Puglia: qui i positivi sono 1.087, molti dei quali nella fascia pediatrica e tra le persone più giovani. Anche se il timore è che siano molti di più. “Dopo aver sentito il direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl, il prefetto, i pediatri del paese e numerose famiglie – dice Sandrina Schito – emanerò un’ordinanza con cui dispongo che non si faccia lezione in presenza a scuola, a tutela dei ragazzi e delle loro famiglie, per questa settimana”. Dalla mattinata di oggi 7 gennaio, proprio per monitorare la situazione nel paese, è attivo un centro screening drive through nel quale vengono effettuati tamponi.

    Omicron, Lopalco: “La scuola sta per essere travolta da una tamponite acuta. Servono meno test e più buon senso”

    07 Gennaio 2022

    Dopo l’aumento del numero dei contagi, salito da 14 a 43, anche il sindaco di Orsara di Puglia (Foggia) Tommaso Lecce ha emanato una ordinanza che dispone la “sospensione delle attività didattiche in presenza per le scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado, compreso il micro-nido, dal 10 al 15 gennaio”. Inoltre sono sospesi anche i “servizi di mensa scolastica e trasporto per l’intero periodo della sospensione dell’attività didattica in presenza”. Intanto il sindaco teme che il numero dei contagia possa aumentare, lo diranno i risultati dello screening durante il quale sono stati effettuati complessivamente 150 tamponi antigenici. “Questo significa – per il primo cittadino – che con le conferme che arriveranno dopo i tamponi molecolari della Asl, il numero degli orsaresi positivi al Covid è destinato a salire”. “L’incremento dei casi ci preoccupa – conclude – per questo rivolgo un appello a tutta la cittadinanza: chi non l’ha ancora fatto si vaccini. E’ importante che il maggior numero di persone possibili completi il ciclo delle tre dosi”.

    Intanto anche i presidi delle scuole pugliesi si dicono molto preoccupati per i tanti studenti e il personale attualmente positivo e in quarantena e per questo chiedono di non tornare in presenza da lunedì prossimo a scuola. Lo fanno firmando la lettera inviata al governo per rinviare la riapertura scolastica. “La nostra situazione è tragica – dice Tina Giandola, preside di un istituto comprensivo in provincia di Bari – Abbiamo molti bambini positivi, così come sei docenti. La campagna di vaccinazione è partita da poco e quindi è opportuno sospendere le lezioni in presenza per un periodo di 15 o 20 giorni per permettere al maggior numero di bambini di vaccinarsi”. Sulla stessa onda anche altri presidi baresi: “Sono preoccupata per il rientro – aggiunge Alba Decataldo – Ci sono docenti e componenti del personale scolastico positivi e in quarantena e sarà necessario sostituirli. La didattica a distanza non è il massimo ma in situazioni d’emergenza può funzionare”. “Siamo nel caos più totale – conclude infine Rosa Scarcia dal liceo Marco Polo – Ora dobbiamo raccogliere dati su chi è vaccinato e chi no, da quanto tempo, ma non sappiamo se ci sia una pronuncia chiara dell’autorità garante della privacy sulle modalità e i limiti dell’acquisizione di questi dati. E non sono arrivate le mascherine Ffp2 per i docenti”.

    La Regione Puglia tuttavia fa capire che non ci saranno ulteriori provvedimenti restrittivi sul fronte scolastico. Il governatore Michele Emiliano nelle ondate precedenti è stato fra i più convinti sostenitori dell’utilità della Dad nelle scuole per abbassare la curva dei contagi. Adesso, fanno capire in presidenza, non ci sono più le condizioni tali per cui si possano prendere iniziative più dure di quelle decise dal governo, che è l’unico a poter prendere decisioni in merito, nonostante tutte le Regioni abbiano già espresso le loro preoccupazioni sulla riapertura delle scuole lunedì prossimo. Anche perché, è il ragionamento, la Puglia arriva a questa scadenza nelle “migliori” condizioni possibili.

