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L'affascinante mistero delle “coreografie” degli storni

Se osserviamo questo “moto ondoso” da terra, sembra che gli storni si avvicinino tra loro; ma poi, appena virano verso l’alto, inclinandosi, ne vediamo meglio la superficie alare. In altre parole, oltre a sincronizzarsi con i sette esemplari più vicini, seguono la regola del “seguire tutti il capofila”. “I nostri ultimi modelli mostrano che gli storni copiano il comportamento dell’uccello più vicino, facendo sì che il movimento si propaghi in tutto lo stormo”, afferma Hemelrijk.

Hemelrijk ha anche trovato conferma del fatto che queste evoluzioni servono a confondere i predatori, come i falchi e altri rapaci, e rendono più difficile catturare esemplari che restano indietro. Utilizzando sofisticati modelli computerizzati, Hemelrijk ha documentato schemi di fuga collettiva specificamente collegati ai movimenti di falchi e falconi. 

Movimenti misteriosi

Il motivo per cui gli storni europei volteggino nel cielo in queste enormi formazioni per così tanto tempo è una domanda che ad oggi rimane senza risposta.

La spiegazione più comune è quella per cui “l’unione fa la forza” che interpreta lo sciamare come un’azione protettiva contro i predatori. Ma Heppner e Cavagna affermano che questa teoria manca di logica: gli uccelli potrebbero semplicemente ritornare ai loro rifugi piuttosto che ammassarsi in enormi formazioni e rimanere a volteggiare in cielo. 

“Sarebbe logico pensare che sia prioritario per questi animali ridurre al minimo il tempo di volo invece si cimentano in queste evoluzioni spettacolari che durano 30 o anche 45 minuti bruciando grandi quantità di energia”, afferma Heppner.

“E in realtà nel frattempo al contrario attirano i predatori; è come se dicessero: siamo qui, siamo qui! E ci si chiede: come si è evoluto questo meccanismo?”

Un’altra possibile spiegazione è che “insieme si sta più caldi”: si ipotizza quindi che la funzione delle performance degli stormi sia quella di segnalare ad altri esemplari un luogo sicuro dove posarsi e riposare e attrarre così un maggior numero di uccelli per preservare il calore corporeo del gruppo.

Nel tentativo di risolvere questo mistero, i ricercatori dell’Università del Gloucestershire e della Royal Society of Biology hanno elaborato dati da più di 3.000 stormi raccolti da volontari di 23 Paesi nel 2014 e 2015. I risultati, pubblicati nel 2017, hanno mostrato che non esiste alcuna correlazione tra la temperatura e le dimensioni degli stormi, lasciando quindi poco adito alla teoria del calore.

Lo studio ha anche rilevato la presenza di falchi, sparvieri o altri rapaci in meno di un terzo dei casi di evoluzioni collettive indebolendo anche la teoria della strategia anti-predatoria e lasciando aperta la questione del motivo per cui questi uccelli si riuniscono per esibirsi in rappresentazioni così prolungate.

Un atto di pura bellezza?

Su una caratteristica degli storni però i ricercatori sono concordi: questi uccelli sono notevolmente intelligenti. Quando Heppner tenne alcuni storni in cattività per le sue attività di ricerca, osservò che “gli uccelli erano così bravi ad aprire le serrature delle gabbie che è stato necessario utilizzare dei lucchetti”.

Considerando la potenzialità del cervello di questi uccelli, è possibile che le loro danze siano semplicemente un’espressione di pura gioia di movimento?

“In assenza di un predatore, credo sia effettivamente possibile considerare queste manifestazioni collettive come una sorta di danza”, afferma la professoressa Hemelrijk dell’Università di Groningen.

“Senza voler attribuire troppa intenzionalità, possiamo però sicuramente rilevare che questi uccelli si dedicano molto a queste attività, che a volte hanno una lunga durata, quando invece potrebbero semplicemente riposare”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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