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La scuola alza la voce e Azzolina si accoda: “La Dad non basta più”

ROMA – A Parma hanno steso gli zaini per terra, e si sono allontanati. La foto suggestiva. A Roma sono arrivati sotto il ministero dell’Istruzione e hanno alzato dieci e dieci cartelli. “In Dad o di presenza il vostro sistema non funziona”, diceva uno. Più esplicito un altro: “Azzolina, hai fallito”. Sotto la sua finestra. Un altro, lineare: “Scuola sicura”. Tutti i richiami si chiudono con la scritta: “Nun te stamo più a seguì”. Neppure loro. Gli altri, gli studenti che sono rimasti a casa, hanno, semplicemente, lasciato la piattaforma Zoom muta, disconnessa. Molti prof l’hanno accettato, solidali.

Non ci sono numeri, ovviamente, ma gli indizi dicono che alla sospensione delle lezioni hanno partecipato in molti. Difficile definirlo solo uno sciopero della Dad, è qualcosa di più profondo e disperato del libro aperto da Anita davanti al portone di liceo chiuso. Non è solo un grido contro la Didattica a distanza, che ha stancato, così com’è fatta brucia gli occhi e non ti lascia scambio. È un urlo contro una scuola che resta ai margini del Paese e che, nell’ultimo anno, è diventata un disastro frammentato e insicuro.

Sono tornati in istituto, ieri mattina, solo metà degli studenti delle superiori di Valle d’Aosta, Toscana, Abruzzo (a Trento e Bolzano lo avevano già fatto). Nelle restanti 16 regioni si sono mobilitati. Con loro alcuni genitori, quelli del Comitato Priorità alla scuola. E docenti come Elena Benigni, lei spiega: “Piuttosto che andare avanti così, sarebbe più utile sapere che fino a Pasqua non si rientra così cerchiamo strategie nuove”. Sono davanti alle prefetture, ad alcuni licei. Federico Allegretti, Rete studenti medi, dice: “Stiamo assistendo alla resa di un ministero che asseconda lo scaricabarile che imperversa per il Paese e, evidentemente, a un governo pronto a forzare la mano solo quando l’economia e la produzione lo richiedono, non quando ci sarebbe bisogno di un’amministrazione centralizzata ed emergenziale del comparto della scuola”. Sembrano aver capito molto, questi ragazzi. Il collettivo del Tasso scrive: “Il vero virus nelle scuole è la malagestione. Virus che già in questi anni di tagli all’istruzione ha serpeggiato silenziosamente negli istituti italiani di ogni ordine e grado, ma che, con il sopraggiungere della pandemia, si è manifestato mettendo in risalto fratture profondissime. Il virus ha roso dall’interno l’istruzione e il valore sociale e umano della scuola, ora svuotata di ogni senso educativo”. Riassumendo: anni di istruzione periferica hanno creato le condizioni del disastro attuale, su queste condizioni si è insediato un governo che con 3,7 miliardi non ha certo rimesso al centro il sistema e ha affidato a un ministero senza idee né seguito la gestione del complicato presente.

La ministra Lucia Azzolina ha provato a girare dalla sua parte la critica severa, abbracciando gli studenti: “I ragazzi hanno ragione, bisognava fare di più. È difficile per gli studenti comprendere perché non rientrano a scuola, capisco le loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale”. La collega Elena Bonetti, ministra della Famiglia, ultimamente polemica con l’esecutivo come la sua Italia Viva, le ricorda: “Ai ragazzi vanno le scuse del governo e di tutte le istituzioni che non sono riuscite a garantire il diritto allo studio. Lo stile dell’ultimo minuto non va più bene”.

Ecco, dopo questo ritorno allo sciopero, i ragazzi torneranno alle loro mattinate a distanza. Con la concreta possibilità che questo accadrà per molti giorni ancora. Nicola Zingaretti, presidente del Lazio: “Deve essere chiaro che l’apertura in presenza delle scuole porterà a un’ulteriore crescita della curva. I membri del governo che intervengono senza offrire soluzioni danneggiano il governo di cui fanno parte”. Francesco Acquaroli, presidente delle Marche: “È difficile decidere di rimettere in movimento una massa così importante di persone”.


Fonte: https://www.repubblica.it/scuola


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