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Il metodo Montessori anche alla media: riconosciuta la “pedagogia del fare”

Il metodo Montessori sbarca alla scuola media. E potrebbe giungere anche al liceo. Per la prima volta, il ministero dell’Istruzione autorizza una sperimentazione nazionale che coinvolge 24 istituti di sei regioni: Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Emilia-Romagna e Sardegna. Capofila del progetto, l’istituto comprensivo Riccardo Massa di Milano. L’obiettivo è quello di estendere, con alcune classi, il metodo della pedagogista marchigiana anche nella scuola secondaria di primo grado. A partire dall’anno scolastico 2021/2022, 24 prime della scuola media sperimenteranno il metodo nato per i più piccoli della primaria e dell’infanzia. A inventarsi la rete che coinvolge i 24 istituti è la preside del Massa, Milena Piscozzo.

“Nel 1969/70 siamo stati una delle prime scuole lombarde a introdurre il metodo Montessori alla primaria e alla scuola dell’infanzia. Nel 2014, abbiamo iniziato a sperimentarlo anche al primo grado, ma solo all’interno dell’istituto. I risultati furono buoni”. Il Riccardo Massa si trova nella periferia nord-ovest della città, interessata da una migrazione delle famiglie dalle periferie verso il centro cittadino. Con le famiglie si trasferiscono i figli e le scuole dei quartieri interessati cominciano a perdere alunni. “La sperimentazione avviata in due corsi – continua la dirigente scolastica – ha permesso di invertire in pochi anni questa tendenza, facendo recuperare iscritti all’istituto, migliorando i risultati nei test Invalsi. Al punto che i nostri studenti si piazzano oggi a un livello superiore alla media regionale, con le due sezioni Montessori che mostrano performance ancora migliori. Segno che il metodo funziona. Negli anni successivi, abbiamo esteso la sperimentazione a quattro scuole della città e adesso a 24 di altre regioni. L’obiettivo – racconta – è la verticalizzazione del metodo, dalla scuola dell’infanzia alla scuola media, rendendolo ordinamentale”.

Ma di cosa si tratta? Perché il metodo inventato dalla dottoressa di Chiaravalle funziona laddove quello tradizionale, caratterizzato dalla lezione frontale più o meno modificata, fallisce? Ecco le parole chiave: Autonomia, Libera scelta, Vita pratica, Pedagogia del luogo e Interdisciplinarità. È Antonella Binago a illustrare il successo della metodologia. “Assegnato un obiettivo e alcuni materiali, i ragazzi sono liberi di gestirsi i tempi e il percorso di apprendimento – spiega – non scandito dalla lezione frontale. Gli alunni, con l’aiuto di docenti e degli stessi compagni, si organizzano il lavoro autonomamente perché sono previste alcune ore di lavoro libero durante le quali possono organizzarsi come vogliono per raggiungere l’obiettivo: possono decidere se approfondire l’argomento o meno, a esempio. I ragazzi hanno un tempo assegnato e un obiettivo per volta e si organizzano il piano di lavoro, in questo modo si responsabilizzano. L’obiettivo – continua – può essere la costruzione di un oggetto reale, una verifica scritta o orale, una presentazione multimediale. Le attività, in genere, coinvolgono più discipline (interdisciplinarità) e preferibilmente si svolgono in connessione con il luogo in cui vivace l’alunno, con uscite e con il coinvolgimento di enti del territorio: la pedagogia del luogo. Inoltre, i ragazzi si prendono cura (vita pratica), ordinandolo e tenendolo pulito, dell’ambiente in cui vivono: la classe o l’ambiente scolastico”.

Sono 60mila le scuole che in tutto il mondo seguono il metodo Montessori, esteso anche alla scuola media e superiore. Mentre in Italia sono appena 231 gli istituti che lo offrono come metodo alternativo a quello tradizionale. Il progetto vede il coinvolgimento anche dell’Opera nazionale Montessori. E, secondo quanto riferisce la preside Piscozzo, l’interesse per questa metodologia sta crescendo al punto che sono sempre di più i professori della scuola di primo grado a iscriversi nei corsi di formazione per apprendere come mettere in pratica le linee fondamentali del metodo. Che inizia a interessare anche alcuni prof degli istituti superiori. 


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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