    Il riferimento è al fatto che proprio da lunedì ci saranno solo sei regioni in zona bianca e fra queste c’è la Puglia (insieme a Molise, Sardegna, Basilicata, Umbria e Campania), con il resto d’Italia in zona gialla. A questo si aggiungono i dati sulle vaccinazioni in cui proprio la Puglia è ai vertici nazionali in buona parte delle fasce d’età, soprattutto in quella pediatrica. Nei bambini fra i 5 e gli 11 anni infatti la copertura pugliese supera il 22 per cento, il dato più alto d’Italia. LEGGI TUTTO

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    Scontro sul ritorno a scuola, le Regioni fanno muro. Il governo contro i ribelli

    ROMA – Il governo accoglie il “no” alla ripartenza, che arriva da un fronte sempre più largo, a partire dalla stessa scuola, facendo sapere che ricorrerà contro ogni presidente di Regione e sindaco di Comune che, in zona bianca o gialla, non farà ripartire le scuole dopodomani, lunedì 10 gennaio. Come previsto dall’ultimo Consiglio dei ministri.

    Il premier Mario Draghi tira dritto, in quello che sembra il passaggio più impopolare dei suoi undici mesi di governo. S’irrigidisce, sorprendendo gli stessi governatori, e a sera invia il ministro Roberto Speranza al Tg1 a dire: “Il governo va avanti con la scuola in presenza e sicura”.

    Che non sia sicura – e che servono almeno altri venti giorni per far crescere le vaccinazioni e scendere una curva epidemiologica che è arrivata al 22 per cento di positività (solo dieci punti sotto i picchi del marzo 2020, quando i vaccini erano solo un desiderio) – ne è convinto il solito presidente ribelle della Campania, Vincenzo De Luca. Ha definito le misure del governo “irresponsabili” e ha fermato infanzia, elementari e medie subito, fino al 29 gennaio. Avrebbero voluto un rinvio anche la Toscana di Eugenio Giani e il Veneto di Luca Zaia, che ora dice: “Così la situazione diventa ingestibile”. Il presidente trevigiano aveva proposto di partire una settimana dopo e recuperare a giugno il tempo perduto. Anche la Lombardia, attraverso l’assessora Letizia Moratti, avrebbe voluto posticipare, con quel picco Omicron atteso tra il 14 e il 15 gennaio a cifre impaurenti. Nello Musumeci, alla guida della Regione siciliana, ha spiegato di aver scritto a Draghi “rappresentando la gravità della situazione”. Valuterà provvedimenti nelle prossime ore.

    Partenza della scuola a ostacoli. Positivi 20 mila prof e 300 mila alunni

    di

    Michele Bocci

    05 Gennaio 2022

    D’altro canto, i timori dei governatori sono alimentati dalle telefonate che ricevono dai molti sindaci, che già hanno emesso ordinanze di chiusura. In Sicilia il Comune di Messina – da sempre in difficoltà sugli istituti scolastici – ha chiuso per due settimane. Ce ne sono 46 in zona arancione, tra questi Caltanissetta, Enna e Siracusa, e prospettano di riaprire solo in Dad. Il colore clinico del territorio consente un loro intervento diretto, secondo il decreto di agosto. Palermo potrebbe fermarsi. E poi Potenza, Reggio Calabria, due comuni in Puglia. Campobasso, Castellamare di Stabia, Salerno, Cisternino. Qui le ordinanze – per due giorni o due settimane di respiro – sono state già emesse. A Frosinone sulla presenza in classe si decide oggi.

    E c’è un intero mondo della scuola, docenti e presidi, che non vuole rischiare immaginando una partenza a singhiozzo, con settantamila insegnanti assenti per Covid o mancanza di Green Pass. La scuola è sempre più distante da un ministro, Patrizio Bianchi, visto come incapace di portare a Chigi il punto di vista di chi la vive e sfuggente ad ogni domanda seria. “Non si torna indietro, il nostro dispositivo è equilibrato: si riprende in presenza e in sicurezza”, ha detto l’ex rettore da Reggio Emilia. Ma dall’altra parte Professione insegnante, gruppo Facebook con 180.348 membri, in un sondaggio interno spiega che l’85 per cento degli insegnanti è contrario al rientro. E nella petizione, che segue quella di successo dei presidi, scrive: “C’è il serio pericolo che l’apertura delle classi porti 8,5 milioni di studenti nel caos”. Scuola Bene comune, loro hanno 7.698 membri, aggiunge una seconda raccolta firme contraria: “Gli insegnanti esprimono la propria condanna per l’atteggiamento irresponsabile del Governo di riaprire le scuole con una quarantena differenziata e senza rilevanza scientifica”. È l’un, due, tre, a proposito di contagi e quarantena, per infanzia, elementari e medie (inferiori e superiori).

