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Le origini del coronavirus: ecco quattro scenari possibili

3. Introduzione attraverso alimenti refrigerati o congelati

VALUTAZIONE DELL’OMS: possibile

Secondo un’altra teoria, il virus potrebbe aver raggiunto l’uomo attraverso quella che viene chiamata la “catena del freddo” ovvero la filiera di distribuzione degli alimenti congelati e refrigerati. In questo scenario, il virus potrebbe essersi di fatto originato all’esterno della Cina ma essere stato importato sulla superficie del contenitore degli alimenti oppure nel cibo stesso.

Questa teoria ha guadagnato terreno l’estate scorsa, dopo un paio di focolai in Cina, e da allora ci sono state alcune prove del fatto che gli agenti patogeni possono vivere più a lungo a basse temperature.

Eppure, anche se la catena del freddo potrebbe aver giocato un ruolo nei nuovi focolai, gli scienziati affermano che non ci siano validi motivi per credere che sia all’origine della pandemia. Non ci sono prove dirette del fatto che il SARS-CoV-2 sia responsabile dei focolai di origine alimentare, mentre Rasmussen fa notare che la COVID-19 si diffonde raramente attraverso le superfici — una buona notizia per coloro che erano stanchi di pulire la spesa.

“Non è impossibile”, afferma la scienziata. “Non possiamo escluderlo. Ma non penso che vi siano elementi sufficientemente validi per confermarlo”.

Secondo Rasmussen, è più plausibile che il virus si diffonda lungo la filiera alimentare attraverso gli animali allevati per il consumo umano. Ma questa teoria sconfina nel territorio di quella dell’ospite intermedio.

Alcuni critici sostengono che questa teoria sia una sorta di diversivo per distogliere i sospetti dalla Cina e gettarli su altri Paesi. Lucey considera questo percorso il meno probabile dei quattro identificati dal team congiunto sostenendo che non è plausibile che il virus sia rimasto vitale sulle confezioni per tutto il tempo necessario all’importazione dall’Europa o altrove. Inoltre, non è chiaro il motivo per cui le infezioni si sarebbero manifestate a Wuhan e da nessuna altra parte.

“Secondo me, si tratta di una teoria molto inverosimile”, afferma.

4. Incidente di laboratorio

VALUTAZIONE DELL’OMS: estremamente improbabile

L’ipotesi più controversa sulle origini del SARS-CoV-2 è che il virus sia fuoriuscito da un laboratorio di Wuhan dove i ricercatori studiano i coronavirus dei pipistrelli. Gli scienziati indicano che per ora le prove sia a favore che contro l’ipotesi della fuoruscita accidentale dal laboratorio sono deboli e che le precedenti epidemie di coronavirus, come la SARS e la MERS, si sono verificate in modo naturale attraverso la trasmissione zoonotica.  

Esistono due versioni riguardo all’ipotesi dell’incidente di laboratorio: che un ricercatore si sia infettato accidentalmente nel laboratorio oppure che i ricercatori abbiano volutamente manipolato un ceppo di coronavirus per creare il SARS-CoV-2. I ricercatori hanno totalmente smontato quest’ultima idea, e cioè che il SARS-CoV-2 sia stato creato appositamente, poiché le prove genetiche mostrano che il virus è apparso in modo naturale. L’OMS si è concentrato sulla possibilità che il virus sia sfuggito accidentalmente da un laboratorio in cui venivano studiati campioni presi in natura.

I ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan hanno sequenziato il ceppo di coronavirus dei pipistrelli, chiamato CoV RaTG13, che presenta una somiglianza del 96,2% con il SARS-CoV-2 ed è il suo parente più prossimo conosciuto, nell’ambito delle attività di prevenzione dello spillover nell’uomo dei virus zoonotici. Anche un altro laboratorio separato, gestito dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Wuhan, ha lavorato sui coronavirus di pipistrello.

Sebbene in passato si siano verificati degli incidenti di laboratorio, il report dell’OMS sottolinea che si tratta di eventi rari. Sempre secondo il report dell’OMS, non vi è traccia del fatto che alcun laboratorio di Wuhan stesse lavorando con un virus ancora più simile al SARS-CoV-2 prima che i primi casi di COVID-19 venissero diagnosticati nel dicembre 2019 e nessun membro dello staff del laboratorio ha riferito sintomi simil-COVID che possano indicare una possibile infezione.

