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La straordinaria scoperta del fossile di “squalo” con “ali di manta”

Anche se non sono stati rinvenuti denti dell’Aquilolamna, Vullo e i suoi colleghi ipotizzano che appartenga alla stessa famiglia degli squali, che include il grande squalo bianco, lo squalo mako e lo squalo elefante. La testa larga e le lunghe pinne a forma di ali suggeriscono tuttavia che non fosse un pesce predatore. L’Aquilolamna era con più probabilità un pesce filtratore che si nutriva di plancton e altri piccoli organismi aprendo la bocca e filtrandoli, appunto, dall’acqua.

Una stranezza preistorica

L’Aquilolamna sembra unire le caratteristiche dello squalo e della manta, specie, quest’ultima, che si è evoluta solo milioni di anni dopo. Il corpo dell’Aquilolamna è lungo e cilindrico, simile a quello di molti squali che popolano oggi gli oceani. Ma le ampie pinne pettorali che si allungano in ampie “ali” subacquee, richiamano la manta e la razza.

Queste caratteristiche renderebbero l’Aquilolamna uno dei più antichi animali conosciuti che si muoveva “volando sott’acqua”, muovendo le ampie pinne in modo simile alle attuali mante. “L’Aquilolamna probabilmente si spostava in modo relativamente lento, con lievi movimenti della pinna caudale e usando le lunghe pinne pettorali principalmente come efficaci elementi stabilizzatori”, afferma Vullo.

Questo tipo di conformazione corporea è completamente nuovo negli squali, afferma Kenshu Shimada, professore di paleobiologia presso la DePaul University a Chicago. Gli antichi squali precedenti all’era dei dinosauri presentavano un’ampia varietà di forme corporee diverse, ma si pensava che dal periodo Cretaceo si fossero evoluti in forme molto più simili a quelle attuali.

L’Aquilolamna potrebbe essere la prova che molti strani squali abbiano continuato a esistere più a lungo di quanto si fosse pensato. “La forma del corpo e il tipo di alimentazione ipotizzate nel nuovo studio sono piuttosto convincenti”, afferma Shimada.

Squalo o qualcosa di completamente diverso? 

Non tutti gli esperti sono però concordi sul fatto che questa nuova creatura fosse uno squalo con caratteristiche tipiche della manta. “Gli autori riportano molte caratteristiche insolite nella loro descrizione, e ho delle riserve in merito ad alcune delle loro interpretazioni, sono impaziente di vedere ulteriori indagini su questo nuovo e straordinario fossile”, afferma Allison Bronson, paleontologa presso la Humboldt State University in California.

Il nuovo studio menziona le impressioni della pelle dell’Aquilolamna ma senza descriverle in modo sufficientemente dettagliato da consentire a esperti esterni di determinare se il tessuto sia effettivamente pelle fossilizzata oppure qualche altro materiale che le assomiglia, come per esempio un tappeto batterico. E anche se questo pesce si alimentava probabilmente filtrando organismi planctonici o altri piccoli animali dalla colonna d’acqua, potrebbe essere stato munito di minuscoli denti aguzzi simili a quelli degli squali filtratori moderni, come lo squalo elefante e lo squalo bocca grande. Questi denti possono essere la chiave per determinare le relazioni evolutive di questi squali ma non sono stati rinvenuti in questo nuovo fossile.

“È davvero un peccato che insieme a questo esemplare fossile non siano stati ritrovati denti che avrebbero permesso ai ricercatori di determinare con esattezza l’affinità tassonomica di questo nuovo squalo”, afferma Shimada.

La teoria che questo animale fosse uno squalo e un filtratore dovrà essere probabilmente confermata da ulteriori analisi e futuri ritrovamenti. Se l’interpretazione è corretta, l’Aquilolamna setacciava gli oceani in cerca di plancton molto tempo prima che i suoi moderni parenti si evolvessero per fare lo stesso. Forse questo squalo presentava una modalità particolare di filtrare il cibo che si è evoluta precedentemente all’estinzione di massa alla fine del periodo Cretaceo che ha spazzato via circa il 75% di tutte le specie marine. Altri pesci filtratori, tra cui gli antenati dello squalo bocca grande e dello squalo elefante, si sono evoluti dopo la ripresa della vita negli oceani del globo.

Se l’Aquilolamna è veramente uno strano parente dello squalo elefante, probabilmente nella sua epoca c’erano molti altri strani squali o creature marine insolite, che i paleontologi devono ancora scoprire. “La documentazione fossile su squali e mante è buona”, in termini di copertura dei vari periodi storici, afferma Vullo, ma “la morfologia di molte specie estinte rimane enigmatica”. Forse alcuni dei reperti dentali fossili che i paleontologi hanno già rinvenuto appartenevano a creature dalla forma bizzarra.

Anche il famoso squalo gigante megalodonte è stato descritto soltanto in base a denti e vertebre – il termine greco megalodon significa “grande dente” – portando a varie interpretazioni sul presunto aspetto di questo animale. Reperti fossili straordinari, come quello dell’Aquilolamna, suggeriscono che molti squali fossili potrebbero essere stati alquanto più strani di quanto gli scienziati si aspettassero.

“Il raro ritrovamento di strutture scheletriche complete come quella di Vallecillo,” aggiunge Vullo, “porta con sé il potenziale di grandi scoperte”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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