    Dopo i presidi liberi, ora anche i dirigenti associati (nell’Anp) si dichiarano contrari all’apertura degli istituti scolastici il 10 gennaio. Il presidente Antonello Giannelli spiega: “Con due settimane di lezioni in Dad si potrebbe alzare la percentuale di alunni vaccinati, organizzare la distribuzione di mascherine Ffp2, organizzare una campagna di testing degna di questo nome. C’è una demonizzazione della Didattica a distanza senza senso e il governo pensa al lavoro, la scuola viene considerata solo un servizio sociale”.

    Pensa che bisogna fermarsi l’Ordine dei medici. E così il professor Guido Rasi, già presidente dell’Agenzia europea del farmaco, consulente del Commissario per l’emergenza Covid Francesco Figliuolo: “Se non facciamo quindici giorni di stop adesso, dovremo farne diversi nei prossimi tre mesi”. Tuttoscuola ci ha realizzato un lavoro, basato proprio sulla regola dell'”un, due, tre” a casa. E ne ha dedotto che il 17 febbraio 200.000 classi saranno in Dad. Più della metà. Lunedì i presidenti delle Regioni annunciano una nuova proposta sulla scuola e Draghi potrebbe incontrare i giornalisti per difendere le sue scelte. LEGGI TUTTO

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    Scuola, Speranza: “Abbiamo scelto di tutelare la didattica in presenza”. Convocati per sabato i sindacati

    E’ scontro Regioni-Governo sulla riapertura delle scuole lunedì 10 gennaio. Ma l’esecutivo non arretrata di un centimetro. “Il governo ha scelto di tutelare il più possibile la scuola come presidio fondamentale della nostra comunità. L’indirizzo è e resta: scuola in presenza in sicurezza”. Lo ha detto al Tg1 il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Non vogliamo – ha aggiunto – che siano i più piccoli a pagare il prezzo di questa fase epidemica”.

    Il ministero dell’Istruzione intanto ha convocato i sindacati della scuola sabato 8 gennaio, alle 10, per una informativa sulle nuove regole per la gestione dei casi di positività previste dal decreto legge approvato il 5 gennaio scorso. 

    De Luca: “Non ci sono le condizioni minime di sicurezza”

    In testa alla fila dei governatori che non riapriranno le scuole c’è Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania: “Il prossimo 10 gennaio le scuole medie ed elementari non riapriranno, non ci sono le condizioni minime di sicurezza” e chiama in causa il Governo, colpevole, a suo dire, di non aver preso “decisioni serie ed efficaci” ma di aver “perso tre mesi senza fare niente”. “Stiamo prendendo in giro l’Italia”, accusa.

    Musumeci: “Così sarà il caos”

    Sul piede di guerra anche il governatore siciliano Nello Musumeci: “Quello che temevamo si sta puntualmente verificando. Ricevo da centinaia di sindaci e da moltissimi presidi sollecitazioni per rinviare la ripresa delle attività scolastiche prevista dal governo centrale per lunedì 10 gennaio. Avevamo anticipato al ministro che con queste norme nazionali sulla riapertura delle scuole sarebbe stato il caos, va ricordato infatti che in zona gialla le Regioni non hanno autonomia nel determinare sospensione delle attività scolastiche. Ho appena scritto al presidente Draghi rappresentando gravità situazione delle ultime ore”.

    I presidi: “Misure insufficienti e inattuate dal Governo”

    Un punto di vista condiviso anche dalla maggioranza dei presidi. “Siamo costretti a chiedere la Dad perchè alcune azioni promesse dal governo non sono state fatte”, denuncia Cristina Cottarelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi di Roma e del Lazio. Il problema principale è quello dei test “ci saremmo aspettati vista l’estensione dei contagi uno screening capillare e a tappeto su tutti gli alunni, per far rientrare a scuola solo chi non è positivo, e questo non sta avvenendo”, spiega.

    I medici: “Posticipare riapertura di 15 giorni”

    Anche medici si schierano contro la decisione dell’Esecutivo: “La situazione è abbastanza critica e di fronte a questo scenario vista la diffusione attuale del virus credo che posticipare l’apertura delle scuole di 15 giorni e magari allungare di due settimane la frequenza in presenza a giugno possa essere una decisione di buonsenso”, dice Filippo Anelli, presidente di Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri). Mandare in classe i bambini “in questo momento non è un rischio calcolato”, gli fa eco Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali.

