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Stonehenge: le origini antiche dei misteriosi megaliti

Ma quando sono spariti i blocchi di Waun Mawn? Una delle pietre blu di Stonehenge ha fornito un indizio: una sezione trasversale molto specifica che corrisponde a uno degli incavi di Waun Mawn. Inoltre, schegge di roccia ai piedi di una delle cavità di Waun Mawn presentavano una corrispondenza geologica con il tipo specifico di bluestone di Stonehenge, una roccia nota con il nome tecnico di dolerite non maculata.

Analisi precedenti di resti di scheletri umani rinvenuti a Stonehenge hanno rilevato prove chimiche che alcuni dei defunti provenivano dal Galles occidentale. Considerati nel loro insieme, i dati raccontavano una storia straordinaria e imprevista: il cerchio megalitico di Waun Mawn era stato smantellato dai suoi creatori e portato nella pianura di Salisbury, dove i costruttori hanno riprodotto lo stesso schema e hanno utilizzato alcune delle sue bluestone per erigere Stonehenge.

Gli autori dello studio considerano questa teoria plausibile ma ancora prematura, e alcuni esperti indipendenti sono concordi. Secondo Richard Madgwick, archeologo presso l’Università di Cardiff, in Galles, l’idea che Stonehenge abbia almeno un precursore gallese è “piuttosto convincente”.

Tuttavia, altri esperti ritengono che non ci siano ancora prove sufficienti.

“Cercare prove che supportino le tradizioni orali contenute nei racconti di Goffredo di Monmouth è un approccio interessante, ma i resti rinvenuti finora a Waun Mawn in realtà non corrispondono a ciò che ci si aspetterebbe di trovare su un cerchio megalitico di questo periodo”, spiega Timothy Darvill, archeologo della Bournemouth University. “Dobbiamo sicuramente lavorare ancora molto per confermare le affermazioni”.

Qual è il significato di Stonehenge?

Poiché solo una delle 44 bluestone rimaste a Stonehenge può essere collegata con certezza a Waun Mawn (per ora), il team di ricerca suggerisce che le pietre potrebbero provenire da diversi siti della regione. In tal caso, ciò lascia intuire che Stonehenge fosse particolarmente importante per i suoi costruttori emigrati, ma perché?

Diversi studi dell’antico DNA rivelano che gli individui sepolti attorno alla pianura di Salisbury 5.000 anni fa avevano origini ancestrali differenti. Alcuni provenivano dal Galles occidentale e dall’Irlanda, dove si costruivano tombe in pietra, mentre altri provenivano dall’est dell’Inghilterra, dove le sepolture erano lunghi tumuli. “Si tratta di aree in cui gli stili di vita, ma anche le usanze funebri, erano tradizionalmente diversi”, prosegue Parker Pearson.

Stonehenge si trova proprio a metà tra queste due zone e Pearson ritiene che il monumento potesse essere una specie di “terreno neutrale”, dove diversi gruppi di popolazioni neolitiche potevano conciliare le differenze culturali.

Un recente lavoro condotto da Madgwick supporta questa idea. Il suo team ha scoperto una grande quantità di ossa di maiale a Durrington Walls, un sito neolitico vicino a Stonehenge. L’analisi chimica di questi resti di suini ha rivelato che gli animali provenivano da tutta l’Inghilterra e furono consumati in grandi banchetti. L’intero sito potrebbe essere stato il “Glastonbury [Festival] di quei tempi”, spiega Madgwick, dove le persone convergevano da tutte le isole britanniche per condividere identità ed esperienze.

Questo nuovo studio è in linea con l’idea che gli individui che si ritrovavano a Stonehenge non erano affatto statici o isolazionisti, aggiunge Vincent Gaffney, archeologo dell’Università di Bradford in Inghilterra, non coinvolto nella ricerca. Questi antichi Britanni, spiega, vivevano in “una società che non era monolitica, immobile, ma al contrario era flessibile, interattiva. C’erano movimenti di beni e, a quanto pare, anche movimenti di elementi sostanziali della cultura materiale”.

Ricordi scolpiti nella pietra

Meno chiaro è il motivo per cui quelle specifiche bluestone siano state trascinate dal Galles alla pianura di Salisbury. Ma monoliti provenienti dall’altro capo del mondo possono suggerire una risposta.

Negli anni ’90 Parker Pearson stava lavorando con un archeologo malgascio che studia le costruzioni megalitiche in Madagascar, dove vengono tuttora erette. Le pietre, ha spiegato il suo collega, simboleggiavano gli antenati. Il legno marcisce, la pietra rimane per sempre. I megaliti venivano usati per rappresentare i morti e, essenzialmente, mantenere vivo il ricordo per l’eternità.

Lo stesso concetto può essere applicato alle pietre blu viaggiatrici gallesi. Sono state costruite a Stonehenge, e come molte altre “tombe a corridoio” costruite in quell’epoca, erano sistemate in modo da allinearsi ai movimenti del sole, un’altra entità eterna. Stonehenge poi potrebbe essere stato non solo un punto di incontro multiculturale, ma anche un monumento alla memoria.

Anche se ci separano 5.000 anni da quelle persone, è facile comprendere il desiderio di rendere immortali i loro antenati. Le pietre blu erano l’equivalente megalitico dei piccoli cimeli appartenuti ai nostri cari — fotografie, lettere, ciondoli — che tramandiamo di generazione in generazione.

E proprio come gli antichi Britanni anche noi, quando cambiamo casa, ci portiamo dietro quei preziosi simulacri.

“Gli oggetti che portiamo con noi rappresentano ciò che siamo, e ciò che sono stati i nostri antenati”, conclude Parker Pearson.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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