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Violenza sessuale in Africa: la moda aiuta le vittime a voltare pagina

Due settimane più tardi Christine presentò Eve Ensler alle donne del reparto di riabilitazione del Panzi Hospital. Una donna le avvicinò e gli disse “Voi siete ambasciatrici. Avete viaggiato nel mondo. Raccontate alla gente quello che succede qui”. Insieme, Christine ed Eve chiesero alle donne al Panzi Hospital cosa potessero fare per loro. “Abbiamo parlato di un luogo in cui le superstiti potessero vivere in pace e in sicurezza e raccontare le proprie storie”, racconta Jane, che era una di quelle donne. “Abbiamo immaginato come sarebbe potuta essere City of Joy e abbiamo suggerito cosa si dovesse fare per trasformare il dolore delle vittime di violenza di genere”.

Le basi della trasformazione

Ogni 6 mesi la City of Joy accoglie 90 donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni. “Ogni cosa qui è costruita sull’amore”, afferma Patrick Lwaboshi, responsabile del programma della City of Joy. “Il nostro è un programma di leadership, l’idea è che ogni donna torni al proprio villaggio e possa mostrare di essere cambiata”. Quando le donne entrano nel programma della City of Joy iniziano il processo di guarigione con la psicoterapia e hanno il supporto degli assistenti sociali per tutta la durata del periodo di sei mesi.

Oltre alla psicoterapia, si aiutano le donne a costruire sicurezza e fiducia in se stesse, nonché ad acquisire delle competenze, in modo da essere economicamente indipendenti. “Rendiamo le donne capaci di essere autosufficienti”, afferma Patrick. “Abbiamo infatti anche corsi sui diritti generali, sull’educazione civica e politica e sui codici etici, così quando tornano a casa le donne conoscono i loro diritti e sono in grado di farli valere”.

Il programma prevede anche corsi di autodifesa, alimentazione, alfabetizzazione, informatica e comunicazione, oltre a supportare abilità inerenti alle attitudini, come il cucito, la preparazione del cibo, la produzione di sapone e l’ideazione di gioielli. Alla fine del percorso, dopo il diploma, City of Joy assiste le donne nel ritorno alle loro comunità. Fornisce un aiuto finanziario e telefoni, in modo che le donne possano mantenersi in contatto con il personale del programma per una continuità del supporto. “Facciamo tutto questo con la prospettiva che ogni donna possa trasformare il proprio dolore in una forza”, afferma Patrick. “Quando torna a casa, può affermarsi e mostrare alla comunità che è stata guarita, che può prendere l’iniziativa ed essere indipendente”.

Dal 2011, sono oltre 1.500 le donne che hanno completato il programma della City of Joy. “Quando sono arrivata qui… mi sono sentita accettata”, ricorda Jane. Dal 2012 fa parte dello staff della struttura, dove ha il ruolo di modello di riferimento per le altre vittime. “Dico sempre loro che anche se le nostre vite hanno avuto dei periodi bui in passato, in futuro possono esserci giorni radiosi di luce”.

Rivendicare la bellezza

Il potere ristoratore della City of Joy si è ulteriormente sviluppato, attraverso un tessuto. In tutta l’Africa occidentale, il pagne, un tessuto a stampa wax venduto in rotoli di circa 5,5 metri con il quale vengono fatti la maggior parte degli abiti tradizionali, è uno degli oggetti più preziosi che una donna possa avere. Di questi tessuti, il super wax, linea premier del produttore olandese Vlisco, è uno dei più ricercati.

“Ad ogni donna che entra qui dono un pagne super wax”, racconta Christine “non vedo l’ora di vivere quel momento di gioia, le donne si commuovono, sono felici. La chiamiamo “terapia del pagne”; è il miglior regalo che si possa fare a una donna congolese”. A questo proposito Christine ricorda una conversazione che ha avuto con Jane.

“Jane mi ha detto che quando va in chiesa la domenica, si mette i tacchi e il suo bellissimo pagne. Cerca di arrivare per ultima, in modo da trovare tutti già seduti, e poi cammina fino alla prima fila, sapendo che non ci saranno posti liberi, solo per poter “sfilare” e farsi vedere da tutti”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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