    Il Governo tira dritto

    Il governo tira dritto e ha già annunciato che è intenzionato a impugnare la decisione del presidente della Campania Vincenzo De Luca di tenere chiuse le scuole medie ed elementari. Per l’impugnativa, viene spiegato da Palazzo Chigi, è necessario un passaggio in Consiglio dei ministri. LEGGI TUTTO

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    Kosovo in crisi energetica, stop del governo al mining di criptovalute

    BERLINO – La grave crisi energetica nel Kosovo, con la produzione di energia insufficiente e il ricorso massiccio dei nuclei familiari e di edifici pubblici a generatori privati, ha spinto il governo della capitale Pristina a vietare una delle attività economiche in apparenza fino a ieri tra le piú proficue per il povero Paese balcanico. L’esecutivo ha proibito il mining, cioè di fatto la produzione, di criptovalute. Ora è vietato coniare monete digitali, dal bitcoin a ogni altra, perché l’alto consumo di energia causato da tale attività con i computer che elaborano equazioni crittografiche indispensabili a produrre divise virtuali sta finendo di mettere in ginocchio il comparto energetico dell’ex provincia serba, indipendente dalla sconfitta militare di Milosevic contro la Nato o meglio dai successivi accordi di Dayton, e riconosciuta come Stato indipendente dalla maggioranza dei governi di tutto il mondo. Con poche eccezioni, come ovviamente la Serbia stessa che rivendica arbitrariamente la sovranità sul Kosovo disconoscendone il diritto all’autodeterminazione e usando spesso provocazioni e minacce militari, o la Spagna che combatte ogni precedente di secessione.

    La storia

    I due ventenni che resuscitano le centrali idroelettriche: oltre all’energia, ora producono Bitcoin

    di

    Jaime D’Alessandro

    30 Novembre 2021

    Tornando al problema centrale. Le diverse aziende locali e di tutto il mondo che, anche per ragioni di risparmi sui costi della manodopera, si erano installate in Kosovo per produrre Bitcoin e altre criptovalute, da oggi non possono piú farlo. Il governo di Pristina – che aveva già razionato l’energia interrompendo almeno 2 ore al giorno l´erogazione di elettricità a tutti, in ore diverse ogni giorno – ha incaricato la polizia e il suo mini-esercito (KSF, Kosovo security force) di effettuare continui controlli a tappeto contro ogni tentativo di aggirare il divieto. Il divieto è stato annunciato su suggerimento della stimata giovane ministra dell’Economia Artane Rizvanolli il cui parere è stato ritenuto giusto dal comitato tecnico d´emergenza per la sicurezza delle forniture energetiche.

    Da giorni, col sistema di produzione energetica nazionale al collasso, l’alto consumo di generatori a combustibile liquido per affrontare il duro inverno balcanico e le scarse risorse a disposizione per l’importazione di energia da parte del paese impoverito tra l’altro da fuga dei cervelli ed emigrazione di massa, erano in corso polemiche sul ruolo negativo del conio di criptovalute e sullo stato d’emergenza in generale. Il governo in particolare aveva introdotto appunto sospensioni di erogazione e severi tagli nel consumo d’energia di aziende e famiglie: si era visto costretto dalla penuria energetica a causare una frenata delle attività economiche e a lasciare al gelo la popolazione.

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    “Moneta virtuale in cambio di dati”, la rivoluzione di PlanetWatch per monitorare la qualità dell’aria

    di

    Jaime D’Alessandro

    15 Dicembre 2021

    Forniture d’emergenza di energia elettrica sono venute dalla vicina Albania (i kosovari, oppressi a lungo in passato dai serbi, sono un popolo di lingua e cultura albanese) ma non dalla vicina Serbia, né da altri Paesi. “La nostra decisione – ha detto la ministra dell’Economia – si impone per scongiurare nuovi, ancor piú gravi tagli nella disponibilità nazionale di energia quanto a capacità di produzione, distribuzione, trasporto, e allo scopo di risparmiare nuovi dolorosi sacrifici alla popolazione nel duro inverno”. Polizia e Kosovo security force, egli ha aggiunto, attueranno anche una vigilanza elettronica per localizzare ogni tentativo di produzione d´energia per il conio ora appunto illegale di cryptocurrencies.

    In Kosovo lo stato d’emergenza per la penuria di energia è in vigore da dicembre e resterà in vigore almeno per i prossimi sessanta giorni. In tempi normali, e prima dell´esplosione di consumo causata dal conio di criptodivise, il Kosovo esportava energia, prodotta da centrali a carbone. La voracità dei computers che elaborano equazioni crittografiche indispensabili al conio delle valute virtuali ha fatto saltare tutto. Un problema simile, negli anni scorsi, si era posto in Islanda, paese che però dispone di ben altre risorse e ricchezze. LEGGI TUTTO