Il 23 maggio il Wall Street Journal ha riferito che gli USA disponevano di informazioni preliminari dall’intelligence secondo cui tre ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan avevano fatto ricorso a cure ospedaliere nel novembre del 2019, informazioni su cui potrebbero essersi basate le affermazioni del Dipartimento di Stato dell’amministrazione Trump in gennaio. Tuttavia il Dipartimento di Stato ha fatto altresì notare che i sintomi dei ricercatori di Wuhan erano “compatibili sia con la COVID-19 che con le comuni malattie di stagione”.

In Aprile, quando è stato pubblicato il report dell’OMS, Lucey ha affermato che ritiene questa teoria plausibile, anche se meno probabile rispetto alla trasmissione zoonotica, considerata la mancanza di prove. Inoltre, lo scienziato sottolinea che non sono state svolte indagini forensi sui laboratori di Wuhan e si chiede perché l’OMS abbia autorizzato in primo luogo il team a compiere indagini nel laboratorio senza essere stato incaricato di condurre una tale indagine e senza che i membri avessero le competenze specifiche per condurla.

“Non c’è modo di confermare o smentire la teoria dell’incidente di laboratorio sulla base di ciò che è stato presentato in questo report”, ha convenuto Rasmussen all’epoca, facendo notare che per mettere a tacere le voci sarebbe stato necessario un audit forense sui registri del laboratorio per cercare i virus antenati del SARS-CoV-2. “Ma la mia opinione è che l’ipotesi dell’incidente di laboratorio, sebbene non impossibile, sia meno probabile come spiegazione di quanto accaduto”.

Rasmussen spiega che non esistono prove del fatto che il SARS-CoV-2 sia il risultato di una manipolazione genetica né è probabile che sia stato creato accidentalmente. E aggiunge che è incredibilmente difficile realizzare una coltura virale sufficientemente potente da infettare l’uomo da un campione di pipistrello. Al contempo, virus simili compaiono comunemente in natura che diventa quindi l’origine molto più probabile.

Secondo Robertson i sostenitori della teoria dell’incidente di laboratorio affermano che il SARS-CoV-2 abbia viaggiato troppo rapidamente e in modo efficiente nella popolazione umana per avere origini naturali. Ma visto che il virus è un generalista, come mostrano gli studi sul genoma, non deve sorprenderci che sia così efficace nell’infettare l’uomo.

“Ritengo che disponiamo di prove abbastanza valide per sostenere che non abbia dovuto cambiare poi molto per avere successo nell’uomo”, aggiunge.

Una tabella di marcia per la ricerca

Anche se il report dell’OMS non ha fatto molta chiarezza sulle origini del SARS-CoV-2, Robertson ribadisce che sono solo i primi passi di un processo che talvolta può risultare piuttosto lungo. Tuttavia aggiunge che ora è essenziale per la salute pubblica avviare studi di follow-up più rigorosi.

“C’è un virus da qualche parte lì fuori che è molto simile al SARS-CoV-2”, prosegue, “e questo forse è l’aspetto più terrificante”.

Rasmussen ricorda che il report dell’OMS indica una tabella di marcia per gli ulteriori studi che serviranno per scoprire le origini del virus. Raccomanda una maggiore sorveglianza sugli animali in cattività e allevati per individuare potenziali serbatoi oppure ospiti intermedi oltre a ulteriori campionamenti sui pipistrelli, sia in Cina che altrove, poiché vi sono altre prove di coronavirus correlati che circolano in regioni come il Sudest Asiatico. Il report, inoltre, raccomanda di realizzare studi epidemiologici approfonditi sui primi casi di COVID-19.

Comprendere l’origine dell’epidemia aiuta gli scienziati e i governi a determinare le protezioni da rafforzare, che si tratti di una maggiore sorveglianza delle infezioni negli animali e nella catena alimentare oppure di protocolli sulla biosicurezza più rigidi nei laboratori.

“La percezione comune è che abbiamo bisogno di una qualche forma di giustizia o spiegazione e qualcuno dovrà rispondere di questa pandemia”, spiega Rasmussen. “Ma il vero motivo per cui dobbiamo capirne l’origine è che così possiamo attivarci in modo mirato per evitare che si verifichi un’altra pandemia”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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